Giù le mani da lupi e orsi Proposta per politiche responsabili sui carnivori in Lombardia


Giù le mani da lupi e orsi Proposta per politiche responsabili sui carnivori in Lombardia
Il problema
Le seguenti proposte, che saranno presentate alla Giunta Regionale Lombardia, scaturiscono da un confronto tra esperti e appassionati lombardi di grandi carnivori e riguardano la gestione di tutte le specie presenti in Lombardia.
Il gruppo Ca.Re. Carnivori in Rete
NESSUN ABBATTIMENTO DI LUPI IN LOMBARDIA
Al momento in Lombardia non vige alcun monitoraggio adeguato a definire i branchi, le conoscenze genetiche sulla popolazione sono deboli e ottenute in grave ritardo rispetto alla raccolta dei campioni, il confronto con le autorità delle regioni limitrofe e svizzere è molto limitato ed incostante.
Eppure i dati noti, seppur limitati, mostrano una densità di lupi che al momento sembra essere la più bassa tra tutte le regioni italiane.
Ci sono ancora in regione ampie aree non occupate da branchi stabili, cosa che non si può dire per il resto d’Italia, almeno per tutte le altre aree montuose.
I dati dell’ultimo Rapporto Grandi Carnivori - ancor più se integrati con ulteriori conoscenze che CaRe ha e ha già pubblicato - dicono che il lupo in Lombardia ha un trend di crescita lieve (significativo solo in Pianura) e che i danni da lupo dal 2023 al 2024 sono diminuiti.
Non sono noti in regione casi certificati di lupi confidenti, ai sensi della definizione Ispra.
Il problema “ibridazione”, in attesa di migliori definizioni a livello europeo, in Lombardia è al momento limitato a pochi casi in Oltrepo e in Pianura, al momento assente dalle Alpi.
Niente giustifica dunque alcun abbattimento!
Serve invece una politica di gestione seria, science based ed etica, che miri a conservare la specie e a gestire il conflitto, non certo abbattimenti che al momento, dove sono stati applicati, non hanno portato a una diminuzione né del conflitto, né dei danni, né dei lupi o dei branchi, né del bracconaggio. Si è inoltre osservato un tasso di errore nel riconoscimento degli individui da abbattere, a volte vicino al 50%.
AUMENTARE DRASTICAMENTE LA QUALITA’ DEL MONITORAGGIO
Nazioni o regioni che gestiscono il lupo portano avanti attività di monitoraggio serie, investendo i soldi necessari. Questo prioritariamente per mettere in campo azioni di conservazione, ma a maggior ragione per potere anche solo immaginare di effettuare degli abbattimenti mirati. Nonostante il recente sforzo di aumento degli investimenti, che apprezziamo, i confronti della Lombardia con altre regioni e paesi sono impietosi: il monitoraggio attuale lombardo, basato quasi esclusivamente su forze già esistenti, porterà in alcuni anni ad avere stime e trend generici, non certo dati sui branchi e sui territori. I soldi attualmente investiti sono gravemente insufficienti. Al momento le conoscenze di dettaglio sui branchi sono limitate a poche aree dove lavorano team specialistici o dove operano volontari.
CaRe propone di aumentare largamente l’attuale investimento in monitoraggio, arrivando così a investire quanto altri enti. Proponiamo anche di valorizzare prima gli esperti locali. Occorre pagare persone almeno per il ruolo di coordinatori locali, occorre fornire materiale (ad esempio visori notturni) e serve qualcuno che archivi e analizzi i dati raccolti. Parliamo di persone con un curriculum adeguato.
Siamo favorevoli al coinvolgimento di volontari, ma notiamo che in passato Regione Lombardia ha coinvolto volontari senza fornire loro una formazione sufficiente e soprattutto senza restituire poi loro alcun feedback sul lavoro fatto. Infatti attualmente, visti anche gli obiettivi non chiari del monitoraggio (Conservazione? Abbattimenti?) e i “numeri” forniti senza base scientifica da alcuni consiglieri regionali, i volontari hanno in gran parte fatto un passo indietro. Serve recuperare la loro fiducia o i dati raccolti non saranno attendibili.
CaRe è favorevole, alle condizioni di cui sopra, a una completa trasparenza dei risultati del monitoraggio, pur senza diffondere informazioni sensibili.
Senza un monitoraggio dettagliato e motivazioni serie, qualsiasi azione di intervento demografico sulla popolazione di lupi sarà impugnata in sede legale.
Il monitoraggio deve comprendere la raccolta e messa a sistema anche degli atti di uccisione illegale e di investimento stradale, senza questi dati Regione non dovrebbe neppure accettare di discutere di eventuali abbattimenti di lupi, anche occasionali, che dovrebbero essere comunque al netto di questi dati, come anche Ispra ha specificato. Questo anche in relazione alla nostra percezione che stiamo assistendo ad un netto aumento degli atti di bracconaggio, quando una delle motivazioni che venivano addotte dai favorevoli al declassamento era proprio che il bracconaggio si sarebbe ridotto.
CaRe sollecita ad adottare misure concrete per la lotta al bracconaggio e agli avvelenamenti.
Infine, il monitoraggio non deve riguardare solo il lupo, ma anche orso, lince e sciacallo dorato.
INVESTIRE IN PREVENZIONE DANNI
Serve rafforzare e rinnovare il ruolo delle WPIU, passando dove possibile a squadre del territorio che conoscano il territorio dove operano. Le WPIU devono avere una dotazione economica adeguata, tempo e mandato necessari per lavorare con gli allevatori. La formazione di nuove persone gioca un ruolo chiave in tutto ciò.
Serve rinnovare i bandi provenienti dalla politica agricola regionale, finalizzati a sussidiare l’acquisto di opere di prevenzione, quali recinzioni e cani da protezione. Serve inserire in questi bandi anche la possibilità per gli allevatori di pagare manodopera aggiuntiva per la sorveglianza di mandrie e greggi, oltre ai costi indiretti di mantenimenti dei cani da protezione. Serve anche che questi bandi siano pubblicati e processati con tempistiche idonee alle esigenze lavorative dei beneficiari, dato che in passato questo non è accaduto.
A questo proposito serve senza indugio risolvere i problemi burocratici legati all’acquisto di cani da protezione, definendo chiaramente cosa sia una linea genetica pastorale e avviando un processo di certificazione e che supporti i proprietari dei cani nella corretta gestione degli stessi
Serve un atto regionale che certifichi quali sono le misure di prevenzione efficaci. Ogni altra sperimentazione di altri metodi deve essere approcciata appunto come tale, ossia deve essere messo in piedi un esperimento secondo metodo scientifico per valutarne l’efficacia. Senza questi requisiti di significatività Regione Lombardia non deve finanziare metodi alternativi o presunti studi non utili, portati avanti solo per gettare fumo negli occhi e per denigrare i metodi di prevenzione tradizionali.
CANI DA PROTEZIONE E CANI LIBERI
Regione Lombardia è invitata, attraverso un’apposita legge regionale o altro atto idoneo, a chiarire senza possibilità di mala interpretazione, le regole di comportamento da tenere con i propri cani, secondo quanto normative e ordinanze nazionali prevedono. I cittadini lombardi devono avere ben chiaro che i cani da protezione e da conduzione del bestiame possono essere tenuti liberi per fare il proprio lavoro (esattamente come altri cani da “lavoro”), mentre i cani privati o dei turisti vanno tenuti al guinzaglio e i proprietari ne sono gli unici responsabili, civilmente e penalmente. Regione Lombardia dovrebbe anche invitare chi di dovere al rispetto delle normative nazionali per la prevenzione del randagismo.
Invitiamo Regione Lombardia ad adottare il cartello unico che indica la presenza in alpeggio di cani da protezione e le azioni da intraprendere, così come progettato e messo a disposizione da Eliante, Io non ho paura del lupo e Difesattiva e così come già adottato da molti altri enti pubblici e privati italiani (www.caniprotezionebestiame.it
Invitiamo Regione Lombardia anche a mettere in atto progetti di informazione e formazione dei cittadini e dei turisti rispetto a tematica
LA SORVEGLIANZA DEGLI ANIMALI DOMESTICI PER LEGGE E PER BUONSENSO
Al momento alcuni politici lombardi descrivono il pascolo brado e incustodito come un valore tradizionale. Regione Lombardia si faccia invece chiaro portavoce della normativa nazionale secondo cui gli animali domestici non possono essere lasciati incustoditi e vagare su terreni a caso. Il pascolo incustodito costituisce reato, danneggia il territorio e prende in giro gli allevatori che sono proprietari o pagano un affitto di terreni e sorvegliano i propri animali: l’ente pubblico deve dirlo con chiarezza, senza lasciare spazio a interpretazioni improprie o alla tolleranza di fatto. Per uscire dalle interpretazioni soggettive, riteniamo che serva un’interpretazione della suddetta norma, che fornisca chiaramente e ufficialmente cosa si intende per “sorveglianza”.
Tutto ciò anche per motivi di sicurezza per frequentatori della montagna e turisti, dato che incidenti con animali domestici avvengono ogni anno, con vacche in particolare.
Regione inviti i proprietari o affittuari di pascoli a rimuovere i cartelli che avvisano della presenza di animali incustoditi (a eccezione dei cani) e che impropriamente pretendono di delegare la responsabilità a chi transita. La responsabilità penale è del proprietario degli animali e di nessun altro, soprattutto se chi transita si trova su un sentiero ufficiale.
Regione inviti i proprietari di piccole greggi a conferire i propri animali a pastori professionisti che li custodiscano e li proteggano.
I danni da predatori subiti da animali incustoditi non siano più indennizzati da Regione.
INDENNIZZI SOLO A CHI FA PREVENZIONE E DENUNCIA I DANNI
In linea con la maggior parte delle altre regioni italiane e stati europei, anche Regione Lombardia rimborsi i danni da lupo e orso soltanto a chi mette in atto misure minime ragionevoli di prevenzione danni, esplicitandole. Questo sarebbe anche coerente con le linee guida UE.
Regione invece istituisca un premio speciale annuale da distribuire tra coloro che, pur trovandosi in zona con presenza stabile di predatori da anni, non subiscono danni, grazie alla propria virtuosa attività di prevenzione.
I danni agli animali domestici rappresentano una parte molto importante delle informazioni utili al monitoraggio dei predatori, pertanto la segnalazione repentina degli stessi deve essere resa obbligatoria.
Nelle province con presenza stabile di predatori da più di 10 anni, sia istituita per gli allevatori e apicoltori la possibilità di aderire a un regime di aiuto forfettario, al posto degli indennizzi puntuali, come già avviene in altri paesi europei. Tale regime può anche essere un contributo pubblico a stipulare un’assicurazione privata (Regione Toscana ha una legislazione che va in questo senso)
COSTANTE SCAMBIO E COLLABORAZIONE CON COLLEGHI DI PIEMONTE, EMILIA ROMAGNA, VENETO, TRENTINO ALTO ADIGE E SVIZZERA
La metà dei branchi di lupi sono in comune con altre regioni, province autonome o stati esteri. Gli sciacalli dorati sono estremamente mobili. Gli orsi vanno e vengono dal Trentino e frequentano anche la Svizzera. La maggior parte delle osservazioni italiane di lince riguardano aree di confine. Il livello di collaborazione tra enti è oggi estremamente basso e saltuario, mentre dovrebbe diventare un appuntamento stabile, coinvolgendo anche la società civile, come atto di trasparenza. Non è pensabile che la conservazione di specie prioritarie a livello europeo non comporti una costante collaborazione tra enti pubblici.
Questo sia che sia prevista da protocolli di Conservazione come il Pacobace, sia che questi protocolli non esistano, ma la cooperazione sia una necessità di fatto.
LE MISURE PER LA CONSERVAZIONE DELL’ORSO BRUNO IN LOMBARDIA SIANO ATTUATE
Per gli impegni internazionali e per il protocollo Pacobace, Regione Lombardia deve attivarsi per conservare proattivamente la popolazione alpina di Orso. Ruolo primario di Regione è soprattutto favorire la futura riproduzione della specie sul territorio regionale, diminuendo al contempo la pressione demografica sul Trentino occidentale. In Regione esistono già studi sulla mappatura di potenziali aree idonee per la riproduzione di orso in Lombardia, mai presi in considerazione, che andrebbero semplicemente aggiornati.
Tra tutte le misure di conservazione previste dal Pacobace, CaRe intende promuoverne una immediatamente attivabile con costi accessibili: la messa in sicurezza del 100% del patrimonio apistico delle aree frequentate da Orso, attraverso recinzioni elettrificate, a partire ovviamente dalle aree alpine delle province di Brescia, Bergamo e Sondrio.
GRUPPI DI LAVORO COMPETENTI, LOCALI E MULTIDISCIPLINARI
Regione Lombardia, nell’ambito della propria attività di conservazione e gestione dei grandi carnivori (gruppi di studio, tavoli partecipati, panels e soprattutto osservatorio grandi carnivori), sia in attività professionali sia nell’ambito di attività volontarie, coinvolga prima di tutto persone competenti (a prescindere da improbabili e legalmente discutibili iscrizioni ad albi o titoli), con esperienza locale nel territorio lombardo e in squadre di lavoro multidisciplinari, provenienti non solo dall’ambito strettamente scientifico, ma anche delle scienze sociali, della comunicazione, del mondo della cultura.
Parimenti escluda personaggi non qualificati senza alcun curriculum ed esperienza che oggi invece partecipano soltanto per aderenza politica.
INVESTIRE IN UNA COMUNICAZIONE NUOVA
Le politiche di riduzione del conflitto moderne e ormai anche la letteratura evidenziano come la sola diffusione di dati scientifici e numeri, per quanto ben veicolata, non influenza gli equilibri del conflitto. Il mondo rurale specialmente costruisce il proprio sapere rivolgendosi ad altre fonti, meno rigide, meno istituzionali e più personali. I soli eventi di comunicazione frontale e informativa servono soltanto in rare situazioni particolari. Occorre pertanto che Regione supporti attività di comunicazione diverse, multidisciplinari e nuove, oltre che attività di coinvolgimento delle persone che prevedano un lavoro di scambio a lungo termine.
L’efficacia delle politiche di comunicazione, così come di quelle puramente educative, deve essere valutata attraverso protocolli (valutatori esterni, questionari, indicatori, ecc.). L’era in cui comunicare e fare educazione era considerato utile a prescindere e per principio, deve essere lasciata alla spalle: si tratta di attività il cui successo deve essere dimostrato, come per qualsiasi altra attività, soprattutto se si attinge a contributi pubblici.
ISOLARE HATERS, FALSARI E INIZIATIVE PROVOCATORIE
Chiediamo che Regione Lombardia o qualsiasi suo rappresentante eletto o non eletto non diffondano allarmismo, odio, dati falsi e opinioni ascientifiche. In passato rappresentanti regionali hanno sostenuto pubblicamente opinioni scientificamente imbarazzanti sul tema predatori. Chiediamo anche che rappresentanti di Regione non partecipino ad eventi volti chiaramente a diffondere odio, dati falsi e opinioni ascientifiche.
Chiediamo che ogni evento e iniziativa che includa l’uso di violenza, anche solo verbale, o la diffamazione di terzi, sia stigmatizzato da chi rappresenta Regione Lombardia.
Tutto questo dovrebbe essere maggiormente garantito quando le iniziative sono operate da soggetti che, agli atti depositati, non rappresentano nessuno, ovvero associazioni il cui numero di associati è infinitesimo, il cui scopo evidente è solo soffiare sul fuoco del conflitto.

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Il problema
Le seguenti proposte, che saranno presentate alla Giunta Regionale Lombardia, scaturiscono da un confronto tra esperti e appassionati lombardi di grandi carnivori e riguardano la gestione di tutte le specie presenti in Lombardia.
Il gruppo Ca.Re. Carnivori in Rete
NESSUN ABBATTIMENTO DI LUPI IN LOMBARDIA
Al momento in Lombardia non vige alcun monitoraggio adeguato a definire i branchi, le conoscenze genetiche sulla popolazione sono deboli e ottenute in grave ritardo rispetto alla raccolta dei campioni, il confronto con le autorità delle regioni limitrofe e svizzere è molto limitato ed incostante.
Eppure i dati noti, seppur limitati, mostrano una densità di lupi che al momento sembra essere la più bassa tra tutte le regioni italiane.
Ci sono ancora in regione ampie aree non occupate da branchi stabili, cosa che non si può dire per il resto d’Italia, almeno per tutte le altre aree montuose.
I dati dell’ultimo Rapporto Grandi Carnivori - ancor più se integrati con ulteriori conoscenze che CaRe ha e ha già pubblicato - dicono che il lupo in Lombardia ha un trend di crescita lieve (significativo solo in Pianura) e che i danni da lupo dal 2023 al 2024 sono diminuiti.
Non sono noti in regione casi certificati di lupi confidenti, ai sensi della definizione Ispra.
Il problema “ibridazione”, in attesa di migliori definizioni a livello europeo, in Lombardia è al momento limitato a pochi casi in Oltrepo e in Pianura, al momento assente dalle Alpi.
Niente giustifica dunque alcun abbattimento!
Serve invece una politica di gestione seria, science based ed etica, che miri a conservare la specie e a gestire il conflitto, non certo abbattimenti che al momento, dove sono stati applicati, non hanno portato a una diminuzione né del conflitto, né dei danni, né dei lupi o dei branchi, né del bracconaggio. Si è inoltre osservato un tasso di errore nel riconoscimento degli individui da abbattere, a volte vicino al 50%.
AUMENTARE DRASTICAMENTE LA QUALITA’ DEL MONITORAGGIO
Nazioni o regioni che gestiscono il lupo portano avanti attività di monitoraggio serie, investendo i soldi necessari. Questo prioritariamente per mettere in campo azioni di conservazione, ma a maggior ragione per potere anche solo immaginare di effettuare degli abbattimenti mirati. Nonostante il recente sforzo di aumento degli investimenti, che apprezziamo, i confronti della Lombardia con altre regioni e paesi sono impietosi: il monitoraggio attuale lombardo, basato quasi esclusivamente su forze già esistenti, porterà in alcuni anni ad avere stime e trend generici, non certo dati sui branchi e sui territori. I soldi attualmente investiti sono gravemente insufficienti. Al momento le conoscenze di dettaglio sui branchi sono limitate a poche aree dove lavorano team specialistici o dove operano volontari.
CaRe propone di aumentare largamente l’attuale investimento in monitoraggio, arrivando così a investire quanto altri enti. Proponiamo anche di valorizzare prima gli esperti locali. Occorre pagare persone almeno per il ruolo di coordinatori locali, occorre fornire materiale (ad esempio visori notturni) e serve qualcuno che archivi e analizzi i dati raccolti. Parliamo di persone con un curriculum adeguato.
Siamo favorevoli al coinvolgimento di volontari, ma notiamo che in passato Regione Lombardia ha coinvolto volontari senza fornire loro una formazione sufficiente e soprattutto senza restituire poi loro alcun feedback sul lavoro fatto. Infatti attualmente, visti anche gli obiettivi non chiari del monitoraggio (Conservazione? Abbattimenti?) e i “numeri” forniti senza base scientifica da alcuni consiglieri regionali, i volontari hanno in gran parte fatto un passo indietro. Serve recuperare la loro fiducia o i dati raccolti non saranno attendibili.
CaRe è favorevole, alle condizioni di cui sopra, a una completa trasparenza dei risultati del monitoraggio, pur senza diffondere informazioni sensibili.
Senza un monitoraggio dettagliato e motivazioni serie, qualsiasi azione di intervento demografico sulla popolazione di lupi sarà impugnata in sede legale.
Il monitoraggio deve comprendere la raccolta e messa a sistema anche degli atti di uccisione illegale e di investimento stradale, senza questi dati Regione non dovrebbe neppure accettare di discutere di eventuali abbattimenti di lupi, anche occasionali, che dovrebbero essere comunque al netto di questi dati, come anche Ispra ha specificato. Questo anche in relazione alla nostra percezione che stiamo assistendo ad un netto aumento degli atti di bracconaggio, quando una delle motivazioni che venivano addotte dai favorevoli al declassamento era proprio che il bracconaggio si sarebbe ridotto.
CaRe sollecita ad adottare misure concrete per la lotta al bracconaggio e agli avvelenamenti.
Infine, il monitoraggio non deve riguardare solo il lupo, ma anche orso, lince e sciacallo dorato.
INVESTIRE IN PREVENZIONE DANNI
Serve rafforzare e rinnovare il ruolo delle WPIU, passando dove possibile a squadre del territorio che conoscano il territorio dove operano. Le WPIU devono avere una dotazione economica adeguata, tempo e mandato necessari per lavorare con gli allevatori. La formazione di nuove persone gioca un ruolo chiave in tutto ciò.
Serve rinnovare i bandi provenienti dalla politica agricola regionale, finalizzati a sussidiare l’acquisto di opere di prevenzione, quali recinzioni e cani da protezione. Serve inserire in questi bandi anche la possibilità per gli allevatori di pagare manodopera aggiuntiva per la sorveglianza di mandrie e greggi, oltre ai costi indiretti di mantenimenti dei cani da protezione. Serve anche che questi bandi siano pubblicati e processati con tempistiche idonee alle esigenze lavorative dei beneficiari, dato che in passato questo non è accaduto.
A questo proposito serve senza indugio risolvere i problemi burocratici legati all’acquisto di cani da protezione, definendo chiaramente cosa sia una linea genetica pastorale e avviando un processo di certificazione e che supporti i proprietari dei cani nella corretta gestione degli stessi
Serve un atto regionale che certifichi quali sono le misure di prevenzione efficaci. Ogni altra sperimentazione di altri metodi deve essere approcciata appunto come tale, ossia deve essere messo in piedi un esperimento secondo metodo scientifico per valutarne l’efficacia. Senza questi requisiti di significatività Regione Lombardia non deve finanziare metodi alternativi o presunti studi non utili, portati avanti solo per gettare fumo negli occhi e per denigrare i metodi di prevenzione tradizionali.
CANI DA PROTEZIONE E CANI LIBERI
Regione Lombardia è invitata, attraverso un’apposita legge regionale o altro atto idoneo, a chiarire senza possibilità di mala interpretazione, le regole di comportamento da tenere con i propri cani, secondo quanto normative e ordinanze nazionali prevedono. I cittadini lombardi devono avere ben chiaro che i cani da protezione e da conduzione del bestiame possono essere tenuti liberi per fare il proprio lavoro (esattamente come altri cani da “lavoro”), mentre i cani privati o dei turisti vanno tenuti al guinzaglio e i proprietari ne sono gli unici responsabili, civilmente e penalmente. Regione Lombardia dovrebbe anche invitare chi di dovere al rispetto delle normative nazionali per la prevenzione del randagismo.
Invitiamo Regione Lombardia ad adottare il cartello unico che indica la presenza in alpeggio di cani da protezione e le azioni da intraprendere, così come progettato e messo a disposizione da Eliante, Io non ho paura del lupo e Difesattiva e così come già adottato da molti altri enti pubblici e privati italiani (www.caniprotezionebestiame.it
Invitiamo Regione Lombardia anche a mettere in atto progetti di informazione e formazione dei cittadini e dei turisti rispetto a tematica
LA SORVEGLIANZA DEGLI ANIMALI DOMESTICI PER LEGGE E PER BUONSENSO
Al momento alcuni politici lombardi descrivono il pascolo brado e incustodito come un valore tradizionale. Regione Lombardia si faccia invece chiaro portavoce della normativa nazionale secondo cui gli animali domestici non possono essere lasciati incustoditi e vagare su terreni a caso. Il pascolo incustodito costituisce reato, danneggia il territorio e prende in giro gli allevatori che sono proprietari o pagano un affitto di terreni e sorvegliano i propri animali: l’ente pubblico deve dirlo con chiarezza, senza lasciare spazio a interpretazioni improprie o alla tolleranza di fatto. Per uscire dalle interpretazioni soggettive, riteniamo che serva un’interpretazione della suddetta norma, che fornisca chiaramente e ufficialmente cosa si intende per “sorveglianza”.
Tutto ciò anche per motivi di sicurezza per frequentatori della montagna e turisti, dato che incidenti con animali domestici avvengono ogni anno, con vacche in particolare.
Regione inviti i proprietari o affittuari di pascoli a rimuovere i cartelli che avvisano della presenza di animali incustoditi (a eccezione dei cani) e che impropriamente pretendono di delegare la responsabilità a chi transita. La responsabilità penale è del proprietario degli animali e di nessun altro, soprattutto se chi transita si trova su un sentiero ufficiale.
Regione inviti i proprietari di piccole greggi a conferire i propri animali a pastori professionisti che li custodiscano e li proteggano.
I danni da predatori subiti da animali incustoditi non siano più indennizzati da Regione.
INDENNIZZI SOLO A CHI FA PREVENZIONE E DENUNCIA I DANNI
In linea con la maggior parte delle altre regioni italiane e stati europei, anche Regione Lombardia rimborsi i danni da lupo e orso soltanto a chi mette in atto misure minime ragionevoli di prevenzione danni, esplicitandole. Questo sarebbe anche coerente con le linee guida UE.
Regione invece istituisca un premio speciale annuale da distribuire tra coloro che, pur trovandosi in zona con presenza stabile di predatori da anni, non subiscono danni, grazie alla propria virtuosa attività di prevenzione.
I danni agli animali domestici rappresentano una parte molto importante delle informazioni utili al monitoraggio dei predatori, pertanto la segnalazione repentina degli stessi deve essere resa obbligatoria.
Nelle province con presenza stabile di predatori da più di 10 anni, sia istituita per gli allevatori e apicoltori la possibilità di aderire a un regime di aiuto forfettario, al posto degli indennizzi puntuali, come già avviene in altri paesi europei. Tale regime può anche essere un contributo pubblico a stipulare un’assicurazione privata (Regione Toscana ha una legislazione che va in questo senso)
COSTANTE SCAMBIO E COLLABORAZIONE CON COLLEGHI DI PIEMONTE, EMILIA ROMAGNA, VENETO, TRENTINO ALTO ADIGE E SVIZZERA
La metà dei branchi di lupi sono in comune con altre regioni, province autonome o stati esteri. Gli sciacalli dorati sono estremamente mobili. Gli orsi vanno e vengono dal Trentino e frequentano anche la Svizzera. La maggior parte delle osservazioni italiane di lince riguardano aree di confine. Il livello di collaborazione tra enti è oggi estremamente basso e saltuario, mentre dovrebbe diventare un appuntamento stabile, coinvolgendo anche la società civile, come atto di trasparenza. Non è pensabile che la conservazione di specie prioritarie a livello europeo non comporti una costante collaborazione tra enti pubblici.
Questo sia che sia prevista da protocolli di Conservazione come il Pacobace, sia che questi protocolli non esistano, ma la cooperazione sia una necessità di fatto.
LE MISURE PER LA CONSERVAZIONE DELL’ORSO BRUNO IN LOMBARDIA SIANO ATTUATE
Per gli impegni internazionali e per il protocollo Pacobace, Regione Lombardia deve attivarsi per conservare proattivamente la popolazione alpina di Orso. Ruolo primario di Regione è soprattutto favorire la futura riproduzione della specie sul territorio regionale, diminuendo al contempo la pressione demografica sul Trentino occidentale. In Regione esistono già studi sulla mappatura di potenziali aree idonee per la riproduzione di orso in Lombardia, mai presi in considerazione, che andrebbero semplicemente aggiornati.
Tra tutte le misure di conservazione previste dal Pacobace, CaRe intende promuoverne una immediatamente attivabile con costi accessibili: la messa in sicurezza del 100% del patrimonio apistico delle aree frequentate da Orso, attraverso recinzioni elettrificate, a partire ovviamente dalle aree alpine delle province di Brescia, Bergamo e Sondrio.
GRUPPI DI LAVORO COMPETENTI, LOCALI E MULTIDISCIPLINARI
Regione Lombardia, nell’ambito della propria attività di conservazione e gestione dei grandi carnivori (gruppi di studio, tavoli partecipati, panels e soprattutto osservatorio grandi carnivori), sia in attività professionali sia nell’ambito di attività volontarie, coinvolga prima di tutto persone competenti (a prescindere da improbabili e legalmente discutibili iscrizioni ad albi o titoli), con esperienza locale nel territorio lombardo e in squadre di lavoro multidisciplinari, provenienti non solo dall’ambito strettamente scientifico, ma anche delle scienze sociali, della comunicazione, del mondo della cultura.
Parimenti escluda personaggi non qualificati senza alcun curriculum ed esperienza che oggi invece partecipano soltanto per aderenza politica.
INVESTIRE IN UNA COMUNICAZIONE NUOVA
Le politiche di riduzione del conflitto moderne e ormai anche la letteratura evidenziano come la sola diffusione di dati scientifici e numeri, per quanto ben veicolata, non influenza gli equilibri del conflitto. Il mondo rurale specialmente costruisce il proprio sapere rivolgendosi ad altre fonti, meno rigide, meno istituzionali e più personali. I soli eventi di comunicazione frontale e informativa servono soltanto in rare situazioni particolari. Occorre pertanto che Regione supporti attività di comunicazione diverse, multidisciplinari e nuove, oltre che attività di coinvolgimento delle persone che prevedano un lavoro di scambio a lungo termine.
L’efficacia delle politiche di comunicazione, così come di quelle puramente educative, deve essere valutata attraverso protocolli (valutatori esterni, questionari, indicatori, ecc.). L’era in cui comunicare e fare educazione era considerato utile a prescindere e per principio, deve essere lasciata alla spalle: si tratta di attività il cui successo deve essere dimostrato, come per qualsiasi altra attività, soprattutto se si attinge a contributi pubblici.
ISOLARE HATERS, FALSARI E INIZIATIVE PROVOCATORIE
Chiediamo che Regione Lombardia o qualsiasi suo rappresentante eletto o non eletto non diffondano allarmismo, odio, dati falsi e opinioni ascientifiche. In passato rappresentanti regionali hanno sostenuto pubblicamente opinioni scientificamente imbarazzanti sul tema predatori. Chiediamo anche che rappresentanti di Regione non partecipino ad eventi volti chiaramente a diffondere odio, dati falsi e opinioni ascientifiche.
Chiediamo che ogni evento e iniziativa che includa l’uso di violenza, anche solo verbale, o la diffamazione di terzi, sia stigmatizzato da chi rappresenta Regione Lombardia.
Tutto questo dovrebbe essere maggiormente garantito quando le iniziative sono operate da soggetti che, agli atti depositati, non rappresentano nessuno, ovvero associazioni il cui numero di associati è infinitesimo, il cui scopo evidente è solo soffiare sul fuoco del conflitto.

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Petizione creata in data 17 dicembre 2025