Il Governo tradisce il mondo dello Spettacolo. Questa non è la Discontinuità!!!

Firmatari recenti
Lucia Trezza e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Il Governo Meloni tradisce i lavoratori e le lavoratrici dello Spettacolo:

Nel tentativo di oscurare le assemblee congiunte di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo che si sono tenute il 27 novembre dalle h 11 alle h 14 a Napoli, Roma, Milano e Genova, il Consiglio dei Ministri si è riunito il pomeriggio stesso e ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che tradisce i principi della legge delega per lo spettacolo.

Lavoratrici e lavoratori hanno con nettezza rifiutato l'impianto legislativo che svilisce uno strumento fondamentale come il reddito di discontinuità, richiesto ormai da anni.

CHIEDIAMO IL RITIRO E LA RIFORMULAZIONE DEL DECRETO LEGISLATIVO VOLTO AL RIORDINO E ALLA REVISIONE DEGLI AMMORTIZZATORI E DELLE INDENNITÀ IN MATERIA DI SPETTACOLO. VOGLIAMO DIRITTI PER TUTTE E TUTTI E MISURE UNIVERSALI VOLTE A REDISTRIBUIRE RICCHEZZA E RIDURRE LE DISTANZE SOCIALI.

Le lavoratrici e i lavoratori del settore spettacolo, le associazioni di categoria, i coordinamenti autorganizzati e i Sindacati respingono unitariamente l’impostazione data dal Governo al decreto legislativo volto al riordino e alla revisione degli ammortizzatori e delle indennità in materia di spettacolo, votato in via definitiva il 15/11/2023 presso le commissioni congiunte Lavoro e Cultura. 

Il provvedimento tradisce lo spirito della Legge Delega votata nel 2022 che prevedeva di istituire un’indennità di discontinuità strutturale e permanente, e peggiora la drammatica e complessa gestione dei rapporti lavorativi non favorendo l’emersione del lavoro nero, distraendo fondi già stanziati e limitando l’accesso al welfare tramite l’introduzione di un ennesimo, inutile e offensivo bonus annuale, per di più non cumulabile con altri istituti universali quali maternità, infortunio e malattia.

Abbiamo ripetuto sia pubblicamente che nelle commissioni parlamentari il netto rifiuto alla norma governativa, ma l’attuale maggioranza non ha ascoltato le parole di lavoratori e lavoratrici; 

La riforma dello spettacolo deve rispondere alle reali esigenze del settore riconoscendone le peculiarità attraverso l’introduzione di forme di welfare in linea con gli altri paesi europei.

Nelle puntate precedenti:

“Il Parlamento Europeo: 

- invita gli Stati membri a garantire il pieno accesso alla protezione sociale per gli artisti e gli operatori culturali, indipendentemente dal loro status occupazionale; 

- esorta gli Stati membri e la Commissione ad adottare misure specifiche per le diverse categorie di professioni creative, allo scopo di far fronte all'instabilità del reddito, al lavoro non retribuito e all'insicurezza del lavoro e per garantire un livello minimo di reddito.” 

dalla Risoluzione del PE del 20 ottobre 2021 sulla situazione degli artisti e la ripresa culturale nell'Unione Europea (2020/2261). 

Verso il termine della XVIII legislatura italiana, è stata approvata definitivamente ed è entrata in vigore la legge 15 luglio 2022, n. 106, recante "Delega al Governo e altre disposizioni in materia di spettacolo". Questa Legge Delega, approvata da tutto l’arco parlamentare, contiene al suo interno dispositivi volti al riordino e alla revisione degli ammortizzatori e delle indennità, introducendo in particolare un'indennità di discontinuità in favore dei lavoratori dello spettacolo. 

Il 28 agosto 2023 il Consiglio dei Ministri n. 48 dell’attuale Governo ha approvato in esame preliminare uno schema di decreto legislativo che introduce l’indennità di discontinuità (atto del Governo n. 86) annunciando platealmente di aver messo in campo disposizioni “rivoluzionarie” e risolutive di tutte le problematiche sistemiche del settore spettacolo. Ma cosı̀ non è stato. 

A seguito di una riunione nazionale che ha visto incontrarsi le principali realtà che si occupano del settore (gruppi di lavoratrici e lavoratori, associazioni di categoria, sigle sindacali e altri organi di rappresentanza), è stato pubblicato un comunicato congiunto che rifiutava con forza e unità il provvedimento; i principi della Legge Delega del 2022 venivano in esso infatti ampiamente traditi, proponendo soluzioni inadeguate e dimostrando la mancanza di ascolto riguardo alle reali necessità di lavoratrici e lavoratori del settore. 

Tutte queste realtà, comprese i sindacati confederali, sono state poi nuovamente chiamate in audizione presso le commissioni riunite VII e XI della Camera dei deputati, dove hanno confermato, ancora una volta e unanimemente, parere contrario allo schema di decreto. In queste audizioni si è fatta notare significativamente l’assenza dei parlamentari di maggioranza. 

Il 15 novembre 2023, giorno seguente alla fine delle audizioni, la maggioranza, a differenza delle precedenti audizioni, si è presentata compatta all’interno delle commissioni riunite Cultura e Lavoro per votare lo schema esattamente com’era, incurante delle proteste di tutte le opposizioni, che ne chiedevano il ritiro. 

Non tenendo in alcun conto il parere richiesto a tutte le organizzazioni di lavoratrici e lavoratori, gli interlocutori istituzionali di maggioranza hanno dimostrato non solo la totale mancanza di rispetto nei confronti della categoria, ma anche un appiattimento servile alle richieste del governo, considerando che molti tra loro erano già stati tra i firmatari proprio della precedente Legge Delega, allora orientata verso il riconoscimento di tutele e diritti. 

Nonostante negli ultimi anni le lavoratrici e i lavoratori del settore spettacolo, le associazioni di categoria, i coordinamenti autorganizzati e i Sindacati abbiano richiesto ai Governi italiani, in linea con le richieste del Parlamento Europeo, una presa di coscienza sulle condizioni caratteristiche dello spettacolo dal vivo e del cineaudiovisivo, siamo costretti a dover ribadire nuovamente, ma per l’ultima volta, cosa si intende per "discontinuità". 

È il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo a essere fisiologicamente discontinuo, non il lavoro, in quanto molte giornate non vengono contrattualizzate: i periodi di progettazione, studio e preparazione spesso non vengono riconosciuti e, di conseguenza, vengono erroneamente considerati come periodi di inattività. A essere intermittenti sono quindi i contratti, e il reddito che ne consegue, non il lavoro che svolgiamo. 

La discontinuità occupazionale deve essere interpretata non come un fenomeno di precariato, bensı̀ come caratteristica specifica del lavoro nel comparto, e per essa deve essere messa in atto un'altra misura, diversa da NASpI o Alas, che esca fuori dalla logica assistenziale di questi ammortizzatori. 

E quindi fondamentale riconoscere la discontinuità in modo organico, non attraverso misure saltuarie, inefficaci e dispersive. La misura di sostegno alla discontinuità deve essere pensata nella prospettiva di emersione del lavoro grigio e nero, di miglioramento delle condizioni di lavoratrici e lavoratori, studiata, insieme a un sistema di agevolazioni contributive, in modo che gravi il meno possibile sulle finanze pubbliche e sia in grado di auto-sostenersi attraverso l’aumento del gettito fiscale e contributivo. 

Tutte proposte che sono state negli ultimi anni discusse e concertate con politici, commissioni parlamentari e funzionari ministeriali, nel corso di riunioni formali e informali, audizioni alle Camere, e attraverso documenti, schemi e proiezioni a dimostrazione della loro concreta fattibilità, ma che ora vengono tradite da questo governo. 

In primo luogo i parametri di accesso alla misura sono pensati per ridurre la platea degli aventi diritto e non sulla base di un principio di sostegno a chi più ha bisogno (almeno 60 gg l’anno ma con un reddito massimo di 25.000€). In seconda istanza la somma erogata, in un’unica soluzione a giugno dell’anno successivo, è molto inferiore a quanto si percepirebbe con la NASpI o con l’Alas (che peraltro viene soppressa a un anno dalla sua istituzione, con grave spreco di denaro pubblico). Ciò di fatto pone in essere una modifica peggiorativa per una tipologia di lavoratori, quasi una misura punitiva. Infine l’Indennità di Discontinuità viene resa incumulabile con la stessa NASpI e con altri istituti universali quali maternità, infortunio e malattia. 

Un'altra grave contraddizione è l’obbligo, per i percettori di questo sostegno, di frequentare “percorsi di formazione continua” per il “reinserimento nel mercato del lavoro”. Ancora una volta le istituzioni fingono di non capire che i periodi di inattività contrattuale non sono dovuti a una scarsa formazione e non sono periodi di disoccupazione, ma spesso periodi di lavoro non contrattualizzato, indispensabili per studio, provini, progettazione, aggiornamento, manutenzione, senza i quali lavoratrici e lavoratori dello spettacolo non potrebbero esercitare la propria professione. 

La discontinuità non è conseguenza di una scarsa preparazione professionale, ma è una caratteristica intrinseca dei mestieri dello spettacolo, pertanto, la necessità di una "formazione permanente" non può essere vincolo alla percezione del sostegno, ma dovrebbe essere intesa in un quadro più ampio di risanamento del settore. Disoccupazione e discontinuità sono entrambi fenomeni che riguardano il mondo dello spettacolo, ma sono fenomeni distinti. 

Ora si aggiunge l’approvazione in via definitiva del decreto legislativo e per di più con toni trionfalistici da propaganda di regime. Basta!

Da lunedì 27 novembre ritornano le mobilitazioni in tutto il paese. A cominciare dalle Assemblee congiunte di Milano, Roma, Napoli e Genova costruiamo insieme la necessaria risposta a questo grave attacco al mondo della Cultura e del Lavoro.

Chiediamo pertanto l’immediato ritiro e la riformulazione del decreto legislativo volto al riordino e alla revisione degli ammortizzatori e delle indennità in materia di spettacolo.

SOSTENETE! FIRMATE! DIFFONDETE!

Amleta
Approdi - Lavoratrici e Lavoratori della Cultura e dello Spettacolo Calabria Arci nazionale
A2U - Attrici Attori Uniti
Autorganizzat Spettacolo Roma
BULLS - Brescia Unita Lavoratrici e Lavoratori dello Spettacolo
CLAP - Camere del Lavoro Autonomo e Precario
Coordinamento Discontinuità
Cub Informazione & Spettacolo
Facciamolaconta
La Musica Che Gira
lavorator_ della danza
Lirica Muta
Maestranze Veneto
P.C.P. Presidi Culturali Permanenti
R.A.C. - Regist_ a confronto
Registro categoria attrici attori Campano
Sarte di scena
UCCA - Unione Circoli Cinematografici Arci
U.N.I.T.A. - Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo 

https://www.persemprenews.it/cronaca/lavoratori-dello-spettacolo-mobilitazione-contro-il-governo-meloni/

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Lucia Trezza e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Il Governo Meloni tradisce i lavoratori e le lavoratrici dello Spettacolo:

Nel tentativo di oscurare le assemblee congiunte di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo che si sono tenute il 27 novembre dalle h 11 alle h 14 a Napoli, Roma, Milano e Genova, il Consiglio dei Ministri si è riunito il pomeriggio stesso e ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che tradisce i principi della legge delega per lo spettacolo.

Lavoratrici e lavoratori hanno con nettezza rifiutato l'impianto legislativo che svilisce uno strumento fondamentale come il reddito di discontinuità, richiesto ormai da anni.

CHIEDIAMO IL RITIRO E LA RIFORMULAZIONE DEL DECRETO LEGISLATIVO VOLTO AL RIORDINO E ALLA REVISIONE DEGLI AMMORTIZZATORI E DELLE INDENNITÀ IN MATERIA DI SPETTACOLO. VOGLIAMO DIRITTI PER TUTTE E TUTTI E MISURE UNIVERSALI VOLTE A REDISTRIBUIRE RICCHEZZA E RIDURRE LE DISTANZE SOCIALI.

Le lavoratrici e i lavoratori del settore spettacolo, le associazioni di categoria, i coordinamenti autorganizzati e i Sindacati respingono unitariamente l’impostazione data dal Governo al decreto legislativo volto al riordino e alla revisione degli ammortizzatori e delle indennità in materia di spettacolo, votato in via definitiva il 15/11/2023 presso le commissioni congiunte Lavoro e Cultura. 

Il provvedimento tradisce lo spirito della Legge Delega votata nel 2022 che prevedeva di istituire un’indennità di discontinuità strutturale e permanente, e peggiora la drammatica e complessa gestione dei rapporti lavorativi non favorendo l’emersione del lavoro nero, distraendo fondi già stanziati e limitando l’accesso al welfare tramite l’introduzione di un ennesimo, inutile e offensivo bonus annuale, per di più non cumulabile con altri istituti universali quali maternità, infortunio e malattia.

Abbiamo ripetuto sia pubblicamente che nelle commissioni parlamentari il netto rifiuto alla norma governativa, ma l’attuale maggioranza non ha ascoltato le parole di lavoratori e lavoratrici; 

La riforma dello spettacolo deve rispondere alle reali esigenze del settore riconoscendone le peculiarità attraverso l’introduzione di forme di welfare in linea con gli altri paesi europei.

Nelle puntate precedenti:

“Il Parlamento Europeo: 

- invita gli Stati membri a garantire il pieno accesso alla protezione sociale per gli artisti e gli operatori culturali, indipendentemente dal loro status occupazionale; 

- esorta gli Stati membri e la Commissione ad adottare misure specifiche per le diverse categorie di professioni creative, allo scopo di far fronte all'instabilità del reddito, al lavoro non retribuito e all'insicurezza del lavoro e per garantire un livello minimo di reddito.” 

dalla Risoluzione del PE del 20 ottobre 2021 sulla situazione degli artisti e la ripresa culturale nell'Unione Europea (2020/2261). 

Verso il termine della XVIII legislatura italiana, è stata approvata definitivamente ed è entrata in vigore la legge 15 luglio 2022, n. 106, recante "Delega al Governo e altre disposizioni in materia di spettacolo". Questa Legge Delega, approvata da tutto l’arco parlamentare, contiene al suo interno dispositivi volti al riordino e alla revisione degli ammortizzatori e delle indennità, introducendo in particolare un'indennità di discontinuità in favore dei lavoratori dello spettacolo. 

Il 28 agosto 2023 il Consiglio dei Ministri n. 48 dell’attuale Governo ha approvato in esame preliminare uno schema di decreto legislativo che introduce l’indennità di discontinuità (atto del Governo n. 86) annunciando platealmente di aver messo in campo disposizioni “rivoluzionarie” e risolutive di tutte le problematiche sistemiche del settore spettacolo. Ma cosı̀ non è stato. 

A seguito di una riunione nazionale che ha visto incontrarsi le principali realtà che si occupano del settore (gruppi di lavoratrici e lavoratori, associazioni di categoria, sigle sindacali e altri organi di rappresentanza), è stato pubblicato un comunicato congiunto che rifiutava con forza e unità il provvedimento; i principi della Legge Delega del 2022 venivano in esso infatti ampiamente traditi, proponendo soluzioni inadeguate e dimostrando la mancanza di ascolto riguardo alle reali necessità di lavoratrici e lavoratori del settore. 

Tutte queste realtà, comprese i sindacati confederali, sono state poi nuovamente chiamate in audizione presso le commissioni riunite VII e XI della Camera dei deputati, dove hanno confermato, ancora una volta e unanimemente, parere contrario allo schema di decreto. In queste audizioni si è fatta notare significativamente l’assenza dei parlamentari di maggioranza. 

Il 15 novembre 2023, giorno seguente alla fine delle audizioni, la maggioranza, a differenza delle precedenti audizioni, si è presentata compatta all’interno delle commissioni riunite Cultura e Lavoro per votare lo schema esattamente com’era, incurante delle proteste di tutte le opposizioni, che ne chiedevano il ritiro. 

Non tenendo in alcun conto il parere richiesto a tutte le organizzazioni di lavoratrici e lavoratori, gli interlocutori istituzionali di maggioranza hanno dimostrato non solo la totale mancanza di rispetto nei confronti della categoria, ma anche un appiattimento servile alle richieste del governo, considerando che molti tra loro erano già stati tra i firmatari proprio della precedente Legge Delega, allora orientata verso il riconoscimento di tutele e diritti. 

Nonostante negli ultimi anni le lavoratrici e i lavoratori del settore spettacolo, le associazioni di categoria, i coordinamenti autorganizzati e i Sindacati abbiano richiesto ai Governi italiani, in linea con le richieste del Parlamento Europeo, una presa di coscienza sulle condizioni caratteristiche dello spettacolo dal vivo e del cineaudiovisivo, siamo costretti a dover ribadire nuovamente, ma per l’ultima volta, cosa si intende per "discontinuità". 

È il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo a essere fisiologicamente discontinuo, non il lavoro, in quanto molte giornate non vengono contrattualizzate: i periodi di progettazione, studio e preparazione spesso non vengono riconosciuti e, di conseguenza, vengono erroneamente considerati come periodi di inattività. A essere intermittenti sono quindi i contratti, e il reddito che ne consegue, non il lavoro che svolgiamo. 

La discontinuità occupazionale deve essere interpretata non come un fenomeno di precariato, bensı̀ come caratteristica specifica del lavoro nel comparto, e per essa deve essere messa in atto un'altra misura, diversa da NASpI o Alas, che esca fuori dalla logica assistenziale di questi ammortizzatori. 

E quindi fondamentale riconoscere la discontinuità in modo organico, non attraverso misure saltuarie, inefficaci e dispersive. La misura di sostegno alla discontinuità deve essere pensata nella prospettiva di emersione del lavoro grigio e nero, di miglioramento delle condizioni di lavoratrici e lavoratori, studiata, insieme a un sistema di agevolazioni contributive, in modo che gravi il meno possibile sulle finanze pubbliche e sia in grado di auto-sostenersi attraverso l’aumento del gettito fiscale e contributivo. 

Tutte proposte che sono state negli ultimi anni discusse e concertate con politici, commissioni parlamentari e funzionari ministeriali, nel corso di riunioni formali e informali, audizioni alle Camere, e attraverso documenti, schemi e proiezioni a dimostrazione della loro concreta fattibilità, ma che ora vengono tradite da questo governo. 

In primo luogo i parametri di accesso alla misura sono pensati per ridurre la platea degli aventi diritto e non sulla base di un principio di sostegno a chi più ha bisogno (almeno 60 gg l’anno ma con un reddito massimo di 25.000€). In seconda istanza la somma erogata, in un’unica soluzione a giugno dell’anno successivo, è molto inferiore a quanto si percepirebbe con la NASpI o con l’Alas (che peraltro viene soppressa a un anno dalla sua istituzione, con grave spreco di denaro pubblico). Ciò di fatto pone in essere una modifica peggiorativa per una tipologia di lavoratori, quasi una misura punitiva. Infine l’Indennità di Discontinuità viene resa incumulabile con la stessa NASpI e con altri istituti universali quali maternità, infortunio e malattia. 

Un'altra grave contraddizione è l’obbligo, per i percettori di questo sostegno, di frequentare “percorsi di formazione continua” per il “reinserimento nel mercato del lavoro”. Ancora una volta le istituzioni fingono di non capire che i periodi di inattività contrattuale non sono dovuti a una scarsa formazione e non sono periodi di disoccupazione, ma spesso periodi di lavoro non contrattualizzato, indispensabili per studio, provini, progettazione, aggiornamento, manutenzione, senza i quali lavoratrici e lavoratori dello spettacolo non potrebbero esercitare la propria professione. 

La discontinuità non è conseguenza di una scarsa preparazione professionale, ma è una caratteristica intrinseca dei mestieri dello spettacolo, pertanto, la necessità di una "formazione permanente" non può essere vincolo alla percezione del sostegno, ma dovrebbe essere intesa in un quadro più ampio di risanamento del settore. Disoccupazione e discontinuità sono entrambi fenomeni che riguardano il mondo dello spettacolo, ma sono fenomeni distinti. 

Ora si aggiunge l’approvazione in via definitiva del decreto legislativo e per di più con toni trionfalistici da propaganda di regime. Basta!

Da lunedì 27 novembre ritornano le mobilitazioni in tutto il paese. A cominciare dalle Assemblee congiunte di Milano, Roma, Napoli e Genova costruiamo insieme la necessaria risposta a questo grave attacco al mondo della Cultura e del Lavoro.

Chiediamo pertanto l’immediato ritiro e la riformulazione del decreto legislativo volto al riordino e alla revisione degli ammortizzatori e delle indennità in materia di spettacolo.

SOSTENETE! FIRMATE! DIFFONDETE!

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Approdi - Lavoratrici e Lavoratori della Cultura e dello Spettacolo Calabria Arci nazionale
A2U - Attrici Attori Uniti
Autorganizzat Spettacolo Roma
BULLS - Brescia Unita Lavoratrici e Lavoratori dello Spettacolo
CLAP - Camere del Lavoro Autonomo e Precario
Coordinamento Discontinuità
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La Musica Che Gira
lavorator_ della danza
Lirica Muta
Maestranze Veneto
P.C.P. Presidi Culturali Permanenti
R.A.C. - Regist_ a confronto
Registro categoria attrici attori Campano
Sarte di scena
UCCA - Unione Circoli Cinematografici Arci
U.N.I.T.A. - Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo 

https://www.persemprenews.it/cronaca/lavoratori-dello-spettacolo-mobilitazione-contro-il-governo-meloni/

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Petizione creata in data 26 novembre 2023