Petition updateLo Stato italiano riconosca Fibromialgia, ME, MCS e Ehs come malattie invalidantiIL MIO COMPAGNO DOLORE Raramente si trova una così dettagliata testimonianza di come si vive con la Fibromialgia.
Morena PantaloneItaly
May 14, 2015
Sono stata neonata e poi infante ma di questi anni non rimane memoria in me in quanto al dolore, i primi ricordi risalgono a quando avevo forse 6\7 anni. Al ritorno da scuola mi lamentavo che mi facevano male le spalle, probabilmente per la posizione tenuta nel banchino e la mia denuncia deve essere stata ripetuta molte volte perché ricordo che alle elementari mi furono fatte per tre anni consecutivi le lastre ai polmoni certo per la paura della tbc ma il risultato negativo, sentenziò e avvalorò negli anni la sentenza senza appello.....ero gelosa di mia sorella minore e mi lamentavo per attirare l'attenzione su di me. Con il passare degli anni ricordo che la mia vita è stata tutta una corsa in salita. Correvo certo! saltavo certo! Giocavo certo! Ma non avevo l'energia di mia sorella, né la sua resistenza, né la sua intraprendenza e se lei faceva cento, io mi dovevo fermare molto prima. Questo ha confermato la diagnosi precedente, con l'aggiunta dell'aggravante di essere svogliata, pigra, “bighellona” ...una buona a nulla marchiata a vita con l'aggravante di continue conferme che il tempo non smentiva mai. Il mio orgoglio e la mia grande tenacia mi portavano a impegnarmi sempre oltre i miei limiti, ma per quanto facessi per quanto stringessi i denti, non raggiungevo mai la perfezione che era attribuita a mia sorella. Crescendo nessuno del mio mondo ha mai cambiato il proprio giudizio, non ne avevano motivo, era un giudizio definitivo consolidato dall'esperienza, era un punto fermo come lo erano per me i dolori alle gambe, la fatica enorme che facevo per fare tutto quello che agli altri veniva così naturale. Quelle scale che portavano in classe alle scuole medie che i miei compagni salivano di corsa, come erano faticose anche se non correvo! Ma per non essere presa in giro dovevo correre pure io.....lo facevo, ma non bastava mai, ero derisa ugualmente perché nella mia vita di tutti i giorni, non c'erano solo le scale, c'era tutto il resto......quanta fatica . Con la maggiore età le cose peggiorarono. Verso i venti anni rimasi letteralmente inchiodata in tutto il corpo. Per una decina di giorni non fui in grado di vestirmi, spogliarmi, guidare ecc.. riuscivo a camminare tutta intirizzita per pochi passi, solo dopo che qualcuno mi aveva aiutato ad alzarmi e a mantenere l'equilibrio. Della mia gioventù ricordo la profonda fatica a mantenermi “all'altezza” degli altri, c'era sempre in me questa esigenza vitale ma la giovinezza ha cancellato molti ricordi negativi. Di quel periodo ricordo solo che i dolori cambiavano di sede e di intensità con grande fantasia. C'erano giorni in cui non potevo usare il polso destro tanto era lancinante piegarlo leggermente, altri in cui la stessa sorte toccava a una caviglia, a una spalla, al polso sinistro a un ginocchio...ero giovane ci scherzavo, li chiamavo dolori transumanti. A 24 anni cominciai ad avere dei giramenti di testa soprattutto la mattina. Soffrivo di pressione molto bassa e avevo un perenne senso di vertigine di nausea e di mancamento che mi rendeva la vita faticosa e triste. Ma la vita bisogna pure viverla e poi c'erano la casa da mandare avanti, il figlio, il lavoro, la spesa, le faccende .... quanta fatica. Ero sempre più stordita la sensazione di sbandamento era così forte che certe volte non ero in grado di attraversare il giardino, ma dovevo camminare rasente i muri e appoggiandomi ad essi. Anche in casa spesso camminavo appoggiandomi ai muri e ai mobili, lentamente e trascinando i piedi. Se mi mettevo seduta, il mio corpo si rattrappiva talmente in quella posizione che non potevo alzarmi senza essere aiutata a farlo e se la notte nel sonno mi capitava di mettermi con la pancia sotto, rimanevo inchiodata e al primo movimento mi svegliavo urlando dai dolori. Mio marito si doveva mettere in ginocchio nel letto e girarmi lentamente, muovendomi piano piano ogni muscolo fra indicibili sofferenze e urli di grande dolore. C'erano dei giorni, non sempre per fortuna, in cui anche il mio cervello sembrava funzionare al rallentatore. Quando avevo la necessità di afferrare un oggetto, dovevo compiere uno sforzo atroce per muovere il braccio, sembrava che ci fosse un interruzione nella linea di comando. Guardavo il braccio che non si muoveva e aspettavo il compiersi di quel gesto che intendevo fare che arrivava lento, spaventosamente doloroso e faticoso. Fra il pensare una cosa e l'essere in grado di esprimerla era in quelle condizioni quasi impossibile, eppure il pranzo doveva essere messo in tavola, il bambino cambiato...........e il lavoro? Tutto per puro sforzo di volontà! Solo volontà pura! Cominciai a cercare sollievo dai medici, ma questi che altro potevano dirmi se non che avevo un esaurimento nervoso? E io come potevo dirgli che non era vero? Stavo male desideravo solo stare meglio, qualsiasi fosse il nome del mio malessere. Quando avevo circa 26/27 anni, a causa del giramento di testa, fu interpellato un otorino di grido (adesso è primario) che mi impasticcava senza ottenere risultai. Fra una visita e l'altra tutte a pagamento passarono un paio di anni e i giramenti di testa c'erano sempre insieme ad altri sintomi, certo effetti collaterali delle cure. L'otorino mi fece portare il collare rigido e le cose peggiorarono molto ma lui non ci credeva e io lo portai ubbidiente come al solito per un bel pezzo, ma la mia stupidità sia pure dopo due anni, ebbe un sussulto di ripensamento e a una nuova visita mi ribellai chiedendogli spiegazioni del perché un otorino si permettesse di curarmi con psicofarmaci e solo con quelli. Lui disse che per sua convinzione io non avevo nulla agli orecchi e che quella era la cura giusta. Pretesi di essere ricoverata perché volevo che la cosa fosse accertata da esami clinici e lui forse impaurito dal fatto che aveva giocato al neurologo e a pagamento per giunta, mi ricoverò e fu diagnosticato un nistalmo di origine cervicale. Non so ancora cosa volesse dire, ma lui elegantemente si defilò elargendo scuse e mi consigliò di andare da un ginecologo per escludere non so quali complicanze e da un suo amico dentista per escludere problemi anche in quel versante. Dovevo stare proprio male per obbedirgli, fatto sta che il ginecologo mi dichiarò a posto e il dentista diagnosticò che avevo il dente del giudizio non nato cioè occluso ancora dentro la gengiva. Le lastre dimostravano che era messo di traverso con le radici che poggiavano a suo giudizio non so su quale nervo e che era “certamente” quella la causa del giramento di testa. Mi dette un appuntamento per toglierlo e quando con grande paura mi recai per l'estrazione lui scherzando dichiarò che se non mi faceva male, “non poteva” essere il dente la causa del giramento di testa e tutto allegro propose l'estrazione di un dente devitalizzato. Protestai dicendo che gli avevo detto che il dente non nato non mi aveva mai dato problemi e che lui aveva insistito....ma lui la mandò sullo scherzo e.....mi tolse il mio bel dente devitalizzato . Mi fa male pensare a quanto stessi male e a quanto fossero ottenebrata la mia volontà, per soggiacere a tanti soprusi. Fra il ricovero e le traversie varie mandai un certificato di una ventina di giorni forse più e quando nonostante le grandi sofferenze tornai a lavoro, fui licenziata dicendo che alla ditta non rendevo. Non so come capitai nelle mani di un neurologo che cominciò a curarmi e al giramento di testa che veniva certo curato con psicofarmaci, presto si aggiunse la nausea che fu curata con altre medicine, poi la gastrite, poi la colite spaventosa, poi...poi....ad ogni sintomo una nuova pasticca. Arrivarono a darmi ventuno (21) pasticche una puntura e una supposta al giorno! Mi accorsi di essere intossicata dai farmaci perché all'avvicinarsi dell'orario delle pasticche incominciarono a venirmi crampi e coliche di stomaco....mi resi conto che se mandavo giù qualsiasi farmaco, anche un collirio, le coliche spaventose, miracolosamente sparivano. Chiesi (adesso lo denuncerei) o meglio supplicai il neurologo che mi aveva ridotto in quello stato di ricoverarmi per disintossicarmi e alla sua proposta di raddoppiare le dosi dei medicinali, scappai dal suo studio.........e mi disintossicai da sola. Buttai via tutto d'un colpo tutte le medicine e ho passato il più brutto periodo della mia vita, in cui il giorno dovevo far andare avanti la mia esistenza, quella di mio figlio e di mio marito, in mezzo ad atroci sofferenze a cui si aggiungevano le crisi di astinenza da farmaci e la notte per resistere alla tentazione di non prendere nessuna pasticca, dalla sofferenza, spesso mi rotolavo per terra sulla moquette in camera del bambino che avevo messo nel lettone al mio posto. Ho passato venti anni in una fabbrica in cui vigeva il lavoro a cottimo, quanta fatica per tutti, quanta in più per me. Mi sono sudata ogni momento passato fra le sue mura, ma forse non è giusto che io dica così, perché in realtà mi sono sudata ogni istante della mia vita non solo di quella lavorativa. Ricordo alcune mattine in cui il dolore alle gambe era talmente forte che per andare a lavorare non riuscivo ad alzare la gamba destra per cambiare la marcia e mi aiutavo con le mani per alzarla dal pedale con le lacrime che mi scendevano da sole in previsione di quella che sarebbe stata la mia giornata..........ed erano appena le sei del mattino. Giornata che poi del resto, sarebbe stata esattamente uguale alle altre che l'avevano preceduta e a quelle che l'avrebbero seguita negli anni. Ma a dire la verità erano uguali in quanto a dolore, ma il dolore non era mai lo stesso, la sofferenza cambiava e gli organi interessati erano sempre diversi: certo non mi sono mai annoiata neppure con la sofferenza. Mi ricordo in particolare quando improvvisamente la pancia che era sempre dolorante e affetta da colite, iniziava a far male molto forte e a gonfiarsi come un pallone raggiungendo nel giro di poche ore dimensioni spaventose con nausea e dolori indicibili. Gli altri dolori in giro per il corpo, erano talmente parte di me che non li saprei specificare meglio. Nel 1987 ebbi la mia prima diagnosi di FIBROMIALGIA e il dottore che l'aveva diagnosticata, mi segnò del Samir, e delle vitamine ma secondo lui la cura più efficace era di andare a fare delle belle girate in bicicletta non tanto per l'esercizio fisico, ma per lo svago. Il mio medico minimizzava la mia sofferenza ed io capivo benissimo che mi considerava una malata immaginaria isterica e per salvarsi dalle mie lamentazioni, mi fece ricoverare a Pisa in medicina generale. Ricordo che in una visita mi chiesero di chinarmi. Non ne ero capace, ero intorno ai trenta anni e non ero in grado di piegare le gambe e tanto meno rialzarmi nel caso lo avessi fatto. Uscii dall'ospedale con la conferma della diagnosi di FIBROMIALGIA con la specificazione di normo-calcemica. Cioè non avevo nulla come si premurò di dirmi in malo modo una infermiera invitandomi ad andare a casa a occuparmi di mio figlio. Nel 1991 fui ricoverata a Calambrone per escludere un iper-paratiroidismo e anche in quella occasione fu confermata la diagnosi precedente, non senza farmi prima passare una visita psichiatrica e nella mia cartella fu scritto che non ero collaborativa e lamentavo dolori che non sapevo spiegare neppure io, quindi non ero affidabile. Mi riportai a casa la mia diagnosi di fibromialgia con il numero di telefono del Prof Cornelio primario dell'istituto Besta di Milano. Andai a Milano e il professore mi fece delle analisi del sangue personalmente. Il tutto a pagamento naturalmente e oltre a prendermi un mucchio di soldi mi scaricò quasi con fastidio, ma mi segnò una medicina il cui nome ho ricordato per anni che mi causò quasi una emorragia a tutte le mucose del corpo, bocca, vagina ecc. mi sono salvata di nuovo da sola quando guardando allo specchio la lingua che stava iniziando a sanguinare da tutti i pori, interruppi la cura e questo fu la mia salvezza. Salvezza dagli effetti collaterali del farmaco, ma non certo dai dolori che non mi hanno mai, mai abbandonato. Altri e tanti dottori hanno passeggiato sulla mia dignità con disinvoltura e senza rimorso. Sono stata per alcuni anni in cura presso il centro di reumatologia dell'ospedale di Pisa che ha una sezione specializzata per la cura della fibromialgia, ma le cure erano quasi tutte a base di psicofarmaci e io avevo sviluppato una sensibilità a capire che i disturbi aggiuntivi che si sommavano al mio corpo già martoriato erano gli effetti collaterali dei farmaci che mi propinavano. Questo non è stato neppure un vantaggio per me, perché quei medici non accettavano che io dicessi loro che le loro preziose medicine mi facevano male. Ma un medico mi impose di andare in palestra. Il mio corpo era così rattrappito che bastava rimanessi ferma in una posizione anche solo per pochi istanti che dopo non riuscivo più a muovermi da sola. Ricordo la mia mano che assumeva la posizione “ad ostetrico” appena la lasciavo ferma pochi minuti. Andare in palestra all'inizio è stata maledettamente dura, nessuno, nessuno può immaginare quanto. Ho versato sudore e sangue, ma incominciai a stare meglio! Non che non avessi più dolori, quello no, ma imparai a capire che dovevo muovermi, lentamente senza sforzarmi ma dovevo tenere i miei muscoli in movimento. Risale a quei tempi il mio ultimo film visto seduta comodamente sul divano come tutti i comuni mortali. Quante cose si è portata via la fibromialgia. Nella mia vita sono passata da momenti in cui mi affidavo solo a me stessa per recuperare un equilibrio e una dignità che i dottori con le loro medicine mi toglievano, ad altri in cui dopo lunghi periodi di assoluta assenza di cure, la disperazione era tale e tanta che mi veniva il desiderio di provarci di nuovo, di aggrapparmi di nuovo ad una speranza. Per questo motivo passai una visita da uno specialista che mi ricoverò presso il centro di malattie Neuromuscolari dell'università di Firenze, ma anche lì dove erano abituati a tante malattie gravi che trattano quotidianamente, mi sentii trattata con superficialità e dopo una biopsia alla ricerca di miopatie, fui dimessa con la mia diagnosi di fibromialgia.................. cioè di nuovo non avevo nulla! Era il 1995. Anche loro mi riempirono di medicine anche quelle mi facevano male, stavo sempre peggio. Una sera in seguito ad un dolore spaventoso al torace che mi impediva quasi di respirare con il rattrappimento del braccio sinistro fui portata al pronto soccorso per fare gli accertamenti ed escludere un eventuale infarto. Per fortuna non c'èra e fui rimandata a casa. Dei dolori nessuno se ne preoccupò e come dargli torto, io stessa ho passato la vita a far finta che non ci fossero. Con il senno del poi, sono arrivata a capire che quei dolori al torace e quella quasi paralisi del braccio sinistro che mi portò al pronto soccorso, erano dovuti ad una nuotata in piscina fatta a dorso “doppio” cioè con tutte e due le braccia mosse contemporaneamente che mi aveva portato ad usare muscoli che non avevo mai usato e che si erano vendicati. Si perché sempre per fare movimento e muovermi in modo dolce, verso i cinquanta anni decisi di imparare a nuotare. In autunno dovevo abbandonare l'acqua perché l'abbassarsi della sua temperatura mi portava continui crampi e ricordo lo stupore della prima volta che tornai in piscina a primavera, quando uscendo dall'acqua, salendo la scaletta, mi sentii oppressa da una sensazione di pesantezza e di dolore che crescevano ad ogni scalino. Era il mio compagno dolore che ad ogni scalino prendeva di nuovo possesso di me con tutta la sua pesantezza. Adesso è tanto che non posso più andare, la Fibromialgia, mi ha reso quasi un invalida. L'ultimo medico che può raccontare con sua soddisfazione di aver spillato i miei soldi (all'inizio) e soprattutto la mia fiducia è stata una neurologa di xxxx a cui mi ero rivolta nella disperazione nel 2003/4 dopo anni senza nessuna cura in un momento in cui proprio non ce la facevo più a sopportare i dolori. Mi rivolsi a lei con una montagna di fogli e certificati di battaglie perse ormai lontane nel tempo e lei mi assicurò che mi averebbe tolto i miei dolori. “Glieli tolgo signora abbia fiducia”! Non volevo crederle ma lei me lo ripeté in tutti i modi e molte volte. Incominciò di nuovo la litania degli psicofarmaci che mi toglievano lucidità, capacità intellettive e tante altre cose. L'unica cosa che facevano era quella di lasciare i dolori al loro posto. Quando le dicevo che il farmaco mi dava un certo effetto collaterale, lei mi guardava perplessa e mi chiedeva di prenderlo ugualmente per un certo periodo perché su gli altri suoi pazienti funzionava ecc. sono stata ligia alle sue prescrizioni per due anni abbondanti. Stavo sempre peggio. I dolori erano tutti al loro posto e in più erano accompagnati da sintomi nuovi e spaventosi che non mi rendevano più autosufficiente. Ero ridotta talmente male che all'ultimo appuntamento mi ci portarono sostenendomi fisicamente mio marito e mio figlio ormai trentenne. Quando mi vide, senza neppure avvicinarsi, la grande dottoressa dichiarò che ormai lei non ci poteva fare più niente e che a questo punto mi ci voleva uno psichiatra. Dal profondo dello stordimento causato dalla mia sofferenza, gli rinfacciai la sua sicurezza di togliermi i dolori e gli chiesi perché avesse fatto una simile promessa. Perché credevo che “lei signora collaborasse” fu la sua risposta. Quanta boria nella sua stupidità. Ma sono rosa da un dubbio! Non so quale collaborazione avrei dovuto darle oltre che seguire le sue ricette alla lettera. Ma dicono che il mondo è tondo, quando la incontrerò sulla mia strada, voglio proprio chiederglielo. Si ricorderà di me? Dovrebbe, mi rese invalida con le sue “cure” oltre ad avermi ferito profondamente e ucciso la fiducia che gli avevo dato. Non scrivo il suo nome solo per rispetto della mia dignità, non certo della sua. Che pazzia ma andai pure dalla sua amica psichiatra di cui mi aveva dato il numero di telefono ecc. Questa dopo avermi brevemente ascoltata mi prescrisse una nuova cura, ma le sue medicine nel giro di dieci giorni mi stavano ammazzando dato che avevano effetti collaterali spaventosi e alla fine disperata smisi di prenderle.....ma lo feci senza scalarle come invece bisogna fare con simili veleni che uccidono non solo il corpo ma anche l'anima delle persone. Il risultato è in un referto medico del pronto soccorso dove fui portata perché se il prendere i farmaci mi faceva male, il non averli presi ha rischiato di farmi morire o almeno così a me sembrava. Altra visita psichiatrica al pronto soccorso e in effetti lo specialista ammise che la cessazione improvvisa di quei farmaci poteva dare i sintomi che io avevo, però.....il dubbio che io sia una malata psichiatrica rimase nell'aria e nel loro computer. Ciascun medico che mi ha vista, mi ha guardata solo per la parte della sua specializzazione e questo credo sia un grosso errore. C'è stato l'ortopedico che interpellato per un dolore lancinante al ginocchio durato mesi e mesi che non mi faceva camminare, voleva operare non so quale muscolo o legamento e garantiva che così avrei risolto i dolori anche delle anche e di tutte e due le gambe. Ma l'ha sparata troppo grossa e non gli ho creduto. Una volta fu il turno dell'endocrinologo consigliato da non so chi, che mi portò avanti per mesi e mesi, con problemi che si aggiungevano alla mia pur magra vita. Della sua ora profumatamente pagata ne passava oltre la metà ad auto-incensarsi per farmi sapere come era bravo lui, raccontando i suoi casi risolti e attardandosi sulla gratitudine della moglie del dottor Tizio e quella dell'avvocato Caio. Gli ultimi venti minuti li passava a scrivermi analisi e medicine. Mi faceva fare le analisi contemporaneamente in tre ambulatori diversi......prima senza terapia, poi dieci giorni di calcio poi di nuovo analisi... poi tre giorni con questo, poi analisi............ poi...... poi........ arrivai a spendere un milione di soli tiket. Mi voleva fare un ciclo di flebo di calcio bisettimanali, ma mi rifiutai dato che l'unico risultato che avevo avuto con le sue cure furono coliche di reni per la renella formatasi dal troppo calcio che mi aveva fatto ingurgitare e altri problemi spaventosi (che non ricordo) che le sue cure mi avevano procurato. Nessuno osi affermare che nella mia situazione avrebbe fatto.... o avrebbe detto....! Ci sono cose che meritano solo rispetto e questi miei ricordi sono fra quelle cose perché anche se ho commesso molti errori questo è quello che sono riuscita a fare nella mia vita con un compagno dolore che non mi ha mai abbandonato. Quanto dolore nella mia vita! Che compagno difficile ed esigente ho avuto accanto ogni giorno! Da quella volta che finii all'ospedale per aver tolto i farmaci, non ho più preso medicine sopportando i dolori e facendo una vita incredibilmente disumana. Ricordo che per un paio di anni o forse più ho pure avuto dei grossi problemi di laringo spasmo. Dei momenti cioè in cui il canale della respirazione si chiudeva improvvisamente rendendo la respirazione molto difficile e in quel momento impossibile....... quanto è stato difficile in quei momenti improvvisi imparare a controllare il panico di affogare e reagire con calma aspettando che il tutto passasse..... Poi oltre ai dolori si era sviluppata la sindrome della stanchezza cronica. Devo dire che la stanchezza ha sempre fatto parte della mia vita, ma quella stanchezza che è venuta negli ultimi anni era davvero qualcosa di diverso. Molto più profonda, immotivata, presente anche a riposo e talmente invalidante che solo il pensiero di dovermi alzare dal letto la mattina, attivarmi per iniziare una piccola faccenda, o per bere un bicchiere d'acqua, mi faceva venire le lacrime agli occhi. Eppure dovevo farlo, non avevo nessuno che lo facesse per me, avevo la famiglia e il lavoro da mandare avanti................. quanto è stata dura la mia vita! Circa un anno fa la mia dottoressa, mi ha proposto di prendere un nuovo farmaco, un antidolorifico di nuova generazione che gli era appena stato presentato. Ho accettato con entusiasmo e sin dalla prima pasticca ho sentito un forte miglioramento dei dolori e della stanchezza. Purtroppo come tutti i farmaci mi ha dato assuefazione e presto ho dovuto raddoppiare la dose e adesso sono a 4 pasticche al giorno che stano diminuendo la loro efficacia e non intendo aumentare. Ma anche se non abbatte tutti i dolori, la stanchezza cronica non è più tornata nella forma spaventosa che dicevo e per questo motivo continuo a prenderle. Come effetto collaterale, purtroppo provoca stitichezza e accentua moltissimo la difficoltà a dormire che già la fibromialgia regala. QUESTE ERANO LE MIE CONDIZIONI a Luglio 2009 · Insonnia pressoché totale, riuscivo a dormire solo un ora per notte forse due con grossissime difficoltà a prendere sonno. · Se mi capitava di muovermi nel sonno immancabilmente mi svegliavo sopraffatta dai dolori che mi facevano lanciare piccoli urli involontari. · Mi capitava di sentire i pettorali che si muovevano involontariamente a contatto del materasso. Negli anni questo mi è capitato varie volte in parti diverse del corpo e sentire i mie muscoli che si muovevano da soli come i tasti di un pianoforte, era una sensazione veramente strana. Mi è capitato ad un braccio, ad una mascella, alle spalle e ai pettorali. · All'interno dei muscoli sentivo come un formicolio e un pizzicore doloroso, spesso accompagnato da una sensazione di bruciore tipo quello provocato da un disinfettante passato su una ferita. · Ultimamente verso le tre mi svegliavo e un ansia mi prendeva in tutto il corpo con forti palpitazioni che mi costringevano ad alzarmi senza più poter tornare a letto. · Dopo poco che ero sdraiata nel letto, le mie gambe iniziavano a muoversi in maniera spasmodica e non potevo tenerle ferme. Sindrome delle gambe senza riposo aveva sentenziato il mio medico. In alcune occasioni questi sintomi sono stati veramente importanti e hanno coinvolto anche gli arti superiori. · Quando ero nel letto avevo sempre un fondo di mal di testa che si attenuava con gli antidolorifici che prendevo appena alzata. · · Il dolore tipo sciatica della gamba destra era molto, MOLTO forte. Tutta la gamba risultava legnosa e dolente più dell'altra soprattutto la parte esterna. Nella natica avevo un dolore fisso molto forte come un chiodo e dal ginocchio alla caviglia, esternamente, c'era un dolore-fastidio-intorpidimento che rendeva la parte diversa da tutto il resto del corpo. Questo notte e giorno. · Appena sveglia mi trovavo immancabilmente le tre dita della mano destra “morte”talmente intorpidite, senza sensibilità quasi paralizzate insieme a tutta la fascia interna del braccio fino alla spalla. Tale sensazione si attenuava con il movimento e il massaggio lento e ripetuto a lungo, ma non spariva mai del tutto. · Dopo essermi alzata ero uno straccio e ci voleva molto tempo per poter svolgere la minima attività e dopo aver sciolto un po' i muscoli le cose miglioravano un po', ma rimanevo sempre uno straccio. · La testa era talmente confusa che quando ero stanca avevo spesso difficoltà a mettere insieme le parole giuste per esprimere un pensiero perché proprio non venivano. · La vista mi era molto calata soprattutto al mattino appena sveglia e quando ero molto stanca gli occhiali che porto regolarmente non mi funzionavano bene, anzi sembravano quelli di un altra persona. · Se andavo al mercato per distrarmi, dopo un po che passeggiavo, la stanchezza mi prendeva così forte che per tornare alla macchina, avevo difficoltà a tirarmi dietro le gambe che sembravano rifiutarsi di obbedire. E ultimamente quando ero stanca la mia persona si inclinava tutta dalla parte sinistra, non riuscivo a tenere bene l'equilibrio e camminavo con le braccia pendule lungo i fianchi, barcollando come una ubriaca. · Quando ero in quelle condizioni mi girava la testa molto più forte del solito ed ero presa da una nausea molto fastidiosa. · Naturalmente le mie facoltà mentali erano talmente rallentate che il guidare la macchina per tornare a casa era una grossa scommessa. · Le mani erano doloranti e ipersensibili. Avevo l'abitudine di massaggiarle continuamente, per la fastidiosissima e dolorosa sensazione di avere le dita di tutte e due le mani infilate in una spina della corrente elettrica. · Mi era impossibile tollerare l'acqua fredda con le mani. Lavare una insalata era impossibile, perché il freddo mi causava dolori lancinanti fino alle spalle per alcuni minuti, che mi costringevano a chinarmi in due con le mani sotto le ascelle fino al ristabilimento dei normali dolori di tutti i giorni. · Il mio corpo era talmente teso che avevo la sensazione di essere una corda di chitarra che vibrava a lungo dopo essere stata pizzicata dal musicista. In me c'è sempre stata una vibrazione dolorosa in ogni minimo muscolo compresi quelli delle mascelle, naturalmente alcune volte meglio, altre peggio, alcune volte era peggio da una parte, altre volte da un altra ma sempre sempre un dolore indicibile, sordo, profondo............ non amico. · Certi giorni era molto doloroso respirare, il petto e il collo tiravano così tanto che sembravano esserci dei pesi invisibili attaccati ai seni. Respiravo molto superficialmente per provare meno dolore. Anche le spalle e il collo producevano la stessa sensazione. 5 Agosto 2009 Rita Giannini
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