

Gaetano Foco di Pescia, Pistoia.
Cinque anni di attesa per un processo rimandato e poi rimandato ancora.
Colpevole di aver torturato un Pincher fino ad ucciderlo, aver filmato l'agonia e aver pubblicato online il suo operato.
Migliaia di persone si radunarono a Pescia nell’ottobre del 2016 dando vita a una grande manifestazione di protesta contro qualsiasi forma di maltrattamento degli animali. Proprio al termine della manifestazione, il presidente di Animalisti Italiani, Walter Caporale, e l’attivista Paola Pavone attaccarono dei manifesti sulle finestre dell’appartamento della famiglia del “ragazzo” con la scritta “Censurato per crudeltà”. Per questo motivo scattò la prima denuncia, depositata dalla mamma di Foco, per i reati di violazione di domicilio (solo a carico di Caporale) e imbrattamento e deturpamento dell’abitazione (a carico di entrambi).
Gaetano Foco oggi continua a suscitare sgomento, non tanto per l’ulteriore denuncia di diffamazione nei confronti del Presidente Walter Caporale accusato di averlo definito assassino, ma soprattutto perché non mostra alcun segno di pentimento nonostante l’atrocità di cui è reo confesso.
Questo è soltanto uno dei tantissimi casi. Dobbiamo risolvere il problema ai piani alti. Evitare il proselitismo. Comandare a chiunque gestisca piattaforme social di richiamo mondiale specifici impegni per denunciare atti di violenza e sopruso su animali di qualsiasi razza nel rispetto delle leggi in vigore.
Aiutatemi per cortesia. Nessuna donazione richiesta, solo firme.
Vinceremo così.