Sanità digitale open source e standardizzata

Sanità digitale open source e standardizzata

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Lorenzo Zaccagnini ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Mario Draghi (Presidente del Consiglio dei Ministri) e a

In epoca COVID si è mostrata ancor di più la necessità di servizi digitali nella sfera della sanità pubblica, questo bisogno ha esposto però l’inadeguatezza della gestione di tali servizi sconnessi tra di loro e di qualità differente da regione a regione o da comune a comune.

Questa petizione chiede l’apertura open source e la standardizzazione dei servizi sanitari digitali su scala nazionale, servizi aperti ed unici nazionali non più frazionati e sviluppati regione per regione.

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Chiediamo inoltre la realizzazioni di roadmap ed infografiche facili da capire per mostrare impegni, responsabilità e collaborazioni nello sviluppo e la manutenzione dei servizi digitali sanitari.

La motivazione principale è semplice, i cittadini italiani sono tutti uguali e non è la regione o il comune a cambiare i loro bisogni in ambito sanitario digitale, prenotare un vaccino o una visita in Lombardia non è differente dal Lazio. Recentemente abbiamo visto piattaforme vaccinali smettere di funzionare ognuna per un problema diverso, ma lo stesso potremmo dire per la gestione di tanti altri servizi come quello delle cartelle cliniche digitali. Questo possiamo evitarlo spendendo anche di meno evitando maggiormente scandali in tema di disservizi e corruzione.

Gli attacchi informatici a queste piattaforme sono la conseguenza di vulnerabilità accumulate in supply chain labrintiche e disorganizzate.

I servizi digitali relativi alla salute dei cittadini italiani sono frazionati scomposti in tanti piccoli feudi divisi per aree geografiche. Appalti su appalti e liste di nomi infiniti compongono e gestiscono la nostra dimensione sanitaria nel digitale, comportando una lista di disagi:

  • Difficoltà nei controlli anti corruzione vista la numerosità degli appalti differenti per ogni area geografica
  • Aumento dei costi per offrire gli stessi servizi digitali in differenti parti d’Italia 
  • Differenti qualità dei servizi digitali erogati su base geografica, dividendo digitalmente tra aree privilegiate e altre più sfortunate
  • Diminuzione della sicurezza digitale dei servizi erogati. Aumenta la superficie d’attacco grazie alla prolificazione di soluzione eterogenee per gli stessi scopi, per gli attaccanti c’è una maggiore facilità si condurre con successo supply chain attack in appalti labirintici dove a volte si sfocia nel body rental.

Un sevizio digitale è di per se replicabile teoricamente all’infinito, quindi standardizzare e rendere aperti i software e servizi digitali del settore sanitario pubblico porterebbe ad enormi vantaggi:

  • Razionalizzazione dei costi, sviluppare una soluzione digitale per un problema che è comune per tutti i cittadini italiani costa di meno di farlo per ogni regione.
  • Maggiore trasparenza verso i cittadini del lavoro svolto da chi si occupa si sviluppare i servizi digitali in ambito sanitario, uno storico di commit del codice dimostra in maniera evidente chi ha fatto cosa e quando.
  • Maggiore sicurezza a livello informatico, un software open source ed unico ha una manutenzione e sviluppo migliore di tante soluzioni diverse proprietarie sovrapponibili per l’obiettivo che si prefissano. L’apertura del codice permetterebbe specialmente ad università e ricercatori di fare audit continui, formando allo stesso tempo professionist* solidi in questi settori.
  • Facilità di controllo da parte delle autorità 

La corte dei conti si è espressa sulla situazione digitale della sanità laziale proprio auspicando una visione unitaria dei servizi, razionalizzando le spese per le soluzioni ad obiettivi comuni. Questo ragionamento può essere astratto a livello nazionale.

La stessa base di codice aperta può essere implementata in regioni e comuni diversi, le esperienze sulla manutenzione di repository aperte e centralizzate favorisce lo scambio di esperienze e di pratiche lavorative standardizzate su scala nazionale, le best practice.

Rendiamo i cittadini italiani uguali anche nel digitale, specialmente quando si parla della nostra salute.

 

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