

Original
http://www.dominicains.be/fr/blog/62887-omerta
Ignace Berten OP
teologo belga
traduzione IT di Riccardo Bianchini
Perché un silenzio così lungo?
Chiesa, pedofilia, abusi sessuali e maltrattamenti
Nel giro di pochi mesi, il dramma della pedofilia di cui si sono resi colpevoli sacerdoti, religiosi, vescovi e cardinali, esplode pubblicamente in tutta la sua ampiezza, manifestandosi nella Chiesa e nella società. Ma emerge anche palesemente il fatto che la Chiesa abbia coperto sistematicamente e dappertutto questo dramma con il silenzio, con una vera e propria omertà[1].
La rivelazione della portata drammatica degli atti di pedofilia commessi da sacerdoti o religiosi, con tutte le sofferenze che ne derivano, e della cappa di silenzio calata dai responsabili ecclesiastici su tale dramma mi hanno turbato profondamente. È da questo turbamento che scaturisce la riflessione critica sviluppata qui di seguito. Voglio cercare di capire. Premetto innanzi tutto che in questa sede non mi interrogo sulle cause di queste pratiche pedofile o di altre pratiche sessuali devianti o dei maltrattamenti. Mi interrogo piuttosto sul fenomeno del silenzio della Chiesa, sull’omertà.
Papa Francesco afferma che questo silenzio colpevole è legato al clericalismo. Cosa vuol dire? Ritengo che abbia ragione, ed è questo aspetto che intendo decifrare.
L’ampiezza del dramma legato alle pratiche sessuali criminose, manifestatosi in Irlanda, in Australia[2], in Pennsylvania e ancor più di recente in Germania[3], è a dir poco scioccante, e non solo: chi mai, credente o meno, avrebbe potuto immaginare una cosa simile? È logico aspettarsi nuovi sviluppi. È altrettanto evidente che, per quanto la pedofilia sia il reato principale, c’è dell’altro. Gli intrighi del cardinale McCarrick, già arcivescovo di Washington, non hanno a che vedere con la pedofilia, almeno in linea di massima: McCarrick si è servito della sua autorità religiosa e ha approfittato della condizione di debolezza di persone adulte (essenzialmente seminaristi e giovani sacerdoti) per commettere abusi sessuali nei loro confronti. Analogamente, in Irlanda, i maltrattamenti ad opera delle suore che tenevano prigioniere le ragazze madri con i loro figli non sono un problema di pedofilia, ma di violenza criminosa. Anche nel caso di Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, non si può parlare di pedofilia, ma di pratiche sessuali gravemente devianti. A questo elenco di pratiche profondamente immorali con le loro vittime si aggiungono certe pratiche settarie all’interno della Chiesa, ad esempio in certi nuovi movimenti[4]. Tutti i casi citati hanno un elemento in comune: alcune persone nelle più alte sfere ne erano al corrente, ma hanno voluto chiudere entrambi gli occhi coprendo i colpevoli. Si tratta di disfunzioni gravi.
A far scattare la mia iniziativa è stata la lettera aperta redatta da monsignor Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti, riguardo al cardinale McCarrick, nella quale attacca direttamente papa Francesco, accusandolo di aver protetto questo arcivescovo. La lettera in questione è un miscuglio di fatti accertati, silenzi intenzionali e menzogne, con cui Viganò cerca di destabilizzare il papa, chiedendone pubblicamente le dimissioni. In questo caso, non è la pedofilia che entra in gioco, ma il silenzio dei responsabili religiosi al corrente dei fatti. Ma la lettera mette anche in luce i metodi ai quali certi alti dignitari ecclesiastici ricorrono senza esitazione per perseguire i propri obiettivi politici all’interno della Chiesa. Sul Financial Times, che non è solito pubblicare articoli riguardanti la Chiesa, si è letto recentemente un titolo sconvolgente (31 agosto): «Guerra civile nella Chiesa cattolica». Qual è il senso di tutto ciò?
I miei interrogativi si concentrano quindi direttamente non tanto sui reati di pedofilia e di abusi sessuali perpetrati all’interno della Chiesa[5], ma piuttosto sull’omertà che li ha coperti, sulle cause di questa omertà, perché è soprattutto in questo frangente che si manifesta la crisi particolarmente grave che investe la Chiesa di oggi. Ecco allora la mia domanda: perché queste vicende sono rimaste nascoste così a lungo all’interno della Chiesa, perché hanno voluto nasconderle per così tanto tempo? Ovvero, ancor più precisamente, quali sono i funzionamenti interni alla Chiesa che possono essere all’origine della pratica perversa del silenzio e quindi della complicità nel reato?
Il 29 agosto 2018, l’arcivescovo di Strasburgo, monsignor Luc Ravel, ha pubblicato una lettera pastorale sugli abusi sessuali, intitolata «Meglio tardi». Meglio tardi che mai: è un ben noto proverbio efficace. A suo modo, rianima quanti chinano la testa e sveglia chi si dà per vinto, gli uni e gli altri convinti di essersi lasciati sfuggire il momento buono per agire. Ma sottolinea altresì la necessità di agire comunque, anche se sarebbe stato meglio farlo prima dell’inattività. [...] Questo atteggiamento energico di chi ritiene che non sia mai troppo tardi, anche se è molto tardi, investe prima di tutto la Chiesa cattolica nel 2018, a seguito delle rivelazioni (non ancora terminate) degli abusi sessuali commessi da sacerdoti cattolici proprio nell’esercizio del loro ministero.» Di certo non è troppo tardi. Ma la domanda è: perché così tardi?
Per rispondere a questo interrogativo mi sembra opportuno distinguere vari elementi interconnessi che si rafforzano a vicenda. Ve ne sono alcuni che investono tutte le istituzioni in contatto con i giovani, dal momento che la pedofilia è presente anche - e forse più di quanto possa sembrare - nei movimenti giovanili privi di legami con la Chiesa, nel mondo dello sport e ovviamente nelle famiglie[6]. La pedofilia è un reato diffuso su scala più o meno vasta in tutte le istituzioni che hanno rapporti con bambini e giovani, e tali istituzioni cercano di tutelarsi. L’abuso di autorità e lo sfruttamento perverso della condizione di debolezza delle vittime esistono in ogni contesto e il tutto viene passato sotto silenzio. Da questo punto di vista la Chiesa è un’istituzione come le altre.
Altri elementi sono specifici alla Chiesa, favorendo tanto i reati a sfondo sessuale quanto il silenzio o la copertura fornita dai vescovi e dai superiori religiosi a simili pratiche. Sono proprio questi elementi specifici che cerco di analizzare in questa sede.
La Chiesa come istituzione
La Chiesa, a tutti i livelli, è un’istituzione e, in quanto tale, cerca di tutelarsi: come in ogni altra istituzione, quello che accade si sa, ma non si rilasciano dichiarazioni in proposito, ci si rifiuta di prenderne atto per salvaguardare l’immagine dell’istituzione, nella fattispecie quella della Chiesa, sia tra i fedeli che all’interno della società in generale. Questo silenzio si appoggia sulla fitta rete di complicità interna, come si è potuto constatare palesemente in Cile. Ma la Chiesa, nelle sue figure istituzionali di rilievo, attribuisce grande importanza alla propria immagine di custode dell’ordine morale della società, nonché all’influenza che vuole esercitare in questo campo. Ha paura di essere screditata sul piano sociale e culturale. E ci tiene alla sua autorità sui fedeli. Ma questa paura di riconoscere il problema e di affrontarlo, la paura di divulgarlo in pubblico, mettendo un coperchio sulla realtà, ha conseguenze del tutto opposte rispetto all’intento iniziale. Quando le vicende emergono alla luce del sole a seguito di processi esterni alla Chiesa stessa, in particolare quando sono coinvolti la giustizia civile e i giornalisti, il discredito è ancor più grande e brutale. È proprio quanto accade oggi sotto i nostri occhi. Queste pratiche gravemente immorali, che coinvolgono non soltanto sacerdoti e religiosi, ma anche vescovi e cardinali, screditano profondamente nell’opinione pubblica e tra i credenti il discorso rigoristico della Chiesa, in particolare riguardo alla sfera sessuale. Più in generale, tale rivelazione provoca una perdita di fiducia nei confronti della Chiesa e induce alcuni cattolici ad allontanarsene apertamente. In questi ultimi tempi e in alcuni paesi si registra un sensibile aumento di persone che chiedono la cancellazione del proprio nome dai registri battesimali (fenomeno cosiddetto di «sbattezzo»). Il silenzio voluto e organizzato scredita forse più la Chiesa come istituzione che non le pratiche criminose di per sé.
Questa preoccupazione per l’immagine ha conseguenze drammatiche, in particolare in termini di scarsa considerazione delle sofferenze delle vittime e di incapacità di ascoltare veramente. Altra conseguenza è l’incapacità di prendere le decisioni che si impongono: si è provveduto a trasferire con discrezione i sacerdoti o i religiosi senza preoccuparsi troppo del loro comportamento futuro nel nuovo posto e senza il ricorso a vere e proprie sanzioni. Soprattutto, si è evitato di divulgare l’accaduto, omettendo di denunciare i colpevoli alla giustizia civile. Forse certi vescovi o superiori religiosi non erano nemmeno consapevoli (al pari dei fedeli) dell’ampiezza del problema (si è trattato soltanto di uno sfortunato caso che si è verificato da noi, ma non se ne parlava con altri vescovi o superiori). E quando l’eco dell’accaduto giungeva fino a Roma (in che misura?): silenzio assoluto, mi raccomando! Probabilmente nessuno immaginava l’ampiezza del fenomeno che si sta manifestando oggi in tutta la sua drammaticità.
Il carattere propriamente ecclesiale della crisi
Esiste un’altra dimensione istituzionale, una dimensione propriamente ecclesiale, che rafforza il problema di come gestire la pedofilia e i reati sessuali all’interno della Chiesa. Penso sia necessario focalizzare l’attenzione su tre aspetti di questo problema istituzionale propriamente ecclesiale.
– La sacralizzazione del sacerdote alimentata dalla Chiesa, figura di autorità intoccabile (a tale riguardo, la simbologia liturgica dell’ordinazione presbiterale è particolarmente suggestiva, con riferimenti al culto del Tempio, attenuati peraltro dal rito promulgato da Paolo VI rispetto a quello preconciliare). Il sacerdote sacralizzato è il rappresentante di Dio; come afferma il rito di ordinazione, è «configurato a Cristo, sommo ed eterno sacerdote» e in questo modo rivestito della sua autorità. Ispira fiducia e incute rispetto. Il clero nella Chiesa cattolica è stato eretto di fatto a casta intoccabile, accumulando i privilegi dell’onorabilità sociale e religiosa, del rispetto dovuto e del potere. Per questo motivo, la stragrande maggioranza delle persone coinvolte ha taciuto: non hanno osato parlarne, temendo per di più di coprirsi di disonore. Quando una minoranza ha cercato di farsi sentire non hanno voluto crederle o non hanno voluto ascoltarla. E anche una volta accertati i fatti, nonostante tutto, si è cercato di far tacere le vittime, a costo di arrivare ad acquistarne il silenzio, contribuendo così in larga misura a mascherare il problema e il dramma.
– Il clericalismo denunciato da papa Francesco (ma si spinge davvero fino in fondo?): il sistema di autorità all’interno della Chiesa poggia esclusivamente su sacerdoti maschi celibi, che esercitano il loro ministero a tempo pieno e che sono ordinati a vita: uno status che contribuisce a sacralizzarli. Probabilmente questa condizione del sacerdote innalzato su un piedistallo risulta quantomeno profondamente intaccata nelle nostre regioni, e la sua autorità è messa in discussione. Cionondimeno, mantiene di fatto il potere. Non mancano esempi di parrocchie in cui un parroco, dopo aver promosso la creazione di un gruppo dinamico di laici con cui condividere appieno le responsabilità, viene sostituito da uno nuovo che afferma chiaramente, in quanto parroco, di essere l’unico responsabile delle decisioni. Nel giro di pochi mesi, praticamente tutti i laici coinvolti si allontanano dalla parrocchia. Ecco un chiaro esempio di abuso di potere dovuto proprio al fatto che il sacerdote e lui solo ha in mano le redini del potere a livello locale. Mentre le denunce al responsabile regionale (decano o altro) e al vescovo rimangono lettera morta. I laici in generale e le donne in particolare sono esclusi dalla gestione del problema sollevato dalla pedofilia o dagli abusi sessuali perpetrati dai sacerdoti, come pure sono esclusi da tutte le grandi questioni all’interno della Chiesa. Humanae Vitae è un esempio eloquente a questo riguardo. Da qui l’incapacità di misurare la profondità e l’ampiezza del dramma. Si tratta quindi di riformulare radicalmente la questione dell’autorità, del potere e di conseguenza dei ministeri all’interno della Chiesa: il dramma rivela gli effetti distruttivi per tutta la comunità cristiana di questa forma sclerotizzata di ministero, a prescindere dalle qualità umane e dalla santità di molti sacerdoti, religiosi o vescovi.
– Il fatto che tutto ciò che riguarda la sessualità è stato guardato con sospetto e discreditato nelle sfere ecclesiastiche. La Chiesa, nonostante i bei discorsi (la teologia del corpo di Giovanni Paolo II), si rivela incapace di prendere davvero in considerazione questa dimensione che tocca ogni vita umana. Il coperchio messo su questa sfera era favorito dal tabù che regnava su questo ambito in una società caratterizzata da una forte dose di puritanesimo nell’Ottocento e fino a un passato abbastanza recente. Ma la società è cambiata! La Chiesa deve urgentemente aprire uno spazio di libero dibattito e di riflessione su questa sfera etica fondamentale, dibattito in cui tutti possano far sentire la propria voce. Si ricollega a quanto detto la questione del celibato imposto ai sacerdoti e l’esclusione delle donne dal ministero e dalle stanze dei bottoni. Il celibato non è la spiegazione o la causa della pedofilia: è un elemento di un insieme e la questione deve rimanere aperta. Ma non bisogna dimenticare anche le problematiche legate all’omosessualità. Il papa esorta alla sinodalità, cioè alla partecipazione di tutti, affinché tutti possano avere voce in capitolo, secondo lo spirito del Concilio Vaticano II al quale fa costantemente riferimento.
Ad aggravare questa profonda crisi si aggiungono i conflitti di potere all’interno della Chiesa, in seno alla curia (papa Francesco l’ha denunciato con vigore) e in certi episcopati nazionali (come negli Stati Uniti). Colpi bassi, dichiarazioni pubbliche incendiarie, manovre occulte: tutto sembra permesso pur di destabilizzare e screditare il papa. La lettera aperta di Viganò ne è un chiaro esempio, poiché mescola fatti reali, menzogne intenzionali, silenzi calcolati, sospetti sulle persone... Certo, papa Francesco commette degli errori, a volte la sua spontaneità di parola gli gioca brutti scherzi (ad esempio quando afferma che i genitori che scoprono l’omosessualità di un figlio dovrebbero consultare uno psichiatra, una figura professionale che si occupa solo di curare le malattie...). Ma è una delle poche grandi autorità morali di oggi. E i suoi errori possono contribuire a far sì che non si idealizzi la sua autorità.
Affrontare la crisi
Come affrontare un simile sconvolgimento, quando oggi ad emergere è solo la punta dell’iceberg, e che è evidente che verranno a galla altri fatti, che ci saranno altre rivelazioni in altre diocesi, in altri paesi? Come affrontare il fenomeno dell’omertà che agisce a tutti i livelli ecclesiastici e che continua a verificarsi in certi luoghi?
Occorre la volontà di spingersi fino in fondo nell’analizzare questo cancro che consuma la Chiesa. Nella sua lettera al popolo di Dio, papa Francesco afferma esplicitamente che «è impossibile immaginare una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del popolo di Dio. »
Questa partecipazione attiva ha numerose implicazioni.
Per quanto riguarda la questione precisa della pedofilia o di altri abusi sessuali di cui si sono macchiati i sacerdoti, occorre esortare le vittime o i loro familiari a ricorrere quanto prima alla giustizia. Dal canto loro, i vescovi o i superiori religiosi al corrente dei fatti devono trasmettere le informazioni o le accuse alla giustizia civile; rispettare e sostenere il lavoro della giustizia, collaborando pienamente al suo corso, senza cercare di proteggersi. A questo riguardo, con il chiaro appoggio di Roma, sono stati fatti notevoli passi avanti, ma non dappertutto. La Chiesa in Belgio ha lavorato bene e fortunatamente oggi ha preso una posizione chiara su questo argomento (ma c’è altrettanta chiarezza in tutti gli ordini e le congregazioni religiose?): la Commissione parlamentare Adriaenssens «relativa al trattamento delle denunce per abusi sessuali e reati di pedofilia in una relazione di autorità, in particolare in contesto ecclesiale» (2010-2011) ha fatto un ottimo lavoro, con la totale collaborazione della Chiesa. Stessa cosa in altri paesi come i Paesi Bassi, ma non certo dappertutto altrove. C’è da chiedersi perché queste posizioni chiare e coraggiose siano così recenti. Perché non sono state formulate trenta o quaranta anni fa?
Riguardo alla responsabilità di vescovi e superiori religiosi[7] è necessaria la più totale trasparenza. Papa Francesco si è espresso in termini molto chiari riguardo a questa esigenza. La trasparenza è oggi un’esigenza etica per tutti i luoghi di potere nella società, e ovviamente nella Chiesa. Bisogna affrontare la difficile questione dell’apertura degli archivi diocesani o degli ordini religiosi per poter analizzare il modo in cui sono state gestite le denunce. Nel contesto attuale, distruggere una parte di questi archivi può essere considerata una colpa grave, anche se ciò non riguarda direttamente la pedofilia: il solo atto di distruzione desta sospetti. Ma per affrontare la questione si impone un grande rigore deontologico: in questi archivi sono custodite numerose informazioni riservate sulla vita privata delle persone, informazioni che in molti casi non hanno niente a che vedere con la problematica della pedofilia o degli abusi sessuali.
Ad essere chiamato in causa oggi non è soltanto il fatto drammatico della pedofilia e di altri abusi sessuali di per sé: è il rifiuto di assumersi la responsabilità da parte di molti vescovi e di Roma; è il silenzio sui fatti di cui sono al corrente, per esempio su altri confratelli vescovi. A questo proposito è regnata nella Chiesa una vera e propria omertà. I vescovi devono essere indotti a rendere conto pubblicamente (accountability) del modo in cui hanno trattato le denunce a loro presentate. In queste circostanze è evidente che il compito di pronunciarsi in merito alla responsabilità o all’irresponsabilità dei vescovi chiamati in causa non può spettare a una commissione costituita unicamente o principalmente da vescovi: la presidenza e le competenze giuridiche devono necessariamente essere non clericali.
Probabilmente non basta ottenere la dimissione dei vescovi coinvolti: non dovrebbe esistere una procedura che permetta di «ridurli» alla condizione presbiterale semplice, escludendoli da ogni responsabilità ministeriale, o nei casi più gravi, pronunciare la perdita dello stato clericale (termine attualmente in uso nel diritto canonico al posto di riduzione allo stato laicale)? Il cardinale McCarrick è stato privato dello stato cardinalizio: un provvedimento del tutto eccezionale in ambito ecclesiastico, ma è sufficiente rispetto alla gravità dei fatti di cui è stato accusato?
È urgente un lavoro teologico di fondo
Non basta denunciare il clericalismo che, come dice il papa, è una delle cause maggiori della crisi attuale, ed esortare a un’autentica conversione dei cuori e delle menti. Bisogna interrogarsi sulle strutture ecclesiali che ne sono all’origine e sul fondamento teologico di queste strutture. Papa Francesco ha lanciato un appello alla «partecipazione attiva di tutte le componenti del popolo di Dio». In qualità di teologo, con questo lavoro cerco di dare una modesta risposta al suo appello. Non pretendo di avere tutte le risposte alle domande relative alle derive criminose del clero o al silenzio della Chiesa; non pretendo di possedere la verità nelle mie proposte, in particolare in quelle più radicali riguardanti i ministeri e i sacramenti. Desidero semplicemente fornire argomentazioni che sono frutto di riflessione, in vista di un dibattito teologico davvero libero e che permetta a tutti di esprimersi, non soltanto ai teologi, ma anche ai credenti, sulla base dell’esperienza di fede di ciascuno.
Esiste una correlazione evidente tra clericalismo e ministeri. La questione dei ministeri nella Chiesa deve essere riformulata a partire dalle fondamenta: esistono già delle opere che si muovono in questa direzione (ad esempio, Schillebeeckx). Penso che il papa dovrebbe istituire una commissione che possa lavorare in tale ambito in piena libertà, una commissione sufficientemente rappresentativa del popolo di Dio. Un sinodo, così come è concepito al momento attuale ed esclusivamente clericale, non è l’istanza adeguata per affrontare una tale questione[8] (la commissione istituita dopo il concilio per la questione della contraccezione si è mossa nella direzione giusta, ma è pur sempre necessario che questo lavoro sia preso sul serio!) : celibato sacerdotale, accesso delle donne ai ministeri, ministeri sacramentali specifici, mandati ministeriali limitati nel tempo, ecc.: tutte questioni che devono essere aperte.
Si rende necessario studiare seriamente la questione del potere all’interno della Chiesa, potere sacralizzato e monopolizzato (o confiscato) dai membri del clero. La questione del potere deve anche essere affrontata lucidamente a partire dalla problematica del genere: l’analisi del funzionamento della società a partire dai ruoli sociali si applica anche al funzionamento della Chiesa. Non basta affermare che i ministeri ordinati rientrano nel campo dell’ordine sacramentale: istituzionalmente rappresentano a loro volta dei ruoli sociali che è necessario decodificare. Nel mio libro che analizza il sinodo sulla famiglia e Amoris laetitia, suggerivo di prendere esempio dalla Chiesa d’Inghilterra, dove tutte le decisioni importanti sono prese da tre collegi (vescovi, sacerdoti e laici) in cui è necessario raggiungere il consenso per maggioranza.
Occorre ripensare il significato e lo status dei sacramenti: servizio o potere? Ripensare in particolare il significato dei ministeri ordinati. Istituzione divina e attuazione della volontà di Cristo o iniziativa e decisione creativa della Chiesa al servizio della vita delle comunità cristiane? Questa domanda sulla natura dei sacramenti si pone anche a seguito di Amoris laetitia e alla questione relativa all’accoglienza eucaristica dei divorziati risposati civilmente: quale status ecclesiale assegnare a questo nuovo matrimonio civile? Qual è il significato e la portata del matrimonio sacramentale?
È altresì necessario riflettere a fondo sulle questioni antropologiche legate al corpo, alla sessualità e all’equilibrio affettivo delle persone, sul riconoscimento dell’omosessualità come orientamento non scelto e sulle conseguenze di un tale riconoscimento, sui legami tra sessualità e potere...
Nella Chiesa contemporanea non c’è solo il silenzio dei responsabili: c’è anche il silenzio imposto ai teologi e indirettamente ai fedeli sulle questioni dottrinali. C’è troppo poco spazio per il dibattito libero, per la vera ricerca teologica: il ruolo svolto dalla Congregazione per la dottrina della fede e il suo potere sono stati smisurati. Il cardinale Müller, prefetto della Congregazione recentemente sostituito, ha dichiarato che la sua funzione gli conferiva il mandato di inquadrare teologicamente il papa! E non cessa di opporsi pubblicamente, insieme ad altri cardinali, alle aperture volute da papa Francesco. Il papa cerca chiaramente di aprire uno spazio di parola libera: lo ha affermato palesemente aprendo il sinodo sulla famiglia; lo ribadisce indirettamente esortando tutti i membri della Chiesa a far fronte alla crisi attuale con un impegno attivo. Non usciremo dalla crisi se non diamo a tutti la possibilità di esprimersi, in particolare alle persone maggiormente coinvolte.
Tutto questo lavoro richiede di prendere seriamente in considerazione allo stesso tempo l’esperienza dei credenti e del sensus fidei, lo studio critico delle fonti bibliche e in particolare evangeliche e della tradizione della Chiesa, nonché l’insieme dei punti di vista antropologici, siano essi psicologici o filosofici. Ciò esige a sua volta un autentico spazio di dibattito libero e privo di tabù.
È evidente che ci vorrà del tempo. Ma è urgente cominciare a lavorarci, con libertà, pazienza e perseveranza.
*
Bisogna disperare della Chiesa? Alcuni si pongono oggi questa domanda. Altri, disgustati o scoraggiati, hanno già trovato una risposta abbandonando la Chiesa. La crisi attuale è senz’altro la più grave da molto tempo. Il fuoco covava, è divampato e non si estinguerà tanto presto.
Come faccio a vivere una simile situazione, nella sofferenza e nella fede? Credo che in Gesù, Dio abbia scelto di venire in mezzo a noi facendosi uomo, facendosi essere umano con tutta la bellezza, ma anche le debolezze e i limiti dell’essere umano. Fondamento della nostra fede è la persona di Gesù, professato Figlio di Dio, e il suo messaggio evangelico. La memoria di Gesù e la parola del Vangelo non sarebbero passate alla storia, giungendo fino a nostri giorni, senza essere istituite, senza essere a modo loro incarnate in un’istituzione. Ed è proprio attraverso questa istituzione storica che ho ricevuto la fede. Un’istituzione umana in ogni sua parte. Con tutte le bellezze, le debolezze e a volte le turpitudini della condizione umana. Oggi tutto ciò emerge in modo brutale. Ma la crisi può anche avere risvolti positivi. Papa Francesco ha liberato la parola, creando così delle divisioni; il dibattito sulla fedeltà al Vangelo e alla tradizione autentica è un dibattito difficile, ma non può non essere fecondo, aprendo la strada a una verità più profonda: verità umana, verità morale, verità spirituale. La rivelazione delle pratiche pedofile e sessuali devianti e criminose, la rivelazione dei maltrattamenti ad opera di sacerdoti a tutti i livelli della gerarchia, nonché di religiosi e religiose, è conseguenza non di un’iniziativa della Chiesa stessa, ma di forze ad essa esterne: denunce delle vittime, giornalisti, inchieste pubbliche, parlamentari o di altra natura, azioni giudiziarie. Sembra uno tsunami le cui onde devastanti raggiungono progressivamente altre rive... Ma anche in questo caso c’è un lato positivo: più trasparenza, più lucidità, più verità. E indubbiamente un appello a una vita più umana e più evangelica, a un maggior senso di responsabilità.
L’ascolto delle vittime diventa una priorità. Questa esigenza di ascolto accogliente e amorevole risponde alla preferenza per i poveri che è al centro del Vangelo ed è ufficialmente riconosciuta come un appello rivolto a tutta la Chiesa dopo Giovanni Paolo II. Poco a poco si stanno muovendo passi importanti in questa direzione. Possiamo stare certi che ce ne saranno altri. Ecco allora che la parola si libera non soltanto sulle vicende relative alle deviazioni, ma anche sugli elementi che, in un modo o nell’altro, hanno contribuito a tenerle nascoste. C’è un altro settore, anch’esso legato alla natura umana dell’istituzione, in cui vengono a galla malversazioni nella gestione delle finanze e del denaro. Papa Francesco ha seriamente cominciato a fare un po’ d’ordine nelle finanze del Vaticano. Ma ci sono domande che si pongono anche a tutti i livelli ecclesiastici e diocesani, alle comunità religiose e alle parrocchie: troppe malversazioni... Anche in questo caso, molto spesso è dall’esterno che provengono le accuse. E anche questo contribuisce a una pulizia più accurata.
La nostra Chiesa ha già perso, progressivamente e da molto tempo, gran parte del suo peso sociale e della sua superbia. Sempre di più, diventa una Chiesa minoritaria e povera, povera di mezzi, povera di autorità. Non le resta quindi che una sola forza: quella della testimonianza evangelica guidata dallo Spirito. Ed è questo stesso Spirito che non soltanto ci fa dono della fede e della speranza necessarie per vivere il tempo presente, ma ci esorta anche a sostenerci a vicenda su questo cammino: il cammino di conversione.
Ignace Berten, settembre 2018
[1] Ecco la definizione di omertà secondo la pagina francese di Wikipedia: «Omertà è un termine siciliano legato alla mafia. In generale, viene tradotto con legge del silenzio. La legge del silenzio è la regola tacita imposta dai mafiosi nell’attuazione delle loro imprese criminose. Tra le altre cose, comporta l’omissione di denuncia di reato e la falsa testimonianza. »
[2] In Australia, in alcune diocesi, il 15% dei sacerdoti, tra il 1950 e il 2010, si è macchiato di atti di pedofilia, mentre nell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, è chiamato in causa il 40% dei membri. Fino alla creazione della Commissione nazionale d’inchiesta nel 2013, la cui relazione è stata pubblicata a dicembre 2017, la Chiesa ha mantenuto il silenzio.
[3] Un rapporto commissionato nel 2014 dalla Conferenza episcopale tedesca e che doveva esserle presentato il 25 settembre è stato comunicato alla stampa il 12 settembre. Tale rapporto chiama in causa 1.670 membri del clero che hanno commesso abusi ai danni di 3.677 minori; secondo il rapporto, per decine di anni la Chiesa ha «distrutto o manipolato» numerosi documenti relativi a persone sospette e ha consapevolmente «minimizzato» la gravità e la portata dei fatti.
[4] Vedasi in proposito: Dall’abuso alla libertà. Derive settarie all’interno della Chiesa, a cura di Vincent Hanssens, Parigi, Mols, 2017, 319 p.
[5] Sono ovviamente molte le domande da porsi riguardo ai reati di pedofilia all’interno della Chiesa: come si giustifica una portata così ampia del fenomeno? Perché sono coinvolti così tanti sacerdoti, perlomeno in alcuni paesi e Stati, attualmente l’Australia, la Pennsylvania e la Germania in particolare? Perché, nei casi in cui il fenomeno è più diffuso, ad essere coinvolti sono soprattutto sacerdoti ormai morti o vicende cadute in prescrizione? Bisogna forse dedurne che prima di questi ultimi decenni documentati il fenomeno aveva una portata molto più ridotta o che a causa del silenzio non ci sono più testimoni? Ciò significa anche che questa pratica criminosa è realmente e fortemente diminuita nel periodo più recente? Di certo occorre tenere conto del fatto che la percezione criminosa della pedofilia è relativamente recente e che una certa forma di pederastia (in passato non si parlava di pedofilia) era accettata più o meno di buon grado nella società. Ma non sono competente a questo riguardo.
[6] Secondo la Commissione d’inchiesta in Australia, sono stati commessi abusi in quasi tutti i luoghi in cui risiedevano dei bambini o in cui i bambini partecipavano ad attività educative, ricreative, sportive, religiose o culturali.
[7] Nel prosieguo, riferendomi ai vescovi, vi includo anche la categoria dei superiori religiosi.
[8] In occasione del sinodo sulla famiglia è stata data la parola ad alcune coppie modello, ma non sono state invitate persone divorziate o risposate, anche se non si è mai smesso di parlarne per tutta la durata del sinodo; come pure si è parlato degli omosessuali, e marginalmente dell’unione omosessuale, argomento rapidamente escluso dai dibattiti, senza però invitare persone omosessuali, né a maggior ragione una coppia omosessuale, per ascoltare la loro esperienza di vita umana e la loro testimonianza di fede.