Lana 100% italiana: da rifiuto a risorsa. Il manifesto.


Lana 100% italiana: da rifiuto a risorsa. Il manifesto.
Il problema
Premessa
Il progetto di cooperazione “Tramando S’Innova” si pone l’obiettivo di promuovere la ricostruzione di una filiera della lana 100% italiana, volta al recupero, alla trasformazione e valorizzazione delle diverse tipologie di lana creando sinergie tra mondo rurale e mondo artigianale-industriale, ottimizzandone l’utilizzo nei vari settori (dal tessile all’edilizia).
In Italia si stima che siano allevati circa 8 milioni di ovini, con una produzione media di circa 1,5 kg per capo, risultando approssimativamente una produzione annua di 12 mila tonnellate di lana sucida, destinata soprattutto per usi industriali e per i tessili d’arredamento.
La produzione di lana succida è considerata un costo per l’allevatore, in quanto il mercato attuale non riconosce nulla per la sua commercializzazione. Se la lana non viene ritirata presso l’allevamento, deve essere smaltita come rifiuto speciale con forti oneri economici e di gestione per l’allevatore. Costi che molte volte non sono sostenibili e che potrebbero portare a “pratiche di smaltimento” che possono generare anche danni di tipo ambientale.
Lo status della lana a livello normativo
Prima del 2002, anno in cui la lana è stata inquadrata per la prima volta come sottoprodotto agricolo da parte della Commissione Europea, questo materiale era un’entrata economica per le aziende. Ma con il regolamento n. 1774/2002 la lana è diventata un Sottoprodotto di Origine Animale (SOA), ovvero materiale di scarto: è così che la lana ha iniziato ad, essere un costo nel bilancio aziendale.
Il successivo regolamento europeo CE 1069/2009 va ad abrogare il 1774/2002, ma continua a inquadrare la lana come sottoprodotto categoria 3 e ne definisce i requisiti per la sua commercializzazione, i criteri di trasporto, i requisiti dei magazzini di stoccaggio (ad es: pareti e pavimento smaltati e lavabili, presenza di pozzetti di raccolta dei reflui ecc.) normando la manipolazione e il commercio. In termini pratici, vi è l’inclusione della lana tra i materiali a rischio igienico-sanitario; tutto ciò necessita di ingenti investimenti negli impianti che la “ospitano”. Secondo il reg. CE 1069/2009 la lana passa dallo status di sottoprodotto di origine animale a quello di “prodotto tecnico” quando subisce un trattamento igienizzante (normalmente rappresentato dal lavaggio secondo i criteri del regolamento stesso). La lana, pertanto, rientra nella categoria dei rifiuti speciali, che, in quanto tali, necessitano di un trattamento ben preciso per ridurne la carica batterica da patogeni che potrebbero causare problemi di salute e contaminazioni nell’ambiente.
Ma non dimentichiamo che il reg. CE 510/2006 - include la lana nell’elenco dei “prodotti agricoli” che possono essere tutelati con una DOP o una IGP. Quindi siamo in una situazione in cui da un lato, la normativa europea considera la lana un prodotto di scarto da sanificare per essere commercializzato come “prodotto tecnico”, dall’altro la inserisce tra i prodotti agricoli tutelabili con una DOP o una IGP. Tale riconoscimento, evidenzia le qualità della lana in un'ottica ambientale, territoriale e di economia circolare. In Italia, comunque, è da sottolineare che dal 2006 nessuno ha mai richiesto tali denominazioni per la lana, proprio perché è legata a più gravosi passaggi indicati nel contesto dei SOA - sottoprodotti di origine animale.
La situazione normativa nel nostro paese è di tutt’altra visione. Secondo il Codice Civile italiano, l’attività di produzione di lana, sia essa collaterale ad un’altra destinazione dell’allevamento ovino (produzione di latte o carne), sia essa la produzione primaria, è riconducibile ad un “attività connessa” a quella agricola e, in base all’art. 2135, tali sarebbero anche il lavaggio, la filatura, la tessitura e la commercializzazione delle lane prodotte da un’azienda agricola. Pertanto, la lana in Italia, si configura come vero e proprio prodotto agricolo dal punto di vista civilistico, considerandola come PRODOTTO dell’allevamento, cercando così di valorizzare tale materiale come elemento di ricavo e non di costo per l’azienda.
In questo quadro legislativo la lana è un bene ed un prodotto, oggi penalizzato dall’inquadramento normativo europeo, che purtroppo ne rende complesso e costoso l’utilizzo.
Da rifiuto a risorsa.
Con questo manifesto vengono avanzate dai sottoscrittori una serie di proposte, perfettibili e perfezionabili con i vari livelli decisionali, che possano favorire la ricostruzione della filiera della lana italiana per trasformarla “da rifiuto a risorsa” facendo di questo prodotto una vera e propria risorsa del territorio che lo produce oltre che soddisfare i principi di un’economia circolare.
Consapevoli che le problematiche connesse alla gestione della filiera della lana non sono più procrastinabili, riteniamo che per pianificare un indirizzo sicuro del recupero della lana è necessario procedere contemporaneamente su diversi piani:
1. Modifica dell’inquadramento normativo europeo della lana. La lana da sottoprodotto agricolo deve diventare prodotto agricolo. In tal senso si è espressa anche la “Risoluzione del Parlamento europeo del 3 maggio 2018 sulla situazione attuale e le prospettive future per i settori ovino e caprino nell'UE”, che invita la Commissione Europea a prestare maggiore attenzione al settore della produzione e della valorizzazione della lana, ma si chiede che anche le Regioni e lo Stato Italiano procedano in tal senso;
2. Creazione di Centri Lavaggio e gestione della logistica. Uno degli anelli deboli della filiera che ha causato significative ripercussioni sull’intera filiera è quella legata al lavaggio e alla gestione logistica del conferimento (stoccaggio) della lana. La chiusura dell’ultimo
centro di lavaggio di lane italiane nel Nord Italia, a Gandino nel 2018, ha generato ricadute negativa sull’intero sistema laniero.
In questo momento sono ancora presenti sul territorio Bergamasco conoscenze tecnico- professionali che possono garantire gli standard necessari per rendere la filiera della lana una filiera di qualità che da sempre caratterizza il made in Italy. La realizzazione di centri di lavaggio, stoccaggio e conferimento, moderni ed innovativi con sistemi di gestione dei reflui a basso impatto ambientale, consentirà di ridare slancio all’intero sistema, e può essere il primo tassello per una rete nazionale in grado di riattivare tutte le filiere locali.
Al fine di non perdere ulteriore tempo si ritiene fondamentale un intervento di tipo pubblico che consenta di riattivare l’intero ciclo produttivo.
3. Sensibilizzazione e formazione del mondo allevatoriale. Sarà fondamentale promuovere interventi che consentano agli allevatori di vedere il potenziale economico della lana e la tosatura non dovrà più essere solo una necessità per il benessere dell’animale, ma migliorare la qualità della lana in azienda sarà una precondizione perché trovi uno sbocco sul mercato. Iniziative di sensibilizzazione e formazione (es. corsi di tosatura) così come la sperimentazione di progetti che consentano l’attivazione di micro-filiere locali saranno fondamentali per portare le aziende ad approcciarsi con un diverso atteggiamento alla lana, dove il materiale non è più visto come un rifiuto da dover far ritirare ogni anno senza guadagno, ma che porti il pastore a riconoscerne l’importanza anche economica fin da quando è ancora vello sull’ovino;
4. Incentivi di mercato e norme ad hoc. Promuovere ed incentivare attraverso norme specifiche l’utilizzo della lana anche in altri settori (esempio favorendo l’impiego di fibra naturale nell’edilizia). La lana è stata negli ultimi decenni relegata a materiale secondario rispetto a quello sintetico. Fortunatamente, la tendenza oggi sta cambiando a favore di prodotti sempre più green, a km 0, in grado di rispondere a esigenze di sostenibilità ambientale e capaci di entrare a pieno titolo nei processi di economia circolare.
5. Strategia di comunicazione È necessario, per poter ottenere una risposta positiva da parte del mercato, individuare strategie di comunicazione che permettano di promuovere l’utilizzo della lana nelle sue diverse forme. Le opportunità di valorizzazione della lana sono molteplici: fertilizzanti (cheratina), cosmetici (cheratina e lanolina), bioplastiche e biomateriali (lana in polvere e ingegneria tissutale), isolamento termico e acustico (edilizia sostenibile), adsorbente (inquinamento marino), pacciamante (ortoflovivaismo) oltre agli svariati utilizzi in ambito tessile. Riscoprire la lana locale potrebbe portare nuove opportunità di sviluppo e diversificazione rurale e industriale, grazie alla richiesta sempre più crescente di prodotti da fonte rinnovabile, locali, ecosostenibili e validi per la salute umana. Infine, la promozione del lavoro a maglia e all’uncinetto con lana autoctona negli ospedali e nelle case di cura e riposo (lanaterapia) apre una considerevole prospettiva di utilizzo, dato il potere rilassante di queste pratiche. Idem per le iniziative di coesione sociale (accoglienza immigrati e rifugiati), di educazione infantile (sviluppo della manualità e dell’uso dei colori naturali) e di promozione della creatività artistica e artigianale con lana e feltro.
Il presente manifesto viene promosso dai partner del progetto TRAMANDO S’INNOVA:
- GAL Barigadu Guilcer
- GAL Valle Seriana e dei Laghi Bergamaschi
- GAL Quattro Parchi Lecco Brianza
- Agenzia Lane d’Italia
- Istituto per la Bioeconomia, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR IBE)

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Il problema
Premessa
Il progetto di cooperazione “Tramando S’Innova” si pone l’obiettivo di promuovere la ricostruzione di una filiera della lana 100% italiana, volta al recupero, alla trasformazione e valorizzazione delle diverse tipologie di lana creando sinergie tra mondo rurale e mondo artigianale-industriale, ottimizzandone l’utilizzo nei vari settori (dal tessile all’edilizia).
In Italia si stima che siano allevati circa 8 milioni di ovini, con una produzione media di circa 1,5 kg per capo, risultando approssimativamente una produzione annua di 12 mila tonnellate di lana sucida, destinata soprattutto per usi industriali e per i tessili d’arredamento.
La produzione di lana succida è considerata un costo per l’allevatore, in quanto il mercato attuale non riconosce nulla per la sua commercializzazione. Se la lana non viene ritirata presso l’allevamento, deve essere smaltita come rifiuto speciale con forti oneri economici e di gestione per l’allevatore. Costi che molte volte non sono sostenibili e che potrebbero portare a “pratiche di smaltimento” che possono generare anche danni di tipo ambientale.
Lo status della lana a livello normativo
Prima del 2002, anno in cui la lana è stata inquadrata per la prima volta come sottoprodotto agricolo da parte della Commissione Europea, questo materiale era un’entrata economica per le aziende. Ma con il regolamento n. 1774/2002 la lana è diventata un Sottoprodotto di Origine Animale (SOA), ovvero materiale di scarto: è così che la lana ha iniziato ad, essere un costo nel bilancio aziendale.
Il successivo regolamento europeo CE 1069/2009 va ad abrogare il 1774/2002, ma continua a inquadrare la lana come sottoprodotto categoria 3 e ne definisce i requisiti per la sua commercializzazione, i criteri di trasporto, i requisiti dei magazzini di stoccaggio (ad es: pareti e pavimento smaltati e lavabili, presenza di pozzetti di raccolta dei reflui ecc.) normando la manipolazione e il commercio. In termini pratici, vi è l’inclusione della lana tra i materiali a rischio igienico-sanitario; tutto ciò necessita di ingenti investimenti negli impianti che la “ospitano”. Secondo il reg. CE 1069/2009 la lana passa dallo status di sottoprodotto di origine animale a quello di “prodotto tecnico” quando subisce un trattamento igienizzante (normalmente rappresentato dal lavaggio secondo i criteri del regolamento stesso). La lana, pertanto, rientra nella categoria dei rifiuti speciali, che, in quanto tali, necessitano di un trattamento ben preciso per ridurne la carica batterica da patogeni che potrebbero causare problemi di salute e contaminazioni nell’ambiente.
Ma non dimentichiamo che il reg. CE 510/2006 - include la lana nell’elenco dei “prodotti agricoli” che possono essere tutelati con una DOP o una IGP. Quindi siamo in una situazione in cui da un lato, la normativa europea considera la lana un prodotto di scarto da sanificare per essere commercializzato come “prodotto tecnico”, dall’altro la inserisce tra i prodotti agricoli tutelabili con una DOP o una IGP. Tale riconoscimento, evidenzia le qualità della lana in un'ottica ambientale, territoriale e di economia circolare. In Italia, comunque, è da sottolineare che dal 2006 nessuno ha mai richiesto tali denominazioni per la lana, proprio perché è legata a più gravosi passaggi indicati nel contesto dei SOA - sottoprodotti di origine animale.
La situazione normativa nel nostro paese è di tutt’altra visione. Secondo il Codice Civile italiano, l’attività di produzione di lana, sia essa collaterale ad un’altra destinazione dell’allevamento ovino (produzione di latte o carne), sia essa la produzione primaria, è riconducibile ad un “attività connessa” a quella agricola e, in base all’art. 2135, tali sarebbero anche il lavaggio, la filatura, la tessitura e la commercializzazione delle lane prodotte da un’azienda agricola. Pertanto, la lana in Italia, si configura come vero e proprio prodotto agricolo dal punto di vista civilistico, considerandola come PRODOTTO dell’allevamento, cercando così di valorizzare tale materiale come elemento di ricavo e non di costo per l’azienda.
In questo quadro legislativo la lana è un bene ed un prodotto, oggi penalizzato dall’inquadramento normativo europeo, che purtroppo ne rende complesso e costoso l’utilizzo.
Da rifiuto a risorsa.
Con questo manifesto vengono avanzate dai sottoscrittori una serie di proposte, perfettibili e perfezionabili con i vari livelli decisionali, che possano favorire la ricostruzione della filiera della lana italiana per trasformarla “da rifiuto a risorsa” facendo di questo prodotto una vera e propria risorsa del territorio che lo produce oltre che soddisfare i principi di un’economia circolare.
Consapevoli che le problematiche connesse alla gestione della filiera della lana non sono più procrastinabili, riteniamo che per pianificare un indirizzo sicuro del recupero della lana è necessario procedere contemporaneamente su diversi piani:
1. Modifica dell’inquadramento normativo europeo della lana. La lana da sottoprodotto agricolo deve diventare prodotto agricolo. In tal senso si è espressa anche la “Risoluzione del Parlamento europeo del 3 maggio 2018 sulla situazione attuale e le prospettive future per i settori ovino e caprino nell'UE”, che invita la Commissione Europea a prestare maggiore attenzione al settore della produzione e della valorizzazione della lana, ma si chiede che anche le Regioni e lo Stato Italiano procedano in tal senso;
2. Creazione di Centri Lavaggio e gestione della logistica. Uno degli anelli deboli della filiera che ha causato significative ripercussioni sull’intera filiera è quella legata al lavaggio e alla gestione logistica del conferimento (stoccaggio) della lana. La chiusura dell’ultimo
centro di lavaggio di lane italiane nel Nord Italia, a Gandino nel 2018, ha generato ricadute negativa sull’intero sistema laniero.
In questo momento sono ancora presenti sul territorio Bergamasco conoscenze tecnico- professionali che possono garantire gli standard necessari per rendere la filiera della lana una filiera di qualità che da sempre caratterizza il made in Italy. La realizzazione di centri di lavaggio, stoccaggio e conferimento, moderni ed innovativi con sistemi di gestione dei reflui a basso impatto ambientale, consentirà di ridare slancio all’intero sistema, e può essere il primo tassello per una rete nazionale in grado di riattivare tutte le filiere locali.
Al fine di non perdere ulteriore tempo si ritiene fondamentale un intervento di tipo pubblico che consenta di riattivare l’intero ciclo produttivo.
3. Sensibilizzazione e formazione del mondo allevatoriale. Sarà fondamentale promuovere interventi che consentano agli allevatori di vedere il potenziale economico della lana e la tosatura non dovrà più essere solo una necessità per il benessere dell’animale, ma migliorare la qualità della lana in azienda sarà una precondizione perché trovi uno sbocco sul mercato. Iniziative di sensibilizzazione e formazione (es. corsi di tosatura) così come la sperimentazione di progetti che consentano l’attivazione di micro-filiere locali saranno fondamentali per portare le aziende ad approcciarsi con un diverso atteggiamento alla lana, dove il materiale non è più visto come un rifiuto da dover far ritirare ogni anno senza guadagno, ma che porti il pastore a riconoscerne l’importanza anche economica fin da quando è ancora vello sull’ovino;
4. Incentivi di mercato e norme ad hoc. Promuovere ed incentivare attraverso norme specifiche l’utilizzo della lana anche in altri settori (esempio favorendo l’impiego di fibra naturale nell’edilizia). La lana è stata negli ultimi decenni relegata a materiale secondario rispetto a quello sintetico. Fortunatamente, la tendenza oggi sta cambiando a favore di prodotti sempre più green, a km 0, in grado di rispondere a esigenze di sostenibilità ambientale e capaci di entrare a pieno titolo nei processi di economia circolare.
5. Strategia di comunicazione È necessario, per poter ottenere una risposta positiva da parte del mercato, individuare strategie di comunicazione che permettano di promuovere l’utilizzo della lana nelle sue diverse forme. Le opportunità di valorizzazione della lana sono molteplici: fertilizzanti (cheratina), cosmetici (cheratina e lanolina), bioplastiche e biomateriali (lana in polvere e ingegneria tissutale), isolamento termico e acustico (edilizia sostenibile), adsorbente (inquinamento marino), pacciamante (ortoflovivaismo) oltre agli svariati utilizzi in ambito tessile. Riscoprire la lana locale potrebbe portare nuove opportunità di sviluppo e diversificazione rurale e industriale, grazie alla richiesta sempre più crescente di prodotti da fonte rinnovabile, locali, ecosostenibili e validi per la salute umana. Infine, la promozione del lavoro a maglia e all’uncinetto con lana autoctona negli ospedali e nelle case di cura e riposo (lanaterapia) apre una considerevole prospettiva di utilizzo, dato il potere rilassante di queste pratiche. Idem per le iniziative di coesione sociale (accoglienza immigrati e rifugiati), di educazione infantile (sviluppo della manualità e dell’uso dei colori naturali) e di promozione della creatività artistica e artigianale con lana e feltro.
Il presente manifesto viene promosso dai partner del progetto TRAMANDO S’INNOVA:
- GAL Barigadu Guilcer
- GAL Valle Seriana e dei Laghi Bergamaschi
- GAL Quattro Parchi Lecco Brianza
- Agenzia Lane d’Italia
- Istituto per la Bioeconomia, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR IBE)

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Petizione creata in data 6 aprile 2022