Nel dibattito sulla scuola occorre recuperare la profondità della riflessione rispetto alla superficialità degli slogan, la capacità di dialogare onestamente e anche quella di far confliggere le diverse prospettive culturali, pedagogiche e didattiche, contro ogni totalitarismo metodologico imposto per via burocratica agli insegnanti.
Qualunque teoria, per avere una validità quanto meno provvisoria, dovrebbe confrontarsi prima di tutto con ciò che potrebbe rivelarne l'erroneità (si pensi a una questione di stretta attualità come la presunta efficacia dell'Intelligenza artificiale per la didattica, oppure all'intera ideologia delle "competenze" o ai presunti benefici di una valutazione senza voti); e nessuno può avanzare - nell'ambito dell'educazione come in tutto ciò che riguarda gli esseri umani - la comoda pretesa di incarnare la Scienza, specie se questa pretesa passa per la distorsione del metodo scientifico o la strumentalizzazione mistificatoria di alcune acquisizioni delle singole scienze*.
Al di là della questione specifica da cui prende l'avvio, sembra questo l'avvertimento non scevro di preoccupazione lanciato in un importante incontro (cfr. https://m.youtube.com/watch?v=8dSx-5l9R1U) da seri epistemologi e filosofi dell'educazione del nostro Paese; ed è fondamentale che si moltiplichino occasioni come il recente convegno de La letteratura e noi (https://laletteraturaenoi.it/2024/10/14/le-parole-le-persone-le-idee/ in cui sia possibile portare avanti dei confronti sul senso della scuola aperti, disinteressati e plurali.
*Si veda cosa sta accadendo con la cosiddetta "neurodidattica": https://www.vocedellascuola.it/manifesto-nuova-scuola-neurodidattica/
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Gruppo La nostra scuola
Associazione Agorà 33