Io sono contro l'autonomia differenziata


Io sono contro l'autonomia differenziata
Il problema
La riforma, innanzitutto, attua l’articolo 116 della Costituzione.
Nel 2001, con la riforma del titolo V, con la nuova versione dell’articolo 117 è stata ridisegnata la geografia del potere legislativo.
Oltre alle materie di competenza statale e a quelle di competenza regionale c’è un terzo gruppo di settori che sono affidati alla cosiddetta competenza concorrente: allo Stato i principi generali, alla Regione le disposizioni di dettaglio.
La riforma che il Senato ha approvato dà seguito a ciò che dice il terzo comma dell’articolo 116 quando prevede che le Regioni possono chiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia per le materie affidate alla legislazione concorrente ovvero in materia di:
rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.
Per ottenere queste materie secondo Costituzione serve una legge e poi un’intesa della Regione con lo Stato.
La legge, però, fino a oggi non c’é.
Di qui gli undici articoli che rivoluzioneranno - o, almeno, potrebbero rivoluzionare - la potestà delle Regioni e che, soprattutto, renderanno le Regioni non tutte uguali, da un punto di vista formale e sostanziale.
Ci saranno Presidenti di Regione che chiederanno di amministrare la sanità e l’istruzione e altri che, invece, chiederanno a Roma di poter gestire l’ambiente e la cultura.
E così via.
Regione che vai, legge che trovi con l'obiettivo utopico della garanzia per tutti dei servizi essenziali.
Già il federalismo fiscale ha creato enormi difficoltà, rendendo il territorio estremamente frastagliato in relazione:
- sia alla normativa secondaria che ciascun ente locale ha inteso adottare;
- sia alla effettiva capacità di questi ultimi, non sempre riconducibile alla scarsa responsabilizzazione o capacità dei soggetti coinvolti, di incamerare risorse attraverso un'attività di accertamento e di riscossione efficace ed efficiente;
ma l'autonomia differenziata accentuerà le diseguaglianze tra i diversi contesti socio - geografici.
La ragione impone di garantire da subito i servizi essenziali sull'intero territorio nazionale ed abbattere le diseguaglianze già esistenti quale, ad esempio, la tutela della salute e poi procedere, se del caso, all'attuazione dell'autonomia differenziata.

Il problema
La riforma, innanzitutto, attua l’articolo 116 della Costituzione.
Nel 2001, con la riforma del titolo V, con la nuova versione dell’articolo 117 è stata ridisegnata la geografia del potere legislativo.
Oltre alle materie di competenza statale e a quelle di competenza regionale c’è un terzo gruppo di settori che sono affidati alla cosiddetta competenza concorrente: allo Stato i principi generali, alla Regione le disposizioni di dettaglio.
La riforma che il Senato ha approvato dà seguito a ciò che dice il terzo comma dell’articolo 116 quando prevede che le Regioni possono chiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia per le materie affidate alla legislazione concorrente ovvero in materia di:
rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.
Per ottenere queste materie secondo Costituzione serve una legge e poi un’intesa della Regione con lo Stato.
La legge, però, fino a oggi non c’é.
Di qui gli undici articoli che rivoluzioneranno - o, almeno, potrebbero rivoluzionare - la potestà delle Regioni e che, soprattutto, renderanno le Regioni non tutte uguali, da un punto di vista formale e sostanziale.
Ci saranno Presidenti di Regione che chiederanno di amministrare la sanità e l’istruzione e altri che, invece, chiederanno a Roma di poter gestire l’ambiente e la cultura.
E così via.
Regione che vai, legge che trovi con l'obiettivo utopico della garanzia per tutti dei servizi essenziali.
Già il federalismo fiscale ha creato enormi difficoltà, rendendo il territorio estremamente frastagliato in relazione:
- sia alla normativa secondaria che ciascun ente locale ha inteso adottare;
- sia alla effettiva capacità di questi ultimi, non sempre riconducibile alla scarsa responsabilizzazione o capacità dei soggetti coinvolti, di incamerare risorse attraverso un'attività di accertamento e di riscossione efficace ed efficiente;
ma l'autonomia differenziata accentuerà le diseguaglianze tra i diversi contesti socio - geografici.
La ragione impone di garantire da subito i servizi essenziali sull'intero territorio nazionale ed abbattere le diseguaglianze già esistenti quale, ad esempio, la tutela della salute e poi procedere, se del caso, all'attuazione dell'autonomia differenziata.

Vittoria
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Petizione creata in data 25 gennaio 2024