

Liberi e Uguali: Manifesto per una società giusta.
Il problema
Appello agli Uomini Liberi
Viviamo un tempo nel quale la politica sembra avere smarrito il proprio significato originario. Da strumento di organizzazione della convivenza civile e di tutela del bene comune, essa appare sempre più piegata alla difesa di interessi economici particolari, alla ricerca del consenso immediato, alla costruzione di paure utili a consolidare poteri e privilegi. La sicurezza sociale viene spesso evocata non come garanzia di diritti per tutti, ma come protezione di interessi di parte, come difesa egoistica del proprio spazio contro il diverso, il fragile, il dissenziente. In questo scenario cresce una deriva individualista che svuota il senso della comunità e riduce l’essere umano a consumatore, produttore o semplice ingranaggio economico. L’indifferenza verso tale processo rappresenta oggi uno dei pericoli più grandi per la democrazia. Restare immobili davanti all’erosione dei diritti significa incoraggiare l’egoismo, svilire la capacità di indignarsi e accettare lentamente il disgregarsi del legame sociale. E quando una società perde il senso della solidarietà, quando smette di riconoscersi come comunità storicamente organizzata per il bene di tutti, si avvicina al baratro della propria dissoluzione morale e civile. Per questo è necessario rivolgere un appello agli uomini liberi. Liberi non perché chiusi nell’autosufficienza individuale, ma perché consapevoli che la libertà autentica non può esistere senza la libertà degli altri. La libertà individuale, infatti, trova il proprio compimento solo quando diventa mezzo e fine della libertà collettiva. Essere uomini liberi oggi significa difendere i valori della Costituzione, non soltanto nella loro essenza formale, ma, soprattutto, nella loro componente sostanziale. Significa riconoscere il diritto alla salute come diritto universale, che non può essere subordinato al profitto o alle condizioni economiche personali. Significa affermare il lavoro come fondamento della dignità umana e dell’economia inclusiva, respingendo l’idea di una società costruita sul privilegio e sulla precarietà. Essere uomini liberi significa pretendere una giustizia realmente accessibile e imparziale, capace di tutelare i deboli dai soprusi dei “forti”. Significa restituire dignità alla politica intesa come servizio e responsabilità, non come professione o strumento finalizzato alla conservazione del potere. Significa difendere la cultura e la scuola pubblica come strumenti di emancipazione, di sapere condiviso e di crescita critica delle coscienze. La scuola è il luogo nel quale si costruisce il futuro democratico di un popolo. La cultura non è un lusso per pochi, ma una condizione essenziale della libertà. Una società che impoverisce il sapere e mortifica il pensiero critico prepara cittadini più deboli, più ricattabili e più soli. Essere uomini liberi significa, inoltre, affermare il valore della pace come rifiuto della guerra e dei conflitti armati quali strumenti ordinari di risoluzione delle controversie internazionali. La pace non è passività, ma esercizio alto della politica, del dialogo e della cooperazione fra i popoli. Ogni volta che la violenza viene presentata come inevitabile, si compie una sconfitta della civiltà. Gli uomini liberi sono dunque coloro che rifiutano la rassegnazione, che custodiscono il senso critico e la responsabilità civile. Sono coloro che comprendono che la libertà personale non può sopravvivere in una società dominata dalla paura, dalla disuguaglianza e dall’indifferenza. Oggi più che mai occorre ricostruire il valore della partecipazione, della solidarietà e della coscienza democratica. Occorre restituire centralità alla persona non attraverso slogan astratti, ma attraverso atti concreti che solo una società degna di essere chiamata tale è in grado di realizzare. Questo è l’appello agli uomini liberi: non voltarsi dall’altra parte, non rinunciare all’indignazione. Difendere la Costituzione nei suoi valori profondi è ricordare che il bene comune non è un limite alla libertà individuale, ma la sua più alta realizzazione.
PROMOTORI: CENTRO STUDI FELICIANO ROSSITTO, GIORGIO CHESSARI, DANILO AMIONE, PIPPO ANTOCI, GIANNI BATTAGLIA, DAVIDE CRISCIONE, GIOVANNI DI STEFANO, PIPPO NATIVO, PAOLO NIFOSÌ, SALVATORE PARLAGRECO, ROSARIO RUGGIERI.
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Il problema
Appello agli Uomini Liberi
Viviamo un tempo nel quale la politica sembra avere smarrito il proprio significato originario. Da strumento di organizzazione della convivenza civile e di tutela del bene comune, essa appare sempre più piegata alla difesa di interessi economici particolari, alla ricerca del consenso immediato, alla costruzione di paure utili a consolidare poteri e privilegi. La sicurezza sociale viene spesso evocata non come garanzia di diritti per tutti, ma come protezione di interessi di parte, come difesa egoistica del proprio spazio contro il diverso, il fragile, il dissenziente. In questo scenario cresce una deriva individualista che svuota il senso della comunità e riduce l’essere umano a consumatore, produttore o semplice ingranaggio economico. L’indifferenza verso tale processo rappresenta oggi uno dei pericoli più grandi per la democrazia. Restare immobili davanti all’erosione dei diritti significa incoraggiare l’egoismo, svilire la capacità di indignarsi e accettare lentamente il disgregarsi del legame sociale. E quando una società perde il senso della solidarietà, quando smette di riconoscersi come comunità storicamente organizzata per il bene di tutti, si avvicina al baratro della propria dissoluzione morale e civile. Per questo è necessario rivolgere un appello agli uomini liberi. Liberi non perché chiusi nell’autosufficienza individuale, ma perché consapevoli che la libertà autentica non può esistere senza la libertà degli altri. La libertà individuale, infatti, trova il proprio compimento solo quando diventa mezzo e fine della libertà collettiva. Essere uomini liberi oggi significa difendere i valori della Costituzione, non soltanto nella loro essenza formale, ma, soprattutto, nella loro componente sostanziale. Significa riconoscere il diritto alla salute come diritto universale, che non può essere subordinato al profitto o alle condizioni economiche personali. Significa affermare il lavoro come fondamento della dignità umana e dell’economia inclusiva, respingendo l’idea di una società costruita sul privilegio e sulla precarietà. Essere uomini liberi significa pretendere una giustizia realmente accessibile e imparziale, capace di tutelare i deboli dai soprusi dei “forti”. Significa restituire dignità alla politica intesa come servizio e responsabilità, non come professione o strumento finalizzato alla conservazione del potere. Significa difendere la cultura e la scuola pubblica come strumenti di emancipazione, di sapere condiviso e di crescita critica delle coscienze. La scuola è il luogo nel quale si costruisce il futuro democratico di un popolo. La cultura non è un lusso per pochi, ma una condizione essenziale della libertà. Una società che impoverisce il sapere e mortifica il pensiero critico prepara cittadini più deboli, più ricattabili e più soli. Essere uomini liberi significa, inoltre, affermare il valore della pace come rifiuto della guerra e dei conflitti armati quali strumenti ordinari di risoluzione delle controversie internazionali. La pace non è passività, ma esercizio alto della politica, del dialogo e della cooperazione fra i popoli. Ogni volta che la violenza viene presentata come inevitabile, si compie una sconfitta della civiltà. Gli uomini liberi sono dunque coloro che rifiutano la rassegnazione, che custodiscono il senso critico e la responsabilità civile. Sono coloro che comprendono che la libertà personale non può sopravvivere in una società dominata dalla paura, dalla disuguaglianza e dall’indifferenza. Oggi più che mai occorre ricostruire il valore della partecipazione, della solidarietà e della coscienza democratica. Occorre restituire centralità alla persona non attraverso slogan astratti, ma attraverso atti concreti che solo una società degna di essere chiamata tale è in grado di realizzare. Questo è l’appello agli uomini liberi: non voltarsi dall’altra parte, non rinunciare all’indignazione. Difendere la Costituzione nei suoi valori profondi è ricordare che il bene comune non è un limite alla libertà individuale, ma la sua più alta realizzazione.
PROMOTORI: CENTRO STUDI FELICIANO ROSSITTO, GIORGIO CHESSARI, DANILO AMIONE, PIPPO ANTOCI, GIANNI BATTAGLIA, DAVIDE CRISCIONE, GIOVANNI DI STEFANO, PIPPO NATIVO, PAOLO NIFOSÌ, SALVATORE PARLAGRECO, ROSARIO RUGGIERI.
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Petizione creata in data 16 maggio 2026