

IN DIFESA DEL POZZO DEL BURANO, LA TUA VOCE, LA TUA FIRMA
Il problema
Al presidente della Regione, al presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, al presidente dell’Unione Montana del Catria e del Nerone, ai sindaci e a tutte le forze politiche del territorio.
Una falda profonda non è un acquedotto di riserva!
Con questa petizione chiediamo alla Regione e Provincia competenti in materia, con il sostegno delle forze politiche del territorio, a prescindere dal colore politico, di assumere una posizione formale, chiara e netta riguardo la proposta del sindaco di Pesaro Andrea Biancani di collegare il pozzo del Burano alla rete idrica dell’entroterra e di impegnarsi affinché vengano individuate soluzioni strutturali, sostenibili e lungimiranti per garantire l’approvvigionamento idrico. La Regione ha competenze precise in materia, non comprendiamo perché sia un Sindaco a dover dettare la linea per risolvere un’emergenza idrica che oramai si è trasformata in un modello pericoloso di gestione politica-amministrativa, che non pianifica soluzioni a lungo termine.
Il pozzo del Burano attinge a una preziosa falda acquifera profonda, situata a cavallo tra i comuni di Cagli e Cantiano, nella provincia di Pesaro Urbino; rappresenta una risorsa idrica strategica, ad oggi destinata alla gestione delle "emergenze" e gestita dalla Protezione Civile regionale.
Proprio in questi giorni, mentre è stata proclamata l'ormai consueta emergenza idrica ( così come accade da quasi 10 anni), il rubinetto del Pozzo del Burano è stato riaperto.
C’è, quindi, a monte, un problema strutturale e profondo: è sbagliato utilizzare questa risorsa come soluzione emergenziale ogni anno, anziché affrontare il problema alla radice. Un’emergenza che si ripete puntualmente non può continuare a essere gestita come se fosse imprevedibile.
Se ogni estate il territorio si trova a dover ricorrere alla stessa riserva strategica, significa che è necessario cambiare approccio e individuare per tempo soluzioni alternative e strutturali.
È difficile, comprendere come una risorsa individuata per fronteggiare situazioni emergenziali possa essere contemporaneamente utilizzata per coprire, una carenza che dovrebbe essere affrontata attraverso una programmazione lungimirante, visto che la prima emergenza idrica è stata nel 2017.
Prima di collegare nuove fonti, chiediamo alla Regione, alla Provincia e a tutti gli enti competenti di esigere da chi gestisce la rete idrica ( Marche Multiservizi) di intervenire sulle criticità strutturali degli acquedotti e insieme di condutture, a partire dalle perdite, che come noto raggiungono percentuali elevatissime. Occorre recuperare l’acqua che oggi si disperde, efficientare gli acquedotti, verificare e valorizzare gli invasi esistenti.
Non è sostenibile che l’approvvigionamento della risorsa acqua nella provincia di Pesaro arrivi al 70% dalle acque superficiali, che hanno già verificate criticità.
La scelta più semplice non è quella più lungimirante.
Collegare un tubo a una risorsa strategica è solo una soluzione immediata, ma rischia di rinviare ancora una volta il problema senza affrontarne le cause.
Ad ogni dichiarazione di emergenza idrica si cerca una soluzione temporanea. Quando inizieremo a programmare il futuro?
Se oggi utilizziamo una risorsa strategica come soluzione ricorrente a un problema che si ripete da anni, cosa resterà domani a chi verrà dopo di noi?
L’acqua del Burano non è una risorsa inesauribile né un semplice serbatoio a cui attingere quando le altre fonti sono in difficoltà. È un patrimonio ambientale e una riserva strategica che deve essere tutelata anche nell’interesse delle generazioni future.
Quindi chiediamo alla Regione che venga data piena attuazione a quanto previsto dall’articolo 1, comma 2, della Legge Regionale Marche 9 giugno 2006, n. 5, che riconosce le acque sotterranee dei sistemi appenninici come risorsa e riserva strategica della Regione da tutelare. E’ fondamentale che le acque del bacino del Burano e le falde sotterranee profonde degli acquiferi appenninici siano esplicitamente individuate e tutelate come riserve strategiche, attraverso un apposito atto amministrativo regionale che le individui.
Inoltre, vista l’inerzia della Regione, chiediamo che qualsiasi futuro prelievo dalle falde sotterranee profonde sia preceduto da specifici studi e indagini idrogeologiche continuativi e pluriennali, capaci di verificare scientificamente la sostenibilità del prelievo, la capacità naturale di ricarica della falda e l’assenza di effetti negativi su fiumi, torrenti, sorgenti ed ecosistemi collegati.
Una falda profonda non è un serbatoio infinito. Prima di utilizzarla dobbiamo sapere quanta acqua può essere prelevata, quanto rapidamente si ricarica e quali conseguenze può avere il prelievo sull’ambiente.
Per questo chiediamo al Presidente della Regione, al Presidente della Provincia, al Presidente dell’Unione Montana, ai Sindaci e a tutte le forze politiche del territorio di esprimere pubblicamente e formalmente la volontà di risolvere l’emergenza idrica che oramai è ordinaria . Auspichiamo l’impegno di tutti gli enti competenti affinché vengano individuate soluzioni strutturali, sostenibili e lungimiranti a garantire l’approvvigionamento idrico, senza essere costretti ad attingere a una riserva strategica come il Pozzo del Burano, o peggio a un suo collegamento con tubo alla rete idrica ordinaria.
Non chiediamo di scegliere tra un territorio e un altro. Chiediamo di scegliere una politica dell’acqua capace di guardare oltre l’emergenza.
Firmiamo per chiedere una scelta chiara: il Burano va tutelato, non trasformato nella soluzione ordinaria o nella risposta permanente a un’emergenza che dovrebbe essere affrontata alla radice.

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Il problema
Al presidente della Regione, al presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, al presidente dell’Unione Montana del Catria e del Nerone, ai sindaci e a tutte le forze politiche del territorio.
Una falda profonda non è un acquedotto di riserva!
Con questa petizione chiediamo alla Regione e Provincia competenti in materia, con il sostegno delle forze politiche del territorio, a prescindere dal colore politico, di assumere una posizione formale, chiara e netta riguardo la proposta del sindaco di Pesaro Andrea Biancani di collegare il pozzo del Burano alla rete idrica dell’entroterra e di impegnarsi affinché vengano individuate soluzioni strutturali, sostenibili e lungimiranti per garantire l’approvvigionamento idrico. La Regione ha competenze precise in materia, non comprendiamo perché sia un Sindaco a dover dettare la linea per risolvere un’emergenza idrica che oramai si è trasformata in un modello pericoloso di gestione politica-amministrativa, che non pianifica soluzioni a lungo termine.
Il pozzo del Burano attinge a una preziosa falda acquifera profonda, situata a cavallo tra i comuni di Cagli e Cantiano, nella provincia di Pesaro Urbino; rappresenta una risorsa idrica strategica, ad oggi destinata alla gestione delle "emergenze" e gestita dalla Protezione Civile regionale.
Proprio in questi giorni, mentre è stata proclamata l'ormai consueta emergenza idrica ( così come accade da quasi 10 anni), il rubinetto del Pozzo del Burano è stato riaperto.
C’è, quindi, a monte, un problema strutturale e profondo: è sbagliato utilizzare questa risorsa come soluzione emergenziale ogni anno, anziché affrontare il problema alla radice. Un’emergenza che si ripete puntualmente non può continuare a essere gestita come se fosse imprevedibile.
Se ogni estate il territorio si trova a dover ricorrere alla stessa riserva strategica, significa che è necessario cambiare approccio e individuare per tempo soluzioni alternative e strutturali.
È difficile, comprendere come una risorsa individuata per fronteggiare situazioni emergenziali possa essere contemporaneamente utilizzata per coprire, una carenza che dovrebbe essere affrontata attraverso una programmazione lungimirante, visto che la prima emergenza idrica è stata nel 2017.
Prima di collegare nuove fonti, chiediamo alla Regione, alla Provincia e a tutti gli enti competenti di esigere da chi gestisce la rete idrica ( Marche Multiservizi) di intervenire sulle criticità strutturali degli acquedotti e insieme di condutture, a partire dalle perdite, che come noto raggiungono percentuali elevatissime. Occorre recuperare l’acqua che oggi si disperde, efficientare gli acquedotti, verificare e valorizzare gli invasi esistenti.
Non è sostenibile che l’approvvigionamento della risorsa acqua nella provincia di Pesaro arrivi al 70% dalle acque superficiali, che hanno già verificate criticità.
La scelta più semplice non è quella più lungimirante.
Collegare un tubo a una risorsa strategica è solo una soluzione immediata, ma rischia di rinviare ancora una volta il problema senza affrontarne le cause.
Ad ogni dichiarazione di emergenza idrica si cerca una soluzione temporanea. Quando inizieremo a programmare il futuro?
Se oggi utilizziamo una risorsa strategica come soluzione ricorrente a un problema che si ripete da anni, cosa resterà domani a chi verrà dopo di noi?
L’acqua del Burano non è una risorsa inesauribile né un semplice serbatoio a cui attingere quando le altre fonti sono in difficoltà. È un patrimonio ambientale e una riserva strategica che deve essere tutelata anche nell’interesse delle generazioni future.
Quindi chiediamo alla Regione che venga data piena attuazione a quanto previsto dall’articolo 1, comma 2, della Legge Regionale Marche 9 giugno 2006, n. 5, che riconosce le acque sotterranee dei sistemi appenninici come risorsa e riserva strategica della Regione da tutelare. E’ fondamentale che le acque del bacino del Burano e le falde sotterranee profonde degli acquiferi appenninici siano esplicitamente individuate e tutelate come riserve strategiche, attraverso un apposito atto amministrativo regionale che le individui.
Inoltre, vista l’inerzia della Regione, chiediamo che qualsiasi futuro prelievo dalle falde sotterranee profonde sia preceduto da specifici studi e indagini idrogeologiche continuativi e pluriennali, capaci di verificare scientificamente la sostenibilità del prelievo, la capacità naturale di ricarica della falda e l’assenza di effetti negativi su fiumi, torrenti, sorgenti ed ecosistemi collegati.
Una falda profonda non è un serbatoio infinito. Prima di utilizzarla dobbiamo sapere quanta acqua può essere prelevata, quanto rapidamente si ricarica e quali conseguenze può avere il prelievo sull’ambiente.
Per questo chiediamo al Presidente della Regione, al Presidente della Provincia, al Presidente dell’Unione Montana, ai Sindaci e a tutte le forze politiche del territorio di esprimere pubblicamente e formalmente la volontà di risolvere l’emergenza idrica che oramai è ordinaria . Auspichiamo l’impegno di tutti gli enti competenti affinché vengano individuate soluzioni strutturali, sostenibili e lungimiranti a garantire l’approvvigionamento idrico, senza essere costretti ad attingere a una riserva strategica come il Pozzo del Burano, o peggio a un suo collegamento con tubo alla rete idrica ordinaria.
Non chiediamo di scegliere tra un territorio e un altro. Chiediamo di scegliere una politica dell’acqua capace di guardare oltre l’emergenza.
Firmiamo per chiedere una scelta chiara: il Burano va tutelato, non trasformato nella soluzione ordinaria o nella risposta permanente a un’emergenza che dovrebbe essere affrontata alla radice.

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Petizione creata in data 9 agosto 2026