Manifesto per la Tutela del Lavoro Docente nel Sistema AFAM

Il problema

Noi docenti delle Istituzioni dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, consapevoli della nostra funzione culturale e della responsabilità educativa che ricopriamo nel Paese, riteniamo necessario affermare in modo chiaro e pubblico alcuni principi che riguardano la dignità, la sostenibilità e il futuro del nostro lavoro.

1. Un contratto che, così interpretato, supera i suoi stessi limiti

Recenti comunicazioni ministeriali hanno ribadito che una parte significativa dei nostri doveri istituzionali – tra cui esami, commissioni, attività collegiali e concorsuali – sarebbe da considerarsi “esterna” al monte ore complessivo previsto dal CCNL AFAM, non conteggiabile e atto dovuto.
Se questa lettura è da ritenersi corretta, il contratto stesso presenta allora un vizio strutturale, poiché introduce una categoria di obblighi non quantificati, potenzialmente illimitati e non correlati alla retribuzione: una condizione incompatibile con i principi di equità e proporzionalità sanciti dalla Costituzione. Costringere il docente a operare un numero indefinito di ore (anche centinaia) senza alcuna retribuzione è vessatorio e quindi gravemente lesivo del diritto e della dignità di chi svolge questa professione.

2. L’esempio degli esami: la punta dell’iceberg

Gli esami sono solo il caso più immediato.
Alcuni docenti AFAM sostengono centinaia di esami ogni anno, altri una manciata.
Se tali attività sono “esterne al monte ore”, la conseguenza è una disparità sostanziale, non colmabile dalla sola programmazione interna, e un evidente scollamento tra quantità di lavoro e retribuzione. Ma ciò è solo l’inizio.

3. I nuovi compiti richiesti al settore: un carico crescente e non quantificato

Le attività “esterne al monte ore” non si limiteranno agli esami. Guardando al futuro immediato, rientrano in questa categoria – secondo l’attuale interpretazione ministeriale – anche:

Commissioni per i dottorati di ricerca artistica, già operative e destinate ad ampliarsi;
Commissioni per i Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN), che richiedono impegno notevole, valutazioni analitiche e procedure formali complesse;
Commissioni dei concorsi nazionali (come quelli del DM 180), che comportano settimane di lavoro intensivo;
Le future Abilitazioni Artistiche Nazionali, già previste nella riforma del settore, che avranno necessariamente procedure dettagliate, con un carico equiparabile alle Abilitazioni Scientifiche Nazionali universitarie;
Le attività di progettazione, valutazione e rendicontazione legate alla crescente integrazione europea e ai bandi competitivi;
Se tutte queste attività saranno “esterne al monte ore” e non rientreranno in alcuna forma di quantificazione oraria o compensazione economica, la funzione docente AFAM verrà trasformata in un ruolo a disponibilità illimitata, senza aggiornamento retributivo e senza riconoscimento dell’impegno effettivo.

4. Il rischio sistemico: un docente universitario con metà stipendio

L’insieme di questi obblighi configura, di fatto, un lavoro del tutto paragonabile a quello dei docenti universitari:

 - esami numerosi,
- partecipazione a commissioni concorsuali e di abilitazione,
- impegno nella ricerca,
valutazioni complesse su progetti nazionali e internazionali,
- procedure amministrative e di qualità.


Tutto questo con una retribuzione significativamente inferiore rispetto a quella dei colleghi universitari e senza alcuna tutela oraria o economica sulle attività aggiuntive.

La conseguenza non è solo un danno per i docenti AFAM, ma un rischio concreto di deprezzamento del lavoro accademico e di ricerca in Italia, poiché si legittima un precedente pericoloso: chiedere lavoro universitario a costo ridotto.

5. La necessità di un nuovo contratto

Se l’interpretazione ministeriale del CCNL è corretta, allora è il contratto stesso che deve essere superato.
Occorre un rinnovo contrattuale che:

ricondurrà tutti gli obblighi di servizio entro una quantificazione oraria sostenibile;
stabilirà criteri chiari di compensazione per attività straordinarie, concorsuali e nazionali;
riconoscerà il valore accademico della ricerca artistica e delle funzioni istituzionali del settore;
impedirà qualunque forma di prestazione illimitata e non proporzionata alla retribuzione;
allineerà, in modo trasparente, responsabilità, carichi di lavoro e retribuzione.

La combinazione di funzioni accademiche universitarie e status giuridico da pubblico impiegato subordinato crea un sistema incoerente, che produce disparità e rischia di compromettere la tutela della libertà di ricerca sancita dalla Costituzione.

È necessario, pertanto, un intervento legislativo che riconosca la natura accademica della ricerca artistica e adegui lo status giuridico del personale AFAM a quello universitario, oggi anacronisticamente collocato nel pubblico impiego.


6. Per un sistema AFAM forte, equo e credibile

Il nostro settore è in crescita, sta assumendo nuove responsabilità nazionali ed europee, e merita un contratto che ne rifletta la natura accademica.
Non possiamo accettare che questa crescita si fondi su un aumento incontrollato degli obblighi di servizio e su un disallineamento retributivo rispetto al resto dell’istruzione superiore.

Con questo manifesto chiediamo che il lavoro docente AFAM sia riconosciuto nella sua interezza, nella sua dignità e nel suo futuro.

Il sistema dell’alta formazione e della ricerca italiana si rafforza quando il lavoro delle persone che ne sono alla base è sostenibile, equo, proporzionato e rispettato.

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tommaso ariemmaPromotore della petizione

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Il problema

Noi docenti delle Istituzioni dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, consapevoli della nostra funzione culturale e della responsabilità educativa che ricopriamo nel Paese, riteniamo necessario affermare in modo chiaro e pubblico alcuni principi che riguardano la dignità, la sostenibilità e il futuro del nostro lavoro.

1. Un contratto che, così interpretato, supera i suoi stessi limiti

Recenti comunicazioni ministeriali hanno ribadito che una parte significativa dei nostri doveri istituzionali – tra cui esami, commissioni, attività collegiali e concorsuali – sarebbe da considerarsi “esterna” al monte ore complessivo previsto dal CCNL AFAM, non conteggiabile e atto dovuto.
Se questa lettura è da ritenersi corretta, il contratto stesso presenta allora un vizio strutturale, poiché introduce una categoria di obblighi non quantificati, potenzialmente illimitati e non correlati alla retribuzione: una condizione incompatibile con i principi di equità e proporzionalità sanciti dalla Costituzione. Costringere il docente a operare un numero indefinito di ore (anche centinaia) senza alcuna retribuzione è vessatorio e quindi gravemente lesivo del diritto e della dignità di chi svolge questa professione.

2. L’esempio degli esami: la punta dell’iceberg

Gli esami sono solo il caso più immediato.
Alcuni docenti AFAM sostengono centinaia di esami ogni anno, altri una manciata.
Se tali attività sono “esterne al monte ore”, la conseguenza è una disparità sostanziale, non colmabile dalla sola programmazione interna, e un evidente scollamento tra quantità di lavoro e retribuzione. Ma ciò è solo l’inizio.

3. I nuovi compiti richiesti al settore: un carico crescente e non quantificato

Le attività “esterne al monte ore” non si limiteranno agli esami. Guardando al futuro immediato, rientrano in questa categoria – secondo l’attuale interpretazione ministeriale – anche:

Commissioni per i dottorati di ricerca artistica, già operative e destinate ad ampliarsi;
Commissioni per i Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN), che richiedono impegno notevole, valutazioni analitiche e procedure formali complesse;
Commissioni dei concorsi nazionali (come quelli del DM 180), che comportano settimane di lavoro intensivo;
Le future Abilitazioni Artistiche Nazionali, già previste nella riforma del settore, che avranno necessariamente procedure dettagliate, con un carico equiparabile alle Abilitazioni Scientifiche Nazionali universitarie;
Le attività di progettazione, valutazione e rendicontazione legate alla crescente integrazione europea e ai bandi competitivi;
Se tutte queste attività saranno “esterne al monte ore” e non rientreranno in alcuna forma di quantificazione oraria o compensazione economica, la funzione docente AFAM verrà trasformata in un ruolo a disponibilità illimitata, senza aggiornamento retributivo e senza riconoscimento dell’impegno effettivo.

4. Il rischio sistemico: un docente universitario con metà stipendio

L’insieme di questi obblighi configura, di fatto, un lavoro del tutto paragonabile a quello dei docenti universitari:

 - esami numerosi,
- partecipazione a commissioni concorsuali e di abilitazione,
- impegno nella ricerca,
valutazioni complesse su progetti nazionali e internazionali,
- procedure amministrative e di qualità.


Tutto questo con una retribuzione significativamente inferiore rispetto a quella dei colleghi universitari e senza alcuna tutela oraria o economica sulle attività aggiuntive.

La conseguenza non è solo un danno per i docenti AFAM, ma un rischio concreto di deprezzamento del lavoro accademico e di ricerca in Italia, poiché si legittima un precedente pericoloso: chiedere lavoro universitario a costo ridotto.

5. La necessità di un nuovo contratto

Se l’interpretazione ministeriale del CCNL è corretta, allora è il contratto stesso che deve essere superato.
Occorre un rinnovo contrattuale che:

ricondurrà tutti gli obblighi di servizio entro una quantificazione oraria sostenibile;
stabilirà criteri chiari di compensazione per attività straordinarie, concorsuali e nazionali;
riconoscerà il valore accademico della ricerca artistica e delle funzioni istituzionali del settore;
impedirà qualunque forma di prestazione illimitata e non proporzionata alla retribuzione;
allineerà, in modo trasparente, responsabilità, carichi di lavoro e retribuzione.

La combinazione di funzioni accademiche universitarie e status giuridico da pubblico impiegato subordinato crea un sistema incoerente, che produce disparità e rischia di compromettere la tutela della libertà di ricerca sancita dalla Costituzione.

È necessario, pertanto, un intervento legislativo che riconosca la natura accademica della ricerca artistica e adegui lo status giuridico del personale AFAM a quello universitario, oggi anacronisticamente collocato nel pubblico impiego.


6. Per un sistema AFAM forte, equo e credibile

Il nostro settore è in crescita, sta assumendo nuove responsabilità nazionali ed europee, e merita un contratto che ne rifletta la natura accademica.
Non possiamo accettare che questa crescita si fondi su un aumento incontrollato degli obblighi di servizio e su un disallineamento retributivo rispetto al resto dell’istruzione superiore.

Con questo manifesto chiediamo che il lavoro docente AFAM sia riconosciuto nella sua interezza, nella sua dignità e nel suo futuro.

Il sistema dell’alta formazione e della ricerca italiana si rafforza quando il lavoro delle persone che ne sono alla base è sostenibile, equo, proporzionato e rispettato.

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tommaso ariemmaPromotore della petizione

I decisori

Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano
Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano

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Petizione creata in data 26 novembre 2025