Vogliamo la possibilità per i parenti dei ricoverati e per i papà di entrare in ospedale

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Mi dispiace, sono impopolare, diretto e poco diplomatico, ma ne sono . Ne sono convinto per quello che conosco, dopo una decina d'anni che mi occupo del tema visite parenti in ospedale. Certamente in una prima fase, gli ospedali dovevano proteggersi e proteggere escludendo le visite dei parenti. Adesso no. Adesso è una scelta. Adesso hanno avuto tutto il tempo di organizzarsi. Adesso, molti reparti, "usano" questa situazione per tenere lontano, quella che nella mentalità comune è solo una fonte di disturbo: il parente. Mi stanno scrivendo cose incredibili. Persone novantenni sottoposte ad interventi senza che i parenti possano esserci nel pre e nel post; persone che non si vedono da due settimane e sono in terapia intensiva. Solo chi ha provato un'atrocita' del genere può capire. Solo chi ci pensa davvero può capire. La stessa cosa vale per le Rsa e per le coppie in attesa di un figlio. Padri che non possono assistere alle visite della compagna, che non possono seguire tutto il percorso del parto . Non c'è alcuna motivazione, alcuna, per cui con regole ferree e regolamentazione i parenti non possano entrare. Alcuna. I degenti, umananmente, non hanno bisogno di medici ed infermieri, hanno bisogno delle persone che amano. E chi lavora in ospedale, ed ha un cuore enorme, dovrebbe fermare la palla che scorre sul piano inclinato. Dovrebbero fermarla, riflettere e far cambiare le cose. Come hanno fatto in Toscana. Avere un parente accanto è un diritto, non un FAVORE. Non potremo, noi, cambiare lo stato delle cose, ma oggi inizieremo a sollevare questo problema. È compito di tutti firmarla, perché avere un parente in quello stato è una possibilità che tocca a tutti. Mirko