La7: Basta Silenzio! Cerasa, Sì o No all'Occupazione Militare?


La7: Basta Silenzio! Cerasa, Sì o No all'Occupazione Militare?
Il problema
Egregio Dottor Formigli e Gentile Redazione di La7,
mi rivolgo a Voi con un profondo sentimento di stima e rispetto, specialmente nei confronti del Dottor Formigli, la cui autorevolezza e integrità nel campo giornalistico rappresentano un vero faro nel panorama mediatico italiano.
Con grande rammarico, desidero portare alla Vostra attenzione un episodio che ritengo di estrema gravità, e che ha coinvolto il direttore del giornale "Il Foglio", Claudio Cerasa invitato al programma "PiazzaPulita".
La mancata risposta del direttore Cerasa alla domanda di Moni Ovadia "Israele ha il diritto di occupare territori palestinesi, mi risponda?" a cui Moni Ovadia poi aggiunge anche termini come "segregazione" e "colonialismo", rappresenta un atto di negligenza etica.
Di fronte all'acuta domanda formulata dal Signor Moni Ovadia, il Direttore Claudio Cerasa aveva non solo l'opportunità, ma altresì l'imperativo morale, di esprimere una condanna inequivocabile verso i fenomeni come l'occupazione territoriale, perlomeno come come atto generico, essendo in violazione con il Diritto Internazionale. Tale dichiarazione avrebbe potuto, ovviamente, fungere da preludio a una più dettagliata elaborazione del suo pensiero relativamente al contesto israeliano, qualora lo avesse ritenuto pertinente (libertà di espressione).
Tale comportamento non si discosta in alcun modo da quanto si richiede usualmente agli ospiti di provenienza araba/musulmana: una categorica condanna di atti violenti, seguita da una disamina analitica delle circostanze che possano aver condotto a tali eventi nefasti. È dunque incomprensibile, per non dire inaccettabile, che in una nazione gravata dal fardello di una storia coloniale, da un passato segnato da leggi razziali e dall'occupazione di territori altrui (come avvenne in Jugoslavia), il direttore di un giornale rimanga in silenzio di fronte a una domanda chiara e precisa.
La destra italiana, alla quale il Signor Cerasa è associato, non può certamente aspirare a liberarsi del pesante fardello storico associato al nazifascismo e alla complicità nello sterminio degli ebrei, attraverso il tentativo di normalizzare azioni che il Diritto Internazionale definisce come manifestamente illecite, ivi compreso l'atto di occupazione militare di territori estranei.
NOTA DI PRECISAZIONE SUL COLONIALISMO: UNA ZONA GRIGIA
Sebbene l'Organizzazione delle Nazioni Unite non abbia esplicitamente riconosciuto l'espansionismo di Israele come un atto di colonialismo, è di notevole importanza evidenziare che tale organismo internazionale non abbia neanche fornito una smentita categorica a tale riguardo. In questo contesto, assume rilevanza il recente "Report of the Special Rapporteur on the situation of human rights in the Palestinian territories occupied since 1967 (A/77/356)". Il documento, redatto dalla Relatrice Speciale delle Nazioni Unite, suggerisce che l'occupazione israeliana manifesta gli attributi tipici del "settler colonialism" o colonialismo di insediamento. Di conseguenza, ci troviamo in un limbo di incertezza sia giuridica che politica, il quale non consente una classificazione univoca della situazione in conformità ai principi del diritto internazionale.
Va ulteriormente sottolineato che la questione relativa all'occupazione dei territori palestinesi è anche oggetto di esame da parte della "Special Political and Decolonization (Fourth Committee)" dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, una commissione specificamente dedicata a tematiche di decolonizzazione. Questo ulteriore livello di scrutinio internazionale evidenzia la complessità e la rilevanza giuridica del problema in esame.
In aggiunta, è degno di nota che un ampio spettro di intellettuali e esperti, inclusi individui di origine israeliana ed ebraica quali, per esempio, Ilian Pappé, sostengono che la politica di Israele nei territori occupati possa essere classificata come "settler colonialism" o colonialismo di insediamento. Da un punto di vista accademico e intellettuale, il dibattito su questa questione è tuttora aperto e in continua evoluzione.
Pertanto, ci troviamo immersi in un contesto di elevata ambiguità e complessità, tanto giuridica quanto politica, che impedisce una definizione assoluta e inconfutabile della situazione in base ai dettami del diritto internazionale.
CHIARIMENTO IN MERITO ALLA POSIZIONE DI CERASA
L'esistenza di tale ambiguità, sia su un piano giuridico che politico, rende ancor più stupefacente e motivo di inquietudine la mancanza di una risposta esplicita da parte del Direttore Cerasa alla domanda di Moni Ovadia. È degno di nota che il direttore non solo abbia evitato di rispondere alla specifica interrogazione riguardo l'occupazione territoriale posta da Moni Ovadia (un atto, mi preme ricordare, che costituisce una violazione del Diritto Internazionale), ma abbia inoltre omesso di affrontare le successive osservazioni avanzate da Ovadia riguardo ai concetti di "colonizzazione" e "segregazione". Il silenzio del Direttore di un giornale di fronte a queste parole è preoccupante.
Vorrei esprimere l'auspicio che la rete televisiva La7 e il Dottor Formigli, un giornalista che stimo notevolmente per la sua integrità etica irreprensibile e per la sua impegno nella fornitura di informazioni di alta qualità, offrano al Signor Cerasa l'opportunità di correggere pubblicamente e con indubitabile chiarezza la sua posizione su questioni di importanza cruciale. È imperativo che il Direttore Cerasa prenda una posizione chiara e inconfondibile riguardo a:
- Il Principio di Autodeterminazione dei Popoli, un diritto fondamentale sancito dal Diritto Internazionale;
- L'Occupazione militare di territori appartenenti a terzi;
- L'Annessione di territori terzi;
- La Confisca di Territori terzi, un'azione che solleva serie questioni in merito alla sovranità, ai diritti umani e alla legalità internazionale;
Una rettifica da parte del Direttore Cerasa potrebbe effettivamente servire come preludio a una più ampia contestualizzazione del problema israelo-palestinese, a patto che egli riesca a conciliare qualsiasi condanna degli elementi precedentemente citati con le azioni compiute da Israele. Questa potrebbe essere un'occasione opportuna per il Direttore di sfidare e forse superare le proprie singolari reticenze precedenti circa l'importanza della contestualizzazione in materia giornalistica.
Nell'attesa di un vostro cortese riscontro e nella speranza che la questione venga affrontata con la serietà e l'attenzione che merita, porgo i miei più cordiali saluti.
Con stima e considerazione, T. Riva
Il riferimento è alla puntata in questo link, al punto 2.55.00

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Il problema
Egregio Dottor Formigli e Gentile Redazione di La7,
mi rivolgo a Voi con un profondo sentimento di stima e rispetto, specialmente nei confronti del Dottor Formigli, la cui autorevolezza e integrità nel campo giornalistico rappresentano un vero faro nel panorama mediatico italiano.
Con grande rammarico, desidero portare alla Vostra attenzione un episodio che ritengo di estrema gravità, e che ha coinvolto il direttore del giornale "Il Foglio", Claudio Cerasa invitato al programma "PiazzaPulita".
La mancata risposta del direttore Cerasa alla domanda di Moni Ovadia "Israele ha il diritto di occupare territori palestinesi, mi risponda?" a cui Moni Ovadia poi aggiunge anche termini come "segregazione" e "colonialismo", rappresenta un atto di negligenza etica.
Di fronte all'acuta domanda formulata dal Signor Moni Ovadia, il Direttore Claudio Cerasa aveva non solo l'opportunità, ma altresì l'imperativo morale, di esprimere una condanna inequivocabile verso i fenomeni come l'occupazione territoriale, perlomeno come come atto generico, essendo in violazione con il Diritto Internazionale. Tale dichiarazione avrebbe potuto, ovviamente, fungere da preludio a una più dettagliata elaborazione del suo pensiero relativamente al contesto israeliano, qualora lo avesse ritenuto pertinente (libertà di espressione).
Tale comportamento non si discosta in alcun modo da quanto si richiede usualmente agli ospiti di provenienza araba/musulmana: una categorica condanna di atti violenti, seguita da una disamina analitica delle circostanze che possano aver condotto a tali eventi nefasti. È dunque incomprensibile, per non dire inaccettabile, che in una nazione gravata dal fardello di una storia coloniale, da un passato segnato da leggi razziali e dall'occupazione di territori altrui (come avvenne in Jugoslavia), il direttore di un giornale rimanga in silenzio di fronte a una domanda chiara e precisa.
La destra italiana, alla quale il Signor Cerasa è associato, non può certamente aspirare a liberarsi del pesante fardello storico associato al nazifascismo e alla complicità nello sterminio degli ebrei, attraverso il tentativo di normalizzare azioni che il Diritto Internazionale definisce come manifestamente illecite, ivi compreso l'atto di occupazione militare di territori estranei.
NOTA DI PRECISAZIONE SUL COLONIALISMO: UNA ZONA GRIGIA
Sebbene l'Organizzazione delle Nazioni Unite non abbia esplicitamente riconosciuto l'espansionismo di Israele come un atto di colonialismo, è di notevole importanza evidenziare che tale organismo internazionale non abbia neanche fornito una smentita categorica a tale riguardo. In questo contesto, assume rilevanza il recente "Report of the Special Rapporteur on the situation of human rights in the Palestinian territories occupied since 1967 (A/77/356)". Il documento, redatto dalla Relatrice Speciale delle Nazioni Unite, suggerisce che l'occupazione israeliana manifesta gli attributi tipici del "settler colonialism" o colonialismo di insediamento. Di conseguenza, ci troviamo in un limbo di incertezza sia giuridica che politica, il quale non consente una classificazione univoca della situazione in conformità ai principi del diritto internazionale.
Va ulteriormente sottolineato che la questione relativa all'occupazione dei territori palestinesi è anche oggetto di esame da parte della "Special Political and Decolonization (Fourth Committee)" dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, una commissione specificamente dedicata a tematiche di decolonizzazione. Questo ulteriore livello di scrutinio internazionale evidenzia la complessità e la rilevanza giuridica del problema in esame.
In aggiunta, è degno di nota che un ampio spettro di intellettuali e esperti, inclusi individui di origine israeliana ed ebraica quali, per esempio, Ilian Pappé, sostengono che la politica di Israele nei territori occupati possa essere classificata come "settler colonialism" o colonialismo di insediamento. Da un punto di vista accademico e intellettuale, il dibattito su questa questione è tuttora aperto e in continua evoluzione.
Pertanto, ci troviamo immersi in un contesto di elevata ambiguità e complessità, tanto giuridica quanto politica, che impedisce una definizione assoluta e inconfutabile della situazione in base ai dettami del diritto internazionale.
CHIARIMENTO IN MERITO ALLA POSIZIONE DI CERASA
L'esistenza di tale ambiguità, sia su un piano giuridico che politico, rende ancor più stupefacente e motivo di inquietudine la mancanza di una risposta esplicita da parte del Direttore Cerasa alla domanda di Moni Ovadia. È degno di nota che il direttore non solo abbia evitato di rispondere alla specifica interrogazione riguardo l'occupazione territoriale posta da Moni Ovadia (un atto, mi preme ricordare, che costituisce una violazione del Diritto Internazionale), ma abbia inoltre omesso di affrontare le successive osservazioni avanzate da Ovadia riguardo ai concetti di "colonizzazione" e "segregazione". Il silenzio del Direttore di un giornale di fronte a queste parole è preoccupante.
Vorrei esprimere l'auspicio che la rete televisiva La7 e il Dottor Formigli, un giornalista che stimo notevolmente per la sua integrità etica irreprensibile e per la sua impegno nella fornitura di informazioni di alta qualità, offrano al Signor Cerasa l'opportunità di correggere pubblicamente e con indubitabile chiarezza la sua posizione su questioni di importanza cruciale. È imperativo che il Direttore Cerasa prenda una posizione chiara e inconfondibile riguardo a:
- Il Principio di Autodeterminazione dei Popoli, un diritto fondamentale sancito dal Diritto Internazionale;
- L'Occupazione militare di territori appartenenti a terzi;
- L'Annessione di territori terzi;
- La Confisca di Territori terzi, un'azione che solleva serie questioni in merito alla sovranità, ai diritti umani e alla legalità internazionale;
Una rettifica da parte del Direttore Cerasa potrebbe effettivamente servire come preludio a una più ampia contestualizzazione del problema israelo-palestinese, a patto che egli riesca a conciliare qualsiasi condanna degli elementi precedentemente citati con le azioni compiute da Israele. Questa potrebbe essere un'occasione opportuna per il Direttore di sfidare e forse superare le proprie singolari reticenze precedenti circa l'importanza della contestualizzazione in materia giornalistica.
Nell'attesa di un vostro cortese riscontro e nella speranza che la questione venga affrontata con la serietà e l'attenzione che merita, porgo i miei più cordiali saluti.
Con stima e considerazione, T. Riva
Il riferimento è alla puntata in questo link, al punto 2.55.00

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Petizione creata in data 24 ottobre 2023