L'inclusione non è un privilegio! Ma un diritto!

L'inclusione non è un privilegio! Ma un diritto!

Il problema

*CULTURA DI INCLUSIONE*

Premessa.

Qualsiasi cambiamento inizia dal comprendere la differenza tra ciò che si proclama a voce e ciò che invece risulta la realtà di tutti i giorni.

Quando  si usano termini come “INCLUSIONE " che vengono portati avanti come chiaro segno di evoluzione, cultura e senso civico di società progredite, può accadere che poi nella realtà tali termini siano  puntualmente contraddetti e smentiti , anche attraverso le leggi e i regolamenti stessi, che dovrebbero piuttosto garantire un INCLUSIONE solidale e questo accade e si verifica a causa di mortificanti VUOTI NORMATIVI che sanno assai di assoluto paradosso come nella vicenda che si appresta a raccontare. 

Spero quindi che si  possa comprendere in modo chiaro , trasparente,  quella che è una delle realtà di oggi di " inclusione fittizzia mascherata", così da poter essere sempre  maggiormente consapevoli , responsabili della necessità imprescindibile di non dover  lasciare mai nessuno indietro!

 PUNTO DELLA VICENDA. 

*Cultura di inclusione e progressioni di carriera per il personale divenuto parzialmente inidoneo allo smi per causa di servizio riconosciuta*

Nelle Forze Armate esiste una particolare situazione riguardante il personale,  dichiarato nell’assolvimento del proprio  servizio, inidoneo permanentemente  parziale al servizio militare incondizionato per causa di servizio riconosciuta.  

Questi militari, ciò  nonostante, hanno mantenuto lo status di “militare” in quanto  previsto dalla norma, infatti essi risultano tuttora in servizio attivo e svolgono incarichi tecnico-amministrativi, essendo stati demansionati dai precedenti incarichi operativi. Il loro impiego è quindi già stato legittimato e disposto dall’Amministrazione stessa, che ne riconosce l’utilità per l’Istituzione.  

La normativa vigente consente inoltre a questo specifico e particolare personale, di partecipare ai concorsi interni per l’avanzamento di carriera, in quanto la partecipazione ai concorsi interni è già previsto , “legittimato” dalla norma in vigore, quindi essi possono partecipare ai concorsi interni, in concomitanza ed alla stessa stregua del personale pienamente impiegabile e idoneo al servizio militare incondizionato al 100%.

Gli attuali bandi di concorso interni prevedono,  tra le diverse prove concorsuali dei concorsi interni per titoli ed esami,  le Prove di Efficienza Fisica (pefo), con una ulteriore attribuzione di punteggi incrementali per il personale che svolge al meglio le citate pefo , e la prova concorsuale riguardante l' attribuzione di  punteggi titoli, legati questi ultimi, alle missioni e/o operazioni svolte in Italia e all’estero.

Ciò premesso, si fa notare che le due citate prove concorsuali ed i rispettivi e conseguenti  punteggi  che ne derivano ( per le 2 tipologie di prove concorsuali pefo e titoli) rappresentano soltanto una parte delle prove concorsuali totali previste per le selezioni dei concorsi interni per titoli ed esami .

I punteggi derivanti dalle sopra  citate prove sono " di fatto"  preclusi  dal poter essere conseguiti da parte  del personale divenuto parzialmente inidoneo allo smi per causa di servizio riconosciuta, perché le citate prove sono incompatibili con la limitazione fisica riconosciuta dalla stessa Amministrazione.

Questo è il vero “corto circuito” dell intera vicenda! Ovvero da una parte si è legittimato tale personale a concorrere per la progressione di carriera, dall’altra parte invece  la norma, non ha in pratica adeguato e previsto l adeguamento degli iter selettivi concorsuali.

Le citate prove concorsuali SONO QUINDI  pensate solo ed esclusivamente per il personale pienamente idoneo, creando quindi uno svantaggio incolmabile già in partenza per il personale parzialmente impiegabile.  La prova che dimostra quanto si riferisce è il fatto che i bandi concorsuali non prevedono, difatti prove alternative né percorsi differenziati per la citata tipologia di personale. Il personale parzialmente inidoneo partecipa quindi  ai concorsi interni con un punteggio di partenza inferiore, per l’impossibilità di sostenere alla pari degli altri concorrenti tutte le prove selettive  concorsuali previste.  

Questa situazione non garantisce, per i citati motivi che sono appurabili, per l appunto, attraverso la rilettura degli stessi  bandi di concorso ( esempio concorsi interni per titoli ed esami ),  né la piena imparzialità né la parità di condizioni fra tutti i concorrenti partecipanti agli stessi concorsi. Se la normativa ha legittimato la partecipazione del personale in questione, ciò  vuol dire, significare che si è voluto ammettere alle progressioni di carriera tale personale e c'è stata la norma stessa che è  in atto che lo prevede, pertanto  non è stata un’iniziativa di questo specifico personale,  la partecipazione alla progressione di carriera. Il  legislatore non ha quindi previsto strumenti adeguati: prove compatibili con la condizione fisica riconosciuta, che consentano una competizione equa per tale personale. 

Se la norma ha considerato legittima la partecipazione di questo specifico personale ai concorsi interni, ampliando di fatto la platea che può concorrere, doveva anche adeguare le prove e prevedere ulteriori adeguamenti normativi concorsuali. Invece gli iter selettivi  sono rimasti quelli previsti solo per il personale pienamente impiegabile che già esistevano prima della stessa entrata in vigore della norma che include la leggittima partecipazione. 

Ingiustizia ,  presa in  giro o dimenticanza ???

Per questi motivi sarebbe coerente  adeguare gli iter concorsuali al fine di consentire l’effettiva progressione di carriera anche del personale divenuto per causa di servizio parzialmente inidoneo. La mera partecipazione senza possibilità reale di competere non ha senso: nessuno farebbe mai un concorso solamente per il mero  piacere di partecipare.

E l'esperienza derivata della partecipazione a questo tipo di concorso interno per titoli ed esami, che da il modo di parlare e descrivere tale realtà cui si riferisce è  nata dal fatto di non aver mai potuto credere e capacitarmi che cose di questo genere potessero veramente esistere! Ma capita anche  purtroppo di doversi  ricredere oltre a dover prendere coscienza , consapevolezza della necessità di dover battersi per diritti basilari negati di fatto....concetti come si evince di una banalità mortificante ed estrema!

Il nodo è proprio questo: la norma ammette la competizione, ma il meccanismo di selezione non è stato calibrato sullo status  reale che la norma stessa ha creato e riconosciuto.  

Pertanto, diventa necessario che si adeguino le prove alla platea che la norma ha già legittimato, oppure si dovrebbe  ridefinire ex novo la platea stessa, escludendo a priori  questo specifico personale da una partecipazione che in pratica risulta totalmente  illogica così com'è  si presenta tutt'ora.

O il personale parzialmente inidoneo è compatibile con la carriera, e allora le prove vanno adeguate; o non lo è, e allora non andava proprio legittimato a partecipare ai concorsi interni!

_Tertium non datur_: una terza via non esiste.

*In conclusione:

 è un meccanismo contraddittorio, una discriminazione mascherata , che sa  di meschinità.*

Si ammette il personale parzialmente inidoneo ai concorsi interni, ma non si cambiano gli iter concorsuali, che restano pensati esclusivamente per il personale pienamente idoneo.  

La legge stabilisce che il personale parzialmente inidoneo può partecipare alla progressione di carriera. Fino a qui, tutto preciso.  

Il problema è che i bandi non sono stati cambiati di una virgola. Quindi il personale divenuto parzialmente inidoneo per causa di servizio è ammesso formalmente non viene escluso dal partecipare ai concorsi intetni non puo effettuare però e non svolge le prove di efficienza fisica, si ritova con punteggi in meno a causa delle pefo che non può effettuare  di punteggi titoli ( operazioni e missioni richiedono piens idoneità  di impiego) ma viene valutato su prove che per definizione non può sostenere e che lo scartano di fatto dalla selezione quale conseguenza all impossibilità di concorrere ad armi pari...

Un esempio sono le prove di efficienza fisica. Inoltre, a dimostrazione che il discorso punteggi titoli non puo essere sostenuto come prova concorsuale equa con questo specifico personale è  il fatto che se ad esempio dall’anno 2022 si è acquisita la parziale inidoneità allo smi, quel personale non potrà avere le stesse possibilità di  conseguire la stessa mole di  punteggi legati a missioni e operazioni per il semplice motivo che esse ( operazioni e missioni) richiedono la piena idoneità all impiego!

*Cosa si ottiene con questo sistema:*  

1. *Sulla carta il problema è risolto.* L’amministrazione può dire: “Abbiamo ottemperato, la partecipazione è ammessa”.  

2. *Nella sostanza nulla cambia invece.* Non si riorganizzano i ruoli, non si creano profili d’impiego compatibili.  

3. *La responsabilità viene ribaltata solo  sul personale.* Se non supera il concorso, la colpa diventa sua: “non è idoneo”. Non si riconosce che l’iter concorsuale non è mai stato adeguato!

*A chi danneggia questo sistema?*  

Al personale parzialmente inidoneo. Gli viene dato un *diritto apparente* che genera aspettativa e maschera un’esclusione sostanziale.

*In una frase: è una discriminazione mascherata da apertura!.*  

Una norma che proclama l’uguaglianza formale, ma mantiene l’ineguaglianza sostanziale perché non modifica gli strumenti per renderla reale.

Chiedere di adeguare l’iter concorsuale non è chiedere un privilegio è invece un diritto fondamentale!

È chiedere che il diritto scritto sulla legge diventi un diritto esercitabile nella realtà per il personale parzialmente inidoneo.

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INCLUSIONE NON È UN PRIVILEGIOPromotore della petizioneLa semplice retorica di campagne di Inclusione non può più bastare se sostenuta da barbarie DE FACTO

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Il problema

*CULTURA DI INCLUSIONE*

Premessa.

Qualsiasi cambiamento inizia dal comprendere la differenza tra ciò che si proclama a voce e ciò che invece risulta la realtà di tutti i giorni.

Quando  si usano termini come “INCLUSIONE " che vengono portati avanti come chiaro segno di evoluzione, cultura e senso civico di società progredite, può accadere che poi nella realtà tali termini siano  puntualmente contraddetti e smentiti , anche attraverso le leggi e i regolamenti stessi, che dovrebbero piuttosto garantire un INCLUSIONE solidale e questo accade e si verifica a causa di mortificanti VUOTI NORMATIVI che sanno assai di assoluto paradosso come nella vicenda che si appresta a raccontare. 

Spero quindi che si  possa comprendere in modo chiaro , trasparente,  quella che è una delle realtà di oggi di " inclusione fittizzia mascherata", così da poter essere sempre  maggiormente consapevoli , responsabili della necessità imprescindibile di non dover  lasciare mai nessuno indietro!

 PUNTO DELLA VICENDA. 

*Cultura di inclusione e progressioni di carriera per il personale divenuto parzialmente inidoneo allo smi per causa di servizio riconosciuta*

Nelle Forze Armate esiste una particolare situazione riguardante il personale,  dichiarato nell’assolvimento del proprio  servizio, inidoneo permanentemente  parziale al servizio militare incondizionato per causa di servizio riconosciuta.  

Questi militari, ciò  nonostante, hanno mantenuto lo status di “militare” in quanto  previsto dalla norma, infatti essi risultano tuttora in servizio attivo e svolgono incarichi tecnico-amministrativi, essendo stati demansionati dai precedenti incarichi operativi. Il loro impiego è quindi già stato legittimato e disposto dall’Amministrazione stessa, che ne riconosce l’utilità per l’Istituzione.  

La normativa vigente consente inoltre a questo specifico e particolare personale, di partecipare ai concorsi interni per l’avanzamento di carriera, in quanto la partecipazione ai concorsi interni è già previsto , “legittimato” dalla norma in vigore, quindi essi possono partecipare ai concorsi interni, in concomitanza ed alla stessa stregua del personale pienamente impiegabile e idoneo al servizio militare incondizionato al 100%.

Gli attuali bandi di concorso interni prevedono,  tra le diverse prove concorsuali dei concorsi interni per titoli ed esami,  le Prove di Efficienza Fisica (pefo), con una ulteriore attribuzione di punteggi incrementali per il personale che svolge al meglio le citate pefo , e la prova concorsuale riguardante l' attribuzione di  punteggi titoli, legati questi ultimi, alle missioni e/o operazioni svolte in Italia e all’estero.

Ciò premesso, si fa notare che le due citate prove concorsuali ed i rispettivi e conseguenti  punteggi  che ne derivano ( per le 2 tipologie di prove concorsuali pefo e titoli) rappresentano soltanto una parte delle prove concorsuali totali previste per le selezioni dei concorsi interni per titoli ed esami .

I punteggi derivanti dalle sopra  citate prove sono " di fatto"  preclusi  dal poter essere conseguiti da parte  del personale divenuto parzialmente inidoneo allo smi per causa di servizio riconosciuta, perché le citate prove sono incompatibili con la limitazione fisica riconosciuta dalla stessa Amministrazione.

Questo è il vero “corto circuito” dell intera vicenda! Ovvero da una parte si è legittimato tale personale a concorrere per la progressione di carriera, dall’altra parte invece  la norma, non ha in pratica adeguato e previsto l adeguamento degli iter selettivi concorsuali.

Le citate prove concorsuali SONO QUINDI  pensate solo ed esclusivamente per il personale pienamente idoneo, creando quindi uno svantaggio incolmabile già in partenza per il personale parzialmente impiegabile.  La prova che dimostra quanto si riferisce è il fatto che i bandi concorsuali non prevedono, difatti prove alternative né percorsi differenziati per la citata tipologia di personale. Il personale parzialmente inidoneo partecipa quindi  ai concorsi interni con un punteggio di partenza inferiore, per l’impossibilità di sostenere alla pari degli altri concorrenti tutte le prove selettive  concorsuali previste.  

Questa situazione non garantisce, per i citati motivi che sono appurabili, per l appunto, attraverso la rilettura degli stessi  bandi di concorso ( esempio concorsi interni per titoli ed esami ),  né la piena imparzialità né la parità di condizioni fra tutti i concorrenti partecipanti agli stessi concorsi. Se la normativa ha legittimato la partecipazione del personale in questione, ciò  vuol dire, significare che si è voluto ammettere alle progressioni di carriera tale personale e c'è stata la norma stessa che è  in atto che lo prevede, pertanto  non è stata un’iniziativa di questo specifico personale,  la partecipazione alla progressione di carriera. Il  legislatore non ha quindi previsto strumenti adeguati: prove compatibili con la condizione fisica riconosciuta, che consentano una competizione equa per tale personale. 

Se la norma ha considerato legittima la partecipazione di questo specifico personale ai concorsi interni, ampliando di fatto la platea che può concorrere, doveva anche adeguare le prove e prevedere ulteriori adeguamenti normativi concorsuali. Invece gli iter selettivi  sono rimasti quelli previsti solo per il personale pienamente impiegabile che già esistevano prima della stessa entrata in vigore della norma che include la leggittima partecipazione. 

Ingiustizia ,  presa in  giro o dimenticanza ???

Per questi motivi sarebbe coerente  adeguare gli iter concorsuali al fine di consentire l’effettiva progressione di carriera anche del personale divenuto per causa di servizio parzialmente inidoneo. La mera partecipazione senza possibilità reale di competere non ha senso: nessuno farebbe mai un concorso solamente per il mero  piacere di partecipare.

E l'esperienza derivata della partecipazione a questo tipo di concorso interno per titoli ed esami, che da il modo di parlare e descrivere tale realtà cui si riferisce è  nata dal fatto di non aver mai potuto credere e capacitarmi che cose di questo genere potessero veramente esistere! Ma capita anche  purtroppo di doversi  ricredere oltre a dover prendere coscienza , consapevolezza della necessità di dover battersi per diritti basilari negati di fatto....concetti come si evince di una banalità mortificante ed estrema!

Il nodo è proprio questo: la norma ammette la competizione, ma il meccanismo di selezione non è stato calibrato sullo status  reale che la norma stessa ha creato e riconosciuto.  

Pertanto, diventa necessario che si adeguino le prove alla platea che la norma ha già legittimato, oppure si dovrebbe  ridefinire ex novo la platea stessa, escludendo a priori  questo specifico personale da una partecipazione che in pratica risulta totalmente  illogica così com'è  si presenta tutt'ora.

O il personale parzialmente inidoneo è compatibile con la carriera, e allora le prove vanno adeguate; o non lo è, e allora non andava proprio legittimato a partecipare ai concorsi interni!

_Tertium non datur_: una terza via non esiste.

*In conclusione:

 è un meccanismo contraddittorio, una discriminazione mascherata , che sa  di meschinità.*

Si ammette il personale parzialmente inidoneo ai concorsi interni, ma non si cambiano gli iter concorsuali, che restano pensati esclusivamente per il personale pienamente idoneo.  

La legge stabilisce che il personale parzialmente inidoneo può partecipare alla progressione di carriera. Fino a qui, tutto preciso.  

Il problema è che i bandi non sono stati cambiati di una virgola. Quindi il personale divenuto parzialmente inidoneo per causa di servizio è ammesso formalmente non viene escluso dal partecipare ai concorsi intetni non puo effettuare però e non svolge le prove di efficienza fisica, si ritova con punteggi in meno a causa delle pefo che non può effettuare  di punteggi titoli ( operazioni e missioni richiedono piens idoneità  di impiego) ma viene valutato su prove che per definizione non può sostenere e che lo scartano di fatto dalla selezione quale conseguenza all impossibilità di concorrere ad armi pari...

Un esempio sono le prove di efficienza fisica. Inoltre, a dimostrazione che il discorso punteggi titoli non puo essere sostenuto come prova concorsuale equa con questo specifico personale è  il fatto che se ad esempio dall’anno 2022 si è acquisita la parziale inidoneità allo smi, quel personale non potrà avere le stesse possibilità di  conseguire la stessa mole di  punteggi legati a missioni e operazioni per il semplice motivo che esse ( operazioni e missioni) richiedono la piena idoneità all impiego!

*Cosa si ottiene con questo sistema:*  

1. *Sulla carta il problema è risolto.* L’amministrazione può dire: “Abbiamo ottemperato, la partecipazione è ammessa”.  

2. *Nella sostanza nulla cambia invece.* Non si riorganizzano i ruoli, non si creano profili d’impiego compatibili.  

3. *La responsabilità viene ribaltata solo  sul personale.* Se non supera il concorso, la colpa diventa sua: “non è idoneo”. Non si riconosce che l’iter concorsuale non è mai stato adeguato!

*A chi danneggia questo sistema?*  

Al personale parzialmente inidoneo. Gli viene dato un *diritto apparente* che genera aspettativa e maschera un’esclusione sostanziale.

*In una frase: è una discriminazione mascherata da apertura!.*  

Una norma che proclama l’uguaglianza formale, ma mantiene l’ineguaglianza sostanziale perché non modifica gli strumenti per renderla reale.

Chiedere di adeguare l’iter concorsuale non è chiedere un privilegio è invece un diritto fondamentale!

È chiedere che il diritto scritto sulla legge diventi un diritto esercitabile nella realtà per il personale parzialmente inidoneo.

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INCLUSIONE NON È UN PRIVILEGIOPromotore della petizioneLa semplice retorica di campagne di Inclusione non può più bastare se sostenuta da barbarie DE FACTO

I decisori

Sergio Mattarella
Presidente della Repubblica Italiana
Matteo Renzi
Ex Presidente del Consiglio dei Ministri (2014-2016)
Matteo Salvini
Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Ministro dell'Interno e Segretario della Lega Nord
Giorgia Meloni
Presidente di Fratelli d'Italia
Imparzialità Giustizia
Imparzialità Giustizia
Cultura di Inclusione

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