Il diritto al trasferimento non può essere eluso dalle motivazioni aziendali Legge 104/92


Il diritto al trasferimento non può essere eluso dalle motivazioni aziendali Legge 104/92
Il problema
Mi chiamo Nicolò. E ogni settimana percorro oltre 300 km per lavorare, mentre mio padre — disabile grave — resta solo a Palermo.
Io lavoro a Caltanissetta.
Lui vive a Palermo.
Tra noi ci sono 150 km… e un sistema che fa finta di niente.
Sono l’unico caregiver di mio padre. Non “uno dei”, non “quando posso”: l’unico.
Eppure, nonostante questo, la mia richiesta di trasferimento nella sede di Palermo — dove l’azienda per cui lavoro è già presente — è stata respinta con una frase fredda e impersonale: “organico al completo”.
Questa non è solo una storia personale. È un diritto negato.
In Italia esiste la Legge 104/1992, che stabilisce chiaramente che un lavoratore caregiver ha diritto a lavorare il più vicino possibile al familiare da assistere e a non essere trasferito contro la propria volontà. Non si tratta di un favore, ma di una tutela prevista dalla legge.
Eppure, nella realtà quotidiana, questo diritto viene spesso svuotato.
La situazione descritta contrasta anche con i principi europei sanciti dalla Direttiva (UE) 2019/1158, che tutela il diritto dei caregiver alla conciliazione tra lavoro e assistenza familiare, e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che agli articoli 7 e 33 protegge la vita familiare e la dignità delle relazioni di cura.
Il lavoro non può annullare il diritto di assistere chi dipende da te per vivere.
Anche la giurisprudenza italiana è chiara. Secondo la Cassazione civile n. 9201/2012 e la Cassazione civile n. 25379/2016, il datore di lavoro può opporsi al trasferimento solo in presenza di esigenze organizzative concrete, specifiche e dimostrabili. La Cassazione civile n. 6150/2019 ribadisce la priorità della tutela del disabile, mentre la Cassazione civile n. 26603/2018 chiarisce che un rifiuto basato su motivazioni generiche può risultare illegittimo e persino discriminatorio.
“Organico al completo” non è una prova. È una formula generica che non può giustificare la compressione di un diritto.
Nel frattempo, con un contratto part-time verticalizzato, devo sostenere costi continui di carburante, vitto e alloggio fuori casa, affrontando spese elevate con uno stipendio ridotto. E mentre cerco di mantenere questo equilibrio impossibile, mio padre resta solo.
Non è solo difficile. È insostenibile.
Quando un’organizzazione aziendale finisce per sacrificare completamente la vita familiare di un lavoratore caregiver, non si è più di fronte a una semplice scelta gestionale. Si tratta di una questione umana, etica e giuridica.
Qui non si chiede un privilegio.
Si chiede di poter assistere un padre.
Chiediamo al Ministero del Lavoro di intervenire per rafforzare l’applicazione della Legge 104/1992 nel settore privato, impedendo che motivazioni generiche svuotino diritti fondamentali, garantendo controlli effettivi e assicurando che nessuna azienda possa costringere un caregiver a scegliere tra la propria sopravvivenza economica e l’assistenza a un familiare.
Firma questa petizione per dare voce a chi ogni giorno sostiene il peso della cura.
Il trasferimento vicino casa non è un capriccio.
È una necessità di vita.

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Il problema
Mi chiamo Nicolò. E ogni settimana percorro oltre 300 km per lavorare, mentre mio padre — disabile grave — resta solo a Palermo.
Io lavoro a Caltanissetta.
Lui vive a Palermo.
Tra noi ci sono 150 km… e un sistema che fa finta di niente.
Sono l’unico caregiver di mio padre. Non “uno dei”, non “quando posso”: l’unico.
Eppure, nonostante questo, la mia richiesta di trasferimento nella sede di Palermo — dove l’azienda per cui lavoro è già presente — è stata respinta con una frase fredda e impersonale: “organico al completo”.
Questa non è solo una storia personale. È un diritto negato.
In Italia esiste la Legge 104/1992, che stabilisce chiaramente che un lavoratore caregiver ha diritto a lavorare il più vicino possibile al familiare da assistere e a non essere trasferito contro la propria volontà. Non si tratta di un favore, ma di una tutela prevista dalla legge.
Eppure, nella realtà quotidiana, questo diritto viene spesso svuotato.
La situazione descritta contrasta anche con i principi europei sanciti dalla Direttiva (UE) 2019/1158, che tutela il diritto dei caregiver alla conciliazione tra lavoro e assistenza familiare, e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che agli articoli 7 e 33 protegge la vita familiare e la dignità delle relazioni di cura.
Il lavoro non può annullare il diritto di assistere chi dipende da te per vivere.
Anche la giurisprudenza italiana è chiara. Secondo la Cassazione civile n. 9201/2012 e la Cassazione civile n. 25379/2016, il datore di lavoro può opporsi al trasferimento solo in presenza di esigenze organizzative concrete, specifiche e dimostrabili. La Cassazione civile n. 6150/2019 ribadisce la priorità della tutela del disabile, mentre la Cassazione civile n. 26603/2018 chiarisce che un rifiuto basato su motivazioni generiche può risultare illegittimo e persino discriminatorio.
“Organico al completo” non è una prova. È una formula generica che non può giustificare la compressione di un diritto.
Nel frattempo, con un contratto part-time verticalizzato, devo sostenere costi continui di carburante, vitto e alloggio fuori casa, affrontando spese elevate con uno stipendio ridotto. E mentre cerco di mantenere questo equilibrio impossibile, mio padre resta solo.
Non è solo difficile. È insostenibile.
Quando un’organizzazione aziendale finisce per sacrificare completamente la vita familiare di un lavoratore caregiver, non si è più di fronte a una semplice scelta gestionale. Si tratta di una questione umana, etica e giuridica.
Qui non si chiede un privilegio.
Si chiede di poter assistere un padre.
Chiediamo al Ministero del Lavoro di intervenire per rafforzare l’applicazione della Legge 104/1992 nel settore privato, impedendo che motivazioni generiche svuotino diritti fondamentali, garantendo controlli effettivi e assicurando che nessuna azienda possa costringere un caregiver a scegliere tra la propria sopravvivenza economica e l’assistenza a un familiare.
Firma questa petizione per dare voce a chi ogni giorno sostiene il peso della cura.
Il trasferimento vicino casa non è un capriccio.
È una necessità di vita.

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Petizione creata in data 5 aprile 2026