

Giustizia per Gilberto
Il problema
NESSUNO DI NOI ERA A BOLOGNA-NESSUNO DI NOI VERRÀ LASCIATO SOLO.
VERITÀ PER LA STRAGE-GIUSTIZIA PER GILBERTO!
Per ben due volte, la magistratura italiana ha stabilito, con due distinte sentenze, la legittimità dello Stato di disporre della vita dei cittadini detenuti, facendo pagare loro anche gli errori dell’amministrazione penitenziaria, violando palesemente i principi costituzionali stabiliti dagli articoli 13 e 27. Gilberto Cavallini, il quale ha ammesso le sue gravi responsabilità nella feroce stagione degli Anni di piombo, pagando il prezzo dei reati commessi con 43 anni di reclusione, cioè, molto più di quanto non abbiano pagato le altre centinaia di militanti delle formazioni extraparlamentari d’ogni colore protagoniste di quella triste stagione della storia repubblicana, è stato nuovamente incarcerato e nel regime più duro non per aver commesso altri e nuovi delitti, ma per un presunto errore di computo delle strutture di detenzione.
Cavallini, infatti, ottenuta la semi-libertà nel 2017 e intrapreso un percorso di pieno recupero sociale in una struttura gestita dalla Caritas, non ha mai violato le prescrizioni di legge vigenti che regolano questo istituto, vedendosi riconosciuto l’impegno e la dedizione nel lavoro da coloro che si sono avvalsi della sua collaborazione nell’aiuto delle persone fragili. Ciò non ostante, a causa della vergognosa sentenza che lo ha visto soccombere nel penultimo processo per la Strage di Bologna, i magistrati, non potendo aumentare la sua pena largamente scontata, hanno fatto ricorso a un espediente burocratico per gettare nuovamente in cella Cavallini, aggravando la sua prigionia con l’isolamento assoluto che, per un uomo di 73 anni, equivale a una vendicativa sentenza di morte.
Gilberto Cavallini non è stato imprigionato nuovamente per non aver scontato parte della pena che avrebbe dovuto scontare, bensì, perché lo Stato si sarebbe dimenticato, 43 anni or sono, di fargli trascorrere in isolamento i primi tre anni di carcerazione. Una sconcezza sul piano umano che non ha eguali nella storia recente del Diritto e che è che aggravata dal dubbio che la detenzione in isolamento sia anche stata già scontata, ma non adeguatamente registrata dagli istituiti di pena in cui Cavallini ha trascorso ben oltre la metà della sua vita.
Mai come in questo caso si è resa manifesta la volontà di punire oltremodo un uomo non già per le sue colpe, bensì per le scelte politiche che lo avevano portato sulla velleitaria e tragica strada della lotta armata.
Mai come in questo caso si è chiarito come, in Italia, esistano due metri di giudizio, nel processo penale, col secondo che si applica solo a chi ha sposato una determinata ideologia.
Cavallini ha già pagato pienamente i suoi conti con la giustizia e oggi è un uomo diverso, il quale si è meritato col suo comportamento dignitoso di detenuto la possibilità di vivere da uomo libero il tempo che il destino gli ha concesso e gli concederà.
Per una vera giustizia, imparziale ed equilibrata, liberata dalla smania di vendetta che ancora anima una parte della magistratura politicizzata che ancora alberga nell’ordinamento che dovrebbe assicurare il rispetto dei principi della nostra Costituzione, invitiamo tutti a sottoscrivere questo appello per la scarcerazione di Gilberto Cavallini.
IO STO CON GILBERTO!

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Il problema
NESSUNO DI NOI ERA A BOLOGNA-NESSUNO DI NOI VERRÀ LASCIATO SOLO.
VERITÀ PER LA STRAGE-GIUSTIZIA PER GILBERTO!
Per ben due volte, la magistratura italiana ha stabilito, con due distinte sentenze, la legittimità dello Stato di disporre della vita dei cittadini detenuti, facendo pagare loro anche gli errori dell’amministrazione penitenziaria, violando palesemente i principi costituzionali stabiliti dagli articoli 13 e 27. Gilberto Cavallini, il quale ha ammesso le sue gravi responsabilità nella feroce stagione degli Anni di piombo, pagando il prezzo dei reati commessi con 43 anni di reclusione, cioè, molto più di quanto non abbiano pagato le altre centinaia di militanti delle formazioni extraparlamentari d’ogni colore protagoniste di quella triste stagione della storia repubblicana, è stato nuovamente incarcerato e nel regime più duro non per aver commesso altri e nuovi delitti, ma per un presunto errore di computo delle strutture di detenzione.
Cavallini, infatti, ottenuta la semi-libertà nel 2017 e intrapreso un percorso di pieno recupero sociale in una struttura gestita dalla Caritas, non ha mai violato le prescrizioni di legge vigenti che regolano questo istituto, vedendosi riconosciuto l’impegno e la dedizione nel lavoro da coloro che si sono avvalsi della sua collaborazione nell’aiuto delle persone fragili. Ciò non ostante, a causa della vergognosa sentenza che lo ha visto soccombere nel penultimo processo per la Strage di Bologna, i magistrati, non potendo aumentare la sua pena largamente scontata, hanno fatto ricorso a un espediente burocratico per gettare nuovamente in cella Cavallini, aggravando la sua prigionia con l’isolamento assoluto che, per un uomo di 73 anni, equivale a una vendicativa sentenza di morte.
Gilberto Cavallini non è stato imprigionato nuovamente per non aver scontato parte della pena che avrebbe dovuto scontare, bensì, perché lo Stato si sarebbe dimenticato, 43 anni or sono, di fargli trascorrere in isolamento i primi tre anni di carcerazione. Una sconcezza sul piano umano che non ha eguali nella storia recente del Diritto e che è che aggravata dal dubbio che la detenzione in isolamento sia anche stata già scontata, ma non adeguatamente registrata dagli istituiti di pena in cui Cavallini ha trascorso ben oltre la metà della sua vita.
Mai come in questo caso si è resa manifesta la volontà di punire oltremodo un uomo non già per le sue colpe, bensì per le scelte politiche che lo avevano portato sulla velleitaria e tragica strada della lotta armata.
Mai come in questo caso si è chiarito come, in Italia, esistano due metri di giudizio, nel processo penale, col secondo che si applica solo a chi ha sposato una determinata ideologia.
Cavallini ha già pagato pienamente i suoi conti con la giustizia e oggi è un uomo diverso, il quale si è meritato col suo comportamento dignitoso di detenuto la possibilità di vivere da uomo libero il tempo che il destino gli ha concesso e gli concederà.
Per una vera giustizia, imparziale ed equilibrata, liberata dalla smania di vendetta che ancora anima una parte della magistratura politicizzata che ancora alberga nell’ordinamento che dovrebbe assicurare il rispetto dei principi della nostra Costituzione, invitiamo tutti a sottoscrivere questo appello per la scarcerazione di Gilberto Cavallini.
IO STO CON GILBERTO!

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Petizione creata in data 10 novembre 2025