Mamma Rai cancella la fiction su Don Gallo, chiediamo un passo indietro!

Il problema

In memoria di Don Gallo. I membri del Partito Democratico della Provincia di Imperia e i cittadini liguri, esprimono profondo rammarico per la decisione della Rai di cancellare la produzione della fiction dedicata a Don Gallo in favore di un altro progetto.

Don Andrea Gallo, prete di strada e difensore dei diritti dei più deboli, rappresenta un'icona di impegno sociale e di altruismo che merita il giusto tributo da parte della televisione pubblica italiana. Il progetto di fiction su Don Gallo, che era stato pianificato e sviluppato con grande impegno per due anni, avrebbe reso omaggio alla sua figura straordinaria e avrebbe offerto un'opportunità unica per far conoscere la sua storia e il suo impegno a un pubblico più ampio.

Come Federazione del Partito Democratico Imperiese, abbiamo intitolato la nostra festa de l'Unità 2023 alla memoria di Don Gallo.

 

 

La decisione di annullare la produzione della fiction su Don Gallo ha suscitato profondo disappunto e indignazione tra i liguri e non solo, che considerano questa scelta ingiusta e priva di motivazioni valide. Chiediamo pertanto ai vertici della Rai di fornire opportune giustificazioni per questa decisione e di procedere con il reinserimento del progetto cancellato nelle attività di produzione.

Questo dimostra la volontà di trasformare la televisione di Stato in "Tele Meloni" come già più volte accaduto da quando la Rai è a trazione sovranista. 

Come cittadini e sostenitori del Partito Democratico, ci uniamo alla richiesta di riprogrammare la produzione della fiction su Don Gallo e di rendere giustizia alla sua memoria e al suo impegno sociale.

 

Chi era Don Gallo, il prete degli ultimi.

Andrea nasce a Genova il 18 Luglio 1928, è stato un presbitero, partigiano, educatore, attivista e saggista italiano, di fede cattolica e ideali comunisti, prete di strada fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova.

Viene immediatamente richiamato, fin dall’adolescenza, da Don Bosco e dalla sua dedizione a vivere a tempo pieno “con” gli ultimi, i poveri , gli emarginati, per sviluppare un metodo educativo che ritroveremo simile all’esperienza di Don Milani, lontano da ogni forma di coercizione.

Nel 1944, non ancora sacerdote ma studente dell’Istituto tecnico nautico, Andrea segue il fratello Dino che comanda una formazione partigiana. Prende il nome di battaglia di “Nan” diminutivo di “Nasan”, in genovese nasone, soprannome datogli a scuola a causa del suo naso importante.

Scelta la via della vocazione nel 1960 viene mandato come cappellano alla nave-scuola Garaventa, riformatorio per minori dove cercherà di introdurre un’impostazione educativa diversa, basata sulla pedagogia della fiducia e della libertà.

Nominato sacerdote (l’8 dicembre del 1970 celebrava la sua prima messa nella minuscola chiesa di San Benedetto al Porto) dedicherà la sua vita agli altri, agli emarginati, ai ‘diversi’, come diceva lui stesso, “con un piede sulla strada e uno in chiesa”.

 
Amico di Dario Fo, Fabrizio De Andrè, Adriano Celentano, Piero Pelù, Vasco Rossi e Gino Strada, nel 2006 si farà multare, compiendo una disobbedienza civile, fumando uno spinello a Palazzo Doria-Tursi, sede del comune di Genova per protestare contro la legge sulle droghe. Sconvolgendo molti benpensanti, il 27 giugno del 2009 partecipa al Genova Pride, lamentando le incertezze della Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali.

Il 23 aprile precedente era morto Paride Batini, leader storico dei camalli del porto di Genova e console della Compagnia unica merci varie. Con queste parole don Andrea Gallo iniziava l’omelia per celebrare il funerale: “Caro Paride, figlio di un sovversivo, quanta galera tuo padre per un po’ di giustizia (…) La tua morte mi ha intenerito profondamente. Alla triste notizia ho pianto tanto e non mi succedeva da molto”. “Ciao contadino - proseguirà -, operaio, artista della comunicazione, sincero cristiano con una fede autentica. Ciao comunista, ciao intellettuale. Arrivederci bandiera rossa”.

Da Bandiera rossa a Bella ciao, l’8 dicembre del 2012, terminata la celebrazione della messa per il 42º anniversario della Comunità di San Benedetto al Porto, don Gallo intonerà insieme ai fedeli il canto partigiano, sventolando un drappo rosso che portava legato al collo.

Ai tanti che lo definivano comunista, don Gallo rispondeva così: “Comunista? Eh, la Madonna! Socialista? Ultimo dei no global? Mi sono state attribuite tante etichette ma io non ho scelto un’ideologia, a vent'anni ho scelto Gesù: ci siamo scambiati i biglietti da visita e sul suo c’era scritto ‘sono venuto per servire e non per essere servito’”. “Comunque è vero - dirà in un’alta occasione - sono comunista. Non dimentico mai la Bibbia e il Vangelo. E non dimentico mai quello che ha scritto Marx”.

“Don Gallo - diceva don Ciotti il giorno dei suoi funerali - ha rappresentato, nella sua vita lunga e generosa, la Chiesa che amo e nella quale mi riconosco. La Chiesa che non dimentica la dottrina, ma non permette che diventi più importante dell’attenzione per gli ultimi, per i dimenticati. Le sue parole pungenti, a volte sferzanti, nascevano sempre da un grande amore per la vita. È stato un sacerdote scomodo. Scomodo per quella politica che non serve la comunità ma interessi e poteri consolidati. Scomodo per quella Chiesa che viene a patti con quei poteri, scegliendo di non interferire, di non portare, insieme alla carità e alla solidarietà, la sveglia delle coscienze, di cui non c’è simbolo più esplicito del passaggio di Gesù su questa terra”.

La copertina di uno dei suoi tanti libri (Non uccidete il futuro dei giovani) lo ritrae in campo rosso con il basco, il pugno alzato, la bandiera della pace. “Un Che Guevara anziano e con la tonaca”, nella definizione di tanti. Un prete “angelicamente anarchico”, come si era definito in un’autobiografia. “Sempre con coraggio, continuiamo a essere trafficanti di sogni”, era l’augurio scritto a penna sulla prima pagina della sua agenda per il 2013.

Continuiamo a essere trafficanti di sogni compagne e compagni, anche oggi. Soprattutto oggi. “Chiamare qualcuno compagno - ci diceva il don - significa attribuirgli non solo una convinzione politica ma riconoscergli un valore di umanità, onestà, generosità, attendibilità, che nessun altra parola può esprimere con uguale compiutezza”.

Don Gallo muore a Genova il 22 maggio 2013. 

 

avatar of the starter
Partito Democratico Provinciale ImperiaPromotore della petizioneFederazione del Partito Democratico di Imperia

7634

Il problema

In memoria di Don Gallo. I membri del Partito Democratico della Provincia di Imperia e i cittadini liguri, esprimono profondo rammarico per la decisione della Rai di cancellare la produzione della fiction dedicata a Don Gallo in favore di un altro progetto.

Don Andrea Gallo, prete di strada e difensore dei diritti dei più deboli, rappresenta un'icona di impegno sociale e di altruismo che merita il giusto tributo da parte della televisione pubblica italiana. Il progetto di fiction su Don Gallo, che era stato pianificato e sviluppato con grande impegno per due anni, avrebbe reso omaggio alla sua figura straordinaria e avrebbe offerto un'opportunità unica per far conoscere la sua storia e il suo impegno a un pubblico più ampio.

Come Federazione del Partito Democratico Imperiese, abbiamo intitolato la nostra festa de l'Unità 2023 alla memoria di Don Gallo.

 

 

La decisione di annullare la produzione della fiction su Don Gallo ha suscitato profondo disappunto e indignazione tra i liguri e non solo, che considerano questa scelta ingiusta e priva di motivazioni valide. Chiediamo pertanto ai vertici della Rai di fornire opportune giustificazioni per questa decisione e di procedere con il reinserimento del progetto cancellato nelle attività di produzione.

Questo dimostra la volontà di trasformare la televisione di Stato in "Tele Meloni" come già più volte accaduto da quando la Rai è a trazione sovranista. 

Come cittadini e sostenitori del Partito Democratico, ci uniamo alla richiesta di riprogrammare la produzione della fiction su Don Gallo e di rendere giustizia alla sua memoria e al suo impegno sociale.

 

Chi era Don Gallo, il prete degli ultimi.

Andrea nasce a Genova il 18 Luglio 1928, è stato un presbitero, partigiano, educatore, attivista e saggista italiano, di fede cattolica e ideali comunisti, prete di strada fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova.

Viene immediatamente richiamato, fin dall’adolescenza, da Don Bosco e dalla sua dedizione a vivere a tempo pieno “con” gli ultimi, i poveri , gli emarginati, per sviluppare un metodo educativo che ritroveremo simile all’esperienza di Don Milani, lontano da ogni forma di coercizione.

Nel 1944, non ancora sacerdote ma studente dell’Istituto tecnico nautico, Andrea segue il fratello Dino che comanda una formazione partigiana. Prende il nome di battaglia di “Nan” diminutivo di “Nasan”, in genovese nasone, soprannome datogli a scuola a causa del suo naso importante.

Scelta la via della vocazione nel 1960 viene mandato come cappellano alla nave-scuola Garaventa, riformatorio per minori dove cercherà di introdurre un’impostazione educativa diversa, basata sulla pedagogia della fiducia e della libertà.

Nominato sacerdote (l’8 dicembre del 1970 celebrava la sua prima messa nella minuscola chiesa di San Benedetto al Porto) dedicherà la sua vita agli altri, agli emarginati, ai ‘diversi’, come diceva lui stesso, “con un piede sulla strada e uno in chiesa”.

 
Amico di Dario Fo, Fabrizio De Andrè, Adriano Celentano, Piero Pelù, Vasco Rossi e Gino Strada, nel 2006 si farà multare, compiendo una disobbedienza civile, fumando uno spinello a Palazzo Doria-Tursi, sede del comune di Genova per protestare contro la legge sulle droghe. Sconvolgendo molti benpensanti, il 27 giugno del 2009 partecipa al Genova Pride, lamentando le incertezze della Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali.

Il 23 aprile precedente era morto Paride Batini, leader storico dei camalli del porto di Genova e console della Compagnia unica merci varie. Con queste parole don Andrea Gallo iniziava l’omelia per celebrare il funerale: “Caro Paride, figlio di un sovversivo, quanta galera tuo padre per un po’ di giustizia (…) La tua morte mi ha intenerito profondamente. Alla triste notizia ho pianto tanto e non mi succedeva da molto”. “Ciao contadino - proseguirà -, operaio, artista della comunicazione, sincero cristiano con una fede autentica. Ciao comunista, ciao intellettuale. Arrivederci bandiera rossa”.

Da Bandiera rossa a Bella ciao, l’8 dicembre del 2012, terminata la celebrazione della messa per il 42º anniversario della Comunità di San Benedetto al Porto, don Gallo intonerà insieme ai fedeli il canto partigiano, sventolando un drappo rosso che portava legato al collo.

Ai tanti che lo definivano comunista, don Gallo rispondeva così: “Comunista? Eh, la Madonna! Socialista? Ultimo dei no global? Mi sono state attribuite tante etichette ma io non ho scelto un’ideologia, a vent'anni ho scelto Gesù: ci siamo scambiati i biglietti da visita e sul suo c’era scritto ‘sono venuto per servire e non per essere servito’”. “Comunque è vero - dirà in un’alta occasione - sono comunista. Non dimentico mai la Bibbia e il Vangelo. E non dimentico mai quello che ha scritto Marx”.

“Don Gallo - diceva don Ciotti il giorno dei suoi funerali - ha rappresentato, nella sua vita lunga e generosa, la Chiesa che amo e nella quale mi riconosco. La Chiesa che non dimentica la dottrina, ma non permette che diventi più importante dell’attenzione per gli ultimi, per i dimenticati. Le sue parole pungenti, a volte sferzanti, nascevano sempre da un grande amore per la vita. È stato un sacerdote scomodo. Scomodo per quella politica che non serve la comunità ma interessi e poteri consolidati. Scomodo per quella Chiesa che viene a patti con quei poteri, scegliendo di non interferire, di non portare, insieme alla carità e alla solidarietà, la sveglia delle coscienze, di cui non c’è simbolo più esplicito del passaggio di Gesù su questa terra”.

La copertina di uno dei suoi tanti libri (Non uccidete il futuro dei giovani) lo ritrae in campo rosso con il basco, il pugno alzato, la bandiera della pace. “Un Che Guevara anziano e con la tonaca”, nella definizione di tanti. Un prete “angelicamente anarchico”, come si era definito in un’autobiografia. “Sempre con coraggio, continuiamo a essere trafficanti di sogni”, era l’augurio scritto a penna sulla prima pagina della sua agenda per il 2013.

Continuiamo a essere trafficanti di sogni compagne e compagni, anche oggi. Soprattutto oggi. “Chiamare qualcuno compagno - ci diceva il don - significa attribuirgli non solo una convinzione politica ma riconoscergli un valore di umanità, onestà, generosità, attendibilità, che nessun altra parola può esprimere con uguale compiutezza”.

Don Gallo muore a Genova il 22 maggio 2013. 

 

avatar of the starter
Partito Democratico Provinciale ImperiaPromotore della petizioneFederazione del Partito Democratico di Imperia
Sostieni ora

7634


I decisori

RAI Radiotelevisione Italiana
RAI Radiotelevisione Italiana
Aggiornamenti sulla petizione

Condividi questa petizione

Petizione creata in data 15 febbraio 2024