Più donne per la democrazia

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CGIL - Coordinamento regionale donne CGIL-Sicilia

A passo di gambero: esce dalla giunta siciliana l’unica assessora

Le siciliane sono 2.581.646, il 51,4% della popolazione. Per il presidente della Regione nessuna di tutte queste donne ha le qualità necessarie per ricoprire un incarico in giunta, e non importa se l’Assemblea ha approvato a giugno una norma che assicura il 30% di alternanza di genere nelle istituzioni. Eppure fu siciliana la prima donna membro di un governo regionale in Europa (1947).

Evidentemente ai maschi oggi riesce molto meglio gestire la cosa pubblica, come dimostrano i record raggiunti.

I dati dell’occupazione? Siamo ai primi posti in Italia per disoccupazione e inoccupazione femminile, all’ultimo in Europa per numero di occupate. Aumenta la difficoltà delle giovani a trovar lavoro nonostante siano più istruite dei coetanei. In compenso si fa più pesante lo sfruttamento, che nei lavori agricoli approfitta delle condizioni di vulnerabilità in cui si trovano le braccianti, soprattutto migranti. Dilaga il lavoro nero, la cui emersione è di là da venire.

I dati sulla famiglia? L’Isola è al gradino più basso d’Italia per l’offerta di servizi all’infanzia: neanche il 10% dei bambini siciliani trova posto negli asili nido. Solo l’8,2% delle scuole offre la mensa (al nord il 60%). Nel 2019  milleottocentroottantratre  neomamme lavoratrici (+507 rispetto al 2018) si sono dimesse per la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia.

I dati sulla sanità? Siamo sul podio delle Regioni “malate”: peggio fanno solo la Campania e la Calabria.

I dati di bilancio? Un buco di un miliardo, a un passo dal default. Il parlamentino siciliano è il più costoso d’Italia. Stipendi, indennità e pensioni dei deputati non risentono della crisi.

Il pensiero, però, è profondo.

“Non conta ciò che è in mezzo alle gambe ma ciò che è in mezzo alle orecchie”:così parlò tale Vincenzo Figuccia, deputato regionale da poco approdato dall’Udc al gruppo di Salvini insieme alla famiglia. E con questa frase raffinata e lapidaria, degna delle nostre tradizioni letterarie, mise una pietra tombale sulle norme di parità oltre che su decenni di studi di genere e di pensiero della differenza.

Nulla accade per caso!

Nello scenario emergenziale e post emergenziale  il governo regionale siciliano toglie la  VOCE  alle donne  per  adottare  scelte  per  l’utilizzo delle ingenti risorse pubbliche collegate alle politiche di rilancio economico (recovery fund)  senza   nessuna attenzione alle relazioni di genere, dell’ impatto differenziato su donne e uomini per l’effettiva promozione dell’uguaglianza.

La questione meridionale è  “la questione femminile” ed anche di democrazia.

LE DONNE  per la ripresa economica  della nostra regione devono essere al centro e protagoniste delle scelte politiche che dovranno essere adottate.

Pertanto si chiede un autorevole intervento del Presidente della Repubblica e della Ministra per le Pari Opportunità affinchè venga posto fine a tale discriminazione.