L’Italia non è più sicura: basta impunità, ripristiniamo la legge e la certezza della pena

Firmatari recenti
Marco Cozzi e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

L’Italia sta vivendo una crisi profonda di sicurezza, legalità e fiducia nello Stato.

Negli ultimi anni, dal Nord al Sud del Paese, si è assistito a una escalation continua di furti, rapine, aggressioni, pestaggi, vandalismi e baby gang armate che agiscono quasi impunite. Nessun territorio è ormai percepito come realmente sicuro: città, periferie, province e aree rurali sono tutte coinvolte.

Sempre più cittadini, incluso il sottoscritto, vivono in uno stato costante di paura, privati della serenità e della sicurezza che dovrebbero essere garantite in uno Stato di diritto. Non si tratta più di singoli episodi, ma di una insicurezza strutturale, quotidiana, diffusa, capillare.

Il problema non è l’assenza delle forze dell’ordine, che spesso fanno il possibile in condizioni difficili. Il vero nodo è il fallimento del sistema normativo e giudiziario, diventato un corto circuito continuo tra arresti, scarcerazioni immediate, processi infiniti e pene mai realmente scontate o irrisorie.

Oggi in Italia:

-chi delinque viene spesso fermato e subito rilasciato;
-molti reati sono commessi da soggetti già noti alle forze dell’ordine ma sempre liberi;
-i recidivi continuano a colpire indisturbati;
-le vittime vengono lasciate sole;
-chi reagisce per difendere sé stesso o la propria famiglia rischia di finire sotto processo, incluse le forze dell'ordine, dovendo poi addirittura risarcire i ladri;


Questo sistema genera impunità, rabbia sociale e una pericolosa perdita di fiducia nello Stato. La politica, negli anni, ha progressivamente smantellato il principio della certezza della pena, per salvare in parte anche se stessa, svuotando e riducendo le carceri senza costruire alternative credibili e scaricando sulla società le conseguenze di scelte ideologiche o di convenienza.

Il risultato è uno Stato percepito come debole con i criminali e severo con i cittadini onesti.
Questo è inaccettabile.

È giunto il momento che la politica e il Presidente della Repubblica agiscano in modo deciso per restituire allo Stato la sua autorevolezza e ai cittadini il diritto fondamentale di vivere senza paura.

 
Chiediamo con forza
-Pene certe, rapide e realmente scontate, senza automatismi, sconti sistematici o patteggiamenti al ribasso.
-Tutela reale delle vittime e un riconoscimento chiaro ed effettivo della legittima difesa in situazioni di grave pericolo.
-Detenzione per i soggetti recidivi, per impedire la reiterazione dei reati.
-Espulsione rapida e certa degli stranieri che commettono reati gravi, nel pieno rispetto della legge ma senza lassismi.
-Condanne rapide e pene effettive anche per i colletti bianchi, senza privilegi o scorciatoie.
-Un piano nazionale straordinario per riaprire tutte le strutture carcerarie dismesse nel tempo, di riformatori per i minorenni, riducendo l’abuso di arresti domiciliari e misure alternative per i reati gravi e reiterati.
-Maggiore presenza delle forze dell’ordine nelle aree più colpite, presidio dell'Esercito del territorio e politiche di prevenzione più efficaci.
-Investimenti seri in educazione civica e legalità nelle scuole, per formare cittadini più consapevoli e responsabili.


Queste misure non sono punitive, ma necessarie per ristabilire l’equilibrio tra diritti e doveri, tra libertà individuale e sicurezza collettiva. Inoltre, un piano strutturato per il sistema penitenziario e la sicurezza genererebbe occupazione e sviluppo, rafforzando lo Stato anziché indebolirlo.      

Senza sicurezza non c’è libertà.
Senza legalità non c’è giustizia.
Senza certezza della pena, uno Stato perde credibilità e autorevolezza.

Chiediamo al Presidente della Repubblica e alle istituzioni tutte di prendere in considerazione questa richiesta con la massima serietà e di promuovere un piano d’azione nazionale urgente per riportare ordine, fiducia e sicurezza nel nostro Paese.

Unisci la tua voce alla nostra.
Firma questa petizione per costruire un’Italia più sicura, più giusta e più autorevole.

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Fabrizio CortesiPromotore della petizioneingegnere, ecologista, amante della natura, della equità, della giustizia.

94

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Il problema

L’Italia sta vivendo una crisi profonda di sicurezza, legalità e fiducia nello Stato.

Negli ultimi anni, dal Nord al Sud del Paese, si è assistito a una escalation continua di furti, rapine, aggressioni, pestaggi, vandalismi e baby gang armate che agiscono quasi impunite. Nessun territorio è ormai percepito come realmente sicuro: città, periferie, province e aree rurali sono tutte coinvolte.

Sempre più cittadini, incluso il sottoscritto, vivono in uno stato costante di paura, privati della serenità e della sicurezza che dovrebbero essere garantite in uno Stato di diritto. Non si tratta più di singoli episodi, ma di una insicurezza strutturale, quotidiana, diffusa, capillare.

Il problema non è l’assenza delle forze dell’ordine, che spesso fanno il possibile in condizioni difficili. Il vero nodo è il fallimento del sistema normativo e giudiziario, diventato un corto circuito continuo tra arresti, scarcerazioni immediate, processi infiniti e pene mai realmente scontate o irrisorie.

Oggi in Italia:

-chi delinque viene spesso fermato e subito rilasciato;
-molti reati sono commessi da soggetti già noti alle forze dell’ordine ma sempre liberi;
-i recidivi continuano a colpire indisturbati;
-le vittime vengono lasciate sole;
-chi reagisce per difendere sé stesso o la propria famiglia rischia di finire sotto processo, incluse le forze dell'ordine, dovendo poi addirittura risarcire i ladri;


Questo sistema genera impunità, rabbia sociale e una pericolosa perdita di fiducia nello Stato. La politica, negli anni, ha progressivamente smantellato il principio della certezza della pena, per salvare in parte anche se stessa, svuotando e riducendo le carceri senza costruire alternative credibili e scaricando sulla società le conseguenze di scelte ideologiche o di convenienza.

Il risultato è uno Stato percepito come debole con i criminali e severo con i cittadini onesti.
Questo è inaccettabile.

È giunto il momento che la politica e il Presidente della Repubblica agiscano in modo deciso per restituire allo Stato la sua autorevolezza e ai cittadini il diritto fondamentale di vivere senza paura.

 
Chiediamo con forza
-Pene certe, rapide e realmente scontate, senza automatismi, sconti sistematici o patteggiamenti al ribasso.
-Tutela reale delle vittime e un riconoscimento chiaro ed effettivo della legittima difesa in situazioni di grave pericolo.
-Detenzione per i soggetti recidivi, per impedire la reiterazione dei reati.
-Espulsione rapida e certa degli stranieri che commettono reati gravi, nel pieno rispetto della legge ma senza lassismi.
-Condanne rapide e pene effettive anche per i colletti bianchi, senza privilegi o scorciatoie.
-Un piano nazionale straordinario per riaprire tutte le strutture carcerarie dismesse nel tempo, di riformatori per i minorenni, riducendo l’abuso di arresti domiciliari e misure alternative per i reati gravi e reiterati.
-Maggiore presenza delle forze dell’ordine nelle aree più colpite, presidio dell'Esercito del territorio e politiche di prevenzione più efficaci.
-Investimenti seri in educazione civica e legalità nelle scuole, per formare cittadini più consapevoli e responsabili.


Queste misure non sono punitive, ma necessarie per ristabilire l’equilibrio tra diritti e doveri, tra libertà individuale e sicurezza collettiva. Inoltre, un piano strutturato per il sistema penitenziario e la sicurezza genererebbe occupazione e sviluppo, rafforzando lo Stato anziché indebolirlo.      

Senza sicurezza non c’è libertà.
Senza legalità non c’è giustizia.
Senza certezza della pena, uno Stato perde credibilità e autorevolezza.

Chiediamo al Presidente della Repubblica e alle istituzioni tutte di prendere in considerazione questa richiesta con la massima serietà e di promuovere un piano d’azione nazionale urgente per riportare ordine, fiducia e sicurezza nel nostro Paese.

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I decisori

Sergio Mattarella
Presidente della Repubblica Italiana
Ministero dell’Interno
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