GIÙ LE MANI DAI BAMBINI E DALLA NOSTRA COSTITUZIONE

Il problema

Sono ormai due anni che la tutela dei diritti fondamentali viene messa sempre più in discussione.
L’accelerazione degli ultimi mesi non fa che confermarne i timori, segnati da episodi che mettono in discussione i fondamentali della Famiglia Sociale, la struttura stessa Costituzionale del nostro Paese. 
Trasparenza amministrativa, qualità della vita democratica, Etica delle relazioni internazionali, interpretazioni discriminatorie del dissenso, e procedimenti penali che eccedono il perimetro della giurisdizione italiana e risultano privi di un nesso territoriale sufficiente, avviati su impulso di Paesi terzi per fatti non radicati sul territorio nazionale, in contrasto con il principio di tutela dei perseguitati politici e con l’autonomia del nostro ordinamento.
E ancora, una comunicazione istituzionale percepita come divisiva, l’opacità su esportazioni di armamenti e rapporti economici istituzionali, le segnalazioni di regressioni democratiche da parte di osservatori civici, la crescente distanza tra cittadini e istituzioni, interrogazioni parlamentari rimaste inevase. 
È attualmente in discussione una proposta di legge che recepisce la definizione operativa IHRA di antisemitismo, avvicinando di fatto antisemitismo e antisionismo e rischiando di limitare la critica politica legittima.
La richiesta di schedatura degli alunni di origine palestinese è l’ultima, e la più grave, tra le iniziative illegittime che abbiamo visto. Colpisce l’asse portante valoriale del Paese: la SCUOLA.
Evoca scenari che ritenevamo confinati ai libri di storia, scenari che ci hanno formato, a cui siamo profondamente legati e che credevamo impossibili da rivivere.
Evoca soprattutto proclami che circolano in rete e in cui “i bambini sono nemici”.
Addurre la semplice raccolta dati è una giustificazione peggiore del danno.
È una richiesta senza una finalità chiaramente esplicitata, priva di trasparenza nelle comunicazioni alle scuole e alle famiglie, e priva dell’intervento dell’Autorità Garante Privacy in un momento di particolare fragilità istituzionale.
Per combinato disposto, potremmo ritrovarci in una situazione in cui, in un collegio di genitori, chi esprime dissenso sulle linee di indirizzo scolastico rischia di essere tacciato di antisemitismo, accusato o querelato.
In un Paese normale questo si chiama manipolazione delle leggi, e per impedirlo non molto tempo fa sono morti i nostri partigiani.
Tutto ciò avviene in un contesto in cui non esistono, né in Italia né in Europa, organi parlamentari permanenti, autonomi e indipendenti incaricati di indagare su atti amministrativi che coinvolgono minori, dati sensibili o potenziali discriminazioni.
Non esistono organi indipendenti che possano approfondire e verificare eventuali interferenze esterne, sulle tematiche che possono minacciare la nostra Costituzione da qualunque parte provengano.
In questo contesto e alla luce delle dichiarazioni pubbliche secondo cui non vi sarebbe alcuna intenzione discriminatoria né alcuna irregolarità amministrativa, riteniamo che l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta indipendente sia lo strumento più coerente per garantire trasparenza, verificare la legittimità delle procedure adottate e tutelare i diritti dei minori coinvolti, degli studenti di ogni ordine e grado, degli universitari, il capitale umano del Paese.
Una verifica indipendente è indispensabile proprio alla luce delle criticità già emerse in questi mesi: opacità amministrative, tensioni sul dissenso, incertezze giurisdizionali e segnali di arretramento democratico che richiedono un controllo istituzionale rigoroso
Chi è certo della correttezza del proprio operato non teme la verifica: la richiede
Rivolgiamo questo appello a tutti i parlamentari, di maggioranza e di opposizione, che hanno il potere di richiedere l’istituzione della Commissione. Siamo consapevoli che le minoranze da sole non dispongono dei numeri necessari, ma proprio per questo chiediamo un’assunzione di responsabilità trasversale, che superi gli schieramenti e risponda a un’esigenza di trasparenza che riguarda l’intero Paese.
Questo appello è rivolto anche ai cittadini che sostengono l’attuale maggioranza: la trasparenza non è un valore di parte, ma un bene comune. Una Commissione d’inchiesta tutela anche chi ha votato la maggioranza, perché permette di confermare con atti e documenti la correttezza delle decisioni prese. Una democrazia matura non chiede fiducia cieca: chiede controlli chiari.

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simonetta grecoPromotore della petizione

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Il problema

Sono ormai due anni che la tutela dei diritti fondamentali viene messa sempre più in discussione.
L’accelerazione degli ultimi mesi non fa che confermarne i timori, segnati da episodi che mettono in discussione i fondamentali della Famiglia Sociale, la struttura stessa Costituzionale del nostro Paese. 
Trasparenza amministrativa, qualità della vita democratica, Etica delle relazioni internazionali, interpretazioni discriminatorie del dissenso, e procedimenti penali che eccedono il perimetro della giurisdizione italiana e risultano privi di un nesso territoriale sufficiente, avviati su impulso di Paesi terzi per fatti non radicati sul territorio nazionale, in contrasto con il principio di tutela dei perseguitati politici e con l’autonomia del nostro ordinamento.
E ancora, una comunicazione istituzionale percepita come divisiva, l’opacità su esportazioni di armamenti e rapporti economici istituzionali, le segnalazioni di regressioni democratiche da parte di osservatori civici, la crescente distanza tra cittadini e istituzioni, interrogazioni parlamentari rimaste inevase. 
È attualmente in discussione una proposta di legge che recepisce la definizione operativa IHRA di antisemitismo, avvicinando di fatto antisemitismo e antisionismo e rischiando di limitare la critica politica legittima.
La richiesta di schedatura degli alunni di origine palestinese è l’ultima, e la più grave, tra le iniziative illegittime che abbiamo visto. Colpisce l’asse portante valoriale del Paese: la SCUOLA.
Evoca scenari che ritenevamo confinati ai libri di storia, scenari che ci hanno formato, a cui siamo profondamente legati e che credevamo impossibili da rivivere.
Evoca soprattutto proclami che circolano in rete e in cui “i bambini sono nemici”.
Addurre la semplice raccolta dati è una giustificazione peggiore del danno.
È una richiesta senza una finalità chiaramente esplicitata, priva di trasparenza nelle comunicazioni alle scuole e alle famiglie, e priva dell’intervento dell’Autorità Garante Privacy in un momento di particolare fragilità istituzionale.
Per combinato disposto, potremmo ritrovarci in una situazione in cui, in un collegio di genitori, chi esprime dissenso sulle linee di indirizzo scolastico rischia di essere tacciato di antisemitismo, accusato o querelato.
In un Paese normale questo si chiama manipolazione delle leggi, e per impedirlo non molto tempo fa sono morti i nostri partigiani.
Tutto ciò avviene in un contesto in cui non esistono, né in Italia né in Europa, organi parlamentari permanenti, autonomi e indipendenti incaricati di indagare su atti amministrativi che coinvolgono minori, dati sensibili o potenziali discriminazioni.
Non esistono organi indipendenti che possano approfondire e verificare eventuali interferenze esterne, sulle tematiche che possono minacciare la nostra Costituzione da qualunque parte provengano.
In questo contesto e alla luce delle dichiarazioni pubbliche secondo cui non vi sarebbe alcuna intenzione discriminatoria né alcuna irregolarità amministrativa, riteniamo che l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta indipendente sia lo strumento più coerente per garantire trasparenza, verificare la legittimità delle procedure adottate e tutelare i diritti dei minori coinvolti, degli studenti di ogni ordine e grado, degli universitari, il capitale umano del Paese.
Una verifica indipendente è indispensabile proprio alla luce delle criticità già emerse in questi mesi: opacità amministrative, tensioni sul dissenso, incertezze giurisdizionali e segnali di arretramento democratico che richiedono un controllo istituzionale rigoroso
Chi è certo della correttezza del proprio operato non teme la verifica: la richiede
Rivolgiamo questo appello a tutti i parlamentari, di maggioranza e di opposizione, che hanno il potere di richiedere l’istituzione della Commissione. Siamo consapevoli che le minoranze da sole non dispongono dei numeri necessari, ma proprio per questo chiediamo un’assunzione di responsabilità trasversale, che superi gli schieramenti e risponda a un’esigenza di trasparenza che riguarda l’intero Paese.
Questo appello è rivolto anche ai cittadini che sostengono l’attuale maggioranza: la trasparenza non è un valore di parte, ma un bene comune. Una Commissione d’inchiesta tutela anche chi ha votato la maggioranza, perché permette di confermare con atti e documenti la correttezza delle decisioni prese. Una democrazia matura non chiede fiducia cieca: chiede controlli chiari.

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simonetta grecoPromotore della petizione

I decisori

Sergio Mattarella
Presidente della Repubblica Italiana
- Presidenti delle Camere
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- Commissioni parlamentari competenti
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presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana
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