Insegnanti di italiano L2/LS nelle cooperative sociali: le nostre ore valgono di più!

Firmatari recenti
Milica Stanojlovic e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Noi insegnanti di italiano L2/LS che lavoriamo nelle cooperative sociali, nei centri SAI e nei servizi educativi rivolti a persone svantaggiate chiediamo che il rinnovo del CCNL Cooperative Sociali riconosca finalmente la reale natura del nostro lavoro.

 

Oggi, nella maggior parte dei casi, le ore di insegnamento vengono trattate come semplici ore “ordinarie”, fino a un massimo di 38 ore settimanali, con retribuzioni che si aggirano intorno ai 10,26 euro lordi l’ora. Questo approccio non solo è economicamente penalizzante, ma rappresenta una profonda distorsione del valore educativo, professionale e umano della nostra mansione. 

 

Insegnare non significa “fare presenza”. L’insegnamento, in qualunque settore, comporta una componente strutturale di lavoro invisibile: progettazione, preparazione delle lezioni, personalizzazione dei materiali, osservazione, valutazione, relazioni, riunioni, documentazione e aggiornamento continuo. In moltissimi ambiti — dalla scuola pubblica alla formazione professionale — questo principio è già riconosciuto attraverso una distinzione tra ore frontali e ore funzionali. SOLO NEL NOSTRO SETTORE si continua troppo spesso a ignorare questa evidenza, equiparando la didattica a un lavoro puramente esecutivo.

 

Eppure il nostro compito è tutt’altro che semplice. Lavoriamo quotidianamente con studenti BES, con bisogni educativi speciali, spesso inseriti in classi fortemente eterogenee, segnate da fragilità linguistiche, sociali, psicologiche e culturali. Insegnare italiano L2 in questi contesti non significa trasmettere contenuti standardizzati, ma costruire percorsi complessi di apprendimento, inclusione e autonomia, adattando costantemente strumenti e strategie. Ogni lezione richiede un investimento cognitivo, emotivo e professionale elevatissimo.

 

A chi sostiene che sia “troppo complesso” creare una sottocategoria specifica o ridefinire meglio il monte ore, ricordiamo che il CCNL già prevede strumenti su cui intervenire.

L’attuale Art. 51 stabilisce infatti che:

Agli operatori dei servizi all’infanzia, di istruzione, e della continuità educativa è riconosciuto un impegno orario tra il 2% e il 6% dell’orario di lavoro per: la predisposizione dei materiali didattici ed educativi necessari all’espletamento della mansione; la programmazione delle attività; la progettazione dei percorsi di continuità educativa.

Questo significa che il contratto riconosce già formalmente l’esistenza del lavoro di programmazione: il problema è che lo fa in modo gravemente insufficiente. Destinare tra il 2% e il 6% del tempo a funzioni che rappresentano una parte strutturale del lavoro docente è del tutto inadeguato e scollegato dalla realtà quotidiana. 

 

Per questo chiediamo una modifica concreta e realistica: portare tale quota almeno al 35% dell’orario complessivo, riconoscendo finalmente il peso reale della programmazione, della preparazione, della documentazione e della progettazione educativa. Chiediamo inoltre che queste ore possano essere svolte in modalità flessibile o smart working, laddove compatibile con il servizio, poiché molti/e insegnanti operano in strutture (come case alloggio o centri di accoglienza) prive di spazi adeguati alla concentrazione e alla progettazione didattica.

 

In termini pratici, questo significa:

Massimo 25 ore settimanali di didattica frontale

13 ore settimanali riconosciute per programmazione, preparazione, documentazione e coordinamento.

 

Questa proposta non rappresenta un privilegio, ma un criterio di equità, sostenibilità e qualità. Significa:

  • riconoscere che il lavoro educativo non coincide con la sola presenza in aula;
  • tutelare la salute psicofisica dei lavoratori e delle lavoratrici;
  • contrastare burnout, frustrazione e turnover;
  • garantire maggiore continuità educativa a studenti vulnerabili;
  • allineare il settore cooperativo a standard professionali già riconosciuti altrove.

Oggi troppi/e insegnanti L2 sono costretti/e a scegliere il part-time come unica modalità sostenibile, pur lavorando di fatto molte più ore di quelle riconosciute, con stipendi insufficienti e prospettive di forte precarizzazione. Questo sistema svaluta una professione fondamentale e spinge molti/e ad abbandonare il settore.

 

Riconoscere il nostro lavoro significa difendere non solo i diritti degli/le insegnanti, ma anche la qualità dell’inclusione sociale e dell’educazione.

 

Chiediamo dignità contrattuale. 

Chiediamo il riconoscimento reale del lavoro invisibile.

Chiediamo l’adeguamento dell’Art. 51, portando le ore di programmazione almeno al 35% e prevedendo flessibilità organizzativa.

Chiediamo un massimo di 25 ore frontali.

Perché educare non è un lavoro ordinario.

E non può più essere trattato come tale.

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Partecipante AnonimoPromotore della petizione

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Noi insegnanti di italiano L2/LS che lavoriamo nelle cooperative sociali, nei centri SAI e nei servizi educativi rivolti a persone svantaggiate chiediamo che il rinnovo del CCNL Cooperative Sociali riconosca finalmente la reale natura del nostro lavoro.

 

Oggi, nella maggior parte dei casi, le ore di insegnamento vengono trattate come semplici ore “ordinarie”, fino a un massimo di 38 ore settimanali, con retribuzioni che si aggirano intorno ai 10,26 euro lordi l’ora. Questo approccio non solo è economicamente penalizzante, ma rappresenta una profonda distorsione del valore educativo, professionale e umano della nostra mansione. 

 

Insegnare non significa “fare presenza”. L’insegnamento, in qualunque settore, comporta una componente strutturale di lavoro invisibile: progettazione, preparazione delle lezioni, personalizzazione dei materiali, osservazione, valutazione, relazioni, riunioni, documentazione e aggiornamento continuo. In moltissimi ambiti — dalla scuola pubblica alla formazione professionale — questo principio è già riconosciuto attraverso una distinzione tra ore frontali e ore funzionali. SOLO NEL NOSTRO SETTORE si continua troppo spesso a ignorare questa evidenza, equiparando la didattica a un lavoro puramente esecutivo.

 

Eppure il nostro compito è tutt’altro che semplice. Lavoriamo quotidianamente con studenti BES, con bisogni educativi speciali, spesso inseriti in classi fortemente eterogenee, segnate da fragilità linguistiche, sociali, psicologiche e culturali. Insegnare italiano L2 in questi contesti non significa trasmettere contenuti standardizzati, ma costruire percorsi complessi di apprendimento, inclusione e autonomia, adattando costantemente strumenti e strategie. Ogni lezione richiede un investimento cognitivo, emotivo e professionale elevatissimo.

 

A chi sostiene che sia “troppo complesso” creare una sottocategoria specifica o ridefinire meglio il monte ore, ricordiamo che il CCNL già prevede strumenti su cui intervenire.

L’attuale Art. 51 stabilisce infatti che:

Agli operatori dei servizi all’infanzia, di istruzione, e della continuità educativa è riconosciuto un impegno orario tra il 2% e il 6% dell’orario di lavoro per: la predisposizione dei materiali didattici ed educativi necessari all’espletamento della mansione; la programmazione delle attività; la progettazione dei percorsi di continuità educativa.

Questo significa che il contratto riconosce già formalmente l’esistenza del lavoro di programmazione: il problema è che lo fa in modo gravemente insufficiente. Destinare tra il 2% e il 6% del tempo a funzioni che rappresentano una parte strutturale del lavoro docente è del tutto inadeguato e scollegato dalla realtà quotidiana. 

 

Per questo chiediamo una modifica concreta e realistica: portare tale quota almeno al 35% dell’orario complessivo, riconoscendo finalmente il peso reale della programmazione, della preparazione, della documentazione e della progettazione educativa. Chiediamo inoltre che queste ore possano essere svolte in modalità flessibile o smart working, laddove compatibile con il servizio, poiché molti/e insegnanti operano in strutture (come case alloggio o centri di accoglienza) prive di spazi adeguati alla concentrazione e alla progettazione didattica.

 

In termini pratici, questo significa:

Massimo 25 ore settimanali di didattica frontale

13 ore settimanali riconosciute per programmazione, preparazione, documentazione e coordinamento.

 

Questa proposta non rappresenta un privilegio, ma un criterio di equità, sostenibilità e qualità. Significa:

  • riconoscere che il lavoro educativo non coincide con la sola presenza in aula;
  • tutelare la salute psicofisica dei lavoratori e delle lavoratrici;
  • contrastare burnout, frustrazione e turnover;
  • garantire maggiore continuità educativa a studenti vulnerabili;
  • allineare il settore cooperativo a standard professionali già riconosciuti altrove.

Oggi troppi/e insegnanti L2 sono costretti/e a scegliere il part-time come unica modalità sostenibile, pur lavorando di fatto molte più ore di quelle riconosciute, con stipendi insufficienti e prospettive di forte precarizzazione. Questo sistema svaluta una professione fondamentale e spinge molti/e ad abbandonare il settore.

 

Riconoscere il nostro lavoro significa difendere non solo i diritti degli/le insegnanti, ma anche la qualità dell’inclusione sociale e dell’educazione.

 

Chiediamo dignità contrattuale. 

Chiediamo il riconoscimento reale del lavoro invisibile.

Chiediamo l’adeguamento dell’Art. 51, portando le ore di programmazione almeno al 35% e prevedendo flessibilità organizzativa.

Chiediamo un massimo di 25 ore frontali.

Perché educare non è un lavoro ordinario.

E non può più essere trattato come tale.

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