Un posto al nido per ogni bimba/o euna QUOTA100xgliAsili per i bambini in povertà assoluta

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Chiediamo con questa petizione che venga assicurato un diritto fondamentale per tutti i bambini e le bambine: una “Quota100 sui posti al nido”, cioè un posto all’asilo per ogni bimbo e per ogni bimba in Italia, iniziando da quelli in povertà assoluta.

"Sono Mila, un'insegnante di periferia, nella mia esperienza ho avuto a che fare soprattutto con molti bambini deprivati a cui come Paese dovremmo e potremmo dare di più, non solo come gesti individuali, ma come azioni concrete e servizi essenziali, tali da poterne migliorare il presente e il destino. Se un Paese ha intenzione di contribuire allo sviluppo umano della sua popolazione e offrire migliori opportunità ai cittadini del futuro dovrebbe destinare, io credo, una buona parte di risorse proprio ai primi anni di vita dei bambini, soprattutto i più poveri

In Italia, un bambino su 7 nasce e cresce in condizioni di povertà assoluta, 1 su 20 assiste a violenza domestica e 1 su 100 è vittima di maltrattamenti. Uno su 20 vive in aree inquinate e a rischio di mortalità. Uno su 50 soffre di una condizione che comporterà una disabilità significativa all'età dell'ingresso nella scuola primaria, 1 su 500 vive in strutture di accoglienza. Più di 8 bambini su 10 non possono usufruire di servizi socio-educativi nei primi tre anni di vita e 1 su 10 nell'età compresa tra i 3 e i 5 anni. Cosa fare? Ho riunito esponenti politici e referenti di associazioni molto importanti che la pensano come me e insieme abbiamo scritto questa petizione rivolta al Governo, con alcune richieste fattibili e concrete per migliorare la condizione dei più piccoli". 

Consci che l’obiettivo di 100 bimbi per 100 posti sia di non immediata  attuazione, chiediamo intanto al Governo in carica di investire e rafforzare le risorse e di iniziare dai bimbi più poveri, attraverso i seguenti passi:

-       Di confermare e rafforzare le risorse destinate al raggiungimento degli obiettivi indicati nella legge di istituzione del Servizio Integrato 0-6 anni sull'educazione prescolare dei bambini e delle bambine (decreto emanato sul sistema integrato in coerenza con le politiche europee e conformemente agli obiettivi definiti nel D.Lsg. n° 65/17,tra i quali: il raggiungimento di almeno il 33% della popolazione al di sotto dei 3 anni di età a livello nazionale, diffusione dei servizi educativi per l'infanzia in almeno il 75% dei comuni, anche in forma associata, generalizzazione progressiva della scuola dell'infanzia per tutti i bambini tra 3 e 6 anni, l'inclusione di tutti i bambini con difficoltà, qualificazione universitaria del personale dei servizi educativi e per l'infanzia, obbligo di formazione in servizio per il personale del sistema integrato, coordinamento pedagogico territoriale, riconferma del Bonus-Bebè).

-         Di stabilire livelli essenziali di prestazione validi su tutto il territorio nazionale definiti sul fabbisogno delle singole regioni e dunque destinarvi risorse adeguate e conseguenti

-         Di iniziare dai bimbi in povertà assoluta, definendo delle aree a priorità educativa nelle aree marginali del Paese e di investirvi in modo mirato e diretto risorse nazionali e comunitarie destinate all’infanzia e al potenziamento del sistema integrato 0-6, vista la scarsa capacità politica e amministrativa mostrata in questo ambito dalle classi dirigenti nel Meridione e nelle aree metropolitane periferiche

-         Di convocare la Commissione per l’educazione e l’istruzione zero-sei anni per l’emanazione delle linee guida pedagogiche prevista dal decreto legislativo 65/2017, di regolare lo sviluppo dell’intero sistema e monitorare l’uso corretto dei finanziamenti.

-         Di realizzare una campagna informativa efficace congiunta tra Miur e Ministero della Salute sull’importanza del nido e sui metodi per stimolare una crescita del cervello di bambini e di bambine nei primi mille giorni di vita

 Vi chiediamo di firmare e di diffondere questa petizione, per il bene dei nostri bimbi.

I promotori:

Mila Spicola, insegnante, pedagogista e già referente povertà educativa PD

Paolo Siani, pediatra, parlamentare PD

Fabrizio Barca, Fondazione Basso e Forum Disuguaglianze e Diversità

Luca Bianchi, Direttore Svimez

Maurizio Bonati, Responsabile Dipartimento di Salute Pubblica, Istituto Mario Negri di Milano

Francesca Puglisi, già referente infanzia e adolescenza PD

Giovanna Melandri, Presidente Human Foundation

Giorgio Tamburlini, Centro Salute del Bambino 

Alberto Villani, Presidente Società Italiana di Pediatria

Federica Zanetto, Associazione Culturale Pediatri 

Sergio Conti Nibali, Direttore della Rivista UPPA

Flaminia Trapani, Pianoterra Onlus

Angelica Viola, Cooperativa Sociale Orsa Maggiore

 

PERCHE' E' IMPORTANTE (PER CHI VUOLE APPROFONDIRE):

Tra i tanti investimenti che un Paese può fare per migliorare le condizioni di vita dei suoi cittadini negli anni a venire quello nell’educazione dei più piccoli è certamente il più strategico. Nella passata legislatura  è stata varata una legge importantissima che stabilisce che il sistema dei servizi integrati per l’infanzia da zero a sei anni  non venga più visto come un servizio sociale ma  come parte integrante del percorso educativo di cui costituisce il primo fondamentale tassello (D.Lsg. n° 65/17 sulla "Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni" a norma dell'art. 1 commi 180 e 181 lettera e) della l. n° 107/15). A questo sistema sono state attribuite nuove risorse che devono essere confermate e rafforzate.

Il governo in carica da mesi sta predisponendo un piano di spese di circa 40 miliardi, che comprenderà la ” Quota100” per le pensioni e il reddito di cittadinanza. Tra le spese di cui si dibatte comprese nella legge di bilancio o in decreti futuri extra legge di bilancio non è stato previsto un solo euro per l’Infanzia, nonostante le sollecitazioni in questa direzione al Governo italiano da parte del Comitato delle Nazioni Unite che valuta come i paesi attuino la Convenzione dei Diritti dell’Infanzia.

Eppure il tema dei nidi gratuiti per i bambini era una promessa elettorale nonché uno dei punti del contratto di governo firmato da Lega e M5S: a pag. 21 il capitolo "Politiche per la famiglia" faceva espressamente riferimento alla possibilità di erogare "servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane e straniere residenti in Italia da almeno 5 anni". Nulla è rimasto di tutto ciò nella legge di bilancio, chiediamo dunque al Governo di porre rimedio.

Tra le misure a sostegno della famiglia, dello sviluppo della persona e della conciliazione lavoro famiglia, la più importante risulta essere l’investimento nei primi mille giorni di vita dei bambini e delle bambine.

Il nido è una forma di "investimento" sui bambini che può fornire delle carte in più a chi ha meno mezzi.

I primi mille giorni di vita sono quelli in cui si forma l’architettura del cervello, condizionando lo sviluppo di competenze che serviranno poi per il corso intero della vita.  Assicurare a tutti un nido di qualità è un investimento sullo sviluppo cognitivo emotivo e sociale di tutti i bambini, rappresentando l’inizio del percorso educativo che  continua con la scuola d’infanzia.

È anche per questo che nel 2010  l’Europa si è data come obiettivo far raggiungere agli Stati membri un’assistenza all’infanzia per almeno il 90% dei bambini tra i 3 e i 6 anni e il 33% per quelli da 0 a 3. In questo lasso di tempo l’Italia ha fatto passi notevoli: ha superato il primo obiettivo, ma è molto lontana dal raggiungere il secondo. L’Italia è colpevolmente indietro  in questo settore: l’offerta degli asili nel nostro Paese è insufficiente e diseguale. Gli utenti dei nidi pubblici hanno raggiunto il 12-14% in media negli ultimi anni, ma se nelle aree del Nord si supera anche il 25%, in  regioni come Puglia, Calabria, Sicilia e Campania non raggiungono nemmeno l’obiettivo minimo di una copertura del 6%. Questa forte disparità riflette anche le differenze di sviluppo territoriale e al contempo può esserne una causa. Risultano maggiormente scoperte proprio le aree che ne necessiterebbero di più.

La frequenza al nido rappresenta uno degli strumenti più efficaci nella lotta contro la povertà educativa e contro le diseguaglianze che da quella povertà hanno origine. Il premio Nobel per l’Economia nel 2000, James Heckman, lo ha dimostrato chiaramente, in particolare riferendosi all’infanzia più svantaggiata, quella cioè che vive in un contesto familiare o territoriale penalizzante. Se il Governo volesse davvero combattere povertà e diseguaglianze dovrebbe iniziare proprio dal finanziare misure per raggiungere l'obiettivo di un posto al nido per tutti i bambini e le bambine in ogni parte d'Italia. 

Se un Paese ha intenzione di contribuire allo sviluppo umano della sua popolazione e offrire migliori opportunità ai cittadini del futuro dovrebbe destinare una buona parte di risorse proprio ai primi anni di vita dei bambini.

Grazie,
I promotori



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