Il diritto al trasferimento non può essere eluso dalle motivazioni aziendali Legge 104/92

Firmatari recenti
Annalisa Bosco e altri 9 hanno firmato di recente.

Il problema

 

Ogni settimana, migliaia di lavoratori caregiver in Italia percorrono centinaia di chilometri per recarsi al lavoro, lasciando i propri familiari disabili gravi in una condizione di isolamento.

Tra il luogo di lavoro e la casa del familiare da assistere ci sono spesso distanze enormi… e un sistema aziendale che troppo spesso sceglie di “fare finta di niente”.

Essere l’unico caregiver di un familiare non è una scelta, è una responsabilità di vita. Eppure, le richieste di trasferimento verso sedi vicine al luogo di cura — anche quando l’azienda è già presente in quel territorio — vengono sistematicamente respinte con formule fredde e impersonali: “organico al completo”, “esigenze aziendali”, “mancanza di posizioni”.

Questa non è solo la storia di un singolo lavoratore. È un diritto fondamentale che viene costantemente negato.

Un diritto negato

In Italia, la Legge 104/1992 stabilisce chiaramente che il lavoratore caregiver ha il diritto di lavorare il più vicino possibile al familiare da assistere e a non essere trasferito contro la propria volontà. Non si tratta di un favore concesso dal datore di lavoro, ma di una tutela prevista dalla legge.

Eppure, nella realtà quotidiana, questo diritto viene svuotato.

La giurisprudenza italiana è chiara: la Cassazione (ex multis, sentenze n. 9201/2012, n. 25379/2016, n. 6150/2019, n. 26603/2018) ribadisce la priorità della tutela del disabile e chiarisce che il datore di lavoro può opporsi al trasferimento solo in presenza di esigenze organizzative concrete, specifiche e dimostrabili. Motivazioni generiche non possono giustificare la compressione di un diritto costituzionale.

Inoltre, la situazione attuale contrasta con i principi europei (Direttiva UE 2019/1158) che tutelano il diritto alla conciliazione tra lavoro e assistenza familiare.

La nostra richiesta

Non chiediamo privilegi, ma il rispetto di un diritto umano, etico e giuridico.

Chiediamo al Ministero del Lavoro di intervenire con urgenza per:

Rafforzare l’applicazione della Legge 104/1992 nel settore privato.

Impedire che motivazioni aziendali generiche (come il classico "organico al completo") possano essere utilizzate per negare il trasferimento ai caregiver.

Garantire controlli effettivi che assicurino la reale protezione dei lavoratori che assistono familiari disabili.

Il trasferimento vicino casa non è un capriccio, è una necessità di vita.

Firma questa petizione per dare voce a chi ogni giorno sostiene il peso della cura e per pretendere che il lavoro non sia più un ostacolo all'assistenza dei propri cari.

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Nicolò EneaPromotore della petizione

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Ogni settimana, migliaia di lavoratori caregiver in Italia percorrono centinaia di chilometri per recarsi al lavoro, lasciando i propri familiari disabili gravi in una condizione di isolamento.

Tra il luogo di lavoro e la casa del familiare da assistere ci sono spesso distanze enormi… e un sistema aziendale che troppo spesso sceglie di “fare finta di niente”.

Essere l’unico caregiver di un familiare non è una scelta, è una responsabilità di vita. Eppure, le richieste di trasferimento verso sedi vicine al luogo di cura — anche quando l’azienda è già presente in quel territorio — vengono sistematicamente respinte con formule fredde e impersonali: “organico al completo”, “esigenze aziendali”, “mancanza di posizioni”.

Questa non è solo la storia di un singolo lavoratore. È un diritto fondamentale che viene costantemente negato.

Un diritto negato

In Italia, la Legge 104/1992 stabilisce chiaramente che il lavoratore caregiver ha il diritto di lavorare il più vicino possibile al familiare da assistere e a non essere trasferito contro la propria volontà. Non si tratta di un favore concesso dal datore di lavoro, ma di una tutela prevista dalla legge.

Eppure, nella realtà quotidiana, questo diritto viene svuotato.

La giurisprudenza italiana è chiara: la Cassazione (ex multis, sentenze n. 9201/2012, n. 25379/2016, n. 6150/2019, n. 26603/2018) ribadisce la priorità della tutela del disabile e chiarisce che il datore di lavoro può opporsi al trasferimento solo in presenza di esigenze organizzative concrete, specifiche e dimostrabili. Motivazioni generiche non possono giustificare la compressione di un diritto costituzionale.

Inoltre, la situazione attuale contrasta con i principi europei (Direttiva UE 2019/1158) che tutelano il diritto alla conciliazione tra lavoro e assistenza familiare.

La nostra richiesta

Non chiediamo privilegi, ma il rispetto di un diritto umano, etico e giuridico.

Chiediamo al Ministero del Lavoro di intervenire con urgenza per:

Rafforzare l’applicazione della Legge 104/1992 nel settore privato.

Impedire che motivazioni aziendali generiche (come il classico "organico al completo") possano essere utilizzate per negare il trasferimento ai caregiver.

Garantire controlli effettivi che assicurino la reale protezione dei lavoratori che assistono familiari disabili.

Il trasferimento vicino casa non è un capriccio, è una necessità di vita.

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