Legge regionale per la produzione locale di pellet: sicurezza energetica per la Sardegna


Legge regionale per la produzione locale di pellet: sicurezza energetica per la Sardegna
Il problema
L'attuale crisi del pellet in Sardegna sta producendo scene che non dovrebbero appartenere a una regione europea nel 2026: anziani e famiglie costrette a fare ore di fila, lesinando pochi sacchi al prezzo di oltre 10 euro a sacco e l'impossibilità di scaldarsi in pieno inverno.
Tutto ciò determinerà, nei mesi a venire, un salasso per le famiglie e un rischio per la salute pubblica oltre che l'ennesima ferita alla dignità delle persone, soprattutto delle fasce più fragili. Il pellet è oggi uno dei principali combustibili domestici in Sardegna non per scelta ideologica o ambientale, ma per necessità economica. Gas ed energia elettrica hanno nell’Isola costi tra i più alti d’Italia e d’Europa; per migliaia di famiglie (il 32% delle famiglie) il pellet rappresenta l’unica alternativa sostenibile. Quando questo bene viene a mancare, o diventa inaccessibile, il problema non è più il mercato: è la sicurezza e la salute.
Perché è successo (e perché succederà ancora)
Questa crisi non è stata causata da eventi eccezionali né da classiche speculazioni locali.
È il risultato prevedibile di un modello economico che ha reso la Sardegna strutturalmente dipendente da filiere energetiche esterne, lunghe e instabili. Nei mesi invernali la domanda mondiale di pellet supera regolarmente l’offerta disponibile. In queste condizioni:
il prodotto viene assorbito dai mercati più grandi e più vicini;
i mercati piccoli, periferici e insulari vengono serviti per ultimi;
i prezzi aumentano ovunque, ma in Sardegna ancora di più, per effetto dei costi logistici (+20–30%).
La Sardegna conta circa 1,5 milioni di abitanti, non ha un sistema portuale merci competitivo per queste filiere ed è costretta a importare quasi totalmente energia e combustibili.
Quando il mercato globale va in crisi, noi restiamo scoperti. È già successo con il pellet. Succederà ancora con altri beni essenziali se non interveniamo.
Cosa chiediamo
Chiediamo al Consiglio regionale della Sardegna di approvare una legge regionale che riconosca, incentivi e regoli la produzione locale di pellet come attività agricola e silvicola accessoria, non industriale, con una funzione chiara:
- non sostituire il mercato,
- ma attivarsi come garanzia e cuscinetto nei momenti di crisi.
In particolare chiediamo: incentivi per le aziende agricole e silvicole che producono pellet da biomassa aziendale; utilizzo di attrezzature agricole semplici (cippatrici, mulini, pellettatrici anche a cardano);
filiere corte e locali, orientate all’autoconsumo e al mercato di prossimità;
un quadro normativo chiaro che eviti interpretazioni arbitrarie e blocchi burocratici.
Questa misura avrebbe benefici immediati e strutturali:
calmierare i prezzi nei momenti di scarsità;
integrare il reddito agricolo;
ridurre il rischio incendi liberando i boschi da materiale secco;
rafforzare il presidio umano del territorio;
ridurre la dipendenza energetica dall’esterno.
Perché è una questione di sicurezza, non solo economica?
Molti Paesi stanno già agendo per proteggere i beni strategici: energia, cibo, materie prime.
La Sardegna, invece, continua a importare quasi tutto, esponendosi a crisi sempre più frequenti.
Questa petizione non chiede assistenzialismo, né soluzioni emergenziali.
Chiede di smetterla di autocommiserarsi e risponda con la programmazione strutturale, la resilienza e la sicurezza energetica.
Se non interveniamo ora, le file per il pellet di oggi saranno solo l’anticamera di crisi future su:
elettricità; riscaldamento; cibo; tecnologia; altri beni essenziali e sensibili che non produciamo più.
Firma questa petizione
Firma per chiedere una risposta concreta, strutturale e responsabile.
Firma per difendere la dignità, la salute e la sicurezza energetica della Sardegna.
Firma per trasformare una crisi in una scelta di futuro.
- La sicurezza viene prima del mercato.
- Produrre localmente, almeno ciò che è essenziale deve tornare ad essere una pratica di buon senso e sicurezza.

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Il problema
L'attuale crisi del pellet in Sardegna sta producendo scene che non dovrebbero appartenere a una regione europea nel 2026: anziani e famiglie costrette a fare ore di fila, lesinando pochi sacchi al prezzo di oltre 10 euro a sacco e l'impossibilità di scaldarsi in pieno inverno.
Tutto ciò determinerà, nei mesi a venire, un salasso per le famiglie e un rischio per la salute pubblica oltre che l'ennesima ferita alla dignità delle persone, soprattutto delle fasce più fragili. Il pellet è oggi uno dei principali combustibili domestici in Sardegna non per scelta ideologica o ambientale, ma per necessità economica. Gas ed energia elettrica hanno nell’Isola costi tra i più alti d’Italia e d’Europa; per migliaia di famiglie (il 32% delle famiglie) il pellet rappresenta l’unica alternativa sostenibile. Quando questo bene viene a mancare, o diventa inaccessibile, il problema non è più il mercato: è la sicurezza e la salute.
Perché è successo (e perché succederà ancora)
Questa crisi non è stata causata da eventi eccezionali né da classiche speculazioni locali.
È il risultato prevedibile di un modello economico che ha reso la Sardegna strutturalmente dipendente da filiere energetiche esterne, lunghe e instabili. Nei mesi invernali la domanda mondiale di pellet supera regolarmente l’offerta disponibile. In queste condizioni:
il prodotto viene assorbito dai mercati più grandi e più vicini;
i mercati piccoli, periferici e insulari vengono serviti per ultimi;
i prezzi aumentano ovunque, ma in Sardegna ancora di più, per effetto dei costi logistici (+20–30%).
La Sardegna conta circa 1,5 milioni di abitanti, non ha un sistema portuale merci competitivo per queste filiere ed è costretta a importare quasi totalmente energia e combustibili.
Quando il mercato globale va in crisi, noi restiamo scoperti. È già successo con il pellet. Succederà ancora con altri beni essenziali se non interveniamo.
Cosa chiediamo
Chiediamo al Consiglio regionale della Sardegna di approvare una legge regionale che riconosca, incentivi e regoli la produzione locale di pellet come attività agricola e silvicola accessoria, non industriale, con una funzione chiara:
- non sostituire il mercato,
- ma attivarsi come garanzia e cuscinetto nei momenti di crisi.
In particolare chiediamo: incentivi per le aziende agricole e silvicole che producono pellet da biomassa aziendale; utilizzo di attrezzature agricole semplici (cippatrici, mulini, pellettatrici anche a cardano);
filiere corte e locali, orientate all’autoconsumo e al mercato di prossimità;
un quadro normativo chiaro che eviti interpretazioni arbitrarie e blocchi burocratici.
Questa misura avrebbe benefici immediati e strutturali:
calmierare i prezzi nei momenti di scarsità;
integrare il reddito agricolo;
ridurre il rischio incendi liberando i boschi da materiale secco;
rafforzare il presidio umano del territorio;
ridurre la dipendenza energetica dall’esterno.
Perché è una questione di sicurezza, non solo economica?
Molti Paesi stanno già agendo per proteggere i beni strategici: energia, cibo, materie prime.
La Sardegna, invece, continua a importare quasi tutto, esponendosi a crisi sempre più frequenti.
Questa petizione non chiede assistenzialismo, né soluzioni emergenziali.
Chiede di smetterla di autocommiserarsi e risponda con la programmazione strutturale, la resilienza e la sicurezza energetica.
Se non interveniamo ora, le file per il pellet di oggi saranno solo l’anticamera di crisi future su:
elettricità; riscaldamento; cibo; tecnologia; altri beni essenziali e sensibili che non produciamo più.
Firma questa petizione
Firma per chiedere una risposta concreta, strutturale e responsabile.
Firma per difendere la dignità, la salute e la sicurezza energetica della Sardegna.
Firma per trasformare una crisi in una scelta di futuro.
- La sicurezza viene prima del mercato.
- Produrre localmente, almeno ciò che è essenziale deve tornare ad essere una pratica di buon senso e sicurezza.

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Petizione creata in data 11 febbraio 2026