Inclusione dell'opzione obbligatoria di menu vegano in tutte le mense pubbliche


Inclusione dell'opzione obbligatoria di menu vegano in tutte le mense pubbliche
Il problema
PROPOSTA LEGISLATIVA
PREMESSO
- che dalle stime FAO 2006 e World Watch Institute 2009 è noto che l’allevamento di animali per finalità alimentari è la prima causa di emissione di gas serra per intervento umano, con un impatto stimato fra il 16% e il 51% del totale;
- che dalle stime dell’organizzazione MapBiomas, l’80% della deforestazione amazzonica è causata dall’industria dell’allevamento;
che dalle stime dell’ISPRA il 15,1% del particolato (PM 2,5) immesso nell’atmosfera in Italia deriva dagli allevamenti; - che nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito le carni lavorate (insaccati, etc.) nella categoria 1 come “cancerogeni certi” e le carni rosse nella categoria 2A come “probabilmente cancerogene”;
- che l’impatto cumulativo ambientale e sulla salute collettiva dell’industria dell’allevamento è impareggiato da qualsiasi altra attività umana e affligge indistintamente tutti gli esseri umani, limita gravemente la biodiversità, e, danneggiando l’ambiente, estende i propri effetti nocivi sulle generazioni future;
- che dal 1952, anno di sua fondazione, l’Associazione Vegetariana Italiana è impegnata a garantire il rispetto dei diritti fondamentali, a partire da quelli alla vita e al benessere, per gli animali e gli esseri umani, nonchè a tutelare l’ambiente attraverso scelte consapevoli e rispettose dell’insieme Uomo-Animali-Ambiente.
***
L’Associazione Vegetariana Italiana (A.V.I.)
CHIEDE
che la legislatura di prossimo insediamento, riconoscendo l’urgente e preminente interesse a tutelare e preservare l’ambiente e la salute degli individui e collettiva, adotti soluzioni legislative coerenti con tali finalità e altresì in applicazione concreta degli artt. 9, 32 e 41 della Costituzione, secondo le seguenti specifiche linee di intervento:
- Qualunque attività organizzata per la somministrazione pubblica di cibo (mense, refettori, etc.), sia essa direttamente fornita dalla Pubblica Amministrazione, oppure da questa commissionata, finanziata, sponsorizzata o approvata, sarà tenuta a fornire almeno un’alternativa vegetale a qualsiasi portata presente nel menu. Tale alternativa dovrà essere nutrizionalmente adeguata e proporzionate alle altre pietanze proposte, e non potrà consistere nella mera sottrazione di singoli ingredienti rispetto alle ricette altrimenti offerte. In ogni caso, l’offerta non potrà essere discriminatoria sotto alcun profilo, e, pertanto, la promozione, descrizione e l’eventuale prezzo di vendita dovranno essere omologati a quelli medi delle altre preparazioni alimentari.
- Qualunque attività organizzata per la somministrazione privata di cibo (bar, ristoranti, etc.) che offra menu vegetali certificati potrà godere di un beneficio fiscale nella misura del 10%, relativamente a tutti i prodotti somministrati, rientranti nella categoria “100% vegetale”.
- L’equivalenza nutrizionale dovrà essere valutata in base alle tabelle LARN più aggiornate, in base a ciascuna categoria.
- La certificazione dei prodotti alimentari offerti dalle attività private di cui all’art. 2 dovrà essere effettuata da enti, pubblici o privati, terzi rispetto all’attività interessata, dovendosi escludere l’autocertificabilità ai fini del conseguimento dei benefici fiscali.
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Il problema
PROPOSTA LEGISLATIVA
PREMESSO
- che dalle stime FAO 2006 e World Watch Institute 2009 è noto che l’allevamento di animali per finalità alimentari è la prima causa di emissione di gas serra per intervento umano, con un impatto stimato fra il 16% e il 51% del totale;
- che dalle stime dell’organizzazione MapBiomas, l’80% della deforestazione amazzonica è causata dall’industria dell’allevamento;
che dalle stime dell’ISPRA il 15,1% del particolato (PM 2,5) immesso nell’atmosfera in Italia deriva dagli allevamenti; - che nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito le carni lavorate (insaccati, etc.) nella categoria 1 come “cancerogeni certi” e le carni rosse nella categoria 2A come “probabilmente cancerogene”;
- che l’impatto cumulativo ambientale e sulla salute collettiva dell’industria dell’allevamento è impareggiato da qualsiasi altra attività umana e affligge indistintamente tutti gli esseri umani, limita gravemente la biodiversità, e, danneggiando l’ambiente, estende i propri effetti nocivi sulle generazioni future;
- che dal 1952, anno di sua fondazione, l’Associazione Vegetariana Italiana è impegnata a garantire il rispetto dei diritti fondamentali, a partire da quelli alla vita e al benessere, per gli animali e gli esseri umani, nonchè a tutelare l’ambiente attraverso scelte consapevoli e rispettose dell’insieme Uomo-Animali-Ambiente.
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L’Associazione Vegetariana Italiana (A.V.I.)
CHIEDE
che la legislatura di prossimo insediamento, riconoscendo l’urgente e preminente interesse a tutelare e preservare l’ambiente e la salute degli individui e collettiva, adotti soluzioni legislative coerenti con tali finalità e altresì in applicazione concreta degli artt. 9, 32 e 41 della Costituzione, secondo le seguenti specifiche linee di intervento:
- Qualunque attività organizzata per la somministrazione pubblica di cibo (mense, refettori, etc.), sia essa direttamente fornita dalla Pubblica Amministrazione, oppure da questa commissionata, finanziata, sponsorizzata o approvata, sarà tenuta a fornire almeno un’alternativa vegetale a qualsiasi portata presente nel menu. Tale alternativa dovrà essere nutrizionalmente adeguata e proporzionate alle altre pietanze proposte, e non potrà consistere nella mera sottrazione di singoli ingredienti rispetto alle ricette altrimenti offerte. In ogni caso, l’offerta non potrà essere discriminatoria sotto alcun profilo, e, pertanto, la promozione, descrizione e l’eventuale prezzo di vendita dovranno essere omologati a quelli medi delle altre preparazioni alimentari.
- Qualunque attività organizzata per la somministrazione privata di cibo (bar, ristoranti, etc.) che offra menu vegetali certificati potrà godere di un beneficio fiscale nella misura del 10%, relativamente a tutti i prodotti somministrati, rientranti nella categoria “100% vegetale”.
- L’equivalenza nutrizionale dovrà essere valutata in base alle tabelle LARN più aggiornate, in base a ciascuna categoria.
- La certificazione dei prodotti alimentari offerti dalle attività private di cui all’art. 2 dovrà essere effettuata da enti, pubblici o privati, terzi rispetto all’attività interessata, dovendosi escludere l’autocertificabilità ai fini del conseguimento dei benefici fiscali.
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Petizione creata in data 12 settembre 2024