Neuigkeit zur PetitionL'Europa apra le porte ai migranti e usi i finanziamenti per garantire viaggi aerei sicuriVittime senza nome e senza giustizia

Floriana LippariniItalien
22.07.2016
Sono giunte a Trapani, pietosamente raccolte dalla nave Aquarius dei Médecins sans frontières, 21 donne asfissiate, ustionate, chiuse nella stiva o calpestate dagli altri occupanti del barcone della morte. C’era anche un uomo in questo tragico carico, la ventiduesima vittima. Sul Manifesto di oggi, care sostenitrici e cari sostenitori, potete leggerne una cronaca da brividi (http://ilmanifesto.info/in-fondo-al-gommone-venti-donne-morte/) Il giorno prima le vittime erano state 17. Quante il giorno prima ancora? E quante altre volte dovremo contare vittime senza nome e senza giustizia?
Nel frattempo, di fronte all’orrore generale che da ogni parte sta stravolgendo il senso stesso dell’esistere su questa terra, l’orribile e inaccettabile realtà delle morti da immigrazione sta perdendo importanza, ammesso che l’abbia mai veramente avuta per i signori dei mercati e delle guerre. Ma la verità è che ogni cosa è collegata.
Le radici dell’odio, della violenza, del terrore sono le stesse che alimentano a livelli profondi la paura del diverso, il rifiuto dell’altro, la cancellazione della condizione umana che ci accomuna. Le stesse radici che hanno prodotto colonialismo, guerre, sfruttamento economico, disastri climatici. E che in un’incontrollabile spirale hanno creato la disperazione da cui è partito quel barcone su cui erano ammassate le nuove vittime sacrificali nell’illusione di salvarsi. Ogni cosa è collegata.
Come fare allora a scollegarci da quell’arcaico sistema patriarcale fondato su un delirio di potenza che percorre la storia da millenni e che ha inquinato persino l’animus di molte donne, persuase che non esista altra maniera di stare al mondo e di regolare le sorti di popoli e individui? Donne oggi magari ai vertici di società e di nazioni, immerse nella stessa ideologia guerresca e patriarcale. Insomma, ormai ci sono molte donne al potere, ma a parte qualche rara e preziosa eccezione non c’è la differenza trasformatrice che il pensiero femminista aveva elaborato e prometteva.
Questa domanda è centrale ora, nel momento in cui tutto il mondo sembra percorso da un’ondata di violenza regressiva che spazza via secoli di lotte e (relative) conquiste. Vogliono toglierci la voce, la speranza, i diritti che credevamo acquisiti, ma questo è ormai impossibile, le voci arrivano lo stesso fin dal cuore della fitta oscurità dove si consumano gli atroci riti delle epurazioni di massa.
Penso che ogni Casa delle donne, ogni circolo, ogni centro sociale, ogni Carovana che parte da nord e da sud per raggiungere i migranti nei campi di raccolta in Grecia rappresenti uno spazio unico di libertà da proteggere e tenere vivo con tutte le nostre energie. Da lì possiamo testardamente continuare a denunciare le stragi del Mediterraneo e a chiedere vie legali per accogliere tutte le persone migranti in sicurezza e dignità. Da lì possiamo continuare a incontrarci, a parlarci, a scambiarci pensieri e idee per piantare nuove radici da cui far nascere un’altra idea di mondo e di società. Oggi è più importante che mai.
Link kopieren
WhatsApp
Facebook
E-Mail
X