I cittadini di Taranto chiedono immediate azioni di Salvaguardia delle attività di Allevamento delle cozze a Taranto

Il problema

Emergenza cozze: l’allarme, lanciato da tempo dai mitilicoltori, si è trasformato in un grido disperato.

I gruppi Facebook Se ti piace Taranto e Taranto fuori dal web, raccolgono l'invito della giornalista tarantina Maristella Massari di sostegno ai mitilcoltori tarantini e lanciano la raccolta di firme dei tarantini per sostenere le ragioni dei mitilcoltori a difesa di un patrimonio economico e produttivo unico.

La cozza unico vero prodotto made in Taranto conosciuto anche nei più sperduti e remoti angoli del mondo deve essere protetta e la produzione salvaguardata senza altre inutili attese. 

Una sapienza antica di gesti lenti, di parole conosciute solo a noi che siamo figli di questa città, rischia di affondare per sempre nelle acque di quel Mar Piccolo che era la nostra miniera d’oro e che il caldo di questa estate e la palpabile apatia della politica, ha avvelenato soffocando per sempre i nostri frutti migliori e molto del nostro futuro.

 

I numeri sfiorano la catastrofe. «I nostri impianti - spiega D’Andria - sono vuoti. Le temperature alte hanno fatto registrare la moria dell’80-90 per cento del prodotto.

Ed è seriamente minacciata la produzione 2016: il 50-60 per cento del seme è distrutto, quello che resta è in condizioni precarie e stiamo cercando di preservarlo. Abbiamo avuto quaranta giorni di caldo torrido, con una temperatura in acqua di 35 gradi, che ci hanno distrutto. Era già successo nel 2012: ma allora il seme non fu toccato e la perdita di prodotto toccò il 10%.

E’ una situazione tragica: Taranto è la capitale del seme, che viene esportato per l’80%.

Impossibile trovarlo altrove.

Il lavoro di due anni rischia di essere irrimediabilmente perduto».

Palumbo sottolinea i rischi occupazionali:

«Se non troviamo una soluzione - sottolinea - mille famiglie monoreddito rischiano di rimanere senza lavoro, oltre a seicento pescatori.

Avevamo chiesto l’attivazione del Fondo di solidarietà nazionale per la pesca e l’acquacoltura, ma le risposte non sono confortanti. E’ un’illusione: i fondi sarebbero terminati da tempo. Nel 2012 il Governo passò la palla alla Regione, ma non abbiamo più avuto risposta.

Stavolta l’esito deve essere diverso, altrimenti per noi sarà la fine. » .

Bisignano denuncia il disinteresse dei politici: «Chiunque - aggiunge - si scoraggerebbe in una situazione simile, tranne noi.

Non siamo qui per piangerci addosso o ricevere elemosine. Siamo gente che ha proceduto in proprio alle bonifiche, che è andata all’Expo, che propone percorsi di pesca-turismo.

Cerchiamo di costruire sulle macerie ma ci scontriamo con le inefficienze della politica."

La chiosa, amara, è affidata a Giangrande.

«E' il momento di compiere una scelta di fondo.

I politici devono decidere se la mitilicoltura è un comparto strategico oppure no.

Eppure si tratta di un settore per ora sfruttato solo al 10 per cento.

Immaginate quali opportunità di lavoro potrebbero nascere dalla realizzazione di una filiera di lavorazione».

Ecco le parole degli addetti del settore che meglio di tutti possono spiegare la grave situazione i cui versano i mitilcoltori di Taranto. 

a NOI il compito di far sentire la nostra voce a difesa di un simbolo positivo della Città di Taranto

https://www.youtube.com/watch?v=U4DQqwPoF1k

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N APromotore della petizione
Questa petizione aveva 633 sostenitori

Il problema

Emergenza cozze: l’allarme, lanciato da tempo dai mitilicoltori, si è trasformato in un grido disperato.

I gruppi Facebook Se ti piace Taranto e Taranto fuori dal web, raccolgono l'invito della giornalista tarantina Maristella Massari di sostegno ai mitilcoltori tarantini e lanciano la raccolta di firme dei tarantini per sostenere le ragioni dei mitilcoltori a difesa di un patrimonio economico e produttivo unico.

La cozza unico vero prodotto made in Taranto conosciuto anche nei più sperduti e remoti angoli del mondo deve essere protetta e la produzione salvaguardata senza altre inutili attese. 

Una sapienza antica di gesti lenti, di parole conosciute solo a noi che siamo figli di questa città, rischia di affondare per sempre nelle acque di quel Mar Piccolo che era la nostra miniera d’oro e che il caldo di questa estate e la palpabile apatia della politica, ha avvelenato soffocando per sempre i nostri frutti migliori e molto del nostro futuro.

 

I numeri sfiorano la catastrofe. «I nostri impianti - spiega D’Andria - sono vuoti. Le temperature alte hanno fatto registrare la moria dell’80-90 per cento del prodotto.

Ed è seriamente minacciata la produzione 2016: il 50-60 per cento del seme è distrutto, quello che resta è in condizioni precarie e stiamo cercando di preservarlo. Abbiamo avuto quaranta giorni di caldo torrido, con una temperatura in acqua di 35 gradi, che ci hanno distrutto. Era già successo nel 2012: ma allora il seme non fu toccato e la perdita di prodotto toccò il 10%.

E’ una situazione tragica: Taranto è la capitale del seme, che viene esportato per l’80%.

Impossibile trovarlo altrove.

Il lavoro di due anni rischia di essere irrimediabilmente perduto».

Palumbo sottolinea i rischi occupazionali:

«Se non troviamo una soluzione - sottolinea - mille famiglie monoreddito rischiano di rimanere senza lavoro, oltre a seicento pescatori.

Avevamo chiesto l’attivazione del Fondo di solidarietà nazionale per la pesca e l’acquacoltura, ma le risposte non sono confortanti. E’ un’illusione: i fondi sarebbero terminati da tempo. Nel 2012 il Governo passò la palla alla Regione, ma non abbiamo più avuto risposta.

Stavolta l’esito deve essere diverso, altrimenti per noi sarà la fine. » .

Bisignano denuncia il disinteresse dei politici: «Chiunque - aggiunge - si scoraggerebbe in una situazione simile, tranne noi.

Non siamo qui per piangerci addosso o ricevere elemosine. Siamo gente che ha proceduto in proprio alle bonifiche, che è andata all’Expo, che propone percorsi di pesca-turismo.

Cerchiamo di costruire sulle macerie ma ci scontriamo con le inefficienze della politica."

La chiosa, amara, è affidata a Giangrande.

«E' il momento di compiere una scelta di fondo.

I politici devono decidere se la mitilicoltura è un comparto strategico oppure no.

Eppure si tratta di un settore per ora sfruttato solo al 10 per cento.

Immaginate quali opportunità di lavoro potrebbero nascere dalla realizzazione di una filiera di lavorazione».

Ecco le parole degli addetti del settore che meglio di tutti possono spiegare la grave situazione i cui versano i mitilcoltori di Taranto. 

a NOI il compito di far sentire la nostra voce a difesa di un simbolo positivo della Città di Taranto

https://www.youtube.com/watch?v=U4DQqwPoF1k

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I decisori

Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
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Governo Repubblica italiana
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