
A mettere la parola fine al bonus baby-sitter è arrivata anche la circolare Inps. La legge di Bilancio per il 2019 non ha rifinanziato la norma che consentiva alle neomamme di "scambiare" il congedo parentale (sei mesi facoltativi pagati al 30% dello stipendio) con un bonus fino a 600 euro mensili per sei mesi - 3.600 euro in tutto - da usare per baby sitter e nido.
Era una misura introdotta in maniera sperimentale nel 2013 per incentivare le mamme a rientrare in ufficio dopo la nascita del figlio e che era stata prorogata nel corso degli anni dai vari governi. L’attuale maggioranza invece ha preferito rinnovare e potenziare altri strumenti. Forse non hanno capito che a limitare fortemente l’incremento dell’occupazione femminile nel nostro Paese contribuisce il fenomeno delle dimissioni dopo la nascita di un figlio.
Oltre 30 mila madri nel 2017 hanno lasciato il lavoro per motivi tutti riconducibili alla mancanza di supporto necessario:
il 27% per assenza di parenti disponibili a sobbarcarsi il lavoro di cura.
il 7% per i costi di asilo nido e baby-sitter.
il 2% per mancato accoglimento al nido e altre ancora per difficoltà di conciliazione casa lavoro.
Il voucher baby sitter fu varato nel 2013 dall’ex ministro Elsa Fornero anche per combattere questo fenomeno. Ora il dietrofront. Dal 1° gennaio 2019 le madri lavoratrici non possono più presentare domanda per il bonus. E chi l’aveva già ottenuto potrà usufruirne fino al 31 dicembre 2019.
"L’abolizione del bonus baby sitter è solo l’ultimo affronto di questo governo alle donne italiane", ha detto il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci. E anche nella maggioranza il bonus baby- sitte diventa motivo di scontro. Fonti interne alla Lega ieri facevano sapere di aver presentato emendamenti sia al Senato che alla Camera per rifinanziare il bonus. Toccherebbe ora quindi al ministro del Lavoro Luigi Di Maio porre rimedio al mancato rinnovo della misura. Ma il M5S rispedisce le accuse al mittente. La vice presidente della Camera Maria Edera Spadoni, del Movimento Cinque stelle, ha cercato di portare ragionevolezza nei contenuti: "Non dimentichiamo che nella legge di Bilancio sono stati potenziati altri istituti, come il bonus nido. In ogni caso ora l’intento è quello di sostenere il welfare delle famiglie. Dando alle donne strumenti per gestire i figli e nello stesso tempo non rinunciare al lavoro".
La lotta continua contro chi rema contro donne e bambini.