REGIONALIZZAZIONE CENTRI IMPIEGO DELLA LOMBARDIA

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Al Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana Prof. Giuseppe Conte

Al Vicepresidente del Consiglio Della Repubblica Italiana e Ministro del lavoro e delle politiche sociali On. Ministro Luigi Di Maio

Al Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana

Al Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia Alessandro Fermi

La legge 205/2017, Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018, ha previsto il trasferimento delle funzioni e del personale dei Centri per l’Impiego alle Regioni e Province Autonome dal 1 gennaio 2018 e ha dato tempo fino al 30 di giugno (fase transitoria) per gestire il passaggio. Le Regioni si sono mosse in tal senso scegliendo di assumersi direttamente in capo funzione e dipendenti oppure per il tramite di Agenzie Regionali già esistenti alla data del 31.12.2017.
Regione Lombardia, unica in Italia, interviene con un disegno di legge, che verrà portato in Consiglio per l’approvazione il prossimo 26 giugno, che disattende le disposizioni dello Stato, tiene per sé il ruolo di regia e programmazione mentre delega le funzioni gestionali relative ai procedimenti amministrativi connessi alla gestione dei Centri per l’Impiego alle Province e alla Città Metropolitana, lasciando il personale nei ruoli delle stesse.
Le conseguenze di questa scelta sono dirimenti nei confronti del personale e dei servizi erogati dai CPI:
- Il personale resterebbe inserito sul portale nazionale quale personale soprannumerario, non essendo una funzione fondamentale per le Province;
- Il personale a tempo determinato non potrebbe essere stabilizzato e condividerebbe la situazione di precarietà dei lavoratori precari delle Province;
- I vincoli delle Province in materia di assunzione non consentirebbero il potenziamento del personale dei CPI, oggetto di specifici finanziamenti nazionali, e nemmeno la sostituzione nei casi di maternità, aspettativa o malattia di lunga durata;
- Vengono soppressi gli organismi di rappresentanza territoriale provinciale che definivano le linee di intervento dei servizi per il lavoro sulla base dei bisogni rilevati nei territori;
- Regione, in virtù del suo ruolo di regia, può intervenire sul numero e sulla collocazione dei Centri per l’Impiego, con relativo spostamento del personale;
- Non potranno essere garantiti i servizi attualmente offerti dai Centri per l’Impiego, con impatti negativi nei confronti dell’utenza.
I lavoratori dei Centri per l’Impiego sono a conoscenza della campagna negativa e strumentale a livello nazionale nei propri confronti (“uffici che danno occupazione solo a chi ci lavora e non ai disoccupati” oppure “collocano solo il 3% dei disoccupati) e della scarsa informazione sulla qualità e sui risultati dei servizi erogati, nonostante l’impegno profuso sia nel luogo di lavoro sia nel tempo libero con un aggiornamento continuo.
I Centri per l’Impiego lombardi sono uffici certificati per la qualità e accreditati all’Albo Regionale degli Operatori Accreditati per il Lavoro non per diritto ma in virtù del rispetto degli stessi criteri e risultati di performance richiesti agli Operatori Privati.
La carenza di personale e di risorse per le spese di gestione non hanno impedito l’erogazione di servizi di qualità vicini ai cittadini, ma questa riforma decreterebbe la fine dei servizi pubblici per l’impiego.
E’ per questo che “i lavoratori dei Centri per l’Impiego chiedono a tutte le forze politiche, ai rappresentanti politici territoriali in Regione di farsi partecipi dei problemi evidenziati presso il Presidente e la Giunta Regionale, per la modifica del disegno di legge e l’inserimento negli organici regionali del personale dipendente, come fatto da tutte le altre Regioni italiane.”
Chiedono, altresì, ai rappresentanti politici eletti in Parlamento di farsi carico a livello nazionale della situazione di disparità che si verrebbe a realizzare in Lombardia con questa legge.



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