Mai più bimbi nel pollaio

Il problema

Lettera aperta
Accorpate classi alla scuola d’Infanzia Giovine Italia in Via Montaldo, a Genova. La scuola dell’infanzia in Liguria è già in classi pollaio.

Il 12 giugno scorso noi genitori della scuola dell’infanzia Giovine Italia dell’I.C. Burlando di Genova abbiamo saputo che, per decisione dell’Ufficio Scolastico Regionale, una classe dell’infanzia del plesso di Via Montaldo, dal prossimo anno scolastico 2020/21, sarà soppressa e distribuita nelle altre tre classi.

Questo comporterà inevitabilmente tutta una serie di conseguenze molto gravi.

Innanzitutto, si avrà un aumento della concentrazione di bimbi per classe: avremo infatti due classi da 25/27 bambini ed una da 23/25 unità, nonostante la presenza di alunni diversamente abili. Ci troveremo quindi con tre classi sovraffollate in un momento di emergenza sanitaria in cui si parla di evitare le “classi pollaio” e di distanziare il più possibile gli alunni.

Ma si tratta di un problema che va al di là dell’emergenza Covid 19. Da dati ufficiali (fonte MIUR) emerge che la Liguria è in cima alla classifica nazionale per il sovraffollamento scolastico nelle scuole d’infanzia. Nelle scuole 3-6 anni liguri, infatti, la media di alunni per sezione è di 23,04 unità, contro un 21,56 del Piemonte, 21,46 del Veneto, 19,91 del Friuli, fino al 18,18 del Molise. E, se si tiene conto che le classi in cui ci siano bimbi con disabilità grave di regola non potrebbero contare più di 20 studenti, nelle aule senza alunni con disabilità la media sale ulteriormente!

E’ vero che la Liguria ha un forte indice di denatalità e che, probabilmente, nei prossimi anni gli studenti saranno sempre meno, ma i bambini ed i ragazzi di oggi hanno comunque diritto a classi vivibili. Almeno quanto gli studenti delle altre Regioni italiane.

Altro grave problema che consegue al provvedimento è la riduzione di personale scolastico. La decisone comporta infatti la perdita di un collaboratore scolastico e di ben tre insegnanti – una di sostegno qualificata e due di sezione (in quanto una esce dall’organico della scuola e una seconda viene trasferita nel plesso di Via Burlando). Avremo così una perdita, non solo di ‘manodopera’ ma soprattutto di competenze. La nostra è una scuola relativamente piccola, in cui il corpo docenti è molto affiatato. Ogni insegnante mette le proprie competenze a disposizione di tutti
i bambini, con tante attività interclasse mirate per fasce d’età. Il trasferimento anche di una sola docente comporterebbe inevitabilmente la perdita delle sue competenze e di conseguenza un impoverimento dell’offerta formativa. Per non parlare di relazioni umane.

In questo momento, l'unica cosa certa è il provvedimento dell'U.S.R.: un'ottantina di bambini stipati i 3 classi, 3 insegnanti ed 1 operatore scolastico in meno.

Come si fanno a distanziare gli alunni se ci sono meno insegnanti e bidelli?


Non sappiamo ancora se verrà implementato il personale per la ripartenza a settembre. Ad ogni modo, anziché concedere una quinta classe in più per gestire l'emergenza sanitaria, ci hanno sicuramente tolto una sezione per poi ridarcela – forse – in via temporanea. Praticamente si mantiene la stessa situazione di prima ma con insegnanti nuovi e supplenti, per poi trovarsi a riaffrontare il problema del sovraffollamento l’anno successivo. Oltre il danno, la beffa! E’ forse questo il modo di gestire seriamente l’emergenza sanitaria?

Perché togliere personale già inserito stabilmente nell’organico della scuola, che ha quindi già tessuto rapporti con colleghi, bimbi e genitori ed impostato un discorso didattico di qualità per poi sostituirlo con – si spera – almeno altrettanto personale temporaneo?


Perché non viene data la giusta importanza alla continuità didattica, per tutti i bimbi ed, in special modo, per gli alunni diversamente abili? Non sarebbe questo il ruolo della scuola?


Alla luce di tutte queste considerazioni, questo provvedimento dell’Ufficio Scolastico Regionale appare come un’opera di razionalizzazione delle risorse operata con la scure, unicamente nell’ottica del risparmio, senza tener conto delle reali esigenze dei bambini, della continuità formativa e della qualità dell’offerta didattica.

Non solo. Oltretutto, si tratta di un taglio compiuto su numeri presunti, perché com’è risaputo, in tutte le scuole dell’infanzia molte iscrizioni pervengono in ritardo, nel corso dell’estate. Nella nostra scuola, durante i mesi estivi, si iscrivono fino a dieci bimbi in più. Quest’anno, considerato il sovraffollamento delle nuove tre classi, potranno essere accettate iscrizioni tardive? O i ritardatari resteranno tagliati fuori? Anche questo, eventualmente, rappresenterà un grave disservizio per
bambini e famiglie che ne avrebbero bisogno e diritto.

Tutti i Paesi che credono nel futuro puntano sulla qualità dell’istruzione perché il futuro di una civiltà è rappresentato dalle nuove generazioni. Anche la nostra Italia dovrebbe credere di più nel futuro e puntare su una scuola che rappresenti un luogo di formazione seria. In quest’ottica, le decisioni di razionalizzazione delle risorse dovrebbero tener conto prima e soprattutto delle persone (sia alunni che insegnanti), poi dei numeri.

Piuttosto che i nuovi banchi monoposto di cui tanto si parla e tante belle dichiarazioni ufficiali, servirebbe un’attenzione vera e concreta ai problemi reali, per mettere gli insegnanti in condizione di far bene il loro lavoro.

Scriviamo questa lettera aperta, sottoscritta da tutti coloro che condividono, per far conoscere un problema che ci riguarda tutti, confidando che le istituzioni – a tutti i livelli - si impegnino concretamente per concorrere a realizzare una scuola di qualità.

I genitori della Scuola dell’Infanzia Giovine Italia

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Maria GiardinaPromotore della petizione
Questa petizione aveva 521 sostenitori

Il problema

Lettera aperta
Accorpate classi alla scuola d’Infanzia Giovine Italia in Via Montaldo, a Genova. La scuola dell’infanzia in Liguria è già in classi pollaio.

Il 12 giugno scorso noi genitori della scuola dell’infanzia Giovine Italia dell’I.C. Burlando di Genova abbiamo saputo che, per decisione dell’Ufficio Scolastico Regionale, una classe dell’infanzia del plesso di Via Montaldo, dal prossimo anno scolastico 2020/21, sarà soppressa e distribuita nelle altre tre classi.

Questo comporterà inevitabilmente tutta una serie di conseguenze molto gravi.

Innanzitutto, si avrà un aumento della concentrazione di bimbi per classe: avremo infatti due classi da 25/27 bambini ed una da 23/25 unità, nonostante la presenza di alunni diversamente abili. Ci troveremo quindi con tre classi sovraffollate in un momento di emergenza sanitaria in cui si parla di evitare le “classi pollaio” e di distanziare il più possibile gli alunni.

Ma si tratta di un problema che va al di là dell’emergenza Covid 19. Da dati ufficiali (fonte MIUR) emerge che la Liguria è in cima alla classifica nazionale per il sovraffollamento scolastico nelle scuole d’infanzia. Nelle scuole 3-6 anni liguri, infatti, la media di alunni per sezione è di 23,04 unità, contro un 21,56 del Piemonte, 21,46 del Veneto, 19,91 del Friuli, fino al 18,18 del Molise. E, se si tiene conto che le classi in cui ci siano bimbi con disabilità grave di regola non potrebbero contare più di 20 studenti, nelle aule senza alunni con disabilità la media sale ulteriormente!

E’ vero che la Liguria ha un forte indice di denatalità e che, probabilmente, nei prossimi anni gli studenti saranno sempre meno, ma i bambini ed i ragazzi di oggi hanno comunque diritto a classi vivibili. Almeno quanto gli studenti delle altre Regioni italiane.

Altro grave problema che consegue al provvedimento è la riduzione di personale scolastico. La decisone comporta infatti la perdita di un collaboratore scolastico e di ben tre insegnanti – una di sostegno qualificata e due di sezione (in quanto una esce dall’organico della scuola e una seconda viene trasferita nel plesso di Via Burlando). Avremo così una perdita, non solo di ‘manodopera’ ma soprattutto di competenze. La nostra è una scuola relativamente piccola, in cui il corpo docenti è molto affiatato. Ogni insegnante mette le proprie competenze a disposizione di tutti
i bambini, con tante attività interclasse mirate per fasce d’età. Il trasferimento anche di una sola docente comporterebbe inevitabilmente la perdita delle sue competenze e di conseguenza un impoverimento dell’offerta formativa. Per non parlare di relazioni umane.

In questo momento, l'unica cosa certa è il provvedimento dell'U.S.R.: un'ottantina di bambini stipati i 3 classi, 3 insegnanti ed 1 operatore scolastico in meno.

Come si fanno a distanziare gli alunni se ci sono meno insegnanti e bidelli?


Non sappiamo ancora se verrà implementato il personale per la ripartenza a settembre. Ad ogni modo, anziché concedere una quinta classe in più per gestire l'emergenza sanitaria, ci hanno sicuramente tolto una sezione per poi ridarcela – forse – in via temporanea. Praticamente si mantiene la stessa situazione di prima ma con insegnanti nuovi e supplenti, per poi trovarsi a riaffrontare il problema del sovraffollamento l’anno successivo. Oltre il danno, la beffa! E’ forse questo il modo di gestire seriamente l’emergenza sanitaria?

Perché togliere personale già inserito stabilmente nell’organico della scuola, che ha quindi già tessuto rapporti con colleghi, bimbi e genitori ed impostato un discorso didattico di qualità per poi sostituirlo con – si spera – almeno altrettanto personale temporaneo?


Perché non viene data la giusta importanza alla continuità didattica, per tutti i bimbi ed, in special modo, per gli alunni diversamente abili? Non sarebbe questo il ruolo della scuola?


Alla luce di tutte queste considerazioni, questo provvedimento dell’Ufficio Scolastico Regionale appare come un’opera di razionalizzazione delle risorse operata con la scure, unicamente nell’ottica del risparmio, senza tener conto delle reali esigenze dei bambini, della continuità formativa e della qualità dell’offerta didattica.

Non solo. Oltretutto, si tratta di un taglio compiuto su numeri presunti, perché com’è risaputo, in tutte le scuole dell’infanzia molte iscrizioni pervengono in ritardo, nel corso dell’estate. Nella nostra scuola, durante i mesi estivi, si iscrivono fino a dieci bimbi in più. Quest’anno, considerato il sovraffollamento delle nuove tre classi, potranno essere accettate iscrizioni tardive? O i ritardatari resteranno tagliati fuori? Anche questo, eventualmente, rappresenterà un grave disservizio per
bambini e famiglie che ne avrebbero bisogno e diritto.

Tutti i Paesi che credono nel futuro puntano sulla qualità dell’istruzione perché il futuro di una civiltà è rappresentato dalle nuove generazioni. Anche la nostra Italia dovrebbe credere di più nel futuro e puntare su una scuola che rappresenti un luogo di formazione seria. In quest’ottica, le decisioni di razionalizzazione delle risorse dovrebbero tener conto prima e soprattutto delle persone (sia alunni che insegnanti), poi dei numeri.

Piuttosto che i nuovi banchi monoposto di cui tanto si parla e tante belle dichiarazioni ufficiali, servirebbe un’attenzione vera e concreta ai problemi reali, per mettere gli insegnanti in condizione di far bene il loro lavoro.

Scriviamo questa lettera aperta, sottoscritta da tutti coloro che condividono, per far conoscere un problema che ci riguarda tutti, confidando che le istituzioni – a tutti i livelli - si impegnino concretamente per concorrere a realizzare una scuola di qualità.

I genitori della Scuola dell’Infanzia Giovine Italia

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Maria GiardinaPromotore della petizione

I decisori

Patrizio Bianchi
Patrizio Bianchi
Ministro dell'Istruzione
Ilaria Cavo
Ilaria Cavo
Barbara Grosso
Barbara Grosso
roberto d'avolio
roberto d'avolio
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Petizione creata in data 10 agosto 2020