Intitoliamo il Teatro Ariston al Maestro Beppe Vessicchio

Il problema

Ci sono persone che non hanno mai bisogno di un microfono per farsi sentire.

Beppe Vessicchio era una di quelle. Con una bacchetta, un sorriso e un gesto gentile riusciva a parlare a milioni di persone, dentro e fuori dal Teatro Ariston.

Per oltre trent’anni, la sua figura ha accompagnato la storia del Festival di Sanremo: presente in più di 25 edizioni, ha diretto alcuni dei brani più amati della musica italiana, collaborando con artisti come Elio e le Storie Tese, Zucchero, Tosca, Avion Travel, Mietta, Ornella Vanoni e decine di altri.

Nel 2000 vinse il Festival come direttore e arrangiatore di Sentimento (Avion Travel), e da allora divenne il simbolo musicale più riconoscibile del Festival stesso.

Ma Vessicchio non era solo un direttore d’orchestra.
Era un educatore musicale, un divulgatore raffinato, un uomo capace di parlare di armonia come di filosofia. La sua voce calma, la sua ironia e il suo rispetto per la musica hanno lasciato un’impronta profonda nel cuore del pubblico, molto oltre il piccolo schermo.

Chi ha vissuto Sanremo dagli anni ’90 in poi sa che c’era un rito: quando il Maestro saliva sul podio e l’orchestra si preparava, il pubblico applaudiva prima ancora che partisse la musica.
Era un segno d’affetto popolare raro, quasi familiare.
Vessicchio era “uno di casa”, un volto che non rappresentava solo la musica, ma la parte più autentica e buona della televisione italiana.

Molti lo ricordano per i suoi interventi a “Amici”, i suoi libri sull’armonia (La musica fa crescere i pomodori, 2017), le collaborazioni con università e conservatori, e il suo impegno costante nel difendere la qualità e la dignità della musica italiana.
Tutto questo fa di lui non solo un artista, ma un patrimonio culturale e umano.

Il Teatro Ariston di Sanremo, dove ha trascorso gran parte della sua carriera, è il luogo naturale per conservarne la memoria.
È lì che il Maestro ha diretto, sorriso, emozionato, insegnato e, in fondo, vissuto.
E per questo chiediamo che quel teatro — simbolo della musica italiana nel mondo — porti anche il suo nome.

Proponiamo che la famiglia Vacchino (proprietaria del Teatro Ariston), il Comune di Sanremo, e la RAI valutino un gesto commemorativo concreto:

L’intitolazione “Teatro Ariston – Beppe Vessicchio”, oppure
La dedica di una sala o del podio orchestrale come “Sala Beppe Vessicchio” o “Podio del Maestro”.
Un atto semplice, ma carico di significato.
Perché non è solo una questione di nomi: è un modo per dire che l’eleganza, la cultura e la gentilezza possono diventare eredità collettiva.

Perché è giusto farlo ora
Il Maestro Vessicchio ha partecipato a oltre metà delle edizioni di Sanremo dal 1990 ad oggi, diventando parte integrante della sua identità.
È stato tra i direttori più amati dal pubblico televisivo italiano, tanto che sui social l’espressione “Dov’è Vessicchio?” è diventata un tormentone nazionale.
È stato testimone e protagonista dell’evoluzione musicale italiana, promuovendo la cultura dell’armonia e il valore educativo della musica.
 
Perché lo facciamo
Perché Sanremo non è solo un Festival.
È un luogo dell’anima.
E tra le sue note, la voce silenziosa del Maestro continuerà a vibrare.
Questa petizione non è solo un appello: è una carezza collettiva, un modo per dire grazie a chi ha reso la musica più umana e più nostra.

 
La musica resta, e lui con lei.
Firma anche tu per chiedere che il nome del Maestro Beppe Vessicchio resti per sempre legato al Teatro Ariston di Sanremo.

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DIEGO ANDREANELLIPromotore della petizione

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Il problema

Ci sono persone che non hanno mai bisogno di un microfono per farsi sentire.

Beppe Vessicchio era una di quelle. Con una bacchetta, un sorriso e un gesto gentile riusciva a parlare a milioni di persone, dentro e fuori dal Teatro Ariston.

Per oltre trent’anni, la sua figura ha accompagnato la storia del Festival di Sanremo: presente in più di 25 edizioni, ha diretto alcuni dei brani più amati della musica italiana, collaborando con artisti come Elio e le Storie Tese, Zucchero, Tosca, Avion Travel, Mietta, Ornella Vanoni e decine di altri.

Nel 2000 vinse il Festival come direttore e arrangiatore di Sentimento (Avion Travel), e da allora divenne il simbolo musicale più riconoscibile del Festival stesso.

Ma Vessicchio non era solo un direttore d’orchestra.
Era un educatore musicale, un divulgatore raffinato, un uomo capace di parlare di armonia come di filosofia. La sua voce calma, la sua ironia e il suo rispetto per la musica hanno lasciato un’impronta profonda nel cuore del pubblico, molto oltre il piccolo schermo.

Chi ha vissuto Sanremo dagli anni ’90 in poi sa che c’era un rito: quando il Maestro saliva sul podio e l’orchestra si preparava, il pubblico applaudiva prima ancora che partisse la musica.
Era un segno d’affetto popolare raro, quasi familiare.
Vessicchio era “uno di casa”, un volto che non rappresentava solo la musica, ma la parte più autentica e buona della televisione italiana.

Molti lo ricordano per i suoi interventi a “Amici”, i suoi libri sull’armonia (La musica fa crescere i pomodori, 2017), le collaborazioni con università e conservatori, e il suo impegno costante nel difendere la qualità e la dignità della musica italiana.
Tutto questo fa di lui non solo un artista, ma un patrimonio culturale e umano.

Il Teatro Ariston di Sanremo, dove ha trascorso gran parte della sua carriera, è il luogo naturale per conservarne la memoria.
È lì che il Maestro ha diretto, sorriso, emozionato, insegnato e, in fondo, vissuto.
E per questo chiediamo che quel teatro — simbolo della musica italiana nel mondo — porti anche il suo nome.

Proponiamo che la famiglia Vacchino (proprietaria del Teatro Ariston), il Comune di Sanremo, e la RAI valutino un gesto commemorativo concreto:

L’intitolazione “Teatro Ariston – Beppe Vessicchio”, oppure
La dedica di una sala o del podio orchestrale come “Sala Beppe Vessicchio” o “Podio del Maestro”.
Un atto semplice, ma carico di significato.
Perché non è solo una questione di nomi: è un modo per dire che l’eleganza, la cultura e la gentilezza possono diventare eredità collettiva.

Perché è giusto farlo ora
Il Maestro Vessicchio ha partecipato a oltre metà delle edizioni di Sanremo dal 1990 ad oggi, diventando parte integrante della sua identità.
È stato tra i direttori più amati dal pubblico televisivo italiano, tanto che sui social l’espressione “Dov’è Vessicchio?” è diventata un tormentone nazionale.
È stato testimone e protagonista dell’evoluzione musicale italiana, promuovendo la cultura dell’armonia e il valore educativo della musica.
 
Perché lo facciamo
Perché Sanremo non è solo un Festival.
È un luogo dell’anima.
E tra le sue note, la voce silenziosa del Maestro continuerà a vibrare.
Questa petizione non è solo un appello: è una carezza collettiva, un modo per dire grazie a chi ha reso la musica più umana e più nostra.

 
La musica resta, e lui con lei.
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I decisori

RAI / Direzione Artistica Sanremo
RAI / Direzione Artistica Sanremo
Appoggio pubblico, intitolazione interna
Comune di Sanremo
Comune di Sanremo
Delibera, patrocinio, sostegno
Ariston S.r.l.  Titolare legale: Walter Vacchino (amministratore e storico direttore del teatro).
Ariston S.r.l. Titolare legale: Walter Vacchino (amministratore e storico direttore del teatro).
Amministratore Ariston S.r.l. società che AUTORIZZA

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Petizione creata in data 9 novembre 2025