Da dove è arrivata l'idea del "dirigente scolastico innovatore?" Il dirigente dovrebbe gestire una scuola, non "innovare"; sono gli insegnanti che innovano, nel senso che propongono le conoscenze in modo sempre diverso a seconda della situazione educativa, della rielaborazione richiesta in un determinato momento e delle persone in carne e ossa a cui insegnano, in una complessità, un adattamento dei mezzi ai fini, in un circolo virtuoso conoscenza-relazione che solo chi insegna può conoscere (da qui la centralità del collegio docenti come luogo di confronto delle esperienze, tutta da recuperare rispetto a decisioni che non hanno nulla a che fare con la realtà della scuola, calate dall'alto con il paradossale pretesto dell' "autonomia") e solo chi è in classe può portare avanti.
Chediamo invece un profondo ripensamento del sistema fallimentare dell' "autonomia scolastica" e della figura stessa del dirigente scolastico (https://www.orizzontescuola.it/addio-al-dirigente-manager-il-preside-sia-eletto-dai-docenti-stop-alla-scuola-come-agenzia-di-lavoro-interinale-laffondo-di-agora-33/).
E poi...
Riempire a forza le scuole di spazzatura digitale, scindere formalisticamente le metodologie - con il bollino-spot "innovative" - dai contenuti reali e dal desiderio di sapere, ridurre l'insegnamento ad adempimento burocratico astratto, con la retorica demente delle "competenze" e oggi con i sedicenti "orientamento", pcto, "educazione civica": tutto questo ostacola la relazione educativa e il lavoro sulle conoscenze e fa sprofondare la scuola in una crisi i cui stessi fattori continuano a essere proposti in modo perverso come rimedi.
Gruppo La nostra scuola
Associazione Agorà 33