Assistenti educatori scolastici: più tutele e più salario

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L’incertezza è nel loro DNA da sempre, perché se lo studente assistito si ammala o non va a scuola, la giornata di lavoro è perduta, non pagata. In quest’epoca di pandemia da Coronavirus, poi, gli assistenti educatori scolastici hanno vissuto e vivranno una precarietà moltiplicata oltre ogni limite.

Dopo un lockdown passato “come fantasmi e senza reddito”, poi in attesa degli ammortizzatori sociali, ora che la seconda ondata di Covid-19 è arrivata, si moltiplicano inquietudini e preoccupazioni per questa figura professionale ibrida: gli assistenti educatori scolastici lavorano con alunni disabili di elementari, medie e superiori nelle scuole pubbliche, ma non sono dipendenti pubblici.
Sono di solito assunti (anche a tempo indeterminato) da cooperative sociali che lavorano in appalto per il Comune di cui sono cittadini gli studenti a loro affidati.

All’inizio di ogni mese di attività gli assistenti scolastici non sanno quale sarà il loro stipendio: tutto dipenderà dalle assenze dei ragazzi assistiti. Eppure, garantiscono un diritto costituzionale -la scolarizzazione di soggetti fragili.

Chiediamo che:

1- si garantisca il salario anche nei casi in cui lo studente assistito manchi da scuola, per malattia o altro. In questo periodo di pandemia, chiediamo la sicurezza di un reddito anche in caso di quarantena dell’assistito o dell’intera classe; e che venga garantita una copertura economica attraverso un’indennità durante i mesi estivi non lavorati;

2-venga riconosciuto il loro livello professionale anche nel mondo della scuola, come accade negli altri ambiti in cui gli assistenti educatori operano, colmando così una lacuna legislativa rispetto al loro ruolo in classe;

3-si assicuri il diritto di effettuare in ambito scolastico tutte le ore settimanali come da contratto, anche nel caso di assenza dell’assistito.