Petition updateManifesto per la nuova ScuolaL'esame, gli studenti che rifiutano l'orale e i dirigenti in carriera
La nostra scuolaRoma, Italy
Jul 10, 2025

Assistiamo allo spettacolo di alcuni dirigenti scolastici incistati nel sistema, che da dieci o vent'anni prosperano sul vuoto dell' "innovazione" e conquistano spazi di potere all'interno della burocrazia scolastica, che poi si esaltano (o più probabilmente fingono di esaltarsi) insieme a un'informazione compiacente per i gesti "coraggiosi" di due/tre diciannovenni arrabbiati, inconsapevoli o esibizionisti che, quasi in una nuova challenge, rifiutano di sostenere la prova orale dell'esame di Stato (già "di maturità"), pur nella sicurezza della promozione garantita dal punteggio delle prove scritte. 

Questo rifiuto in realtà - al di là del battage pubblicitario che lo pone al centro dell'attenzione per lo spazio di un mattino - ha ben poco significato e non è né può essere espressione di una reale consapevolezza e conoscenza delle complesse problematiche della scuola, spesso indotte da "riforme" sempre più destrutturanti e difficili da comprendere anche per chi lavora al suo interno: appare piuttosto come un rigetto adolescenziale, un'esibizione di rabbia, una trovata in stile influencer o un gesto praticato per motivi personali, destinato a sparire nel nulla insieme ai suoi incolpevoli autori, sostituto da altre "notizie" e "fatti" strumentalizzabili (qualcuno ricorda ancora lo studente che si era presentato all'esame con scritto sulla maglietta "la scuola italiana fa schifo"?).

Naturalmente la "protesta" è stata subito sposata acriticamente dai soliti esperti-influencer, che le attribuiscono un significato profondo corrispondente alle proprie fantasie. Il pedagogista Daniele Novara vede nel "non faccio l'orale" un ritorno alla capacità di ribellione degli anni Settanta, dimenticando però che non siamo negli anni Settanta, che fuori dalla scuola ad attendere i nostri studenti non c'è il meraviglioso mondo della democrazia ma ci sono Amazon, lo sfruttamento selvaggio e il lavaggio del cervello social (per non parlare di quello che sarà presumibilmente legato all'Ai), e che dovremmo dare loro una solida cultura per prepararli a fronteggiare tutto questo. Ci sono già oggi studenti che durante l'esame criticano pesantemente l'indottrinamento aziendalistico subito durante i PCTO, ma di loro non si parla affatto.

Non poteva poi mancare tra le voci no-esame l'insegnante e/o scrittore Enrico Galiano, che prende a pretesto quei limiti dell'esame che tutti conosciamo (cfr. https://nostrascuola.blog/2025/07/03/lo-stato-dellesame/ ) per attribuire al gesto dei primi due ragazzi che hanno rifiutato di sostenere l'esame orale un valore "politico", una contestazione del sistema dei voti che in realtà è portata avanti da un gruppo di adulti di cui Galiano stesso fa parte e che si rifà alle teorizzazioni del pedagogista Corsini. Alle argomentazioni di Galiano, che vuole vedere appunto una consapevolezza e una spinta liberatrice nel gesto dei ragazzi, si può solo replicare che non sono mai le regole chiare e ragionevoli (che in questo caso è "se vuoi prendere il diploma, c'è un esame da sostenere") a creare sudditanza, ma le strumentalizzazioni, le manipolazioni, l'usare come pretesto qualunque argomento per scopi che vengono tenuti nascosti a chi viene manipolato.

Non bisogna infatti dimenticare che lo scopo principale dell'attacco all'esame di Stato (e al sistema dei voti) è arrivare gradualmente all'abolizione del valore legale del titolo di studio, chiesto a gran voce da fondazioni private e da associazioni di dirigenti scolastici come ANP (https://nostrascuola.blog/2022/09/20/la-scuola-che-vogliamo/
Che l'obiettivo sia questo, l'ha denunciato in modo chiarissimo e inequivocabile Paolo Desogus: https://nostrascuola.blog/2025/07/10/lattacco-allesame-di-stato/

E torniamo ai dirigenti carrieristi di cui sopra, ai quali colludere con certe superficiali e confusive ribellioni fa doppiamente comodo: permette loro di mostrare demagogicamente quanto sono moderni (qualcuno non particolarmente sapiente nell'uso della lingua si definirebbe "contemporaneo"), quanto sono vicini ai "giovani" e ne ascoltano le proteste (ovviamente solo se queste proteste sono prive di un effettivo contenuto: difficile immaginare qualcuno di questi potenti che offre la sua solidarietà, ad esempio, agli OSA*); e al tempo stesso serve a indebolire ulteriormente la scuola - la cui spina dorsale è la relazione educativa tra insegnanti e studenti - da loro considerata semplicemente terreno di conquista e sgabello per la propria carriera.

*cfr. https://nostrascuola.blog/2021/11/09/1319/

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