Petition updateSalviamo il Centro antiviolenza di Tor Bella MonacaLA CORSA DI MIGUEL: UNA MARATONA PER LA MEMORIA, LA GIUSTIZIA E LA VERITA'
stefania catalloroma, Italy
Jan 29, 2016
Esistono persone in grado di fare cose straordinarie, come unire i popoli in nome della difesa dei diritti umani, e Miguel Sanchez è stata una di queste. In nome di questo atleta, desaparecido nel 1978 a Buenos Aires per mano delle bande criminali agli ordini del regime di Videla, si è tenuta a Roma la XVI edizione della Corsa di Miguel lo scorso 25 gennaio. La gara si è articolata in una corsa competitiva e in una passeggiata di 4 km, per permettere a tutti di potere partecipare. La partecipazione è stata altisima, circa 6 mila persone, venute da tutta Italia e anche dall'estero unite dalla passione per lo sport, che hanno dimostrato con la loro presenza l'attenzione ai temi sociali. Era presente Elvira Sanchez, la sorella di Miguel, che ogni anno partecipa alla Corsa, per tenere viva la memoria del fratello. Chi era Miguel Sanchez? Un ragazzo come tanti, che aveva iniziato a lavorare da bambino per poi partire dalla sua città e trasferirsi a Buenos Aires, dove era riuscito a impiegarsi al Banco de Provincia. Dopo il lavoro coltivava l'atletica, che assieme alla poesia e all'impegno politico, erano il fulcro della sua vita. L'Argentina a quel tempo era un Paese governato da una dittatura feroce; il generale Jorge Rafael Videla aveva preso il potere con un colpo di stato il 24 marzo del 1976, sostituendo Isabelita Peròn con una giunta militare e dando vita al Processo di Riorganizzazione Nazionale, che si sarebbe rivelato come una serie di azioni mirate a distruggere l'opposizione politica attraverso la repressione più sanguinosa. Durante la dittatura, lunga sette anni, si contarono oltre 30.000 sparizioni: era iniziato il triste periodo dei desaparecidos. Bastava un nonnulla: l'impegno sociale volto all'assistenza delle fasce più disagiate della popolazione, o la condivisione di idee politiche opposte al diktat di Videla erano motivi più che sufficienti per sparire. I rapimenti avvenivano alla luce del giorno: rimasero tristemente famose le Ford Falcon con le quali le bande paramilitari agli ordini del governo effettuavano le operazioni di sequestro. Le loro vittime venivano poi portate in centri di detenzione clandestina, dove subivano violenze e torture. I voli della morte, con i quali i prigionieri venivano gettati ancora vivi nelle acque dell'oceano o del Mar della Plata, erano uno dei mezzi adoperati per liberarsi di loro. Non sappiamo se anche Miguel Sanchez abbia subito questa terribile sorte; dal giorno del suo rapimento, il 9 gennaio 1978, nessuno ha avuto più sue notizie. Così come non si sono avute notizie dei tantissimi bambini sottratti alle madri – si stima siano circa 500 – e affidati a famiglie vicine al regime. Grazie all'impegno delle Madres e delle Abuelas de la Plaza de Mayo, che si sono battute per anni e sono diventate famose per le loro manifestazioni davanti alla Casa Rosada, la sede del governo argentino, è stato creato negli anni un archivio genetico che ha portato al ritrovamento di 116 nipoti (nietos) che hanno potuto ricongiungersi alle loro famiglie biologiche. La vicenda di Miguel è stata diffusa in Italia grazie a Valerio Piccioni, giornalista romano della Gazzetta dello Sport, che ne aveva avuto notizia in Argentina e che decise di dare vita ad un evento che ne perpetuasse la memoria: una maratona, specialità nella quale Miguel eccelleva. E così, anno dopo anno, la Corsa di Miguel è diventata sempre più famosa e sentita, al punto che, contemporaneamente alla gara vera e propria, è stata creata una non competitiva, in pratica una passeggiata di 4 chilometri, per permettere a tutti di poter partecipare. Purtroppo però, Miguel come tantissimi altri non ha avuto giustizia. Coloro che hanno operato la mattanza di una generazione non sono stati puniti per i loro crimini, e molti di questi assassini hanno fatto perdere le loro tracce. E' dello scorso anno una lettera aperta alle massime autorità italiane da parte di un gruppo di intellettuali argentini, pubblicato su “Il Manifesto”, che chiedono provvedimenti urgenti e l'attuazione di misure contro due dei più sanguinari personaggi dell'epoca della dittatura, Jorge Olivera e Carlos Luis Malatto. Quest'ultimo pare si trovi in Italia, senza che la giustizia si sia ancora occupata di lui. Uno dei firmatari della lettera aperta è il professor Claudio Tognonato, che insegna presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università RomaTre al quale ho rivolto alcune importanti domande. “Professor Tognonato, quanto è conosciuta in Italia la storia argentina del periodo della dittatura? Come pensa che si possa diffondere ancora di più questa conoscenza?” “Anche se le vicende storiche che riguardano la violazione dei diritti umani in Argentina sono fatti storici accaduti ormai da molto tempo, restano di grande attualità. Primo, per quanto riguarda il legame tra Italia e Argentina, molte delle vittime sono italiane o di origini italiane; purtroppo però, anche tra i carnefici troviamo cognomi nostrani. Secondo, perché la vicenda dei desaparecidos resta una delle più cruente violazioni dei diritti umani del XX secolo, un progetto pianificato e perpetrato in modo sistematico da una nazione, un modello di terrorismo di Stato. Terzo, perché vi sono dei delitti che non vanno in prescrizione, e non solo perchè sono delitti di lesa umanità, ma in quanto sono delitti persistenti: la desaparecion, la scomparsa di persone, non si risolve finché non si da sepoltura al corpo. In questo caso vi è anche la ricerca dei figli dei desaparecidos rubati dai militari e dati in adozione e venduti. Le Abuelas de Plaza de Mayo continuano nella loro ricerca, anche in Italia.” “Pensa che tenere viva la memoria di quanto accaduto in Argentina anche qui in Italia, così vicina peraltro al Paese sudamericano, sia un compito che le istituzioni dovrebbero sostenere maggiormente? “Il compito è della società, dei singoli individui e delle istituzioni. La conoscenza della Storia è indispensabile per molti motivi, anzitutto perché è triste persistere sugli stessi errori. Per avere consapevolezza di quanto è accaduto è necessario voltare pagina. Per fare un esempio, in Italia ci sono troppi poteri e interessi trasversali spesso occulti, come la P2, che è stata dichiarata illegale nel lontano 1981. Solo formalmente sepolta: basta confrontare il programma della Loggia e quanto di tutto ciò oggi è legge dello Stato. L'Italia non potrà superare le varie crisi che si susseguono se non fa una svolta etica che coinvolga in modo solidale tutti e ognuno. Forse il primo passo è aprire gli archivi e fare i conti col proprio passato. Anche in rapporto all'Argentina.”
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