La responsabilità della pace: basta armi


La responsabilità della pace: basta armi
Il problema
Al Presidente della Repubblica
Ai Presidenti del Senato e della Camera dei deputati
Al Presidente del Consiglio dei ministri
Ai capigruppo parlamentari
Ai segretari dei partiti politici
La guerra innescata dall’aggressione russa all’Ucraina si protrae da oltre un anno, registrando un computo inaccettabile di vittime ed immani sofferenze. Ma registrando pure da parte della politica occidentale la rinuncia a qualsiasi idea di pace scollegata dalla vittoria militare. Dalle dichiarazioni ufficiali, dalle analisi politiche, dai discorsi pubblici prevalenti sembra sparita ogni ipotesi di negoziato, ogni prospettiva di tregua concordata, ogni possibilità di risoluzione del conflitto se non attraverso la sconfitta della Russia sul campo, con l’inevitabile aggravio di morti e di dolore. Pare cioè che l’occidente stia assumendo la guerra come unica dimensione di pensiero, come solo criterio di valutazione e di scelta: il dibattito politico si è spostato da come avviare trattative di pace a cosa fornire all'Ucraina perché vinca militarmente. Pur non mettendo in dubbio la necessità di un sostegno materiale agli aggrediti, esso non può tuttavia configurarsi unicamente sul piano militare.
La logica dell’escalation, infatti, non prospetta altri sbocchi che l’allargamento e l’aggravamento dello scontro, sino al possibile estremo della guerra nucleare, dalla quale (ancor più che da qualsiasi guerra del passato) nessuno uscirebbe vincitore, ma l’umanità intera distrutta e il mondo devastato.
L’occidente purtroppo, e l’Europa in particolare, ha ad oggi ridotto la sua azione all’invio di armi sempre più numerose, sempre più potenti e micidiali, prefigurando a breve il raggiungimento di una soglia di non ritorno. C’è la possibilità concreta che il mondo come lo conosciamo stia andando incontro alla sua fine. Bisogna fermarsi. Bisogna rendersi conto che esiste un pensiero diverso, un modo di intendere la pace come risultato non del fragore delle bombe ma della buona volontà degli uomini. La pace va costruita con la determinazione a raggiungerla, con sforzi politici e diplomatici anche severi, anche gravi, con una "cultura" della pace realmente divulgata e praticata, dalla vita quotidiana delle persone alle impostazioni degli Stati e delle istituzioni internazionali. Non ci si può avviare in silenzio alla catastrofe.
Pertanto noi sottoscritti cittadini italiani chiediamo alle autorità in indirizzo di considerare con la massima attenzione quanto rappresentato e di valutare la possibilità che l’Italia assuma sulla guerra in atto una posizione più articolata e lungimirante rispetto al mero invio di armi, intraprendendo una decisa iniziativa diplomatica che esperisca ogni possibile sforzo teso a porre termine al conflitto.
Il problema
Al Presidente della Repubblica
Ai Presidenti del Senato e della Camera dei deputati
Al Presidente del Consiglio dei ministri
Ai capigruppo parlamentari
Ai segretari dei partiti politici
La guerra innescata dall’aggressione russa all’Ucraina si protrae da oltre un anno, registrando un computo inaccettabile di vittime ed immani sofferenze. Ma registrando pure da parte della politica occidentale la rinuncia a qualsiasi idea di pace scollegata dalla vittoria militare. Dalle dichiarazioni ufficiali, dalle analisi politiche, dai discorsi pubblici prevalenti sembra sparita ogni ipotesi di negoziato, ogni prospettiva di tregua concordata, ogni possibilità di risoluzione del conflitto se non attraverso la sconfitta della Russia sul campo, con l’inevitabile aggravio di morti e di dolore. Pare cioè che l’occidente stia assumendo la guerra come unica dimensione di pensiero, come solo criterio di valutazione e di scelta: il dibattito politico si è spostato da come avviare trattative di pace a cosa fornire all'Ucraina perché vinca militarmente. Pur non mettendo in dubbio la necessità di un sostegno materiale agli aggrediti, esso non può tuttavia configurarsi unicamente sul piano militare.
La logica dell’escalation, infatti, non prospetta altri sbocchi che l’allargamento e l’aggravamento dello scontro, sino al possibile estremo della guerra nucleare, dalla quale (ancor più che da qualsiasi guerra del passato) nessuno uscirebbe vincitore, ma l’umanità intera distrutta e il mondo devastato.
L’occidente purtroppo, e l’Europa in particolare, ha ad oggi ridotto la sua azione all’invio di armi sempre più numerose, sempre più potenti e micidiali, prefigurando a breve il raggiungimento di una soglia di non ritorno. C’è la possibilità concreta che il mondo come lo conosciamo stia andando incontro alla sua fine. Bisogna fermarsi. Bisogna rendersi conto che esiste un pensiero diverso, un modo di intendere la pace come risultato non del fragore delle bombe ma della buona volontà degli uomini. La pace va costruita con la determinazione a raggiungerla, con sforzi politici e diplomatici anche severi, anche gravi, con una "cultura" della pace realmente divulgata e praticata, dalla vita quotidiana delle persone alle impostazioni degli Stati e delle istituzioni internazionali. Non ci si può avviare in silenzio alla catastrofe.
Pertanto noi sottoscritti cittadini italiani chiediamo alle autorità in indirizzo di considerare con la massima attenzione quanto rappresentato e di valutare la possibilità che l’Italia assuma sulla guerra in atto una posizione più articolata e lungimirante rispetto al mero invio di armi, intraprendendo una decisa iniziativa diplomatica che esperisca ogni possibile sforzo teso a porre termine al conflitto.
PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 26 aprile 2023