Implementare norme più restrittive contro le armi da fuoco

Firmatari recenti
Francesco Lago e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema


Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro dell’Interno
Ai Membri del Parlamento Italiano



Chiediamo una riforma immediata e radicale della normativa vigente sul controllo delle armi (TULPS e successive modifiche), al fine di limitare drasticamente il numero di armi da fuoco circolanti in Italia e rendere l'accesso a pistole e fucili (compresi quelli da caccia e ad uso sportivo) un’eccezione rarissima e monitorata, anziché una prassi agevolata.

 
Le Motivazioni

 

Siamo preoccupati per l'impatto che può avere l'approvazione del Decreto Sicurezza, che consentirà alle forze dell'ordine più libertà di portare le armi anche senza licenza.  Con l'introduzione delle recenti norme (in particolare il D.L. n. 48/2025 e il successivo Decreto Sicurezza 2026), lo scenario descritto ha subito aggiornamenti significativi, specialmente per quanto riguarda le categorie autorizzate e il regime sanzionatorio. Gli agenti di pubblica sicurezza e la polizia locale, grazie alle recenti disposizioni, possono ora acquistare e portare armi private (diverse da quelle d'ordinanza) senza la necessità di una licenza specifica, basandosi su una "presunzione legale di difesa" che semplifica drasticamente il possesso personale per le forze dell'ordine.

 La sicurezza pubblica non si garantisce aumentando la diffusione delle armi, ma rafforzando la protezione dello Stato. Attualmente, inoltre, le maglie della legge italiana permettono l’acquisto di armi attraverso licenze (come quella per uso sportivo o venatorio) che vengono troppo spesso utilizzate come "scappatoia" per detenere armi in casa. 

I punti critici che intendiamo contrastare.

La facilità di ottenimento: È paradossale che sia più semplice ottenere un porto d’armi sportivo che una licenza edilizia. Anche la detenzione domestica di un'arma è semplice in Italia, perché non è richiesto un motivo valido per possederle nelle abitazioni. Ciò malgrado i dati mostrano che le armi regolarmente detenute sono spesso protagoniste di omicidi, femminicidi, omicidi-suicidi, stragi in famiglia, suicidi e incidenti domestici fatali.

Le migliaia di armi nelle case dei privati, inoltre, alimentano il mercato nero in caso di furto.

Quanto ai femminicidi, nel 2025, il 18% dei casi (stando all'osservatorio NUDM) sono stati compiuti da armi da fuoco regolari. Si tratta di un dato non altissimo ma rilevante, nonostante le restrizioni, in quanto è la seconda modalità con cui avvengono i femminicidi nel nostro Paese, preceduta dall'accoltellamento che rappresenta il 33% dei casi.

Con il nuovo Decreto Sicurezza rischiamo che questa percentuale possa salire drasticamente, rendendo la pistola o fucile la prima arma usata per uccidere le donne, causando così l'aumento drastico dei casi di omicidi di donne, dove fortunatamente l'Italia attualmente è tra gli ultimi posti in Europa. Una liberalizzazione delle armi potrebbe portare l'Italia a un aumento drastico delle donne uccise, con dati che supererebbero anche quelli drammatici di Francia e Germania, poiché il nostro Paese ha una base di cultura patriarcale molto più forte dei vicini europei. Ciò sarebbe un disastro per l'Italia.

Già nel 2026 due donne in Italia (su 11 casi totali ad aprile 2026) sono state uccise con arma da fuoco legalmente detenuta in casa. Ciò conferma il trend dello scorso anno, quasi 2 donne su 10 vengono uccise con pistole e fucili regolarmente custoditi. Inoltre, in Italia, la legge 157/1992 permette la detenzione di un numero illimitato di fucili da caccia. A differenza delle armi comuni (limite di 3) e delle armi sportive (limite di 12), per quelle venatorie non esiste un tetto massimo.

Ci sono studi dove il numero degli omicidi è proporzionale alle leggi di liberalizzazione delle armi da sparo, più alto nei paesi con normative meno severe. Questo perché uccidere con una pistola è molto più semplice rispetto a armi da taglio dove l'azione è attiva, richiedendo più “coraggio” e forza fisica. Ma anche perché un colpo di pistole produce ferite più letali di un'arma da taglio, dove la mortalità dipende dal punto colpito, dal tipo/lunghezza di lama e anche dalla forza fisica. In Italia il numero di omicidi con arma da taglio è prevalente solo grazie alle restrizioni sulle armi da fuoco, altrimenti il numero dei delitti sarebbe dieci volte più alto. Con il Decreto Sicurezza che penalizza severamente il porto dei coltelli, ma di fatto quasi liberalizza le pistole (armi più mortali e più semplici per uccidere) rappresenta il più grande e grave paradosso.

Stefania Rago, l'ultima donna uccisa a Foggia, è stata assassinata dal marito guardia giurata, proprio mentre all'indomani del femminicidio il Decreto Sicurezza è diventato legge, consentendo maggiore libertà agli agenti di pubblica sicurezza sul porto di armi da fuoco private. Questo rappresenta una grossa beffa dal Governo. Chiediamo un passo indietro da parte del Governo sull'approvazione di questo punto del Decreto Sicurezza 2026 che rappresenta una grave minaccia per la sicurezza delle cittadine e dei cittadini.

 

Troppe licenze scadute.

 

Quasi 5 milioni di italiani, secondo dati del 2024, possiede legalmente almeno un'arma da fuoco. Ciò significa che non è così difficile ottenere una licenza. Ciò significa che un italiano su dieci è armato e tiene pistole e fucili in casa. Considerando che nel paese ci sono 1,2 milioni di licenze, significa che molti italiani possiedono un'arma anche quando senza porto d'armi. Ma tenere una o più pistole o fucili nella propria abitazione in Italia resta del tutto legale anche se non c'è alcun pericolo per la propria incolumità che possa giustificare la detenzione di un'arma


 
Le Nostre Richieste


Chiediamo al Governo e al Parlamento di legiferare sui seguenti punti:

  • Revisione dei Motivi di Detenzione: Limitare la detenzione/possesso di armi solo a chi dimostri un reale e imminente pericolo per la vita, eliminando il concetto di "difesa abitativa" tramite armi da fuoco per i civili non addestrati.
  • Stretta sull'Uso Sportivo e Caccia: Obbligo di custodia delle armi e delle munizioni presso i poligoni di tiro o le sedi associative autorizzate. Nessun fucile da caccia o pistola sportiva dovrebbe essere custodito in abitazioni private. Siamo inoltre favorevoli con le associazioni e i cittadini che si oppongono fermamente alla caccia, per il rispetto degli animali. Ci accodiamo chiedendo di vietare questa attività criminale contro gli animali, che causa anche numerosi incidenti come l'ultimo a Perugia.
  • Esami Psicofisici Rigorosi: Introduzione di test psicometrici e psichiatrici annuali (non più quinquennali) a chi detiene e fa uso di armi, effettuati esclusivamente da commissioni mediche militari o pubbliche, con controlli tossicologici a sorpresa.
  • Responsabilità Oggettiva: Inasprimento delle pene per l'omessa custodia e introduzione di una tassazione elevata sui beni di lusso per chiunque decida di detenere un’arma, i cui proventi vadano al fondo per le vittime della strada e della criminalità.
  • Divieto per le Armi d'Assalto: Divieto assoluto di detenzione per i civili di armi semiautomatiche derivate da modelli militari, indipendentemente dalla classificazione sportiva.
  • Sequestro immediato delle armi nei casi di Codice Rosso. In presenza di una denuncia o ammonimento del questore per - violenza domestica, stupro, stalking e altri reati connessi alla violenza di genere -. Si deve immediatamente imporre il sequestro permanente delle armi da fuoco anche regolarmente detenute senza attendere una condanna. 
  • Inasprire le pene a chi porta un'arma fuori casa senza averne giustificato motivo e limitare i permessi per ottenere il porto d'armi per i civili. Inasprire le pene se ci sono precedenti penali per reati contro la persona o del Codice Rosso. 
  • Un passo indietro rispetto al Decreto Sicurezza sul punto del via libera al porto di armi e acquisto privato da parte di forze dell'ordine o personale di pubblica sicurezza fuori dal proprio servizio.
  • Stretta sulle forze dell'ordine. Sul modello di Regno Unito, Irlanda, Norvegia, dove gran parte della polizia non è armata neanche in servizio (salvo unità speciali), il possesso privato di pistole è estremamente limitato e rigorosamente controllato.
  • Introdurre un limite numerico stringente per il possesso di armi da caccia e pistole. Per le armi da caccia, chiediamo norme stringenti contro questa attività.


 
Conclusione


Un'Italia più sicura è un'Italia con meno armi. Non vogliamo importare modelli culturali che vedono nella pistola la soluzione ai conflitti. Chiediamo che il monopolio della forza resti esclusivamente in mano alle Forze dell’Ordine, formate e preparate per gestire la pubblica sicurezza.

Firma anche tu per chiedere una legge di civiltà.

 

Come si ottiene un'arma in Italia nel 2026

 

L'acquisto di un'arma in Italia può avvenire seguendo due percorsi distinti, il primo dei quali prevede la richiesta del nulla osta presso la questura. Questa specifica autorizzazione, tuttavia, limita il detentore al solo possesso domestico senza possibilità di trasporto o utilizzo esterno, e viene rilasciata previa verifica dei requisiti psico-fisici e dell'assenza di precedenti per reati violenti. 

La seconda opzione, decisamente più comune, riguarda il conseguimento di una licenza di porto d'armi (per uso sportivo, venatorio o difesa personale), la quale richiede una documentazione simile ma offre maggiori margini d'azione. I dati dell'ultimo decennio evidenziano un aumento del 38% delle licenze per uso sportivo a fronte di un netto calo di quelle per caccia e difesa personale, un fenomeno che sembra indicare un uso strumentale del titolo sportivo. Tale ipotesi è avvalorata dal fatto che, nel 2022, il numero di licenze attive era cinque volte superiore a quello degli effettivi iscritti alle federazioni di tiro, suggerendo che molti cittadini utilizzino questa licenza come espediente per detenere armi in casa a scopo difensivo, spesso mantenendone il possesso anche dopo la scadenza del titolo.

Con l'introduzione delle recenti norme (in particolare il D.L. n. 48/2025 e il successivo Decreto Sicurezza 2026), lo scenario descritto ha subito aggiornamenti significativi, specialmente per quanto riguarda le categorie autorizzate e il regime sanzionatorio. L'iter per l'acquisto di armi in Italia mantiene la distinzione tra il nulla osta e la licenza di porto d'armi, ma il quadro normativo recente ha introdotto rilevanti deroghe e inasprimenti. Il nulla osta resta un titolo dal respiro limitato, circoscritto alla sola detenzione domestica e subordinato a rigidi controlli sanitari e penali, confermandosi una scelta minoritaria tra i cittadini. Una novità sostanziale riguarda però gli agenti di pubblica sicurezza e la polizia locale che possono ora acquistare e portare armi private (diverse da quelle d'ordinanza) basandosi su una "presunzione legale di difesa" che semplifica drasticamente il possesso personale per le forze dell'ordine. 

 

Le mappe nel mondo 

 

 

 

Leggi sulle armi nel mondo. L'Italia mostra una legislazione tra le meno restrittive

 

 

 

L'Italia mostra una legislazione tra le meno restrittive in Europa sul possesso di fucili.

 

 

 

 

 

 

Anche sul possesso di pistole l'Italia mostra una normativa tra le meno restrittive in Europa.

 

 

 

 

 

 

 

L'Italia mostra un tasso intermedio di omicidi con arma da fuoco in Europa con numeri molto più alti di Spagna, Germania, Norvegia e gran parte di altri paesi dell'Europa Ovest, che presentano normative più restrittive dello Stivale. Gran parte degli omicidi avvengono con arma regolarmente detenuta essendo che gli omicidi di mafia sono calati.

Guardando la Gran Bretagna riteniamo sia un modello virtuoso in Europa con poche armi e il più basso numero di omicidi con arma da fuoco. Ma anche la Spagna che ha regole più stringenti dell'Italia presenta un basso numero di omicidi con arma da fuoco e il più basso tasso di femminicidi, mancando quella componente attuata con pistole e fucili.

 

 

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No Armi DA FUOCOPromotore della petizionePer un'italia libera dalle armi da fuoco

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Chiediamo una riforma immediata e radicale della normativa vigente sul controllo delle armi (TULPS e successive modifiche), al fine di limitare drasticamente il numero di armi da fuoco circolanti in Italia e rendere l'accesso a pistole e fucili (compresi quelli da caccia e ad uso sportivo) un’eccezione rarissima e monitorata, anziché una prassi agevolata.

 
Le Motivazioni

 

Siamo preoccupati per l'impatto che può avere l'approvazione del Decreto Sicurezza, che consentirà alle forze dell'ordine più libertà di portare le armi anche senza licenza.  Con l'introduzione delle recenti norme (in particolare il D.L. n. 48/2025 e il successivo Decreto Sicurezza 2026), lo scenario descritto ha subito aggiornamenti significativi, specialmente per quanto riguarda le categorie autorizzate e il regime sanzionatorio. Gli agenti di pubblica sicurezza e la polizia locale, grazie alle recenti disposizioni, possono ora acquistare e portare armi private (diverse da quelle d'ordinanza) senza la necessità di una licenza specifica, basandosi su una "presunzione legale di difesa" che semplifica drasticamente il possesso personale per le forze dell'ordine.

 La sicurezza pubblica non si garantisce aumentando la diffusione delle armi, ma rafforzando la protezione dello Stato. Attualmente, inoltre, le maglie della legge italiana permettono l’acquisto di armi attraverso licenze (come quella per uso sportivo o venatorio) che vengono troppo spesso utilizzate come "scappatoia" per detenere armi in casa. 

I punti critici che intendiamo contrastare.

La facilità di ottenimento: È paradossale che sia più semplice ottenere un porto d’armi sportivo che una licenza edilizia. Anche la detenzione domestica di un'arma è semplice in Italia, perché non è richiesto un motivo valido per possederle nelle abitazioni. Ciò malgrado i dati mostrano che le armi regolarmente detenute sono spesso protagoniste di omicidi, femminicidi, omicidi-suicidi, stragi in famiglia, suicidi e incidenti domestici fatali.

Le migliaia di armi nelle case dei privati, inoltre, alimentano il mercato nero in caso di furto.

Quanto ai femminicidi, nel 2025, il 18% dei casi (stando all'osservatorio NUDM) sono stati compiuti da armi da fuoco regolari. Si tratta di un dato non altissimo ma rilevante, nonostante le restrizioni, in quanto è la seconda modalità con cui avvengono i femminicidi nel nostro Paese, preceduta dall'accoltellamento che rappresenta il 33% dei casi.

Con il nuovo Decreto Sicurezza rischiamo che questa percentuale possa salire drasticamente, rendendo la pistola o fucile la prima arma usata per uccidere le donne, causando così l'aumento drastico dei casi di omicidi di donne, dove fortunatamente l'Italia attualmente è tra gli ultimi posti in Europa. Una liberalizzazione delle armi potrebbe portare l'Italia a un aumento drastico delle donne uccise, con dati che supererebbero anche quelli drammatici di Francia e Germania, poiché il nostro Paese ha una base di cultura patriarcale molto più forte dei vicini europei. Ciò sarebbe un disastro per l'Italia.

Già nel 2026 due donne in Italia (su 11 casi totali ad aprile 2026) sono state uccise con arma da fuoco legalmente detenuta in casa. Ciò conferma il trend dello scorso anno, quasi 2 donne su 10 vengono uccise con pistole e fucili regolarmente custoditi. Inoltre, in Italia, la legge 157/1992 permette la detenzione di un numero illimitato di fucili da caccia. A differenza delle armi comuni (limite di 3) e delle armi sportive (limite di 12), per quelle venatorie non esiste un tetto massimo.

Ci sono studi dove il numero degli omicidi è proporzionale alle leggi di liberalizzazione delle armi da sparo, più alto nei paesi con normative meno severe. Questo perché uccidere con una pistola è molto più semplice rispetto a armi da taglio dove l'azione è attiva, richiedendo più “coraggio” e forza fisica. Ma anche perché un colpo di pistole produce ferite più letali di un'arma da taglio, dove la mortalità dipende dal punto colpito, dal tipo/lunghezza di lama e anche dalla forza fisica. In Italia il numero di omicidi con arma da taglio è prevalente solo grazie alle restrizioni sulle armi da fuoco, altrimenti il numero dei delitti sarebbe dieci volte più alto. Con il Decreto Sicurezza che penalizza severamente il porto dei coltelli, ma di fatto quasi liberalizza le pistole (armi più mortali e più semplici per uccidere) rappresenta il più grande e grave paradosso.

Stefania Rago, l'ultima donna uccisa a Foggia, è stata assassinata dal marito guardia giurata, proprio mentre all'indomani del femminicidio il Decreto Sicurezza è diventato legge, consentendo maggiore libertà agli agenti di pubblica sicurezza sul porto di armi da fuoco private. Questo rappresenta una grossa beffa dal Governo. Chiediamo un passo indietro da parte del Governo sull'approvazione di questo punto del Decreto Sicurezza 2026 che rappresenta una grave minaccia per la sicurezza delle cittadine e dei cittadini.

 

Troppe licenze scadute.

 

Quasi 5 milioni di italiani, secondo dati del 2024, possiede legalmente almeno un'arma da fuoco. Ciò significa che non è così difficile ottenere una licenza. Ciò significa che un italiano su dieci è armato e tiene pistole e fucili in casa. Considerando che nel paese ci sono 1,2 milioni di licenze, significa che molti italiani possiedono un'arma anche quando senza porto d'armi. Ma tenere una o più pistole o fucili nella propria abitazione in Italia resta del tutto legale anche se non c'è alcun pericolo per la propria incolumità che possa giustificare la detenzione di un'arma


 
Le Nostre Richieste


Chiediamo al Governo e al Parlamento di legiferare sui seguenti punti:

  • Revisione dei Motivi di Detenzione: Limitare la detenzione/possesso di armi solo a chi dimostri un reale e imminente pericolo per la vita, eliminando il concetto di "difesa abitativa" tramite armi da fuoco per i civili non addestrati.
  • Stretta sull'Uso Sportivo e Caccia: Obbligo di custodia delle armi e delle munizioni presso i poligoni di tiro o le sedi associative autorizzate. Nessun fucile da caccia o pistola sportiva dovrebbe essere custodito in abitazioni private. Siamo inoltre favorevoli con le associazioni e i cittadini che si oppongono fermamente alla caccia, per il rispetto degli animali. Ci accodiamo chiedendo di vietare questa attività criminale contro gli animali, che causa anche numerosi incidenti come l'ultimo a Perugia.
  • Esami Psicofisici Rigorosi: Introduzione di test psicometrici e psichiatrici annuali (non più quinquennali) a chi detiene e fa uso di armi, effettuati esclusivamente da commissioni mediche militari o pubbliche, con controlli tossicologici a sorpresa.
  • Responsabilità Oggettiva: Inasprimento delle pene per l'omessa custodia e introduzione di una tassazione elevata sui beni di lusso per chiunque decida di detenere un’arma, i cui proventi vadano al fondo per le vittime della strada e della criminalità.
  • Divieto per le Armi d'Assalto: Divieto assoluto di detenzione per i civili di armi semiautomatiche derivate da modelli militari, indipendentemente dalla classificazione sportiva.
  • Sequestro immediato delle armi nei casi di Codice Rosso. In presenza di una denuncia o ammonimento del questore per - violenza domestica, stupro, stalking e altri reati connessi alla violenza di genere -. Si deve immediatamente imporre il sequestro permanente delle armi da fuoco anche regolarmente detenute senza attendere una condanna. 
  • Inasprire le pene a chi porta un'arma fuori casa senza averne giustificato motivo e limitare i permessi per ottenere il porto d'armi per i civili. Inasprire le pene se ci sono precedenti penali per reati contro la persona o del Codice Rosso. 
  • Un passo indietro rispetto al Decreto Sicurezza sul punto del via libera al porto di armi e acquisto privato da parte di forze dell'ordine o personale di pubblica sicurezza fuori dal proprio servizio.
  • Stretta sulle forze dell'ordine. Sul modello di Regno Unito, Irlanda, Norvegia, dove gran parte della polizia non è armata neanche in servizio (salvo unità speciali), il possesso privato di pistole è estremamente limitato e rigorosamente controllato.
  • Introdurre un limite numerico stringente per il possesso di armi da caccia e pistole. Per le armi da caccia, chiediamo norme stringenti contro questa attività.


 
Conclusione


Un'Italia più sicura è un'Italia con meno armi. Non vogliamo importare modelli culturali che vedono nella pistola la soluzione ai conflitti. Chiediamo che il monopolio della forza resti esclusivamente in mano alle Forze dell’Ordine, formate e preparate per gestire la pubblica sicurezza.

Firma anche tu per chiedere una legge di civiltà.

 

Come si ottiene un'arma in Italia nel 2026

 

L'acquisto di un'arma in Italia può avvenire seguendo due percorsi distinti, il primo dei quali prevede la richiesta del nulla osta presso la questura. Questa specifica autorizzazione, tuttavia, limita il detentore al solo possesso domestico senza possibilità di trasporto o utilizzo esterno, e viene rilasciata previa verifica dei requisiti psico-fisici e dell'assenza di precedenti per reati violenti. 

La seconda opzione, decisamente più comune, riguarda il conseguimento di una licenza di porto d'armi (per uso sportivo, venatorio o difesa personale), la quale richiede una documentazione simile ma offre maggiori margini d'azione. I dati dell'ultimo decennio evidenziano un aumento del 38% delle licenze per uso sportivo a fronte di un netto calo di quelle per caccia e difesa personale, un fenomeno che sembra indicare un uso strumentale del titolo sportivo. Tale ipotesi è avvalorata dal fatto che, nel 2022, il numero di licenze attive era cinque volte superiore a quello degli effettivi iscritti alle federazioni di tiro, suggerendo che molti cittadini utilizzino questa licenza come espediente per detenere armi in casa a scopo difensivo, spesso mantenendone il possesso anche dopo la scadenza del titolo.

Con l'introduzione delle recenti norme (in particolare il D.L. n. 48/2025 e il successivo Decreto Sicurezza 2026), lo scenario descritto ha subito aggiornamenti significativi, specialmente per quanto riguarda le categorie autorizzate e il regime sanzionatorio. L'iter per l'acquisto di armi in Italia mantiene la distinzione tra il nulla osta e la licenza di porto d'armi, ma il quadro normativo recente ha introdotto rilevanti deroghe e inasprimenti. Il nulla osta resta un titolo dal respiro limitato, circoscritto alla sola detenzione domestica e subordinato a rigidi controlli sanitari e penali, confermandosi una scelta minoritaria tra i cittadini. Una novità sostanziale riguarda però gli agenti di pubblica sicurezza e la polizia locale che possono ora acquistare e portare armi private (diverse da quelle d'ordinanza) basandosi su una "presunzione legale di difesa" che semplifica drasticamente il possesso personale per le forze dell'ordine. 

 

Le mappe nel mondo 

 

 

 

Leggi sulle armi nel mondo. L'Italia mostra una legislazione tra le meno restrittive

 

 

 

L'Italia mostra una legislazione tra le meno restrittive in Europa sul possesso di fucili.

 

 

 

 

 

 

Anche sul possesso di pistole l'Italia mostra una normativa tra le meno restrittive in Europa.

 

 

 

 

 

 

 

L'Italia mostra un tasso intermedio di omicidi con arma da fuoco in Europa con numeri molto più alti di Spagna, Germania, Norvegia e gran parte di altri paesi dell'Europa Ovest, che presentano normative più restrittive dello Stivale. Gran parte degli omicidi avvengono con arma regolarmente detenuta essendo che gli omicidi di mafia sono calati.

Guardando la Gran Bretagna riteniamo sia un modello virtuoso in Europa con poche armi e il più basso numero di omicidi con arma da fuoco. Ma anche la Spagna che ha regole più stringenti dell'Italia presenta un basso numero di omicidi con arma da fuoco e il più basso tasso di femminicidi, mancando quella componente attuata con pistole e fucili.

 

 

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Petizione creata in data 26 aprile 2026