«A questo punto la valutazione, così come definita dalla norma, appare insufficiente a rilevare i livelli di competenza: i voti non servono più. È ormai l’ora, infatti, di passare definitivamente alla certificazione delle competenze».
«Abrogare finalmente il valore legale del titolo di studio, residuo ormai anacronistico del sistema che non corrisponde più ai bisogni della società».
«Il salto di qualità che la scuola italiana DEVE [maiuscolo redazionale] fare è quello di accompagnare gli studenti oltre le conoscenze, per sviluppare abilità, fino all’acquisizione delle competenze che il sistema [!] indica come obiettivi prioritari nei profili educativi di fine percorso. Una scuola quindi più orientata al fare, ad approcci innovativi di apprendimento/insegnamento, alla pratica laboratoriale come valore in sé e non solo come possibilità di mettere in pratica ciò che si è imparato alla pratica laboratoriale come valore in sé e non solo come possibilità di mettere in pratica ciò che si è imparato».
«Riorganizzare la governance delle scuole, pensata in un’epoca ormai lontanissima e mai aggiornata alle necessità di efficienza del sistema; le competenze degli organi collegiali, disegnate agli inizi degli anni ‘70 dello scorso secolo e riproposte nel Testo Unico negli anni ‘90, non sono più in grado di garantire una gestione conforme alle riforme della pubblica amministrazione attuate con le norme successive».
Il documento Anp, l'associazione cui è iscritta quasi la metà dei dirigenti scolastici italiani, e il commento che qui ne viene dato hanno già tre anni
(https://nostrascuola.blog/2022/09/20/la-scuola-che-vogliamo/ ); nel frattempo la situazione è ulteriormente peggiorata, e abbiamo visto convegni di Anp sulla "neurodidattica" con le multinazionali del digitale a fare da protagoniste (cfr. ad esempio https://www.anp.it/convegno-annuale-2024/
È comunque utile riproporre questo guazzabuglio di para-pedagogismi pescati qua e là per assecondare il progetto di trasformazione della scuola pubblica e democratica - spazio della conoscenza, della riflessione, della crescita umana, di relazioni profonde e significative - in un burocratificio para-aziendalistico, verticistico, dominato da interessi privati e da rapporti di potere. La scuola del "fare" senza pensare, in cui tra l'altro gli insegnanti dovrebbero diventare, con la "chiamata diretta" chiesta insistentemente da ANP, degli esecutori scelti personalmente dal dirigente, figura a sua volta ibrida e incongruente con la natura e le finalità dell'istruzione pubblica (cfr. https://www.orizzontescuola.it/addio-al-dirigente-manager-il-preside-sia-eletto-dai-docenti-stop-alla-scuola-come-agenzia-di-lavoro-interinale-laffondo-di-agora-33/
Non bisogna dimenticare che quando qualche dirigente insiste a spingere la scuola in questa direzione, sta portando avanti in realtà un progetto complessivo sostenuto da associazioni private, strutture burocratiche e legislatori compiacenti rispetto a un neo-utiltarismo economicistico per cui tutto diventa merce e "capitale umano", studenti compresi.
Cfr. anche il documento ANP pubblicato subito dopo la pandemia: https://nostrascuola.blog/2020/09/19/insegnare-in-una-scuola-orwelliana-la-proposta-di-anp-riccamente-annotata/
e il recente intervento di Giannelli: https://www.anp.it/2024/04/05/xiii-congresso-anp-la-relazione-del-presidente-giannelli/
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Associazione Agorà 33