Petition updateIsabella torna a casaCinque anni dopo
Isabella torna a casaItaly
Feb 9, 2026

Giorno 1826 - 5 anni

 

Questa è la mail numero 1826. In realtà ho iniziato molto prima, intorno alla numero 100. 

All’inizio non credevo che sarei arrivato così lontano.

Non pensavo di riuscire a contare cento giorni senza vederti, senza sentire la tua voce. Poi sono diventati cinquecento, poi mille. 

A un certo punto ho capito che forse non ti avrei rivista per molto tempo. Oggi non ti scrivo perché mi manchi: quello è scontato. 

Ti scrivo perché non c’è un giorno in cui tu non sia con me. Se domani potessi incontrarti, la prima cosa che farei sarebbe chiederti scusa. Scusa per non averti difesa abbastanza. 

Scusa per non aver capito il pericolo di una partenza. I genitori hanno il dovere di dare certezze, e io invece ti ho lasciato domande, dubbi, assenze. 

So che non è colpa mia se te ne sei andata. Ma con il tempo ho imparato che anche l’impotenza lascia ferite, e che forse avrei voluto fare di più, prima. 

Cinque anni sono tanti, Isabella. Ho imparato a convivere con il dolore di non averti. 

Ho imparato a immaginarti, a chiedermi come sei fatta oggi, come parli, cosa ti piace. 

Ho imparato a leggere negli occhi delle persone le domande che non hanno il coraggio di farmi. 

Ho imparato anche a fingere: a far finta che si possa vivere senza vedere crescere la propria figlia. Nella mia mente sei rimasta una bambina di sei anni, tra pochi giorni ne compirai dodici. In questi cinque anni è successo di tutto. 

Tua sorella Giulia dice che le manchi, anche se non ti ha mai conosciuta davvero. 

Si mette i tuoi vestiti, ogni tanto piange, e io non so cosa risponderle. 

Tuo fratello Gabriele invece è convinto che tornerai. Ti immagina, ti parla da solo nella sua stanza. A volte mi aggrappo alla sua certezza, perché qualcuno deve continuare a crederci. Non nascondo che con il passare del tempo ho dovuto accettare l’idea che forse non potrò riabbracciarti presto.

Ma non mi sono mai arreso.

Ho deciso che avrei fatto tutto il possibile per ritrovarti, per dirti che non ti ho mai lasciata, che nessuno ha scelto questa distanza. In questi anni sono riuscito ad andare avanti anche grazie a tante persone che mi sono state vicine: la mia famiglia, Nicole, amici che hanno capito i miei silenzi e che spesso avrebbero voluto fare domande, ma hanno scelto di restare in silenzio per non farmi stare male. 

Scrivo ogni sera perché scriverti è il modo che ho trovato per restare tuo padre. 

Il 9 febbraio non è un giorno come gli altri. È una linea netta nella mia vita e in quella della mia famiglia. 

Da quel giorno del 2021 ho imparato a vivere senza di te, ma niente è più stato davvero uguale. Ogni successo, ogni giornata felice, porta con sé un’ombra: il fatto che tu non ci sia.

Domani i giorni saranno 1827. Poi diventeranno 2000. 

Io continuerò a scriverti finché arriverà il giorno in cui non ne avrò più bisogno, perché potrò finalmente dirti a voce quanto ti amo.

Milleottocentoventisei giorni fa venivo a prenderti a scuola con una bicicletta nuova.

Quel giorno, invece, tu eri già in viaggio con un biglietto di sola andata verso l’Ecuador.

 

Il tuo Papotto.

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