Sanità: SI al Servizio Sanitario Nazionale, NO al regionalismo differenziato

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SI AL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE, NO AL REGIONALISMO DIFFERENZIATO

La petizione è rivolta:
Al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte
Alla Ministra per  gli Affari Regionali e le autonomie, Erika Stefani
Alla Ministra della Salute, Giulia Grillo

Siamo medici di famiglia, dell’emergenza territoriale, dell’ex guardie mediche, della dirigenza sanitaria  che lanciano e condividono con i cittadini, con i pazienti, con le associazioni di malati, con i sindacati della categoria, un  allarme in merito al  regionalismo differenziato, che tra qualche giorno arriverà in discussione in Parlamento.

I parlamentari della Repubblica saranno chiamati a votare sugli accordi riguardanti il regionalismo differenziato tra il Governo e le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Questi accordi mettono in discussione l’universalismo del Servizio  Sanitario Nazionale, così com’è stato praticato negli ultimi 40 anni nel nostro Paese.

Il regionalismo differenziato prevede che ulteriori materie legislative (sanità, istruzione, tutela dell’ambiente, ect.)  siano  date in esclusiva gestione alle regioni, sottraendole alla gestione congiunta dello Stato. La decisione di destinare la quasi totalità dei proventi dei residui fiscali alle Regioni del Nord metterebbe in grave crisi il sistema perequativo dello Stato, che con la fiscalità generale, finanzia lo stato sociale, le infrastrutture, l’istruzione e la sanità  di tutto il Paese.

Prendendo a riferimento l’accordo Governo e Regione Veneto, in tema di sanità, emerge che si attribuisce una maggiore autonomia alla Regione finalizzata a rimuovere i vincoli di spesa a riguardo delle politiche di gestione del personale dipendente convenzionato o accreditato. La Regione avrà mano libera in materia di accesso alle scuole di specializzazione e potrà stipulare specifici accordi con le università presenti sul territorio regionale. Il Veneto, inoltre, potrà redigere contratti a tempo determinato di specializzazione lavoro per medici, alternativi al percorso delle scuole di specializzazione, solo per restare alle questioni riguardanti i medici.

Alle regioni, quindi, si permetterà di deregolare in merito alle competenze, alle prestazioni, alle norme delle professioni mediche. Così facendo si ridurranno i contratti nazionali a contratti regionali e si stravolgeranno  le norme sulla formazione.  

Allo stesso tempo, se la formazione sarà devoluta alle regioni, si correrà  il pericolo della costituzione  di  sistemi universitari diversificati in giro per il Paese; anche in questo modo, il  Servizio Sanitario Nazionale abbondonerà  il  suo carattere omogeneo e verrà  trasformato in una somma di servizi sanitari regionali.

Si apra, da subito, un dibattito partecipato con le professioni mediche, con quelle sanitarie, con le associazioni dei malati, con le istituzioni, per continuare ad assicurare il carattere di universalità all’assistenza medica e sanitaria in tutto il Paese. Si rinvii la scelta di volere votare tra pochi giorni in Parlamento la cosiddetta autonomia differenziata.



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