Garantite il riposo pomeridiano alla scuola dell'infanzia: il sonno è crescita!

Il problema

È un problema diffuso nella scuola dell'infanzia pubblica: i bambini di 3 anni entrano e, oltre a dover ambientarsi e abituarsi a persone nuove, luoghi estranei, ritmi diversi e lontananza dai genitori,  devono quasi giocoforza smettere di riposare dopo pranzo. Perché? Alcune risposte ricevute dagli addetti ai lavori sono state 'perché devono essere scolarizzati', 'perché non abbiamo spazi sufficienti', 'per questioni organizzative'....

E così abbiamo situazioni di classi in cui si sta buoni e si sonnecchia un'oretta seduti con la testa sul banco o appoggiata alla mano, oppure, nella migliore delle ipotesi, si predispone un angolo relax in cui i bambini, se 'proprio stanno crollando' (cit), possono sdraiarsi. Ma un bambino stanco in mezzo a bambini stanchi, ma non accompagnati al sonno, diventa solo più stressato e aumenta la produzione di cortisolo e non dormirà mai.

E così abbiamo realtà di bambini che arrivano a fine giornata irritati, intrattabili, distratti e irascibili che crollano sul seggiolino nel rientro a casa dal parco o sul divano prima di cena. 'Sì però poi dorme 12 ore filate', viene controbattuto a sostegno della terapia d'urto. A parte che non è il caso di generalizzare e poi non è una questione di quantità,  ma di qualità. Del tempo a scuola e post scuola, del tempo di crescita e di sviluppo, in cui gradualità è la parola d'ordine. I bambini dovrebbero essere messi nella condizione reale di poter scegliere se dormire o meno, predisponendo un ambiente apposito in cui lasciarsi andare al sonno, separato da quello in cui, chi non vuole proprio dormire o riposare, possa restare. 

È una questione  di rispetto in primo luogo del ritmo fisiologico, poi del mandato pedagogico e in ultimo, in alcune circostanze da banco, anche dell'assetto posturale. 

L'ultima riflessione che vorrei attivare è sulla ahimè eterna differenza tra pubblico e privato, perché alla scuola dell'infanzia a pagamento tutto questo c'è ed è indiscusso.

Io, in qualità di mamma e educatore professionale pedagogista,  sono qui a sollecitare un cambiamento facile, che rimetta al centro i bambini e i loro tempi di crescita, senza forzature e obblighi dettati da incombenze esterne. Credo nella scuola pubblica e nella professionalità degli addetti ai lavori, perciò credo in questo cambiamento di rotta, che può sembrare banale, ma che in verità restituirebbe ai bambini il diritto al sonno, fondamentale per la loro serenità e crescita cognitiva. 

Vi lascio con una domanda: ma voi come state se non dormite?

Grazie a tutti per l'attenzione e spero in un vostro contributo a sottoscrivere e diffondere! 

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Il problema

È un problema diffuso nella scuola dell'infanzia pubblica: i bambini di 3 anni entrano e, oltre a dover ambientarsi e abituarsi a persone nuove, luoghi estranei, ritmi diversi e lontananza dai genitori,  devono quasi giocoforza smettere di riposare dopo pranzo. Perché? Alcune risposte ricevute dagli addetti ai lavori sono state 'perché devono essere scolarizzati', 'perché non abbiamo spazi sufficienti', 'per questioni organizzative'....

E così abbiamo situazioni di classi in cui si sta buoni e si sonnecchia un'oretta seduti con la testa sul banco o appoggiata alla mano, oppure, nella migliore delle ipotesi, si predispone un angolo relax in cui i bambini, se 'proprio stanno crollando' (cit), possono sdraiarsi. Ma un bambino stanco in mezzo a bambini stanchi, ma non accompagnati al sonno, diventa solo più stressato e aumenta la produzione di cortisolo e non dormirà mai.

E così abbiamo realtà di bambini che arrivano a fine giornata irritati, intrattabili, distratti e irascibili che crollano sul seggiolino nel rientro a casa dal parco o sul divano prima di cena. 'Sì però poi dorme 12 ore filate', viene controbattuto a sostegno della terapia d'urto. A parte che non è il caso di generalizzare e poi non è una questione di quantità,  ma di qualità. Del tempo a scuola e post scuola, del tempo di crescita e di sviluppo, in cui gradualità è la parola d'ordine. I bambini dovrebbero essere messi nella condizione reale di poter scegliere se dormire o meno, predisponendo un ambiente apposito in cui lasciarsi andare al sonno, separato da quello in cui, chi non vuole proprio dormire o riposare, possa restare. 

È una questione  di rispetto in primo luogo del ritmo fisiologico, poi del mandato pedagogico e in ultimo, in alcune circostanze da banco, anche dell'assetto posturale. 

L'ultima riflessione che vorrei attivare è sulla ahimè eterna differenza tra pubblico e privato, perché alla scuola dell'infanzia a pagamento tutto questo c'è ed è indiscusso.

Io, in qualità di mamma e educatore professionale pedagogista,  sono qui a sollecitare un cambiamento facile, che rimetta al centro i bambini e i loro tempi di crescita, senza forzature e obblighi dettati da incombenze esterne. Credo nella scuola pubblica e nella professionalità degli addetti ai lavori, perciò credo in questo cambiamento di rotta, che può sembrare banale, ma che in verità restituirebbe ai bambini il diritto al sonno, fondamentale per la loro serenità e crescita cognitiva. 

Vi lascio con una domanda: ma voi come state se non dormite?

Grazie a tutti per l'attenzione e spero in un vostro contributo a sottoscrivere e diffondere! 

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Petizione creata in data 14 settembre 2023