Обновление к петицииL'Europa apra le porte ai migranti e usi i finanziamenti per garantire viaggi aerei sicuriUna frontiera che uccide

Floriana LippariniИталия

8 окт. 2016 г.
Questa è notizia di ieri su Repubblica: “Una famiglia di sette eritrei stava tentando di espatriare in Francia passando dall'autostrada per evitare il blocco della polizia francese, ma è accaduto quello che spesso in questi mesi di emergenza si era temuto: una giovane, forse di soli 17 anni, è stata travolta e uccisa da un camion all'interno della galleria Cima Girata dentro la quale si oltrepassa il confine tra Italia e Francia. Il gruppetto si trovava a circa 50 metri dalla linea che separa i due stati”.
Il blocco della frontiera, che ormai tutti accettano come un fatto acquisito, ha dunque provocato la morte di una ragazza minorenne in cerca di libertà, costretta a tentare modi disperati e pericolosi per superare il confine. Ma non lo sa tutto il mondo che gli eritrei vivono sotto un regime non democratico? Perché la Francia rifiuta di accoglierli? Perché l’Italia non contesta la chiusura del confine di Ventimiglia?
Così come a Calais, o sotto i camion che vengono dall’Est, chi sopravvive alla prima tremenda parte del viaggio non è comunque al riparo dal rischio di morire. Come animali braccati, le persone migranti rese illegali dalle politiche escludenti e razziste degli stati europei stanno in una terra incognita, né di qua né di là, in balia del caso e della fortuna.
Allora, non vi è successo di sentire uno strano spaesamento di fronte alle celebrazioni degli ultimi giorni rispetto al dramma dei migranti? Non sentite qualcosa che stride? Non vi chiedete se per caso state guardando una fiction tv senza nemmeno accorgervene?
D’indifferenza e di cinismo si muore, lo abbiamo visto bene in questi anni, ogni volta che si è alzato un muro, ogni volta che i soccorsi in mare non sono arrivati, ma anche di retorica si può morire, se quel che scompare dietro le parole è la verità dei fatti, almeno quel tanto di verità che onestamente sia possibile accertare.
Il 3 ottobre scorso, anniversario dell’immensa tragedia avvenuta davanti all’isola di Lampedusa nel 2013, si è svolta la “Giornata della memoria e dell’accoglienza”. La memoria riguarda anzitutto 368 fra donne, uomini e bambini morti in quel maledetto 3 ottobre, così come tutti gli altri morti precedenti e successivi, un conto che dà i brividi perché a questo punto sono decine di migliaia.
Ma l’autocelebrazione dell’accoglienza che il nostro paese sta mettendo in scena ha davvero senso? La santificazione dei nostri “eroi” che salvano vite è del tutto fondata? L’Italia è davvero il luogo dove solidarietà e accoglienza nei confronti dei richiedenti asilo hanno la meglio sui rifiuti e sui razzismi che in altri paesi europei stanno dilagando?
A vedere documentari come “Lontano dagli occhi” e “Fuocoammare”, duri e commoventi, si potrebbe anche dire di sì, e di certo moltissime persone si sono davvero spese in questi anni con grandissima generosità e in assoluta buonafede per salvare, accogliere e curare tutti quegli esseri umani in fuga che il mare ha gettato sulle nostre coste. Ma perché d’improvviso tutto questo si va trasformando in una sorta di epopea nazionale? Perché sembra a un tratto prendere forma il palinsesto di una narrazione retorica che, come tutte le retoriche, ha comunque lo scopo di presentarci una sola parte della realtà, esaltandola e enfatizzandola?
Molte cose rischiano così di scomparire, molti fatti e possibili verità. Sappiamo benissimo che ai “sommersi” tocca un liquido cimitero, ma non sappiamo quasi nulla di quel che realmente aspetta i “salvati” una volta sbarcati in Italia.
Quali politiche vengono realmente messe in campo rispetto all’immigrazione, nel nostro Paese? A Lampedusa c’è un vero centro di prima accoglienza oppure un centro di sostanziale detenzione? Dove vengono mandati i richiedenti asilo prelevati da Ventimiglia e ammassati sui pullman, si praticano forse deportazioni collettive, proibite dalle norme internazionali sui diritti umani? E cosa sappiamo di quel che succede nei campi di raccolta in Turchia, è vera la voce secondo cui i siriani vengono rimandati in Siria, in mezzo alla guerra? E qual è il vero compito della nuova Guardia europea di frontiera di cui anche noi facciamo parte?
Dunque, dietro i discorsi “alti” dei nostri rappresentanti politici che rivendicano grandi meriti italiani in materia di solidarietà e accoglienza, occorre vedere cosa c’è. La retorica è una coperta comoda, ma spesso anche molto corta. Trattare con gli stati africani per risolvere all’origine il dramma delle migrazioni significa tutto e niente. Ci assicuriamo che quei governi rispettino i diritti umani e le libertà fondamentali, oppure pensiamo di pagarli perché facciano i carcerieri al posto nostro?
Il nostro compito è quello di sapere cosa davvero succede, e soprattutto cosa succede alle donne e ai minori durante quegli allucinanti viaggi e poi anche sul nostro territorio. Non possiamo accettare che una giovane eritrea debba morire per attraversare una frontiera che dovrebbe essere aperta. Così come la retorica, anche una frontiera può uccidere. Vogliamo invece che le frontiere e i confini siano sempre pacificamente attraversabili: attraversare il confine è un diritto umano di ogni essere vivente.
(La foto è stata pubblicata sul Manifesto, 08storie-lapresse-ita-sbarchi-migranti-salvataggio-immigrati-marina-donne-06.jpg)
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