Qualunque cosa si pensi dell'utilizzo dei voti numerici nella scuola primaria - Daniela Di Pasquale ad esempio, nel libro Livelli di scuola, formula un'interessante proposta alternativa sia al voto sia all'attuale sistema di valutazione (cfr. https://m.youtube.com/watch?v=qvj2nWk8KEE) - è molto difficile sostenere che la sperimentazione di una valutazione per livelli (avanzato, intermedio, base, in via di acquisizione) che ricalca la "certificazione delle competenze" abbia portato nelle scuole, nelle famiglie e tra gli alunni un effettivo miglioramento didattico ed educativo anziché sconcerto e confusione.
Ci prova Cristiano Corsini, in un articolo uscito su "Domani" il 13 novembre, con una serie di affermazioni e argomentazioni piuttosto discutibili:
1) «Prima di approfondire la questione legata alla reazione di scuole e docenti è utile ragionare sulla pretesa superiorità del voto numerico. Si tratta di un’opinione molto popolare e diffusa che però non corrisponde alla realtà. In base a quanto abbiamo appreso nel corso degli ultimi cinquant’anni attraverso studi empirici condotti sulle concrete prassi didattiche possiamo infatti affermare che la valutazione descrittiva tende a essere molto più informativa (per alunni e famiglie) ed efficace (orienta l’apprendimento) di quella basata sul voto, che invece si rivela generalmente inaffidabile (in assenza di criteri descrittivi, docenti diversi forniscono voti diversi alla stessa attività), per nulla chiara (un 6 indica semplicemente che s’è preso più di 5 e meno di 7) e dunque poco utile se l’obiettivo è quello di migliorare gli apprendimenti e non quello di classificare alunne e alunni».
Ormai il riferimento ai "cinquant'anni" di ricerche e "studi empirici" e alle conclusioni secondo qualcuno scientificamente inequivocabili che se ne sarebbero tratte è diventato una formula stereotipata, che ha perso ogni referente oggettivo e non viene mai ulteriormente dettagliata e contestualizzata, o messa a confronto con difficoltà e obiezioni. Il ragionamento di Corsini, in particolare, si basa su un presupposto che non trova riscontro nella realtà delle nostre scuole: quello per cui voto e descrizione, anziché essere complementari, sarebbero in alternativa. Chiunque lavori a scuola sa che non è così: il voto è una sintesi preceduta e accompagnata nella stragrande maggioranza dei casi da spiegazioni di ogni tipo, griglie di valutazione, indicazioni continue sul lavoro da svolgere per migliorare conoscenze e abilità, incoraggiamenti. Quando Corsini afferma che "la valutazione descrittiva tende a essere molto più informativa ed efficace di quella basata sul voto", introduce nel complesso processo della valutazione una scissione, un aut aut che nella realtà non c'è.
2) «Chiarito che la posizione di Frassinetti non sembra fondata dal punto di vista pedagogico, va rilevato che una valutazione descrittiva richiede, a differenza di quella basata sul voto, competenze metodologiche non banali da parte dell’insegnante. Quest’ultima considerazione ci consente di affrontare la questione legata alla reazione del corpo docente alla nuova valutazione. Il Ministero non ha approntato alcun piano di monitoraggio dell’attuazione della riforma, per cui le dichiarazioni della sottosegretaria sembrano sprovviste di una base empirica. Nell’attesa di un monitoraggio gestito da viale Trastevere, nel 2021 come Università Roma Tre abbiamo condotto un’indagine empirica che ha coinvolto oltre 700 insegnanti (C. Corsini, V. Felici, C. Gueli, Il passaggio dai voti ai giudizi descrittivi nella scuola primaria, in Lifelong, Lifewide Learning, 19, 2023).
Abbiamo riscontrato come già nel primo anno di attuazione l’atteggiamento di maestre e maestri nei confronti della riforma fosse molto eterogeneo e strettamente legato alla loro formazione pedagogica e didattica. Infatti, a esprimersi a favore delle nuove modalità valutative erano in prevalenza docenti con una preparazione tale da consentire loro di osservare e documentare lo sviluppo degli apprendimenti di alunne e alunni nel corso della didattica attraverso riscontri valutativi descrittivi. Al contrario, a esprimere opposizione e disorientamento verso l’abbandono dei voti numerici erano soprattutto insegnanti che prima del 2020 non valutavano fornendo informazioni analitiche sui punti di forza e di debolezza delle attività svolte. Seguendo poi diverse scuole in questi tre anni abbiamo potuto osservare che generalmente dove c’è stata una formazione in servizio partecipata il passaggio dai numeri ai livelli non ha determinato confusione, ma ha migliorato la qualità dei processi didattici e la comunicazione con le famiglie».
Attenzione, perché qui l'argomentazione corsiniana si fa sottile: dalle parole del pedagogista sembra che a criticare la valutazione per quattro livelli di competenze siano gli insegnanti meno "formati" e meno preparati: è la loro presenza tra l'altro, sembra ancora di capire, che impedisce alla riforma della valutazione di dispiegare tutti gli effetti positivi che dispiegherebbe se ci fosse un'adeguata "formazione" degli insegnanti.
Difficile che si possa impostare un dibattito serio sul presupposto "le nostre ricerche hanno dimostrato che chi ci dà ragione è più preparato" o viceversa "chi è più preparato è d'accordo con noi"; oppure "quelle che sembrano difficoltà insite nel nuovo sistema di valutazione sono in realtà l'effetto dell'impreparazione degli insegnanti": sembra un espediente retorico piuttosto facile che spegne sul nascere qualunque possibile obiezione.
Nel merito: siamo sicuri che gli insegnanti migliori siano quelli che hanno bisogno di una "formazione" direttiva e ancorata in modo univoco alle idee di qualcuno esterno alla relazione educativa e alla vita della scuola? O, per dirla ancora più chiaramente, siamo sicuri che compilare rubriche di valutazione standardizzate o schede altrettanto standardizzate per livelli di competenza richieda particolare preparazione o particolari capacità da parte degli insegnanti? Non si rischia in questo modo di ridurre l'insegnante, con la sua capacità di iniziativa pedagogica e didattica derivante da preparazione ed esperienza, a semplice esecutore, o di far passare per preparazione quello che è un semplice conformismo burocratico o adeguamento alle mode pedagogistiche del momento?
Gruppo La nostra scuola
Associazione Agorà 33