La Sardegna chiede solo ciò che la Francia ha appena riconosciuto alla Corsica

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Il problema

Nonostante uno Statuto Speciale teoricamente avanzato, dopo 80 anni la Sardegna continua a subire un'applicazione monca delle sue prerogative. L'isola viene trattata nei fatti come una periferia a sovranità limitata, anziché come una risorsa centrale nel Mediterraneo, rischiando di perdere progressivamente capacità produttiva, investimenti e popolazione, con un progressivo indebolimento del suo ruolo nelle politiche nazionali.
Tra continuità territoriale che non funziona, linee ferroviarie soppresse e strade chiuse ad oltranza, i sardi si trovano a fronteggiare quotidianamente una serie di sfide logistiche e infrastrutturali che ostacolano gravemente la nostra vita quotidiana. Queste difficoltà non solo limitano il nostro sviluppo economico, ma anche minano il nostro diritto di sentirci parte integrante della nazione.
A questo si aggiunge una rappresentanza politica negata anche in Europa: dal 1979 la Sardegna vota nello stesso collegio elettorale della Sicilia, e per pura differenza demografica raramente riesce a eleggere un proprio rappresentante al Parlamento Europeo. Un ricorso che chiedeva lo stesso trattamento riservato alle minoranze linguistiche di Valle d'Aosta, Trentino e Friuli è stato vinto in tribunale e poi respinto dalla Corte Costituzionale. Una proposta di legge per correggere questa distorsione, approvata all'unanimità dal Consiglio regionale sardo, è ferma in commissione parlamentare da anni.
In occasione dell'ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana emerge con ancora maggiore evidenza il divario tra diritti formalmente riconosciuti e diritti concretamente garantiti — mentre altrove, proprio in questi mesi, le cose si muovono davvero. Nel 2026 l'Assemblea nazionale francese ha approvato un progetto di legge costituzionale per riconoscere alla Corsica — un'isola con popolazione e specificità storico-linguistiche paragonabili alla Sardegna — il potere di adattare le leggi nazionali alle proprie esigenze insulari. Non parliamo di copiare il sistema costituzionale francese, ma di un principio semplice: se anche uno Stato storicamente centralista come la Francia riconosce che un'isola merita leggi su misura per le proprie specificità, l'Italia — che si definisce già Repubblica regionalista — non può continuare a trattare la propria autonomia speciale come un blocco burocratico immutabile, fermo nella sostanza al 1948.
Un fatto concreto, passato quasi inosservato: il 29 aprile 2026, a Cagliari, si è tenuta l'Assemblea generale della Commissione Isole della CRPM (Conferenza delle Regioni Periferiche e Marittime, che riunisce 150 territori di 24 Paesi). Alla guida di quella Commissione siede l'Assemblea della Corsica — a dimostrazione che il legame tra le due isole non è un'invenzione retorica, ma una collaborazione istituzionale reale, avviata da almeno due anni tra le rispettive Regioni. In quella sede, la Regione Sardegna ha chiesto formalmente che l'Unione Europea adotti una strategia dedicata alle isole entro il ciclo di programmazione 2028-2034, denunciando la "tassa nascosta" legata all'insularità — un costo certificato nei tavoli europei, che penalizza ogni giorno la competitività delle imprese e il costo della vita delle famiglie sarde, dall'energia ai trasporti. Se le nostre istituzioni stanno già lavorando fianco a fianco con la Corsica per ottenere questo riconoscimento a Bruxelles, chiediamo che anche Roma faccia la sua parte, con la stessa determinazione mostrata da Parigi.
Chiediamo un cambiamento radicale, ovvero il pieno riconoscimento — reale, non solo scritto — dell'autonomia che ci spetta. Non è una concessione politica che chiediamo, ma un atto di equità economica e di rispetto costituzionale: fiscale, energetica, infrastrutturale e di rappresentanza politica, in Italia e in Europa.
È tempo di dire basta alle scelte che penalizzano l'isola e iniziare a chiedere, con argomenti concreti e verificabili, un futuro migliore. Se desiderate un domani più equo per la Sardegna, firmate questa petizione. Insieme, possiamo far sentire la nostra voce — con la forza dei fatti, non solo della rabbia.

Non chiediamo privilegi né trattamenti di favore. Chiediamo che l'autonomia speciale prevista dalla Costituzione trovi finalmente piena attuazione e che il principio dell'insularità sia tradotto in politiche concrete.

Chiediamo che lo Stato italiano:

  1. Dia piena attuazione allo Statuto Speciale;
  2. Garantisca una rappresentanza europea adeguata alla Sardegna;
  3. Riconosca il principio dell'insularità con strumenti fiscali, energetici e infrastrutturali concreti.
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Gian Franco LeoniPromotore della petizione

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