

L'ITALIA CHE AMA EDUCA La Puglia dice NO alla legge Valditara.


L'ITALIA CHE AMA EDUCA La Puglia dice NO alla legge Valditara.
Il problema
L’Italia che ama, educa.
La Puglia dice no alla legge Valditara.
Noi crediamo che esista un’Italia migliore di quella raccontata dal pregiudizio e dalla paura.
Un’Italia che non si arrende alla violenza, che non considera inevitabili i femminicidi, che non accetta il bullismo come una fase della crescita, che non si abitua all’odio, alle discriminazioni, alle solitudini che attraversano la vita di troppe ragazze e di troppi ragazzi.
Noi crediamo che questa Italia esista e che abbia il dovere di alzare la voce.
Per questo da Lecce lanciamo un appello al Paese.
Non a una parte politica, non a un’ideologia, non a un elettorato.
All’Italia.
A chiunque creda che educare sia più utile che proibire, a chiunque pensi che la conoscenza sia più forte della paura, a chiunque sappia che una società si cambia prima nelle coscienze e poi nelle leggi.
Noi non crediamo che il rispetto nasca da solo, non crediamo che l’empatia sia automatica, non crediamo che la libertà sia garantita per natura, crediamo che tutto questo si impari. Si coltivi, si trasmetta, si insegni.
Per questo consideriamo un errore grave ogni tentativo di ostacolare i percorsi di educazione all’affettività, al rispetto, al consenso, alla parità e alla cittadinanza emotiva.
Perché educare non significa indottrinare, significa offrire strumenti, aiutare una ragazza a riconoscere una relazione tossica, aiutare un ragazzo a capire che amare non significa possedere. Significa insegnare che nessuna persona è un oggetto, che nessuna differenza giustifica l’umiliazione, che nessuna forma di violenza può essere scambiata per amore.
Questa non è una battaglia di parte ma una responsabilità collettiva. Riguarda le scuole, le famiglie, le istituzioni. Riguarda l’intera comunità nazionale.
La legge Valditara vieta qualsiasi iniziativa dedicata all’educazione affettiva nelle scuole dell’infanzia e primarie, mentre nelle scuole medie e superiori prevede le stesse ma soltanto successivamente al consenso dei genitori.
E allora la domanda che rivolgiamo all’Italia è semplice: se non educhiamo al rispetto, chi lo farà?
Se non insegniamo il consenso, dove si imparerà?
Se non aiutiamo le nuove generazioni a comprendere il valore della dignità umana, chi costruirà il Paese di domani?
Noi scegliamo di stare dalla parte dell’educazione, della prevenzione, della scuola. Scegliamo di stare dalla parte delle ragazze e dei ragazzi che hanno diritto a ricevere tutti gli strumenti necessari per diventare cittadini liberi, consapevoli e responsabili.
Per questo chiediamo che l’educazione all’affettività, al rispetto, al consenso, alla parità, alla libertà e alla dignità della persona trovi spazio stabile, qualificato e diffuso nel sistema educativo italiano. Non chiediamo privilegi, non chiediamo eccezioni, chiediamo una scelta di civiltà.
Da Lecce lanciamo questo appello all’intero Paese, dalle grandi città ai piccoli comuni, dal Sud al Nord. Perché questa non è una battaglia pugliese, è una sfida nazionale.
È la scelta tra una società che educa e una società che rinuncia, tra una società che previene e una società che interviene quando ormai è troppo tardi, tra una società che investe sul futuro e una che ha paura di costruirlo.
Noi abbiamo scelto.
Abbiamo scelto l’Italia che ama.
Abbiamo scelto l’Italia che educa.

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Il problema
L’Italia che ama, educa.
La Puglia dice no alla legge Valditara.
Noi crediamo che esista un’Italia migliore di quella raccontata dal pregiudizio e dalla paura.
Un’Italia che non si arrende alla violenza, che non considera inevitabili i femminicidi, che non accetta il bullismo come una fase della crescita, che non si abitua all’odio, alle discriminazioni, alle solitudini che attraversano la vita di troppe ragazze e di troppi ragazzi.
Noi crediamo che questa Italia esista e che abbia il dovere di alzare la voce.
Per questo da Lecce lanciamo un appello al Paese.
Non a una parte politica, non a un’ideologia, non a un elettorato.
All’Italia.
A chiunque creda che educare sia più utile che proibire, a chiunque pensi che la conoscenza sia più forte della paura, a chiunque sappia che una società si cambia prima nelle coscienze e poi nelle leggi.
Noi non crediamo che il rispetto nasca da solo, non crediamo che l’empatia sia automatica, non crediamo che la libertà sia garantita per natura, crediamo che tutto questo si impari. Si coltivi, si trasmetta, si insegni.
Per questo consideriamo un errore grave ogni tentativo di ostacolare i percorsi di educazione all’affettività, al rispetto, al consenso, alla parità e alla cittadinanza emotiva.
Perché educare non significa indottrinare, significa offrire strumenti, aiutare una ragazza a riconoscere una relazione tossica, aiutare un ragazzo a capire che amare non significa possedere. Significa insegnare che nessuna persona è un oggetto, che nessuna differenza giustifica l’umiliazione, che nessuna forma di violenza può essere scambiata per amore.
Questa non è una battaglia di parte ma una responsabilità collettiva. Riguarda le scuole, le famiglie, le istituzioni. Riguarda l’intera comunità nazionale.
La legge Valditara vieta qualsiasi iniziativa dedicata all’educazione affettiva nelle scuole dell’infanzia e primarie, mentre nelle scuole medie e superiori prevede le stesse ma soltanto successivamente al consenso dei genitori.
E allora la domanda che rivolgiamo all’Italia è semplice: se non educhiamo al rispetto, chi lo farà?
Se non insegniamo il consenso, dove si imparerà?
Se non aiutiamo le nuove generazioni a comprendere il valore della dignità umana, chi costruirà il Paese di domani?
Noi scegliamo di stare dalla parte dell’educazione, della prevenzione, della scuola. Scegliamo di stare dalla parte delle ragazze e dei ragazzi che hanno diritto a ricevere tutti gli strumenti necessari per diventare cittadini liberi, consapevoli e responsabili.
Per questo chiediamo che l’educazione all’affettività, al rispetto, al consenso, alla parità, alla libertà e alla dignità della persona trovi spazio stabile, qualificato e diffuso nel sistema educativo italiano. Non chiediamo privilegi, non chiediamo eccezioni, chiediamo una scelta di civiltà.
Da Lecce lanciamo questo appello all’intero Paese, dalle grandi città ai piccoli comuni, dal Sud al Nord. Perché questa non è una battaglia pugliese, è una sfida nazionale.
È la scelta tra una società che educa e una società che rinuncia, tra una società che previene e una società che interviene quando ormai è troppo tardi, tra una società che investe sul futuro e una che ha paura di costruirlo.
Noi abbiamo scelto.
Abbiamo scelto l’Italia che ama.
Abbiamo scelto l’Italia che educa.

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Petizione creata in data 9 giugno 2026