Inclusione dell'opzione obbligatoria di menu vegano in tutte le mense pubbliche

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michela ginevri e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

PROPOSTA LEGISLATIVA

PREMESSO

  • che dalle stime FAO 2006 e World Watch Institute 2009 è noto che l’allevamento di animali per finalità alimentari è la prima causa di emissione di gas serra per intervento umano, con un impatto stimato fra il 16% e il 51% del totale;
  • che dalle stime dell’organizzazione MapBiomas, l’80% della deforestazione amazzonica è causata dall’industria dell’allevamento;
    che dalle stime dell’ISPRA il 15,1% del particolato (PM 2,5) immesso nell’atmosfera in Italia deriva dagli allevamenti;
  • che nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito le carni lavorate (insaccati, etc.) nella categoria 1 come “cancerogeni certi” e le carni rosse nella categoria 2A come “probabilmente cancerogene”;
  • che l’impatto cumulativo ambientale e sulla salute collettiva dell’industria dell’allevamento è impareggiato da qualsiasi altra attività umana e affligge indistintamente tutti gli esseri umani, limita gravemente la biodiversità, e, danneggiando l’ambiente, estende i propri effetti nocivi sulle generazioni future;
  • che dal 1952, anno di sua fondazione, l’Associazione Vegetariana Italiana è impegnata a garantire il rispetto dei diritti fondamentali, a partire da quelli alla vita e al benessere, per gli animali e gli esseri umani, nonchè a tutelare l’ambiente attraverso scelte consapevoli e rispettose dell’insieme Uomo-Animali-Ambiente.

***

L’Associazione Vegetariana Italiana (A.V.I.) 

CHIEDE

 che la legislatura di prossimo insediamento, riconoscendo l’urgente e preminente interesse a tutelare e preservare l’ambiente e la salute degli individui e collettiva, adotti soluzioni legislative coerenti con tali finalità e altresì in applicazione concreta degli artt. 9, 32 e 41 della Costituzione, secondo le seguenti specifiche linee di intervento:

  1. Qualunque attività organizzata per la somministrazione pubblica di cibo (mense, refettori, etc.), sia essa direttamente fornita dalla Pubblica Amministrazione, oppure da questa commissionata, finanziata, sponsorizzata o approvata, sarà tenuta a fornire almeno un’alternativa vegetale a qualsiasi portata presente nel menu. Tale alternativa dovrà essere nutrizionalmente adeguata e proporzionate alle altre pietanze proposte, e non potrà consistere nella mera sottrazione di singoli ingredienti rispetto alle ricette altrimenti offerte. In ogni caso, l’offerta non potrà essere discriminatoria sotto alcun profilo, e, pertanto, la promozione, descrizione e l’eventuale prezzo di vendita dovranno essere omologati a quelli medi delle altre preparazioni alimentari.
  2. Qualunque attività organizzata per la somministrazione privata di cibo (bar, ristoranti, etc.) che offra menu vegetali certificati potrà godere di un beneficio fiscale nella misura del 10%, relativamente a tutti i prodotti somministrati, rientranti nella categoria “100% vegetale”.
  3. L’equivalenza nutrizionale dovrà essere valutata in base alle tabelle LARN più aggiornate, in base a ciascuna categoria.
  4. La certificazione dei prodotti alimentari offerti dalle attività private di cui all’art. 2 dovrà essere effettuata da enti, pubblici o privati, terzi rispetto all’attività interessata, dovendosi escludere l’autocertificabilità ai fini del conseguimento dei benefici fiscali. 
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manuela malagoliPromotore della petizione

7898

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  • che dalle stime FAO 2006 e World Watch Institute 2009 è noto che l’allevamento di animali per finalità alimentari è la prima causa di emissione di gas serra per intervento umano, con un impatto stimato fra il 16% e il 51% del totale;
  • che dalle stime dell’organizzazione MapBiomas, l’80% della deforestazione amazzonica è causata dall’industria dell’allevamento;
    che dalle stime dell’ISPRA il 15,1% del particolato (PM 2,5) immesso nell’atmosfera in Italia deriva dagli allevamenti;
  • che nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito le carni lavorate (insaccati, etc.) nella categoria 1 come “cancerogeni certi” e le carni rosse nella categoria 2A come “probabilmente cancerogene”;
  • che l’impatto cumulativo ambientale e sulla salute collettiva dell’industria dell’allevamento è impareggiato da qualsiasi altra attività umana e affligge indistintamente tutti gli esseri umani, limita gravemente la biodiversità, e, danneggiando l’ambiente, estende i propri effetti nocivi sulle generazioni future;
  • che dal 1952, anno di sua fondazione, l’Associazione Vegetariana Italiana è impegnata a garantire il rispetto dei diritti fondamentali, a partire da quelli alla vita e al benessere, per gli animali e gli esseri umani, nonchè a tutelare l’ambiente attraverso scelte consapevoli e rispettose dell’insieme Uomo-Animali-Ambiente.

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L’Associazione Vegetariana Italiana (A.V.I.) 

CHIEDE

 che la legislatura di prossimo insediamento, riconoscendo l’urgente e preminente interesse a tutelare e preservare l’ambiente e la salute degli individui e collettiva, adotti soluzioni legislative coerenti con tali finalità e altresì in applicazione concreta degli artt. 9, 32 e 41 della Costituzione, secondo le seguenti specifiche linee di intervento:

  1. Qualunque attività organizzata per la somministrazione pubblica di cibo (mense, refettori, etc.), sia essa direttamente fornita dalla Pubblica Amministrazione, oppure da questa commissionata, finanziata, sponsorizzata o approvata, sarà tenuta a fornire almeno un’alternativa vegetale a qualsiasi portata presente nel menu. Tale alternativa dovrà essere nutrizionalmente adeguata e proporzionate alle altre pietanze proposte, e non potrà consistere nella mera sottrazione di singoli ingredienti rispetto alle ricette altrimenti offerte. In ogni caso, l’offerta non potrà essere discriminatoria sotto alcun profilo, e, pertanto, la promozione, descrizione e l’eventuale prezzo di vendita dovranno essere omologati a quelli medi delle altre preparazioni alimentari.
  2. Qualunque attività organizzata per la somministrazione privata di cibo (bar, ristoranti, etc.) che offra menu vegetali certificati potrà godere di un beneficio fiscale nella misura del 10%, relativamente a tutti i prodotti somministrati, rientranti nella categoria “100% vegetale”.
  3. L’equivalenza nutrizionale dovrà essere valutata in base alle tabelle LARN più aggiornate, in base a ciascuna categoria.
  4. La certificazione dei prodotti alimentari offerti dalle attività private di cui all’art. 2 dovrà essere effettuata da enti, pubblici o privati, terzi rispetto all’attività interessata, dovendosi escludere l’autocertificabilità ai fini del conseguimento dei benefici fiscali. 
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manuela malagoliPromotore della petizione
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Petizione creata in data 12 settembre 2024