Una strada per Antonia

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La Cooperativa Lazzarelle, che lavora con una torrefazione nel carcere femminile di Pozzuoli un tempo Manicomio criminale, lancia una petizione per chiedere che venga dedicata ad Antonia Bernardini  una strada della città di Napoli, dove Antonia è morta.

A sostenere l’appello, che da questo momento sarà aperto a chi vorrà aderire, insieme alla figlia di Antonia Bernardini, 25 donne esponenti del mondo della società civile, dell’associazionismo e dei servizi della salute mentale, dell’università, dell’attivismo per i diritti umani e  dei movimenti femministi.

Chiediamo che l’amministrazione comunale accolga e sostenga questa iniziativa, dandole immediata concretezza. Dedicarle uno spazio pubblico non potrà ridare ad Antonia e a sua figlia quanto è stato loro strappato, ma potrà rappresentare un atto minimo di giustizia, servirà a fare memoria, restituirà a quella morte una goccia di splendore per provare a costruire possibilità di cura diverse, libere dalla violenza di pratiche che, come la contenzione ancora continuano drammaticamente a riprodursi.

«Ci legavano come Cristo in Croce. Per noi piangevano anche i mattoni». Sono le ultime parole pronunciate da Antonia Bernardini prima di morire, all’Ospedale Cardarelli, per le ustioni riportate a seguito dell’incendio del letto di contenzione, sul quale era legata da 43 giorni, del manicomio giudiziario di Pozzuoli, dove era internata da 15 mesi a seguito di un banale diverbio, in attesa di un processo che non si sarebbe mai svolto. A 45 anni di distanza da quella tragica vicenda, accuratamente ricostruita dal libro “Storia di Antonia. Viaggio al termine di un manicomio” (Dell’Aquila, Esposito).