#restiamoacasa ma dateci internet veloce subito a tutti ora!

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Questa la foto di internet in Italiahttps://www.agcom.it/mappatura-delle-reti-di-accesso-ad-internet lo dice Agcom e lo sperimentate: ancora troppo lenta.

#Iorestoacasa è la chiave per sconfiggere un nemico invisibile:  stile di vita, tormentone social, decreto del governo. A una minaccia sconosciuta bisogna reagire con tecniche nuove. Imparare nuovi comportamenti, diventare più moderni e intelligenti. Anche il lavoro diventa smart, ci segue nelle nostre case che diventano, insieme alle scrivanie dei nostri figli, postazioni di lavoro al posto degli uffici. Bloccati a casa vogliamo sapere. Quindi anche #ioleggoigiornali #iomiinformoinrete. Ma come? Siamo molto molto indietro su questo.

Il piano strategico per la banda ultra larga è del 2015. Doveva garantire entro il 2020 condizioni più favorevoli, sviluppo dell’infrastruttura tecnologica e collegamenti ad alta velocità per la gran parte popolazione. Doveva essere un cambio di paradigma epocale. Riuscito solo in parte.
Il progetto è andato avanti. I soggetti coinvolti, presidenza del consiglio, MISE, AGCOM, hanno definito un quadro normativo che prevede la rete ad 1 gigabit.

Ci ho lavorato personalmente con l'Autorità. le regole le abbiamo scritte. Non è bastato però. Continua la contrapposizione industriale tra gli operatori. Legittima e anzi corretta con le usuali regole del mercato. Questo però fino prima che lo tsunami COVID19 che ci cambiasse completamente l’orizzonte e spazzasse via ogni riferimento.

Siamo in una guerra invisibile, combattuta mentre #restiamoacasa. Lavoriamo combattendo immobili, armati solo di una rete che è sempre più lenta di quello che vorremmo. Di colpo siamo diventati insofferenti. Il pensiero che ci possano essere ritardi rispetto a quello che vorremmo subito è insopportabile. Non interessa di chi sia la colpa. Degli operatori che si fanno la guerra tra loro? Degli investitori che non mettono i soldi? Dei condomini che impediscono agli operai di entrare? Dei comuni che non danno le autorizzazioni? Irrilevante. Vogliamo gigabit. E andiamo se va bene a 30 mega! E poi le aziende divise sono anche più povere. con la crisi della borsa i loro valori stanno andando a picco.

Siamo chiusi in casa. Abbiamo bisogno di luce acqua, cibo. Ma anche connessioni. Sono queste che ci consentono, nel tempo dell’impossibilità dell’abbraccio, del saluto, della relazione personale, di poter continuare a vivere come corpo sociale organizzato. Anche la messa diventa una esperienza da vivere solo in rete. E poi l’informazione: #ioleggoigiornali è l’altra arma di sopravvivenza collettiva. Siamo distanti e vogliamo essere vicini.

Siamo vivi insieme se lo sappiamo e ce lo possiamo dire in qualche modo. ci mancano gli abbracci. Gli odori. ll contatto. Dateci almeno i volti. A supporto di tutto questo serve una decisione disruptive. Si bruciano miliardi in questi giorni di attesa. Non possiamo più permetterci di pensare che risorse e tempo siano disperse in una concorrenza giusta di norma ma che, forse, non ha davvero più senso rispetto ad una infrastruttura che deve essere per tutti e operativa il prima possibile.

Cosa fare? Occorre bruciare i tempi e serve una decisione “di sistema”. Si trovi un accordo o intervenga la politica. Anche forzando e imponendo una soluzione che obblighi gli operatori a lavorare insieme per l'interesse dei cittadini. A condizioni eccezionali servono risposte adeguate. Come con Genova dove, con la cooperazione, le cose procedono. Non perdiamo l’occasione per effettuare un passaggio di modernizzazione anche di natura industriale attraverso la razionalizzazione di una infrastruttura unica nazionale che sia l’autostrada del sole sulla quale deve passare la ripresa del paese.