Alcune brevi considerazioni sulla "filiera" 4+2 (passaggio da cinque a quattro anni di scuola negli istituti tecnici e professionali, "cessione" dell'ultimo anno a ITS cogestiti da aziende e fondazioni private, ingresso di privati come "insegnanti" lungo tutto il corso della filiera), che secondo il ministro Valditara ora può passare da percorso sperimentale a ordinamentale.
1) Ormai nell'ambito della politica scolastica vengono chiamate "sperimentazioni" delle decisioni già prese dall'alto che si vogliono imporre per qualche motivo a tutto il sistema. Come si fa altrimenti a dire che questa sperimentazione ha avuto successo e deve diventare ordinamentale, a fronte del limitato numero di scuole aderenti (non poche delle quali parificate) nonostante ci sia stata una campagna a tamburo battente a favore del 4+2? Soprattutto, dopo un solo anno di "sperimentazione" e senza aver atteso la conclusione di almeno un ciclo, a fronte del fatto che questa riforma sottrae agli studenti - soprattutto a quelli delle classi sociali più svantaggiate - un anno di scuola? Sembra evidente che la validità di questo tipo di percorso è nel migliore dei casi un'ipotesi del tutto indimostrata. Quest'ultima considerazione ne porta con sé un'altra:
2) Il ministro afferma che le scuole ora saranno obbligate ad attivare almeno un corso 4+2. Ora, poniamo che i dirigenti per rispondere a questa sollecitazione attivino questi percorsi anche a fronte della contrarietà del collegio dei docenti: chi risponderà del danno causato dall'attivazione di un percorso che viene ritenuto non valido e non necessario dagli insegnanti, nel caso in cui quel percorso non fosse scelto dalle famiglie (ipotesi tutt'altro che improbabile vista la scarsa appetibilità mostrata finora), o in cui si rivelasse fallimentare?
3) Si potrebbe definire la "filera" un 4 meno 2, visto che a quanto pare "insegnanti" assolutamente non qualificati provenienti dal "mondo del lavoro" potranno entrare nelle classi a fare indottrinamento su "skills" di presunta utilità lavorativa già dai primi anni e che le aziende co-parteciperanno alla definizione di programmi e finalità "educative" dell'intero percorso. Insomma, sembra saltare qui l'idea di un diritto all'istruzione garantito dal sistema pubblico a tutte le persone in crescita, il diritto a ricevere istruzione e insegnamenti da professionisti che possono esercitare il loro ruolo grazie a procedure di selezione pubblica e statale e non scelti da aziende private che perseguono per definizione interessi privati.
Su quest'ultimo punto, le possibili obiezioni sono innumerevoli: quali sono i criteri di scelta delle imprese chiamate a mandare i loro "professionisti" nelle scuole? Quali garanzie vengono richieste a personale che senza alcuna preparazione specifica o procedura concorsuale viene posto a contatto con dei minorenni? Chi scriverà i programmi che gli improvvisati "insegnanti" dovrebbero portare avanti nelle classi, visto che non si capisce come possa valere per loro il principio costituzionale della libertà di insegnamento?
E ancora: far entrare in questo modo le imprese nel campo educativo significa imporre dei chiari limiti territoriali alla scuola, renderla sempre più dipendente dai poteri economici e politici locali, frammentare ulteriormente il sistema di istruzione nazionale e venire meno all'obbligo costituzionale di promuovere l'uguaglianza di tutti i cittadini. Significa anche che le presunte esigenze economiche dei territori hanno la priorità rispetto al dovere educativo di favorire la lenta formazione della personalità degli studenti e l'emersione delle loro autentiche propensioni, come se i giovanissimi fossero semplicemente un "capitale umano" da cui estrarre valore.
In sintesi, con il 4+2 si prenderanno dei quattordicenni, presumibilmente appartenenti alle classi sociali più svantaggiate, e li si inseriranno in un percorso in cui le aziende e le fondazioni private avranno un peso determinante sulle scelte educative e didattiche; e non è difficile immaginare che queste realtà spingeranno in direzione dello svuotamento di tutto ciò che non è direttamente utile ai propri scopi. Bisogna anche dire che la confusione tra istruzione pubblica e formazione aziendale privata prefigura un inquietante ritorno a un'idea dei giovanissimi come forza-lavoro sfruttabile, dopo una lotta più che secolare per fare dell'adolescenza un'età di istruzione a tutto tondo, socialità, conoscenza della realtà e di sé attraverso il confronto con dei saperi significativi, non necessariamente legati a un'utilità pratica immediata.
Inoltre, mentre finora quella di frequentare gli ITS alla fine del percorso scolastico è stata una scelta libera e matura (c'è un'ovvia ed enorme differenza di consapevolezza tra un quattordicenne e un diciannovenne), alternativa a quella universitaria e a quella lavorativa, ora, per chi entrerà nella "filiera" a quattordici anni, questa scelta sarà praticamente obbligata, parte integrante del percorso scolastico. Non è difficile pensare, a questo punto, che questa "riforma" sia stata approvata per dirottare enormi quantità di denaro destinate all'istruzione pubblica verso gli ITS, cioè verso le fondazioni private e le aziende che li co-gestiscono. Nei fatti, un passo decisivo verso la privatizzazione della scuola pubblica, sempre più oggetto di interessi privati.
Chiediamo che su queste questioni si esprimano con chiarezza le forze politiche, le organizzazioni sindacali e le autorità preposte alla tutela della scuola della Costituzione, anche in vista della prossima conversione in legge del decreto che trasforma il 4+2 in percorso ordinamentale, con il caos e gli effetti di ulteriore destrutturazione del sistema di istruzione pubblico che ne potrebbero derivare. Chiediamo anche agli insegnanti di non approvare questi percorsi nei propri collegi docenti, almeno fino a quando non se ne saranno chiariti la natura e le finalità.
Gruppo La nostra scuola
Associazione Agorà 33