Lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: un appello per Gaza.

Il problema

L'APPELLO PER GAZA DI UN CITTADINO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA. 
FIRMA, SCARICA, STAMPA E DIFFONDI [link e testo integrale in calce]. 


COS'È SUCCESSO FINORA
Il 22 maggio 2025 ho scritto e inviato una lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non l’ho fatto in quanto attivista, artista o rappresentante di un movimento. Ho scelto di scriverla come semplice cittadino. Perché ci sono momenti nella storia in cui non è più possibile restare in silenzio.

In quella lettera, chiedevo all’Italia di attivare lo stato di emergenza per Gaza e inviare immediatamente aiuti umanitari: cibo, acqua, medicine, ripari, personale medico. Chiedevo che l’Italia fosse all’altezza dei suoi principi, della sua Costituzione, della sua umanità.

Due giorni dopo, il 24 maggio, per sollecitare una risposta, ho dato vita a un’azione pubblica davanti a Montecitorio, leggendo ad alta voce i nomi delle vittime dell'ultimo anno, uno al minuto, in ordine di età. La lettura è durata 24 ore:  tempo che ci impiegherebbe un convoglio di aiuti umanitari a partire dall'Italia e raggiungere la Striscia di Gaza. 
Un requiem laico, che prescinde da qualsiasi colore politico. Perché in 24 ore non siamo riusciti a leggere nemmeno la metà dei nomi dei bambinə sotto l’anno di età.

[ 📰 Comunicato stampa completo dell'azione]

 

 

Oggi, è passato un mese e dal Presidente ancora nessuna risposta. Solo un riferimento vago e indiretto durante il discorso del 2 giugno.

Ma in questo mese, qualcosa di potente è accaduto: la lettera ha trovato casa nelle mani delle persone. Migliaia di cittadinə l’hanno letta, condivisa, stampata, riletta durante altre azioni, in Italia e all'estero. In tantissimə ci avete scritto per chiederci come replicare, come partecipare, come diffondere. Altri presidi hanno proseguito la lettura dei nomi da dove noi l'avevamo interrotta.

Oggi, lo scarto tra la nostra volontà - quella di chi non può più restare a guardare - e l’inerzia politica politica è più evidente che mai. 

Lo dimostra il totale silenzio rispetto alle azioni criminali commesse dall'entità sionista contro gli attivistə della Freedom Flotilla, in violazione del diritto della navigazione. Lo dimostra la nostra immobilità anche ora, mentre l’escalation militare con l’Iran, provocata da Israele, ci sta portando sull’orlo di una nuova guerra globale, mentre il genocidio a Gaza continua.

Oggi, ad un mese senza risposta, rendo pubblica questa lettera. E ti invito a sottoscriverla.

COSA PUOI FARE TU ORA?

Questa lettera non è mia. È di chiunque rifiuti di restare a guardare.
È la voce collettiva di chi chiede all’Italia di attivarsi concretamente per Gaza.

  1. Firma questa petizione

    Perché quando la sottoscrivi, la fai tua.
    E invita chiunque a firmarla: ogni firma è una presa di posizione, pubblica e concreta.

  2. Stampa e diffondi la lettera

    Affiggila nella tua università, nel tuo ufficio, nel tuo condominio, nei locali del sabato sera e nei negozi del tuo quartiere.

  3. Leggila ad alta voce

    Durante un’azione pubblica, un incontro, un evento.
    Oppure condividila via messaggio o sui social con l’hashtag #SergioRispondi. Che tu sia un cittadinə qualsiasi o una persona con un palco e un microfono, ogni voce conta.


👉 Scarica qui il KIT AZIONE. Contiene:

  • la lettera integrale, stampabile in formato A4 o in A5
  • la lista dei nomi letti il 24 maggio pubblicata da Al Jazeera (che, pur di 700 pagine, è tristemente è solo una minima parte delle vittime effettive)

Questa lettera è tua. Usala. Diffondila. Difendila.

Se le istituzioni tacciono, le nostre voci possono risuonare ancora più forti. Per chi non ha più voce. Per chi non ha più cibo e acqua. Per chi ha ancora, e sempre, speranza.

------


Al Signor Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella
Palazzo del Quirinale
00187 Roma

Roma, 22 maggio 2025 


Oggetto: lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’appello di un cittadino italiano che guarda a Gaza


Illustre Presidente,

non sono un politico, non parlo da una cattedra. Non rappresento alcuna organizzazione umanitaria o movimento. Sono un cittadino qualsiasi, e Le scrivo perché non riesco più a restare in silenzio.
Sono un giovane nato con il privilegio di essere italiano e sono figlio di un ex ufficiale della Marina Militare. Lui, mio padre, mi ha insegnato un concetto semplice e profondo: in mare si salva chiunque, a prescindere. Poi si pensa.

Questo principio millenario della navigazione e dell'umanità mi ha - dalla prima volta che l’ho ascoltato  - travolto: abbiamo realizzato, come genere umano, che non c'è nulla di più lancinante della disperazione prodotta dell'essere sole e soli, impotenti, senza beni essenziali e in balia di forze cieche sproporzionatamente più grandi di noi. E abbiamo deciso, come genere umano, che fosse nostro imperativo categorico adoperarci perché nessuno provasse mai tale dolore, se potevamo evitarlo.

Potrei, ma oggi non Le parlo di chi sta annegando in mare, Signor Presidente - se non in quello dell'indifferenza -, eppure la drammatica condizione umana in cui versano coloro a cui mi riferisco è la medesima che Le ho descritto poc'anzi.

Avviene dall’altra parte del nostro mare, del Mare Nostrum, a un passo da noi.

E oggi, semplicemente, io non riesco più a guardare da lontano. E come me, Le garantisco, migliaia e migliaia di altre persone.

Ho studiato legge e relazioni internazionali. E negli anni più formativi della mia vita ho imparato ad amare i principi scolpiti nella nostra Costituzione: il rispetto della dignità umana, la tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, la solidarietà internazionale.

Non sono solo articoli: sono ideali che ci definiscono. Che mi definiscono. Che La definiscono.

Per questi motivi mi permetto di scriverLe. 

Stiamo assistendo a una tragedia umanitaria senza precedenti nella Striscia di Gaza. Milioni di persone - neonati, bambini, anziani, donne, uomini - sono senza cibo, senza acqua, senza riparo. Molte e molti sono senza famiglia. Nessuna e nessuno di loro è ancora senza speranza.

E mentre il mondo si indigna, piange o chiude gli occhi, l’Italia sembra ancora ferma.

Ma l’Italia, Signor Presidente, non è mai stata un Paese fermo davanti alla sofferenza. Lo dicono le nostre leggi. Lo dicono i trattati che abbiamo firmato. Lo dice la nostra Costituzione, laddove proclama che l’Italia ripudia la guerra e promuove la pace e la giustizia tra le Nazioni.

E più ancora lo dice la nostra storia.

Siamo un popolo nato dalla fame e dalla migrazione.
Sappiamo cosa significa trovarsi senza niente. Sappiamo cosa vuol dire dover bussare a una porta, cercare salvezza oltre il mare. Sappiamo anche cosa si prova quando in un Paese intero non v’è più una singola famiglia che non abbia sofferto le conseguenze delle armi, delle bombe e dell’inedia.
Abbiamo conosciuto l’aiuto. E abbiamo imparato - profondamente - a offrirlo.

Siamo il Mediterraneo.
Siamo crocevia di popoli, siamo terra di passaggio, di scambio, di accoglienza.
Dal tempo dei fenici a quello dei profughi bosniaci, dai greci ai curdi, dai libanesi agli eritrei, l’Italia ha spesso teso la mano.

Quando abbiamo voluto, Signor Presidente, l’abbiamo fatto in fretta:

  • In Grecia, nel 2018, con aerei in volo in meno di 24 ore.
  • In Ucraina, nel 2022, con lo stato di emergenza e l’assistenza attivata in meno di due giorni.
  • In Libia, nel 2023, pronti ad agire entro 48 ore.
  • In Kosovo, nel 1999, con la “Missione Arcobaleno” partita quattro giorni dopo l’inizio dei bombardamenti.

Siamo parte del Meccanismo Europeo di Protezione Civile, della Convenzione delle Nazioni Unite sull’Assistenza Umanitaria, delle Convenzioni di Ginevra.
Siamo obbligate e obbligati, formalmente e moralmente, a non restare in silenzio davanti alla fame, al dolore, alla distruzione di un popolo.

E tuttavia, quando agiamo, non lo facciamo perché ce lo impongono trattati o articoli: lo facciamo perché crediamo profondamente nei principi sacri che incarnano. Quei principi ci rendono esseri umani, e fanno dell’Italia una nazione degna di questo nome.

Conosco bene, Signor Presidente, la quantità di lavoro immenso già svolto dalle centinaia e centinaia di organizzazioni che su tutto il territorio italiano si stanno attivando in ogni modo per realizzare qualcosa di concreto, per contattare le istituzioni, per portare aiuti, per non sentirsi impotenti. E riconosco che questa lettera è la voce di una formica tra i giganti.

Ma la scrivo perché Lei, Presidente, possa ascoltare una voce dal basso. Di chi non rappresenta niente se non la propria umanità, e che oggi si permette di incarnare le centinaia di migliaia di voci del popolo che Lei, Lei invece sì, rappresenta. Voci che, in questa sede, non le chiedono dichiarazioni ideologiche, ma solo poter dare da mangiare e bere a chi ha fame e sete. A prescindere dal colore politico.

Il divario tra la volontà profonda e concreta del popolo e ciò che le amministrazioni stanno facendo si fa ogni giorno più abissale.

Per questo, oggi, da cittadino, Le rivolgo un appello, pienamente consapevole dei limiti costituzionali del Suo ruolo. Lo faccio perché credo profondamente nella forza della parola. L’ho scelta come strumento perché so - come Lei - che una parola detta con coraggio, al momento giusto, può incidere sul mondo. Può accendere un cambiamento, può ispirare un’azione. È per questo che scrivo a Lei, ed è per questo che Le chiedo di usare la Sua parola per fare lo stesso.

Non Le chiedo di agire in deroga ai poteri della Presidenza della Repubblica, ma di esercitare quella funzione alta e nobile di orientamento morale e di stimolo verso il Governo, il Parlamento e le altre autorità competenti. Di far sentire la Sua voce, per incoraggiare le istituzioni a compiere ciò che è giusto, legittimo e doveroso. Le chiedo: 

Solleciti il Governo a dare piena attuazione allo stato di emergenza già deliberato per Gaza.
L’Italia ha formalmente riconosciuto la gravità della situazione. Ma a oggi, l’intervento concreto e coordinato previsto da tale stato d’emergenza non si è ancora tradotto in un'azione incisiva, proporzionata all’urgenza.
Non possiamo permettere che resti una misura solo simbolica. È necessario attivare ogni risorsa disponibile, come previsto dalla nostra legislazione e dagli impegni internazionali assunti.
(§ Legge 225/1992, art. 5; § Codice della Protezione Civile, d.lgs. 1/2018; § Regolamento UE 1313/2013)

Solleciti il Governo e le strutture competenti all’invio immediato di aiuti umanitari.
Convogli di cibo, acqua, medicine, ospedali da campo, personale medico. Serve un ponte aereo, serve una flotta navale se necessario. Serve il meglio della nostra Protezione Civile, della nostra Marina, del nostro Servizio Sanitario. Serve adesso.
(§ Convenzioni di Ginevra, IV Convenzione art. 59 e segg.; § Carta ONU, art. 1.3; § Codice della Protezione Civile, d.lgs. 1/2018)

Sia di ispirazione, con la Sua risposta, per i Suoi omologhi e per la comunità internazionale.
Le Sue parole, Signor Presidente, hanno il potere di risuonare oltre i confini nazionali.Un Suo appello pubblico può incoraggiare altri Capi di Stato e rappresentanti istituzionali ad attivarsi concretamente: ad aprire corridoi umanitari, inviare aiuti, prendere posizione.

La Sua autorevolezza può stimolare una risposta collettiva, all’altezza della gravità di quanto sta accadendo. Non è più il tempo del silenzio istituzionale. È il momento di parlare, insieme, e con forza, a nome dell’umanità tutta.

Signor Presidente, so bene che il Suo ruolo è di garante, non di esecutivo.
Ma Lei è anche la voce più alta dello Stato.
Lei può parlare. Può farsi ascoltare. Può orientare le coscienze. E forse, oggi, può anche salvare vite.

Non servono grandi discorsi.
Basta scegliere, con chiarezza, da che parte stare.

E io, da semplice cittadino, mi sento dalla parte dei bambini sotto le bombe, delle madri affamate, dei civili intrappolati sotto le macerie. Non è qui che chiedo giustizia, non è da lei che cerco ragioni geopolitiche.
Chiedo solo che l’Italia faccia ciò che è umano.

Non possiamo permetterci di essere dalla parte sbagliata della Storia. Perché, a prescindere da quale sia la nostra posizione politica oggi, sappiamo che la Storia ce ne renderà conto.

E tra cinquant’anni, quando si scriverà questa pagina insanguinata sui libri, tra le immagini e video, i pianti, le macerie, quando i miei nipoti mi chiederanno: “Ma come è potuto accadere?”, io non reggo l’idea di dover rispondere che è accaduto anche perché noi non abbiamo fatto niente.

Spero che Lei, Signor Presidente, provi lo stesso.

Con rispetto e speranza,

Giuliano Carlo De Santis  

 

 

 

 

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Il problema

L'APPELLO PER GAZA DI UN CITTADINO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA. 
FIRMA, SCARICA, STAMPA E DIFFONDI [link e testo integrale in calce]. 


COS'È SUCCESSO FINORA
Il 22 maggio 2025 ho scritto e inviato una lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non l’ho fatto in quanto attivista, artista o rappresentante di un movimento. Ho scelto di scriverla come semplice cittadino. Perché ci sono momenti nella storia in cui non è più possibile restare in silenzio.

In quella lettera, chiedevo all’Italia di attivare lo stato di emergenza per Gaza e inviare immediatamente aiuti umanitari: cibo, acqua, medicine, ripari, personale medico. Chiedevo che l’Italia fosse all’altezza dei suoi principi, della sua Costituzione, della sua umanità.

Due giorni dopo, il 24 maggio, per sollecitare una risposta, ho dato vita a un’azione pubblica davanti a Montecitorio, leggendo ad alta voce i nomi delle vittime dell'ultimo anno, uno al minuto, in ordine di età. La lettura è durata 24 ore:  tempo che ci impiegherebbe un convoglio di aiuti umanitari a partire dall'Italia e raggiungere la Striscia di Gaza. 
Un requiem laico, che prescinde da qualsiasi colore politico. Perché in 24 ore non siamo riusciti a leggere nemmeno la metà dei nomi dei bambinə sotto l’anno di età.

[ 📰 Comunicato stampa completo dell'azione]

 

 

Oggi, è passato un mese e dal Presidente ancora nessuna risposta. Solo un riferimento vago e indiretto durante il discorso del 2 giugno.

Ma in questo mese, qualcosa di potente è accaduto: la lettera ha trovato casa nelle mani delle persone. Migliaia di cittadinə l’hanno letta, condivisa, stampata, riletta durante altre azioni, in Italia e all'estero. In tantissimə ci avete scritto per chiederci come replicare, come partecipare, come diffondere. Altri presidi hanno proseguito la lettura dei nomi da dove noi l'avevamo interrotta.

Oggi, lo scarto tra la nostra volontà - quella di chi non può più restare a guardare - e l’inerzia politica politica è più evidente che mai. 

Lo dimostra il totale silenzio rispetto alle azioni criminali commesse dall'entità sionista contro gli attivistə della Freedom Flotilla, in violazione del diritto della navigazione. Lo dimostra la nostra immobilità anche ora, mentre l’escalation militare con l’Iran, provocata da Israele, ci sta portando sull’orlo di una nuova guerra globale, mentre il genocidio a Gaza continua.

Oggi, ad un mese senza risposta, rendo pubblica questa lettera. E ti invito a sottoscriverla.

COSA PUOI FARE TU ORA?

Questa lettera non è mia. È di chiunque rifiuti di restare a guardare.
È la voce collettiva di chi chiede all’Italia di attivarsi concretamente per Gaza.

  1. Firma questa petizione

    Perché quando la sottoscrivi, la fai tua.
    E invita chiunque a firmarla: ogni firma è una presa di posizione, pubblica e concreta.

  2. Stampa e diffondi la lettera

    Affiggila nella tua università, nel tuo ufficio, nel tuo condominio, nei locali del sabato sera e nei negozi del tuo quartiere.

  3. Leggila ad alta voce

    Durante un’azione pubblica, un incontro, un evento.
    Oppure condividila via messaggio o sui social con l’hashtag #SergioRispondi. Che tu sia un cittadinə qualsiasi o una persona con un palco e un microfono, ogni voce conta.


👉 Scarica qui il KIT AZIONE. Contiene:

  • la lettera integrale, stampabile in formato A4 o in A5
  • la lista dei nomi letti il 24 maggio pubblicata da Al Jazeera (che, pur di 700 pagine, è tristemente è solo una minima parte delle vittime effettive)

Questa lettera è tua. Usala. Diffondila. Difendila.

Se le istituzioni tacciono, le nostre voci possono risuonare ancora più forti. Per chi non ha più voce. Per chi non ha più cibo e acqua. Per chi ha ancora, e sempre, speranza.

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Al Signor Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella
Palazzo del Quirinale
00187 Roma

Roma, 22 maggio 2025 


Oggetto: lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’appello di un cittadino italiano che guarda a Gaza


Illustre Presidente,

non sono un politico, non parlo da una cattedra. Non rappresento alcuna organizzazione umanitaria o movimento. Sono un cittadino qualsiasi, e Le scrivo perché non riesco più a restare in silenzio.
Sono un giovane nato con il privilegio di essere italiano e sono figlio di un ex ufficiale della Marina Militare. Lui, mio padre, mi ha insegnato un concetto semplice e profondo: in mare si salva chiunque, a prescindere. Poi si pensa.

Questo principio millenario della navigazione e dell'umanità mi ha - dalla prima volta che l’ho ascoltato  - travolto: abbiamo realizzato, come genere umano, che non c'è nulla di più lancinante della disperazione prodotta dell'essere sole e soli, impotenti, senza beni essenziali e in balia di forze cieche sproporzionatamente più grandi di noi. E abbiamo deciso, come genere umano, che fosse nostro imperativo categorico adoperarci perché nessuno provasse mai tale dolore, se potevamo evitarlo.

Potrei, ma oggi non Le parlo di chi sta annegando in mare, Signor Presidente - se non in quello dell'indifferenza -, eppure la drammatica condizione umana in cui versano coloro a cui mi riferisco è la medesima che Le ho descritto poc'anzi.

Avviene dall’altra parte del nostro mare, del Mare Nostrum, a un passo da noi.

E oggi, semplicemente, io non riesco più a guardare da lontano. E come me, Le garantisco, migliaia e migliaia di altre persone.

Ho studiato legge e relazioni internazionali. E negli anni più formativi della mia vita ho imparato ad amare i principi scolpiti nella nostra Costituzione: il rispetto della dignità umana, la tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, la solidarietà internazionale.

Non sono solo articoli: sono ideali che ci definiscono. Che mi definiscono. Che La definiscono.

Per questi motivi mi permetto di scriverLe. 

Stiamo assistendo a una tragedia umanitaria senza precedenti nella Striscia di Gaza. Milioni di persone - neonati, bambini, anziani, donne, uomini - sono senza cibo, senza acqua, senza riparo. Molte e molti sono senza famiglia. Nessuna e nessuno di loro è ancora senza speranza.

E mentre il mondo si indigna, piange o chiude gli occhi, l’Italia sembra ancora ferma.

Ma l’Italia, Signor Presidente, non è mai stata un Paese fermo davanti alla sofferenza. Lo dicono le nostre leggi. Lo dicono i trattati che abbiamo firmato. Lo dice la nostra Costituzione, laddove proclama che l’Italia ripudia la guerra e promuove la pace e la giustizia tra le Nazioni.

E più ancora lo dice la nostra storia.

Siamo un popolo nato dalla fame e dalla migrazione.
Sappiamo cosa significa trovarsi senza niente. Sappiamo cosa vuol dire dover bussare a una porta, cercare salvezza oltre il mare. Sappiamo anche cosa si prova quando in un Paese intero non v’è più una singola famiglia che non abbia sofferto le conseguenze delle armi, delle bombe e dell’inedia.
Abbiamo conosciuto l’aiuto. E abbiamo imparato - profondamente - a offrirlo.

Siamo il Mediterraneo.
Siamo crocevia di popoli, siamo terra di passaggio, di scambio, di accoglienza.
Dal tempo dei fenici a quello dei profughi bosniaci, dai greci ai curdi, dai libanesi agli eritrei, l’Italia ha spesso teso la mano.

Quando abbiamo voluto, Signor Presidente, l’abbiamo fatto in fretta:

  • In Grecia, nel 2018, con aerei in volo in meno di 24 ore.
  • In Ucraina, nel 2022, con lo stato di emergenza e l’assistenza attivata in meno di due giorni.
  • In Libia, nel 2023, pronti ad agire entro 48 ore.
  • In Kosovo, nel 1999, con la “Missione Arcobaleno” partita quattro giorni dopo l’inizio dei bombardamenti.

Siamo parte del Meccanismo Europeo di Protezione Civile, della Convenzione delle Nazioni Unite sull’Assistenza Umanitaria, delle Convenzioni di Ginevra.
Siamo obbligate e obbligati, formalmente e moralmente, a non restare in silenzio davanti alla fame, al dolore, alla distruzione di un popolo.

E tuttavia, quando agiamo, non lo facciamo perché ce lo impongono trattati o articoli: lo facciamo perché crediamo profondamente nei principi sacri che incarnano. Quei principi ci rendono esseri umani, e fanno dell’Italia una nazione degna di questo nome.

Conosco bene, Signor Presidente, la quantità di lavoro immenso già svolto dalle centinaia e centinaia di organizzazioni che su tutto il territorio italiano si stanno attivando in ogni modo per realizzare qualcosa di concreto, per contattare le istituzioni, per portare aiuti, per non sentirsi impotenti. E riconosco che questa lettera è la voce di una formica tra i giganti.

Ma la scrivo perché Lei, Presidente, possa ascoltare una voce dal basso. Di chi non rappresenta niente se non la propria umanità, e che oggi si permette di incarnare le centinaia di migliaia di voci del popolo che Lei, Lei invece sì, rappresenta. Voci che, in questa sede, non le chiedono dichiarazioni ideologiche, ma solo poter dare da mangiare e bere a chi ha fame e sete. A prescindere dal colore politico.

Il divario tra la volontà profonda e concreta del popolo e ciò che le amministrazioni stanno facendo si fa ogni giorno più abissale.

Per questo, oggi, da cittadino, Le rivolgo un appello, pienamente consapevole dei limiti costituzionali del Suo ruolo. Lo faccio perché credo profondamente nella forza della parola. L’ho scelta come strumento perché so - come Lei - che una parola detta con coraggio, al momento giusto, può incidere sul mondo. Può accendere un cambiamento, può ispirare un’azione. È per questo che scrivo a Lei, ed è per questo che Le chiedo di usare la Sua parola per fare lo stesso.

Non Le chiedo di agire in deroga ai poteri della Presidenza della Repubblica, ma di esercitare quella funzione alta e nobile di orientamento morale e di stimolo verso il Governo, il Parlamento e le altre autorità competenti. Di far sentire la Sua voce, per incoraggiare le istituzioni a compiere ciò che è giusto, legittimo e doveroso. Le chiedo: 

Solleciti il Governo a dare piena attuazione allo stato di emergenza già deliberato per Gaza.
L’Italia ha formalmente riconosciuto la gravità della situazione. Ma a oggi, l’intervento concreto e coordinato previsto da tale stato d’emergenza non si è ancora tradotto in un'azione incisiva, proporzionata all’urgenza.
Non possiamo permettere che resti una misura solo simbolica. È necessario attivare ogni risorsa disponibile, come previsto dalla nostra legislazione e dagli impegni internazionali assunti.
(§ Legge 225/1992, art. 5; § Codice della Protezione Civile, d.lgs. 1/2018; § Regolamento UE 1313/2013)

Solleciti il Governo e le strutture competenti all’invio immediato di aiuti umanitari.
Convogli di cibo, acqua, medicine, ospedali da campo, personale medico. Serve un ponte aereo, serve una flotta navale se necessario. Serve il meglio della nostra Protezione Civile, della nostra Marina, del nostro Servizio Sanitario. Serve adesso.
(§ Convenzioni di Ginevra, IV Convenzione art. 59 e segg.; § Carta ONU, art. 1.3; § Codice della Protezione Civile, d.lgs. 1/2018)

Sia di ispirazione, con la Sua risposta, per i Suoi omologhi e per la comunità internazionale.
Le Sue parole, Signor Presidente, hanno il potere di risuonare oltre i confini nazionali.Un Suo appello pubblico può incoraggiare altri Capi di Stato e rappresentanti istituzionali ad attivarsi concretamente: ad aprire corridoi umanitari, inviare aiuti, prendere posizione.

La Sua autorevolezza può stimolare una risposta collettiva, all’altezza della gravità di quanto sta accadendo. Non è più il tempo del silenzio istituzionale. È il momento di parlare, insieme, e con forza, a nome dell’umanità tutta.

Signor Presidente, so bene che il Suo ruolo è di garante, non di esecutivo.
Ma Lei è anche la voce più alta dello Stato.
Lei può parlare. Può farsi ascoltare. Può orientare le coscienze. E forse, oggi, può anche salvare vite.

Non servono grandi discorsi.
Basta scegliere, con chiarezza, da che parte stare.

E io, da semplice cittadino, mi sento dalla parte dei bambini sotto le bombe, delle madri affamate, dei civili intrappolati sotto le macerie. Non è qui che chiedo giustizia, non è da lei che cerco ragioni geopolitiche.
Chiedo solo che l’Italia faccia ciò che è umano.

Non possiamo permetterci di essere dalla parte sbagliata della Storia. Perché, a prescindere da quale sia la nostra posizione politica oggi, sappiamo che la Storia ce ne renderà conto.

E tra cinquant’anni, quando si scriverà questa pagina insanguinata sui libri, tra le immagini e video, i pianti, le macerie, quando i miei nipoti mi chiederanno: “Ma come è potuto accadere?”, io non reggo l’idea di dover rispondere che è accaduto anche perché noi non abbiamo fatto niente.

Spero che Lei, Signor Presidente, provi lo stesso.

Con rispetto e speranza,

Giuliano Carlo De Santis  

 

 

 

 

I decisori

Sergio Mattarella
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